Alestorm tornano a conquistare la Slovenia dopo nove anni (2023)

foto: DENIS PARADIŽ 2023
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Zaria / Elvenking / Alestorm
martedì 14.11.2023
Lubiana / Cvetličarna / Slovenia


Gli Alestorm, pirate metal band scozzese che in realtà non è proprio del tutto scozzese (due membri arrivano dalla vicina Irlanda, mentre il chitarrista principale è ungherese), dopo nove anni sono tornati a conquistare la Slovenia.

Stavolta il ruolo di gruppo spalla è toccato ai ragazzi di Medvode, gli Zaria. I metallari folk sinfonici hanno usato la prima mezz’ora per presentare la loro musica originale, in particolare l’ultimo disco, il secondo in studio, “Tell The Wind”. Per gli Zaria è stata un’occasione più che gradita per farsi conoscere da un pubblico più ampio, visto che di serate così in realtà ne hanno poche. Quando sono saliti sul palco la Cvetličarna era già belle piena e, considerando che tra i presenti c’era anche gente arrivata da Austria e Italia per i concerti di Elvenking e Alestorm, speriamo che questo aiuti a spargere la voce sul gruppo anche oltre i confini sloveni. L’esibizione ha avuto qualche ‘sbavatura’ sonora e in futuro farebbe bene anche una dose in più di ‘cinetica’ sul palco, ma stavolta alla Cvetličarna gli Zaria si sono dimostrati una squadra molto ben rodata, e questo conta eccome.

Con gli Elvenking invece cambia musica, eccome. Anni di battaglie sul campo si traducono in una presenza scenica sicura di sé, dove tutto ciò che riguarda il ‘rito’ del concerto è studiato fino all’ultimo dettaglio. Nell’ora a loro disposizione il gruppo si è portato dietro una bella fetta di fedelissimi, che conoscevano a memoria i versi di tutto il repertorio. Si sente che questa è una band con un’esperienza enorme. Gli Elvenking sono infatti leggende del folk (power) metal (pagano), addirittura una delle prime formazioni italiane a sfondare nella scena metal. Sono in giro da quasi quanto i triestini Rhapsody of Fire, leggende del power metal italiano. Gli Elvenking hanno sparato un pezzo dopo l’altro, con l’esibizione incentrata sulla presentazione dell’album “Reader of the Runes – Rapture”, uscito quest’anno. Davide “Damnagoras” Moras, travestito da pagano e con tanto di corna, ha tenuto il pubblico in pugno con la sicurezza del mestiere, mentre la band impressiona con la sua scuola di composizioni contagiosissime, cariche di bombast e pompa, che raggiungono il loro apice emotivo e atmosferico in ritornelli melodiosi. Come dicevamo, con gli Elvenking ha partecipato la maggior parte del pubblico, sia nelle prime file sia in fondo, il che significa che negli anni di attività il gruppo si è costruito una base di fan fedeli. Un’esibizione non solo corretta, ma estremamente convincente!

Gli Alestorm, le star della serata, hanno spiegato le vele e sono approdati a Lubiana, dove nella Cvetličarna di Lubiana (stra)piena hanno raccolto una vera euforia piratesca. Una band che molti amano odiare (soprattutto i metallari tr00, la cui unica religione è Master of Puttpets dei Metallica) negli ultimi anni ha guadagnato un sacco di terreno presso un pubblico che non si definisce metallaro. Per questo al concerto abbiamo visto un sacco di persone «regular Joe» di tutte le età (sì, decisamente anche over 70). Anche noi di Rockline ricordiamo come gli Alestorm si siano fatti strada a poco a poco fino allo status attuale: aprivano i festival il giovedì mattina, quando tutti dormivano ancora beati nel fango e nelle tende, mentre adesso riempiono i palazzetti di tutto il mondo. A questo proposito, tra l’altro, il nostro giornalista al Bang Your Head!!! festival del 2009 si sbagliò di grosso sulle prospettive del gruppo. La loro scalata verso i grandi palchi e una maggiore notorietà si vede benissimo anche nel più scatenato tra i nostri reportage del loro concerto dell’estate scorsa a Budapest, che puoi guardare qui.
Si tratta di una band piuttosto coerente, soprattutto nello stile con cui si veste e si comporta sul palco, e che dopo il 2014, quando si esibì alla Gala hala insieme ai Branstorm, è tornata a Lubiana per la quarta volta. Quando salgono sul palco saltellando il pubblico va fuori di testa, e urla e ruggiti sono stati paragonabili solo a quelli di quando ogni tanto passano per qualche concerto in Ungheria. Non mancano nemmeno cori e grida: “Dončić! Donćić…”, perché in molti hanno notato che il chitarrista Máté Bodor, otto anni dopo l’ultima visita a Lubiana, ha finalmente cambiato la sua maglietta «Sick set bro» con la maglia numero 77 dei Dallas Mavericks di Luka Dončić. In esclusiva, e solo per il concerto di Lubiana. L’esibizione di stavolta è stata speciale anche perché mancava il famoso ‘keytar’, che il cantante Chris Bowes usa di solito e che, insieme alla paperella, è uno dei marchi di fabbrica del gruppo: il tizio si è rotto il polso appena due giorni prima del tour. Per i dettagli potete dare un’occhiata anche al suo profilo Reddit, aggiornato a velocità supersonica. Il keytar quindi per la maggior parte del concerto non l’abbiamo visto, tranne per qualche nota, quando un membro dello staff tecnico l’ha portato in giro per il palco. Nonostante il polso rotto, però, al concerto è rimasto in piedi il ‘fan service’ ormai tradizionale per le ragazze, con i baci alla francese tra chitarrista e cantante durante Mexico. A un concerto degli Alestorm a Lubiana è quasi scontato che la birreria Union faccia il massimo profitto. Peccato che il locale offra solo birra da 0,33 l di un unico marchio, ma al concerto degli Alestorm la birra in mano è un accessorio obbligatorio, anche se nella vita reale è paragonabile all’acqua di cipolla che ci cucinavano le nostre mamme quando avevamo il raffreddore, negli anni ’90 (‘Wenn Sie diesen Stiegl lesen, unterstützen Sie uns bitte!’).

