Deathstars conquistano l’Orto bar di Lubiana con un abbraccio gotico da miscredenti della depravazione cornuta (2023)
Band: Liv Sin / Priest / Deathstars
Data: lunedì 27/11/2023
Luogo: Lubiana / Orto bar / Slovenia
La visita degli svedesi Deathstars all’Orto bar di Lubiana, a un soffio dalla fine di questo novembre, è stata senza dubbio una specie di esclusiva, soprattutto data la direzione musicale che sta dietro a questa band di culto, che quest’anno, dopo nove anni di pausa, ha finalmente sfornato un nuovo album in studio, “Everything Destroys You”, e se l’è portato dietro fino in Slovenia. I Deathstars, in giro dal 2000, sono a tutti gli effetti dei gran bei tipi strani. Sono partiti dalle parti del black metal, per poi arricchirlo con il tempo di elementi industrial, glam metal, dark e gothic metal, e persino di spunti post punk anni Ottanta. Non stupisce quindi che si definiscano da soli “death-glam” scandinavo.
Anche la scelta delle band di supporto ai Deathstars nel tour europeo di novembre-dicembre suona piuttosto intrigante. Gli svedesi Liv Sin, fondati nel 2016 da Liv Jagrell, ex cantante dei Sister Sin, e gli assolutamente fuori di testa Priest, che pescano ispirazione dal synth/pop wave anni Ottanta e soprattutto dal fenomeno EBM.
A salire per primi sul palco dell’Orto bar sono stati i Liv Sin. Il quintetto è bello operoso: in sette anni di attività ha già pubblicato tre album, l’ultimo, “Kaliyuga”, a gennaio di quest’anno. Oltre alla Jagrell, la formazione comprende il chitarrista Patrick Ankermark, il batterista Per Bjelovuk e due new entry, il chitarrista Jay Matharu e il bassista Daniel Skoglund. La figura centrale del gruppo è ovviamente la carismatica Liv Jagrell, che in poco tempo sul palco, tra una performance scatenata e l’altra, ha sfoggiato tutto il fascino del suo camaleontismo vocale. Il palco era tutto suo. Heavy metal tradizionale con un pizzico di elementi dark e una raffinatezza sleaze, di cui si occupa soprattutto la “monella” Liv. La band ha messo in campo un altissimo livello di affiatamento e professionalità. Anche se il locale cominciava a riempirsi sul serio solo allora, il pubblico, poco numeroso, non li ha scomposti minimamente. Patrick Ankermark ha regalato qualche assolo di splendido filigranismo tecnico, e la band, tirate le somme, ha servito uno show energico che, grazie alla “selvaggia” Liv, è stato un ottimo riscaldamento d’apertura.
I Priest sono prima di tutto una band parecchio misteriosa. Di proposito. Tutto è chiaro in un attimo, appena guardi i loro costumi gotici, che coprono completamente anche i volti. Come forse già sapete, dietro al trio ci sono il cantante Mercury (Linton Rubino), che prima suonava il basso negli Ghost, dove usava il nome Water, poi il tastierista Salt, che prima suonava le tastiere negli Ghost, dove usava il nome Air, e infine il terzo membro, programmatore e tastierista, con il soprannome Sulfur. La band ha pubblicato il suo terzo album, “Body Machine”, l’anno scorso, e nel periodo prima di arrivare a Lubiana ha già presentato qualche singolo fresco, che però nel tour attuale non porta dal vivo.
La band sviluppa un’atmosfera dark dance synth pop / synth wave che ti risucchia subito. In un modo o nell’altro. Non puoi sfuggire ai movimenti da ballo. Semplicemente. La musica e l’atmosfera ti trascinano nel vortice. Una retorica musicale semplicissima che, con il suo ritmo danzereccio, è anche musicalmente contagiosissima, e deve dire grazie per l’ispirazione alle band electropunk uscite dall’era NDW, come tra gli altri gli esponenti EBM DAF, Nitzer Ebb, Front 242; e di certo non sono lontani a livello sonoro nemmeno i Depeche Mode dei primi tempi, fino al 1984 circa. Mercury ovviamente ha sfruttato il palco in lungo e in largo, tenendo il pubblico sempre impegnato con i movimenti di danza, Salt ha ravvivato più volte la situazione anche con l’uso del key-tar, avvicinandosi per l’occasione al bordo del palco. Mercury ha accompagnato uno degli assoli con una battuta divertente: “Ecco com’è un assolo di chitarra nei Priest.”
Insomma. I Priest sono una roba incredibilmente affascinante, accattivante. Ti si piantano subito in testa. Mercury è sceso due volte anche tra il pubblico, benedicendo ritualmente qualche spettatore. Sotto tutto questo trucco gotico in lattice, però, si nasconde anche una punta di umorismo nero, perfino di parodia. La cosa ha un effetto velenoso: vedi un “trio vestito di tutto punto” che poi ti porta a sorpresa negli spazi musicali della scena elettronica cyberpunk dei club underground tedeschi e belgi degli anni Ottanta, cosa che prima non ti saresti mai sognato nemmeno nei sogni. I Priest sono una band che quella sera si è guadagnata almeno due nuovi seguaci. Entrambi gli autori di queste righe.
I Deathstars si sono portati dietro una schiera di fan devotissimi, che conoscevano a menadito il materiale musicale della band. E non solo. Anche il rituale stesso dello show di questa band di culto. Incredibile. Un pubblico speciale. Altrove non ne trovi. In abiti gotici, abbondantemente “dipinti” e truccati, e non mancava nemmeno chi si era infilato negli occhi lenti speciali.
