Zmajevih 10 anche `dal vivo` (2016)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / Cvetličarna / Slovenia
Data del concerto: 22.12.2016
Numero di spettatori: 200
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso libero)
Dieci band per Zmajevih deset! Un cartellone invitante e vario per genere, con dieci formazioni sul palco e zero euro d’ingresso, negli ultimi scampoli dell’anno che sta per chiudersi. Alla Cvetličarna di Lubiana. Si parte alle otto di sera. Come si fa a stipare dieci band in cinque ore di musica, con tanto di cambi palco? Semplice: a ognuna tocca un set di quindici minuti. Insomma, abbiamo rivissuto qualcosa di simile a gennaio dell’anno scorso, quando le band si erano messe insieme per raccogliere fondi per i disabili con »Za kombi« al Kino Šiška. Solo che lì, ovviamente, il biglietto si pagava.
Tanto per far scattare ancora una volta l’associazione con il festival »Za kombi«, anche per »Zmajevih deset« ad aprire la serata sono stati i celebri rocker lubianesi Sausages. Per l’occasione dietro ai tamburi si è seduto Boštjan Vajs, che ha sostituito alla grande l’assente Martin Janežič, costretto da impegni improrogabili a saltare questa uscita con la band. Il gruppo, come al solito, compatto e rodatissimo sul palco. Un riscaldamento breve ma dolce, firmato da veri veterani della scena, chiuso come da copione con il classico To mi deli. Dopo i Sausages il palco è passato ai punk rocker stiriani D’Smokers. Un trio con contenuti musicali piuttosto prevedibili, testi e struttura dei pezzi di una semplicità sacrosanta. Bello che abbiano avuto la chance di calcare il palco della Cvetličarna, ma ai D’Smokers serve ancora un po’ di chilometraggio. Il terzo gruppo in scaletta ha raccolto un interesse speciale. Parliamo dei Regulus, rappresentati da Marjan e Slavko Lebar. Due vere leggende della musica, che hanno suonato negli Izvir e nei Predmestje e poi, lungo gli anni Ottanta e Novanta, negli Spin. Una band di vecchi volponi che quest’anno ha partorito il suo album di debutto in studio e che prima di questa serata ha cambiato cantante. In una delle poche uscite live di quest’anno, in pochissimi minuti, il gruppo ha convinto e portato a casa quindici minuti di musica sicurissimi, riuscendo a infilare ben quattro pezzi, tra cui ha fatto un figurone soprattutto quello finale, tutto nuovo. Si preannuncia quindi un nuovo album. Nella parte iniziale il suono era un po’ meno convincente, poi le cose si sono sistemate. Il nuovo cantante ha un gran bel mood.
Neanche i The Drinkers sono proprio dei frequentatori assidui dei palchi quest’anno. La ciurma di bevitori incalliti, guidata dal celebre Koli, è stata la prima della serie a radunare sotto il palco una bella ciurma di ascoltatori tosti. I The Drinkers hanno scaldato il pubblico a dovere, Robert Likar ha spezzato una corda durante il secondo pezzo, e la band ha pure provato ad accorciare l’esibizione, ma poi ha dovuto tornare per un altro brano. Se il tastierista Primož Trebec sia riuscito a convincere il fonico che il suo microfono come seconda voce non funzionava, resta un mistero. Quando poi canta – a chiusura di un’esibizione di prima qualità, ma dannatamente breve. Non so perché questa band suoni così poco, speriamo che il 2017 le porti un raccolto di concerti diverso. Un contenuto di tutt’altro genere l’hanno portato subito dopo i Pink Panker. Punk HC scatenati, con un muro sonoro di due chitarre tonanti e una voce incazzatissima e senza compromessi nei testi, si preparano a una vera battaglia per la vecchia causa. Un’esibizione ottimamente rodata, sparata con tutta la grinta possibile. Band così, di leva più giovane (a giudicare dal codice fiscale), con tanta convinzione e carisma, sulla scena musicale slovena mancano cronicamente.
Le Stare Device hanno poi suonato i pezzi dei Requiem. Come da tradizione. La gente questi classici non li ha dimenticati e l’energia durante l’esibizione era ottima. Egzi se l’è cavata alla grande alla voce, con un’esibizione curata e dinamica, e come dopo i The Drinkers ha irritato il pubblico a dovere, tanto che chiedeva ancora e ancora. Ma il tempo a disposizione era finito. Così sul palco sono arrivati presto gli Up’N’Downs di Mozirje, che l’anno scorso hanno pubblicato un album di debutto in studio ambiziosissimo, »Vse kar sem pozabil«. Anche questi ragazzi con la loro prova hanno solo confermato di essere una band eccellente, che capisce il senso del rock’n’roll su più livelli, e si sente anche negli arrangiamenti dei brani. Prova sicura, suono pieno e ottimo. Grande affiatamento, palco sfruttato fino all’ultimo centimetro. Si sentiva che la band per questa serata era preparatissima.
Visto che era giovedì e il giorno dopo c’era ancora una giornata di lavoro, abbiamo dovuto salutare il festival prima del tempo. Così restiamo in debito con Backstage, Super Action Heroes e Avven. A questi ultimi spettava un set più lungo, quaranta minuti, perché chiudevano la scaletta. Sono sicuro che i festeggiamenti sono andati avanti a pieno ritmo e che il pubblico ha continuato a dare spettacolo con intensità immutata. Semplice. Eventi così nell’attuale scena rock slovena mancano cronicamente. È stato bello vedere la gente, per una volta, scambiare di sera i suoi demenziali ritrovi sui social con una vera, concreta festa rock’n’roll. Ce ne fossero di più. Cappello giù a Miro Mutvar per la sua tenacia e la sua spinta organizzativa. L’evento è riuscito alla grande e speriamo che diventi un appuntamento fisso di ogni anno.
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