Uomo, mito e leggenda: Udo Dirkschneider asfalta Brno (2016)
Data: sabato, 09.12.2016
Luogo: Brno / Hala Vodova / Repubblica Ceca
Per tutti voi che non seguite le nuove avventure nel mondo dell’heavy metal old school, due parole per cominciare sulla storia che si nasconde dietro il nome Dirkschneider. Non è altri che l’ex voce dei »boscaioli« del metal teutonico Accept, Udo Dirkschneider, che alla fine degli anni Ottanta, sotto il marchio U.D.O., si è lanciato in una fortunata carriera solista. Visto che ai tempi nuovi Udo ha ben valutato di poter spremere ancora qualche soldino da un pubblico intorpidito, sazio e strapieno di tutto, ha tirato fuori la mossa di ribattezzare temporaneamente gli U.D.O. come Dirkschneider. In questo modo si è garantito la licenza di suonare in tutti i concerti, al 100%, soltanto i classici nati ai tempi della sua permanenza negli Accept. Anzi, di più. La sua voce lo serve alla grande anche negli anni della maturità professionale, e a più di uno piacerebbe vederlo cantare di nuovo negli Accept. Ma il tipo ha capito, furbo com’è, che suonando musica degli Accept può guadagnare molto più denaro che se dovesse dividerlo con i suoi ex compagni. La mossa si è rivelata un vero e proprio sei al Superenalotto. Già questa primavera Udo e soci hanno fatto il tutto esaurito per l’intero primo tour, da cui arriva anche il recente doppio CD dal vivo »Live – Back to the Roots«, registrato a Memmingen, in Germania, il 02.04.2016. Sono seguite le apparizioni sui palchi più in vista dei festival estivi europei. E siccome la richiesta non è calata, i Dirkshneider hanno deciso di prolungare »la loro esistenza« con un altro tour. Gli U.D.O. possono infatti tornare a essere Dirkschneider in qualsiasi momento della carriera (e viceversa). Quindi l’annuncio che questo sarebbe l’ultimo tour in cui la band suona dal vivo il materiale degli Accept, per l’ultima volta e mai più, non va preso come Vangelo. Fra qualche anno questa storia può ripetersi identica. Basta che Udo dia il via libera.
Dopo la visita di RockLine al concerto dei Judas Priest, a metà dicembre dello scorso anno a Brno, l’idea di rinnovare la tradizione di queste epopee festive di dicembre in direzione Repubblica Ceca è diventata più che un peccato da non commettere. Soprattutto se, come riscaldamento, c’era già stata la trasferta a Praga a metà settembre di quest’anno, dove si sono esibiti uno dei padri fondatori del progressive rock, gli unici King Crimson. Insomma, per la nostra gioia, anche a fine 2016 si è presentata una bella occasione per combinare una buona dose di metal primordiale con l’esplorazione del mondo ceco in generale.
Come ouverture di qualche giorno di scorribande nella Moravia ceca, il duo di RockLine senza timoniere si è accampato verso le sei e mezza di sera in quello che probabilmente è stato il momento più importante dell’intera gita a Brno. Un giro di riscaldamento a base di vera birra alla spina (marca »Polička«, prodotta nella località di Poličce), proprio vicino al centro sportivo di Brno, dove si trova tra l’altro il palazzetto del basket Hala Vodova, in cui era annunciato il concerto dei Dirkschenider e dei veterani americani dello speed heavy e del thrash metal Vicious Rumors, che per l’occasione sono saliti sul palco come ospiti speciali.
Tutte le strade intorno, nel quartiere di Brno chiamato Kralevo Pole, erano zeppe di auto, e il parcheggio abbiamo dovuto cercarlo nel quartiere studentesco, a un quarto d’ora a piedi dalla sala. Le strade si erano animate, da ogni lato si respirava l’allegria generale di folle di cechi di buon umore, arrivati quel giorno da ogni angolo della Repubblica Ceca. Mentre vicino al palazzetto cercavamo le »coordinate giuste« della destinazione del concerto, tutti ci dicevano entusiasti che anche loro andavano a vedere »il concerto di Udo«. Questo concerto dei Dirkschneider, nell’ambito del tour »Back to the Roots«, era infatti l’unica data confermata in territorio ceco. Ma era speciale anche per un altro motivo: la band ha scelto proprio questa serata per le riprese, visto che l’anno prossimo vuole far uscire un DVD live.