I Deathstars sono arrivati a Lubiana, nell’ambito del tour “Everything Destroys Europe”, in formazione a cinque. Due i membri originali, il chitarrista e tastierista Emil “Nightmare Industries” Nödtveidt e il cantante Andreas “Whiplasher Bernadotte” Bergh, poi ci sono il “velenoso” bassista Jonas “Skinny Disco” Kangur, il ritorno dell’eccentrico chitarrista Eric “Cat Casino” Bäckman e il nuovo arrivato, il batterista Marcus “Nitro” Johansson.
La band ha messo subito in piedi la sua scenografia inconfondibile. Un unicum. L’impostazione scenica dei concerti del gruppo è rafforzata di sicuro dal suo aspetto. I ragazzi restano ben truccati, eredità delle radici black metal; Whiplasher per il concerto di Lubiana si è calcato in testa un cappello, mentre il magro e allampanato Cat Casino ha indossato un abito femminile che a qualche spettatore con la vista corta (attento, Podbrežnik, ti avvicini ai cinquantacinque, N.d.A.) avrebbe fatto battere il cuore anche per Tina Gaber (in altre parole: la cosa si fa pericolosa, Cat Casino può soffiare Tina a Golob). Va aggiunto che Cat cambia costume ogni sera. Beh, a Lubiana sul palco era davvero speciale.
Appoggiato all’asta del microfono, Whiplasher ha evocato più volte le pose del capo dei Sisters Of Mercy, Andrew Eldritch, mentre gli altri volavano per il palco. Gli altri? Soprattutto Skinny e Cat, mentre Nightmare con la sua perfezione chitarristica e la sua concentrazione si è dato da fare perché il gruppo non si sfasciasse. Nessun timore. I Deathstars ne hanno viste di tutti i colori. Club. Di ogni tipo. Sono abituati a palchi di ogni dimensione e all’Orto bar si sono sentiti proprio a casa. Sanno esattamente cosa fanno. Tutto è studiato. Sono grandi intrattenitori e professionisti. Tutto in uno. Una festa con una manciata di monelleria e lucidità, di cui sono colpevoli soprattutto i “disturbati” di turno, Skinny e Cat, ha lasciato a bocca aperta.
Durante il concerto ha sorpreso il malumore di Whiplasher, che nei gesti sembrava annoiato, ma a quanto pare soffriva un po’ per un calo indesiderato delle capacità vocali. Pare fosse raffreddato (informazione ricevuta direttamente da Skinny subito dopo il concerto, N.d.A.). Durante l’annuncio dell’attesissima Synthetic Generation, fatto da Skynny, Whiplasher ha cominciato a fare il broncio, dicendo che non l’avrebbe cantata. In un attimo ha ricevuto dalle prime file una rosa rossa, che l’ha ammorbidito, e il pubblico si è così beccato un’altra scheggia di shrapnel, che ai concerti dei Deathstars non è solo richiesta, ma obbligatoria. Fa parte del rituale. Cosa può aver fatto incupire così tanto Whiplasher da dare l’impressione di essere assente? Magari c’entra il fatto che Cat e Skinny gli rubano un bel po’ dell’attenzione del pubblico, perché, a differenza dell’in gran parte statico Whiplasher, con le loro buffonate e sciocchezze verso la platea sono davvero contagiosissimi. Ma ne dubito. I Deathstars sono sopra queste sciocchezze.
Però qualcosa c’è. Questa sensazione la davano già i Priest, ma nella sfera gothic è una pratica consolidata. Tutto questo trucco e queste pose danno all’esibizione una carica in più. Anche in termini di atmosfera. Della sua stessa capacità di catturare. Il concerto all’Orto bar ha catturato in modo davvero infernale e non è andato storto niente, a parte l’occasionale stizza di Whiplasher, che magari era recitata di proposito, ma verso la fine dello show il cantante si è ricalibrato, calmato.
Tirando le somme! Show ottimo. Il pubblico, stavolta, un po’ più sparuto del previsto. Forse un buon 350 persone. Ma caldissime. Infiammate. I Deathstars restano una storia a sé, che ha trovato una nicchia eccezionale nella fusione dei generi per via di una naturale evoluzione. C’è il glam, c’è lo sleaze, c’è il gothic, l’industrial, il post-punk e, certo, guardando bene si può collegare la natura della band alle radici black metal. Un siluro di festa di altissimo livello, che ti fa girare la testa! Ovviamente per chi è ricettivo a tutto quanto descritto poco sopra. Una serata di concerto che, considerata l’offerta live generale di quest’anno, ha portato alla Slovenia un vero unicum e un centro pieno di emozioni come ne possiamo solo augurare in futuro!
Autori: Edita Klemen & Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Liv Sin setlist:
1. D.E.R.
2. Forget My Name
3. Chapter Of The Witch
4. I Am The Storm
5. Antihero
6. King Of Fools
Priest setlist:
1. Lonely Mansion (Intro)
2. The Pit
3. Neuromancer
4. A Signal In The Noise
5. Blacklisted
6. Beacon of Light
7. The Cross
8. Obey
9. Nightcrawler
10. Burning Love
11. History in Black
12. Vaudeville
Deathstars setlist:
1. Night Electric Night
2. Between Volumes and Voids
3. All the Devil’s Toys
4. Ghost Reviver
5. Midnight Party
6. Tongues
7. The Greatest Fight on Earth
8. Death Dies Hard
9. This Is
10. New Dead Nation
11. Fire Galore
12. Metal
13. Synthetic Generation
14. Everything Destroys You
15. Blood Stains Blondes
16. Chertograd
17. Blitzkrieg
18. Cyanide










































