Bryan Adams torna in tour con “So Happy It Hurts” e fa tappa anche a Zagabria! (2023)
Bryan Adams
mercoledì 13. 12. 2023
Zagabria / Arena Zagreb / Croazia
Bryan Adams, il celebre cantautore canadese, icona del pop rock anni Ottanta, produttore, fotografo professionista e in generale uno degli artisti di maggior successo di tutti i tempi, che in carriera ha venduto a oggi oltre 75 milioni di dischi, a questo dicembre è tornato a calcare i palchi europei, dove già per il secondo anno di fila porta in giro il suo ultimo album in studio, “So Happy It Hurts”. E in sintonia con il disco, anche il nuovo tour europeo porta lo stesso nome.
Già l’anno scorso eravamo rimasti fulminati da forma, impegno e voglia che sprigionava questo carismatico musicista, oggi sessantaquattrenne! Gli anni non lo toccano. Proprio no. Né sul piano dell’ispirazione, tantomeno su quello della forma sul palco, quella che aveva mostrato a Lubiana il 4. 12. 2022. Allora RockLine era media ufficialmente accreditato, stavolta invece ci siamo infilati al concerto in stile appassionati qualunque, che però, diciamocelo, riescono comunque a mettere insieme le impressioni del live in un saggio concertistico solido e credibile, anzi, meglio, in una recensione che meriti di essere pubblicata. La decisione di andare al concerto è arrivata quindi solo domenica sera, il 10. 12. 2023, e per fortuna i biglietti per il parterre erano ancora disponibili! Disponibili per cosa? Per il giorno più maledettamente piovoso della settimana. L’unico, in realtà. E di nuovo giù acqua a catinelle, come se non ci fosse un domani. Proprio come un anno prima, quando sguazzavamo per Lubiana verso la Arena Stožice. Come se di pioggia non ne avessimo già abbastanza. Eppure anche questo elemento non ha fatto che alimentare la fretta carica di adrenalina. Fino a darci quel supplemento di ostinazione e testardaggine per raggiungere l’obiettivo, che stavolta era l’Arena Zagreb.
Il palazzetto, stavolta ben più grande di quello di Stožice a Lubiana, non era del tutto sold out, ma si è comunque presentato con un’affluenza ottima, un riempimento bello concreto. La band ha attaccato con uno show di due ore e venti minuti precisi alle otto in punto di sera. La formazione che accompagna Bryan è rimasta invariata. Sul palco gli tiene fedele compagnia l’iconico chitarrista Keith Scott, di cui Bryan si fida senza riserve. Keith Scott, con la sua leggendaria Fender consumata, nella comunicazione sul palco con Bryan si è mostrato più volte persino nella veste di mentore e motivatore. Il resto della squadra è composto dal bassista Sol Walker, dal tastierista Gary Breit e dal batterista Pat Steward. Il quintetto suona in questa formazione ormai da sei anni di fila. Negli ultimi anni, per i tour, Bryan cambia di norma solo i bassisti. Affiatamento e precisione d’esecuzione ai massimi livelli sono ormai qualità date per scontate.
Bryan, in linea di massima, dà il massimo. Deve andare storto qualcosa di grosso perché non riesca a soddisfare il pubblico. A Lubiana, un anno prima di Zagabria, ha portato a casa uno show trionfale. Ed è proprio questa natura positiva dei suoi concerti, in cui lui e la band irradiano una serenità, una leggerezza, una spensieratezza e una sfrontatezza incredibili, per giunta carichi di hit indimenticabili e evergreen di carriera, così sincera e totale, che alla tentazione di una performance garantita di alto livello fai fatica a resistere. Soprattutto se gli anni Ottanta li hai vissuti da adolescente. Bryan fa parte di quella lega di artisti che dal vivo ti sollevano. Sotto ogni punto di vista.