Già prima dell’esibizione dei leggendari Vicious Rumors era chiaro che quella sera la sala fosse, di fatto, sold out. La gente era ammassata nel parterre e sulle tribune, e per una birra facevi anche mezz’ora di coda compatta. Alle otto e un quarto è scoccata l’ora e la sala si è oscurata per la prima volta, invasa dai suoni di un’intro registrata che ci ha accompagnato verso l’esibizione dei Vicious Rumors. Con una sorpresa d’apertura: sul palco c’erano solo quattro persone. Perché sia andata così non saprei dirti, fatto sta che la band in tutti questi anni di attività si è esibita di regola come quintetto. Almeno negli ultimi 15 anni, da quando la seguo anch’io sul palco. Comunque sia, la band, comandata dall’indistruttibile Geoff Thorpe e accompagnata da una vita dal suo granitico e inseparabile compare alla batteria, l’ottimo Larry Howe, è saltata sul palco a gambe larghe e a pieno regime. Non ti resta altro da fare, se fai questo mestiere in modo rigorosamente professionale. All’inizio i ragazzi si »tastavano« ancora, sembravano inquieti. Thorpe ha fatto più volte la spola fra il Marshall e il pedalboard, e anche il nostro Tilen Hudrap al basso nella prima parte si spostava spesso da sinistra a destra. Gli sguardi di »controllo« schizzavano tra i musicisti, che cercavano ancora il feeling giusto. Ma poco a poco routine ed esperienza hanno rimesso le cose al loro posto. Attraverso una serie di classici della sua carriera, fra cui ovviamente non sono mancati Digital Dictator, Lady Took A Chance e Soldiers of the Night, la band ha confezionato un’ottima esibizione, e l’esperto Thorpe ha dimostrato ancora una volta di essere impastato con pasta d’acciaio inossidabile, visto che ha dovuto coprire da solo un sacco di spazio sonoro. Sia nei grassi ma affilatissimi fraseggi di chitarra, sia durante gli assoli, quando il rimbombare delle linee di basso del giovanotto incredibilmente sicuro Tilen Hudrap, dopo le espansioni alla batteria di Larry Howe, faceva da riempitivo importantissimo. Durante il set il gruppo ha presentato con il brano Circle of Secrets anche l’album in studio appena uscito »Concussion Protocol« (2016). I Vicious Rumors hanno risvegliato la reazione piuttosto pacata del pubblico nella sala gremita annunciando che avrebbero filmato uno dei pezzi per pubblicarlo sul loro canale You Tube. I tempi sono quelli che sono: il pubblico è sempre più difficile da entusiasmare, quindi ai concerti bisogna ricorrere a ogni genere di trucco. Questo ha di certo fatto centro. L’esibizione della band è stata in ogni caso più che sicura, e il gruppo ha superato senza grossi scivoloni la tentazione di dover suonare da quartetto. A disturbare ogni tanto è stata solo la presenza del nuovo cantante Nick Holleman, che pure ha eseguito le sue parti in modo eccellente, tenendo testa senza problemi e con tutta la potenza anche alle tessiture vocali più alte, ma la cui mano libera, quella con cui non teneva il microfono, finiva più spesso tra i capelli che in qualsiasi altro posto. Forse non guasterebbe se Thorpe, appena può, lo »prendesse da parte« e gli spiegasse che la cura dell’aspetto esteriore non fa parte del repertorio da concerto, specie quando si parla di metal americano old school con la ricetta unica dei Vicious Rumors. È chiaro che per la mancanza di un membro nell’esibizione si sentiva un po’ di riserbo, eppure. I riff di chitarra penetranti e inconfondibili, firmati da una delle più vecchie band classiche del metal americano ancora in attività sul pianeta (e in realtà una delle più importanti per lo sviluppo della scena della Bay Area), hanno più che soddisfatto anche gli ascoltatori più esigenti. Sono convinto che già alla prossima edizione del Bang Your Head!!! festival i Vicious Rumors demoliranno il palco nella formazione da quintetto infernale.
