Ethnotrip: chi berrà dalla fonte limpida?

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Etichetta: Celinka
Anno di uscita: 2016
Produzione: Ethnotrip & Dejan Berden
Durata dell’album: 39.43
Genere: Folk / Etno


Gli Ethnotrip sono una formazione attiva dal 2009. Tre anni fa hanno attirato l’attenzione sul serio con l’uscita di un ottimo debutto in studio omonimo. La band originaria del Prekmurje ha affrontato il suo successore, il nuovo album »Kdo bo pil iz bistrega studenca?«, con ancora più ambizione rispetto al primo disco, scegliendo brani che di nuovo spaziano geograficamente tra la penisola balcanica (Macedonia, Bosnia ed Erzegovina, Serbia) e l’Europa orientale (Russia, Ungheria) – uno è addirittura in inglese. Non poteva mancare, ovviamente, nemmeno un omaggio alla tradizione del folklore sloveno (prekmurese) (Snočkar so me zgrabil), e c’è anche la međimurska Poveč golob. Questi pezzi hanno aperto alla band ulteriori possibilità di sperimentazione musicale nella scelta degli arrangiamenti, soprattutto di improvvisazione, un terreno su cui gli Ethnotrip, nel nuovo album, hanno potuto muoversi in modo ancora più ampio e, nella scoperta di sé stessi, ancora più »auto-provocatorio«.

La voce di Tjaša resta la figura più riconoscibile e più marcata della storia musicale degli Ethnotrip. Con il suo approccio estremamente sensuale, raffinato e fragile, nei versi suona quasi immacolata, virginale, con un’ansia di struggimento sempre presente, mentre il momento di malinconia che il carattere stesso della melodia dell’album porta con sé, attraverso l’interpretazione dei suoi versi, ne esce ancora più magnificato, sottolineato. Una prova straordinaria della cantante e una voce fuori dal comune. Ancora una volta.

Per il resto, è chiaro che alla band piacciono i ritmi »enigmatici«, quelli su cui, se non stai attento a dove metti i piedi, ti rompi tutte e due le gambe. Ok, devi scegliere il ballo giusto e andrà tutto liscio. Insomma, la band si diverte da matti a giocare con la dispari-tà dei ritmi orientaleggianti. Ce n’è a volontà nell’album: la voce misticamente incantevole di Tjaša e questa »esotica« ritmica, insieme a un intreccio strumentale altero e unico, pieno di una giocosità pittoresca ma compatta (soprattutto il dolce gioco del dialogo ben accordato tra violino e pianoforte), regalano al disco un fascino tutto particolare. La sua natura rigorosamente organica è anche l’impronta dei concerti dal vivo, visto che l’album è stato registrato interamente in due concerti consecutivi nella loro Lendava. Senza ritocchi successivi in studio e senza cosmesi.

Anche se il debutto in studio suonava un po’ prudente – la band aveva scelto infatti alcuni standard del repertorio popolare che in passato avevano già subìto più di una trasformazione negli arrangiamenti da parte di tanti gruppi –, gli Ethnotrip con quel disco hanno fatto capire di essere soprattutto un gruppo che punta anzitutto a mantenere un solido sostegno melodico e una compattezza negli arrangiamenti. Anche se i ragazzi e la ragazza fanno capire di essere musicisti eccezionali, capaci in ogni momento di lanciarsi in modo vivacissimo in una sfilza di acrobazie improvvisative, una cosa è chiara. Il nucleo della struttura compatta dei brani resta intatto e la band non conosce frammentazione (lo sfilacciarsi dei motivi per far posto a un eccesso di inserti improvvisati). L’elemento jazz è presente solo in sfumature, come spezia aggiuntiva e ben accetta per dare movimento agli arrangiamenti. Nelle parti strumentali centrali il gruppo preferisce flirtare con le modulazioni della melodia, che ravvivano efficacemente gli stati d’animo (rafforzando e sottolineando il momento stesso della »popolarità« folk), mantenendo al contempo, in quei passaggi, un’ascoltabilità sempre altissima.

Nei brani regna quindi la melodia popolare, e nell’esecuzione capisci subito che l’interpretazione, così come la irradia il carattere dell’album (con contenuto e atmosfera inclusi), può venire solo dalle vaste pianure del Prekmurje. Quindi è unica. Proprio come è unico il suono della band, che con l’album »Kdo bo pil iz bistrega studenca?« gli Ethnotrip non fanno che approfondire. La trasformazione della melodia popolare nel principio della visione musicale degli Ethnotrip è dunque riuscita in pieno. La band esce da questa storia come un’entità con un proprio carattere musicale riconoscibile, che suona unico, cioè irripetibile. Ed è questo l’obiettivo finale di ogni artista, se è sincero nelle proprie azioni. L’album »Kdo bo pil iz bistrega studenca?« funziona, nel suo creato sonoro di vitalità calorosamente sensuale e organica, allo stesso tempo dolce e fragile, chimicamente flessibile e pittoresco, e l’interazione tra gli elementi del suono è sempre incredibilmente ben calibrata. I membri della band si percepiscono a vicenda in modo eccellente, in ogni momento. Si sente che sono fortemente legati tra loro, che respirano per una causa comune, che sono sulla stessa lunghezza d’onda quando si parla di musica e che hanno suonato insieme un sacco di concerti. Da qui possiamo concludere che l’album »Kdo bo pil iz bistrega studenca?« è un gesto straordinariamente audace e coraggioso, e uno dei documenti più belli, capace di sedurre e conquistare in modo irreversibile anche il folk purista più incallito, nella libertà di rivoltare il gergo musicale popolare verso una nuova dimensione musicale. Questa nuova dimensione musicale si chiama Ethnotrip. Che continui a crescere e a svilupparsi nella sua incantevole fiaba musicale.

autore: Aleš Podbrežnik
voto: 9.0 / 10

Tracklist:
1. Elo Hi
2. Gde ima voda studena, radule
3. Makedonske devojče
4. Šurka je Tisa
5. Snočkar so me zgrabili
6. Triumphet
7. Poveč golob
8. Što imala k’smet Stamena
9. Shalom Aleichem
10. Kad ja pođoh na Bembašu

Formazione:
Tjaša Šimonka – voce
Miha Kavaš – violino
Primož Kramberger – pianoforte, tastiere
Aleksander Varga – basso
Tomi Došen – batteria, percussioni

MUSICISTI OSPITI:
Darja Kramberger – voci di accompagnamento
Urban Kolar – tromba

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