`Brutko Bombič` e i Dedley Woodleybears lanciano un incantesimo avantgarde su Tolmin (2016)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Tolmin / MINK / Slovenia
Data del concerto: 08.04.2016
Numero di spettatori: 50
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso libero!!!)

Bratko Bibič è un compositore di fama internazionale e ormai affermato, noto soprattutto come inesauribile fisarmonicista. Il »bizzarro con la fisarmonica« dai capelli lunghi negli anni Ottanta ha dato una bella scossa alla scena musicale con i Begnagrad di allora, che nel 1982 pubblicarono il loro unico album; qualche anno dopo ha fondato la band internazionale Nimal, che ha dato alle stampe due album in studio. In seguito ha composto musica per il cinema, senza però tirarsi indietro davanti ai più svariati progetti musicali di stampo avantgarde, dove la sua fisarmonica ovviamente aveva un ruolo centrale o al massimo marginale. Anche se i suoi Madleys da un po’ non sono più attivi, il tipo non se ne sta con le mani in mano. Dal 2009 suona con i Die Wiener Ziehharmoniker, con cui gira tutta l’Europa, si è esibito anche negli USA, in Canada e in India, e con cui ha pubblicato ben 13 album. Proprio in questa band c’è un altro fisarmonicista straordinario: il giovane musicista austriaco Paul Schuberth. Con lui Bratko ha messo su la formazione Bratko Bibič & Dedley Woodleybears, di cui fanno parte anche la sassofonista Vicy Pfeil e il violinista ceco Tomáš Novák

A tarda ora, con le lancette ferme sulle dieci e venti passate, sul palco sono saliti Tomáš Novák e Paul Schuberth. Dopo un’intro caotica suonata apposta, in cui si sono scaldati le dita e hanno calibrato i legami chimici su una gradevole temperatura di lavoro, per la prima mezz’ora hanno eseguito pezzi nati dalla penna di Paul. Un miscuglio eclettico di neoclassicismo intriso di elementi di world music, con un tocco di linguaggio avantgarde da stuzzicante sperimentazione musicale immersa nel jazz e perfino deviazioni verso il melos rinascimentale, che ha spinto Tomáš nel ruolo di cantante, si è chiuso dopo mezz’ora con l’arrivo di Bratko Bibič sul palco, che per la mezz’ora successiva ha condiviso la scena con i due bravi ragazzi e da lì in poi ha condotto da solo il programma musicale. Che ha offerto un variegato mazzetto di creazioni originali di Bratko.

Si sono così susseguiti, uno dopo l’altro, nel »mazzetto del miscuglio« (Madleys): Poklon klišeju, Neresnančna, Encore Deux W (Še enkrat en W), Labis Carniolus (in tre parti), Ableitung (Odvod) e il pezzo Dis Tanz, che Bratko aveva creato ancora per i Nimal. La band ha mantenuto il miscuglio eclettico di promiscuità di genere descritto nel paragrafo precedente e, nonostante un’esecuzione tremendamente impegnativa e una complessità di contenuti, ha tenuto costantemente un fuoco straordinario in termini di coesione e affiatamento.   In passato Bratko ha suonato questi pezzi in formazioni di formato diverso, quindi nel corso degli anni si sono evoluti anche negli arrangiamenti. Nelle versioni che Bratko porta insieme al duo Dedley Woodlybears al MINK consegnano una storia musicale completamente nuova e stravolta. Il trio ha vagato tra intrecci di inserti improvvisativi ultrasonici che sembravano non finire mai e in cui l’esperto Bratko lasciava l’iniziativa »da mentore« ai due compari più giovani, che con velocità e precisione esecutiva hanno letteralmente lasciato a bocca aperta. Bratko, più che altro, teneva su con il suo strumento l’ossatura dei pezzi, lasciando spazio libero a Tomáš e Paul per il loro sfrenato stacco nei momenti solisti. La seconda mezz’ora, in cui sul palco ha stiracchiato il suo mantice anche Bratko, è volata via in un lampo. L’uomo, che ha un approccio comunicativo col pubblico fatto di humour nero, tanto che non sai mai bene se faccia sul serio o se stia scherzando, dal momento in cui si è seduto sul palco con gli »extra« (così chiamava i pezzi) ha annunciato in fretta la fine del concerto, e così è stato davvero. Dopo un’ora tonda di concerto Bratko ha presentato per la seconda volta i musicisti sul palco e, già che c’era, si è affibbiato un nuovo pseudonimo, con cui ha seppellito Bridko Bebič e al suo posto ha intronizzato Brutko Bombič.

Mentre Bratko (sorprendentemente in fretta) si è congedato anche fisicamente dal palco ed è sparito dietro le quinte, Tomáš e Paul sono tornati e hanno suonato un brano tratto dall’opera Rusalka, scritta da Antonín Dvořák. Che dire per chiudere? Breve e dolce. L’eclettismo che Bratko Bibič porta nelle sfere musicali, ovunque si presenti col suo strumento, non conosce limiti. Stavolta in compagnia di un’altra fisarmonica e di un violino fuori dal comune. Unico, provocatorio, sfrontato e infinitamente divertente. È musica con carattere, che conosce una sola direzione: crescita evolutiva continua e scoperta di orizzonti inesplorati. Alla luce di una prosa musicale avantgarde che ama mettersi alla prova, che non smette di entusiasmare e che accontenta sempre anche il gourmet musicale più esigente e viziato.

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