Due ore e ventidue pezzi di materiale classico degli Accept ce li hanno poi regalati i Dirkschhneider. Per l’occasione Udo e soci hanno »copiato« fino all’ultima sfumatura la regia (scenografia e praticamente anche costumi) degli spettacoli degli Accept, sia ai loro tempi d’oro sia oggi. La disposizione dei due chitarristi in prima linea, l’inseparabile compagno di merende di Udo, Fitty Weinhold, al basso, Udo stesso. Tutto. I movimenti, le corse sul palco, le smorfie di ammiccamento al pubblico. Lo sfruttamento del palco, insomma. I Dirkschneider sul palco sembrano un battaglione trincerato in piena prima guerra mondiale, pronto a una grande offensiva. La band è accordata in modo infernale e gli errori praticamente non si sentono. L’intera struttura dei pezzi, cioè la loro esecuzione, poggia sul vertiginoso bastione della batteria di Sven Dirkschneider, il figlio di Udo. Visto che la mela di solito non cade lontano dall’albero, Sven sul palco sembra (a dir poco) una versione ridotta e, ovviamente, molto ringiovanita, in versione »baby face«, di Udo in persona.
Quella sera tutti aspettavano ovviamente i Dirkschneider. La sala si è riempita fino all’ultimo angolo, con ben 7000 teste stipate che hanno reagito in modo rumoroso, dall’inizio alla fine, a tutto quello che accadeva sul palco. Da qualunque punto guardassi il concerto, alla gente »si fulminava il cervello« a tutta. Il parterre davanti era insopportabilmente pieno, le tribune così piene che dovevi sederti sulle scale. I cechi, comunque, sono dei gran festaioli, quindi non c’è stato da stupirsi se quella sera negli stomaci è finita una quantità enorme di birra, con il risultato di una marea di teste ubriache e barcollanti in cerca di punti di riferimento nello spazio. Panorami divertenti, insomma.
Torniamo sul palco. Il leggendario zio Udo mantiene una forma vocale eccellente. Dal primo all’ultimo momento ha tenuto una prestazione vocale ottima. Neanche per un attimo si è avuta la sensazione che uno dei brani gli desse problemi. Acuti urlati, quel tanto di brontolone e rompiscatole. Aggiungici qualche sguardo torvo sparato da sotto la fronte e il carisma è servito. La gente gli mangiava in mano. Come già detto, la band ha dimostrato un’intesa straordinaria, e questo valeva anche per le armonie vocali, che erano sì meno numerose, ma dove c’erano suonavano incredibilmente precise. Per un po’ i Dirkschneider ci hanno rubato tempo con i soliti obbligatori assoli di chitarra, infilati nelle versioni dilatate di Princess of the Dawn e Metal Heart, che non portano niente di davvero degno di nota. Per il resto, una scaletta eccellente. Tra i pezzi anche qualcuno che gli Accept, soprattutto dopo il 2009, non hanno ancora suonato nei loro tour pure frequentissimi. È il caso di Winter Dreams (l’unica un po’ più calma), e poi di Flash Rockin’ Man, Screaming For A Love-Bite, Head Over Heels, Wrong Or Right e, in chiusura, un incrocio tra rock’n’roll e metal, l’ottima Burning, che per l’occasione ha avuto anch’essa una versione un po’ allungata.
Due ore di incontro fenomenale con l’eredità dei grandi Accept, firmato Udo Dirkschneider e compagnia. Chi di questi tempi sente la mancanza di Udo come cantante principale degli Accept, qui è sicuramente stato accontentato. E non meno ogni (almeno medio) fan degli Accept e amante del metal classico europeo. Come dice il titolo dell’album live. Il ritorno »alle radici«. All’essenza del metal. Di tutta questa serata indimenticabile e unica a Brno ci racconterà di più, ovviamente, il DVD in arrivo.
autore: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik
DIRKSCHNEIDER:
1. Intro
2. Starlight
3. Living For Tonite
4. Flash Rockin’ Man
5. London Leatherboys
6. Midnight Mover
7. Breaker
8. Head Over Heels
9. Neon Night
10. Princess Of The Dawn
11. Winterdreams
12. Restless And Wild
13. Son Of A Bitch
14. Up To The Limit
15. Wrong Is Right
16. Midnight Highway
17. Screaming For A Love-Bite
18. Monsterman
19. T.V. War
20. Losers And Winners
—bis—
21. Metal Heart
22. I m A Rebel
23. Fast As A Shark
24. Balls To The Wall
25. Burning
26. Outro
VICIOUS RUMORS:
1. Immortal
2. Digital Dictator
3. Down to the Temple
4. Hellraiser
5. Lady Took a Chance
6. Abandoned
7. Circle of Secrets
8. Soldiers of the Night
9. Don’t Wait for Me
































