E a Zagabria la tentazione ha dato qualcosa in più in termini di intensità di emozioni e passione. Location più grande, ancora più pubblico, perfino una ‘passerella’ che a Lubiana, per dire, non c’era. Tutto questo ha fatto sì che le vibrazioni dello show ci prendessero ancora più forte e più a fondo. La band è entrata in scena con la prevedibile nuova Kick Ass. Come a Lubiana. Primo pezzo. Tre minuti scarsi. Tutte le luci rosse e blu, più un po’ di fumo. Neanche un filo di luce sui volti. Bryan, che è fotografo lui stesso, sa far arrabbiare di brutto i fotografi ufficialmente accreditati, e la squadra di RockLine l’ha già provato sulla propria pelle. Credeteci. Brutta esperienza. Stipati all’estrema destra guardando il palco per un pezzo, senza uno straccio di luce. No, in quel momento non vuoi proprio essere un fotografo. Ma più importante di questi ricordi buffi di Lubiana 2022 è il fatto che l’Arena è esplosa in un attimo! Benzina sul fuoco l’ha buttata subito dopo il primo hit ben noto, Can’t Stop This Thing We Started, durante il quale i riflettori si sono accesi a pieno regime. Come se fosse giorno. In questo pezzo Bryan è salito sul suo microfono di destra (quindi ha intrattenuto la metà sinistra dell’Arena, guardando il palco). Bryan sul palco ha ben tre microfoni. Sinistro, destro e centrale. Niente da dire. Il pubblico va tenuto in alto per tutto il tempo! E a lui riesce con il mignolo della mano sinistra. La voce resta piena e intensa, come se gli anni proprio non sapessero come prenderlo. Dopo la visita a Lubiana e il nuovo incontro a Zagabria Bryan ha un anno in più, ha compiuto 64 anni all’inizio di novembre, ma non gli si nota nemmeno un po’. Sul palco resta incredibilmente agile e con Scott ha sfruttato più volte anche la ‘cat walk’, che ha dato ulteriore benzina a un pubblico già incandescente. Ecco la sua tipica voce ruvida ma straordinariamente penetrante, ma può anche passare a un canto completamente pulito, dove mantiene comunque un’espressività solida. Ed è impressionante per precisione, senza sbavature. Come la squadra che lo accompagna. Anche dal punto di vista sonoro lo show è stato praticamente impeccabile.
Nel rondò di hit indimenticabili e classici ha pescato di nuovo, in breve, dall’album “Into the Fire” (1987), ma semplicemente non si può fare altrimenti. Quel disco resta ingiustamente trascurato all’ombra di due album decisamente più fortunati, in particolare il predecessore “Reckless” (1984), da cui Bryan ha eseguito ben sei pezzi, a partire da Heaven, stavolta in versione accelerata e con una vena folk, e da It’s Only Love, che logicamente non ha dimenticato di dedicare alla compianta Tina Turner.
Una parte speciale del concerto è l’adattamento di alcuni pezzi in chiave rockabilly. La band sale sulla cat walk. Più precisamente Sol, Bryan e Keith. Sol con il contrabbasso. La band suona You Belong To Me, I’ve Been Looking for You e Only Good That Looks Good On Me Is You. Effetto bombastico fino al midollo! Segue la nuovissima When You Love Somebody e un cambio d’atmosfera verso la parte acustica. Bryan e pianoforte. Si fa romantico. Ovviamente. I Will Always Return e Here I Am. Poi c’è la terza in versione acustica. Stavolta Bryan è solo. Solo con il pubblico. E con la sua chitarra, ovvio. Era When You Are Gone.
La band torna sul palco e Bryan annuncia che vogliono suonare qualche pezzo dal disco “Waking Up The Neighbours” (1989). Prima la band ha tirato fuori l’ottima Thought I’d Died and Gone to Heaven, che stranamente mette in scaletta di rado (a Lubiana questo pezzo non l’ha suonato), e poi è arrivata la prevedibile spezzacuori (Everything I Do) I Do It For You. Già. Bryan è un comandante eccezionale e il pubblico gli mangiava in mano. Anche stavolta era chiaro che la maggior parte del suo pubblico è fatta di donne, ragazze, tipe. Vista la natura dei pezzi è logico. Resta logico. Resta fondamentale. Questo lo mantiene giovanilmente scatenato, ed è un bene.
Anche MTV Unplugged non è stato lasciato inascoltato, con Back To You e più tardi When You Love Someone. Bryan, già nella prima parte del concerto, si è ricordato del padre scomparso con la scuotitrice Shine A Light, che sarebbe potuta essere un grande hit se fosse uscita negli anni Ottanta. Sensazioni simili le ha irradiate la più recente So Happy It Hurts, con cui ha fatto riferimento alla mamma di 95 anni (l’abbiamo potuto vedere in un video proiettato sul gigantesco schermo sul fondo del palco, dove la mamma di Bryan, naturalmente, non mancava), mentre la band eseguiva questo brano scherzoso.