Come detto, a Lubiana era più folle che a un concerto K-pop pieno di quindicenni! Già al primo pezzo, Keelhauled, spintoni, cadute per terra, sbucciature, e poi c’è pure chi ti calpesta senza volerlo. Nei primi tre minuti tutto questo è stato intensificato di parecchio, superando tra l’altro perfino gli eventi di una tipica sagra del sabato sera in Dolenjska, in collina lungo i ruscelli di Šmarce. I buttafuori hanno avuto un sacco da fare, e sulla ‘pista da ballo di sotto’ (leggi: il parterre) scarseggiavano le molecole d’aria utili ai fini del respiro (leggi: l’aria), figuriamoci lo spazio di manovra per aiutare i caduti e i feriti. E naturalmente, proprio quando pensi che dopo dieci pezzi il pubblico si stia finalmente calmando, arriva Mexico. La temperatura è salita in un attimo (come in una Ford Focus, all’improvviso e senza spiegazione) e i salti sulla ‘pista di sotto’ erano tali che tremava tutto il balcone. Al nostro fotografo i tipi della terza fila (alla Cvetličarna non c’è il ‘foto pit’) hanno confidato di filarsela durante Mexico, perché in sala stava arrivando una valanga di champagne che sarebbe stato stappato. E così è stato. Birra, champagne, sudore: tutto a fiumi, con il coro “Yoohoo Mexico” che si sentiva fino in Messico. Fino all’ultimo pezzo, Shit Boat (No Fans), i presenti conoscevano ogni singola parola di tutti e quindici i pezzi. A tratti sembrava che in Slovenia Chris non avesse nemmeno bisogno della band, perché il pubblico lo ha coperto più volte senza fatica (leggi: ha urlato più forte di lui). La band lascia il palco, ma ovviamente rientra in mezzo alla folla surriscaldata più veloce di una nuova tassa in Slovenia e suona altri tre pezzi: Drink, Zombies Ate My Pirate Ship e Fucked With an Anchor. Già durante Drink il proprietario della Cvetličarna avrà con ogni probabilità chiamato il suo agente assicurativo per verificare che fosse coperto anche il terremoto provocato dai partecipanti al concerto. Roba da pazzi, il pubblico impazzisce un po’ di più ogni minuto, fino ovviamente a Fucked With an Anchor, dove i medi volavano in aria da ogni angolo (volentieri l’avrebbe mostrato anche il fotografo di Rockline, ma per via di due dita rotte purtroppo non ha potuto, così ha preferito scattare 😊). Il pubblico, riconoscente per questa serata, ne avrebbe voluto ancora, nonostante gli Alestorm solo da noi e dai vicini croati (il giorno dopo si sono esibiti al Boogaloo di Zagabria – recensione del concerto su RockLine) abbiano suonato 18 pezzi, mentre altrove ne hanno fatti solo 13.

Che tu gli Alestorm li adori o li odi, bisogna ammettere che una festa come quella che organizzano loro la riescono a fare in pochissimi. Il che è anche uno dei sensi essenziali dell’intrattenimento musicale. Questo elemento ai concerti degli Alestorm è così ‘sontuoso’ da coprire il professionismo dei valorosi scozzesi, che pure non manca (considerando che Máté è un chitarrista eccellente e riconosciuto). Eppure, tutto questo dossier di follia e divertimento che gli Alestorm si portano dietro in tour stavolta è accompagnato da un velo cupo. Durante il tour a Chris è morto il padre, cosa che, nonostante la sua triste storia su ‘Reddit’ e l’addio pubblicato sul suo Instagram, non si è riflessa minimamente nell’esecuzione del concerto. In redazione consigliamo quindi a tutti gli ‘hater’ di dare una possibilità agli Alestorm e di andarli a vedere dal vivo, una volta o l’altra. Questa è una band che non conosce, o meglio non tollera, sguardi seri e cupi, il che significa che con i suoi concerti non lascia mai indifferenti!

Autori: Helena Medved & Denis Paradiž
Foto: Denis Paradiž

Setlist Elvenking:
1. Rapture
2. The Hanging Tree
3. Draugen’s Maelstrom
4. Pagan Revolution
5. Silverseal
6. Moonbeam Stone Circle
7. Bride of Night
8. The One We Shall Follow
9. The Wanderer
10. The Divided Heart
11. Elvenlegions
12. The Winter Wake

Setlist Alestorm:
1. Keelhauled
2. No Grave but the Sea
3. The Sunk’n Norwegian
4. Walk the Plank
5. Alestorm
6. Under Blackened Banners
7. Treasure Chest Party Quest
8. Hangover (orig. Taio Cruz)
9. Wenches & Mead (con la parte centrale in versione “For Dogs”)
10. 1741 (The Battle of Cartagena)
11. Mexico
12. Pirate Song (con intro dei Manowar)
13. P.A.R.T.Y.
14. Captain Morgan’s Revenge
15. Shit Boat (No Fans)
—bis—
16. Drink
17. Zombies Ate My Pirate Ship
18. Fucked With an Anchor


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