La band ha fatto salire la tensione. Siamo partiti per la seconda metà. Bryan ha piazzato due assoluti favoriti di “Reckless” che non devono mai mancare ai concerti. Run To You e Summer Of ’69, e poi ha tirato fuori la bellissima, commovente nuova ballata pacifista What If There Were No Sides At All.
Segue il finale con la parte più interessante. Un po’ come fa il Boss, anche Bryan durante il concerto raccoglie le richieste del pubblico. Stavolta ha scelto tre perline da concerto: Lets Make Night To Remember, Inside Out, una rarità assoluta dei concerti di Bryan, e una sorpresa non da meno dall’album “Waking Up The Neighbours”, con l’esecuzione di All I Want Is You. Il tizio quel pezzo non lo metteva seriamente in repertorio dal 1996.
Cuts Like A Knife porta sempre una nota speciale di nostalgia e allo stesso tempo annuncia che il concerto sta virando verso la parte conclusiva. La rielaborata Straight From The Heart con l’armonica e Bryan ti scuote ancora una volta, mentre tutta l’Arena Zagreb canta a squarciagola con il cantautore. Poi l’attesa (cinematografica) All For Love, con cui Bryan ha tenuto in alto da solo tutta l’Arena, e dopo di lei la conclusiva Christmas Time, con cui Bryan ha augurato a tutti buone feste. Uno si aspetterebbe che nel finale tutta la band si unisse a Bryan per almeno un altro pezzo, ma non è successo. Proprio come non era successo un anno fa a Lubiana. In compenso, in tutto il concerto ci siamo beccati due ore e venti di musica e in totale 31 pezzi ben conditi con un positivismo gioioso e scuotitore, che l’unico e inimitabile Bryan irradia coi suoi sul palco.
Né più né meno. Il tipo resta una leggenda e uno dei performer più impressionanti sul palco. Si gode gli show. L’esecuzione, l’energia, la comunicazione con il pubblico. Così è stato a Zagabria. Saltellante, agile, direi pure scatenato, Bryan ha confermato ancora una volta la forma eccezionale di un poeta romantico inesauribile, cinto da una solida formula rock, che con gli anni matura come il vino. E rispetto all’esperienza di Lubiana di un anno fa, Bryan ha portato una setlist sensibilmente cambiata. L’Arena Zagreb è inoltre un’altra venue, quindi il concerto ha lasciato impressioni nuove e diverse. Persino più intense. Un’altra storia, insomma, e nuova. Per chi segue Bryan, un obbligo assoluto. Vista la forma dimostrata e l’ardore inesauribile, il tipo tornerà di sicuro presto dalle nostre parti. All’inizio dell’anno prossimo ha già in agenda un tour nordamericano. Seguiranno la parte scandinava e quella britannica, con nuove conferme di date. Insomma. Bryan resta un ragazzo dal cuore grande che non si ferma. Di sé dice di non avere nemmeno un capello grigio grazie a 40 anni di veganismo. Sarà vero, se lo dice lui. Forse la ragione più solida di questa sua conservazione eccellente è che non si è mai sposato. I suoi vicini, perciò, ancora per un bel pezzo non potranno dormire tranquilli. Che resti così.
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Edita Klemen
Setlist:
1. Kick Ass
2. Can’t Stop This Thing We Started
3. Somebody
4. 18 til I Die
5. Please Forgive Me
6. Shine a Light
7. Room Service
8. Heaven
9. Go Down Rockin’
10. It’s Only Love
11. You Belong to Me
12. I’ve Been Looking for You
13. The Only Thing That Looks Good on Me Is You
14. When You Love Someone
15. I Will Always Return
16. Here I Am
17. When You’re Gone
18. Thought I’d Died and Gone to Heaven
19. (Everything I Do) I Do It for You
20. Back to You
21. So Happy It Hurts
22. Run to You
23. Summer of ’69
24. What If There Were No Sides At All
25. Let’s Make a Night to Remember
26. Inside Out
27. All I Want Is You
28. Cuts Like a Knife
—bis—
29. Straight From the Heart
30. All for Love
31. Christmas Time













