Pelhan: Zgrabi me

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Uscita: 20.4.2024 in autoproduzione PELHAN
Produzione: Aleš Pelhan e Matjaž Švagelj
Durata: 49:05 min.
Genere: Hard Rock


“Hard Rock’n’Roll”

Con una festa col botto per l’uscita, il 20 aprile 2024 ad Aidussina ha visto la luce il secondo album della band locale Pelhan, che prende il nome dal frontman, chitarrista e unico autore Aleš Pelhan.

Dopo il debutto V neznano del 2014 è arrivata una lunga calma piatta, frutto dei vari impegni dei membri. Figli, lavori, il ritmo infernale del mondo moderno. Dal 2017, però, la band ha cominciato a sfornare a goccia a goccia i videoclip dei singoli brani, e all’uscita dell’album se ne erano accumulati ben cinque, a cui poco prima della pubblicazione si è aggiunto un sesto pezzo, dal taglio commerciale, Prvi ples, cantato in duetto con la moglie di Aleš, Ana.

Oltre a questi sei, l’album contiene altri sette brani inediti, registrati con la nuova formazione: Aleš, Matej (basso) e Simon (batteria). Questi ultimi due sono volti noti della scena HC di Aidussina. Poco prima del concerto per l’uscita dell’album è rientrato nella band anche Peter (tastiere), dei prog-power metaller di Postumia Divine Illusion.

Il sound e i contenuti dell’album sono una ventata d’aria fresca e un arricchimento per una scena hard rock slovena piuttosto povera. Come autore, Aleš non è mai lineare: le sue composizioni oscillano tra i due estremi dello spettro hard rock. Da una parte ci sono pezzi bene appesantiti e molto metal, come Narava kaže zobe e Na dnu flaše, dall’altra troviamo sfoghi dolcemente patetici come Vsem vse e Priznam. In mezzo, per insaporire, butta dentro un esperimento o due (Karavana sedmih zmajev).

Devo fare i complimenti ai testi, che evitano i cliché con discreto successo: l’uso del lessico e delle metafore è abile e anche i contenuti sono vari. Da vero primorec, Aleš non può sfuggire a tutte le conseguenze, belle e brutte, del bere, e le racconta con trasporto e ironia in tre brani, tra i quali spicca per tematica cupa e riff pesante Na dnu flaše. Visto che sono sui riff: Aleš è un chitarrista eccellente, e nei riff (che affondano nella tradizione blues) e negli assoli lascia briglia sciolta alla fantasia, il che spesso porta a soluzioni interessanti. L’apertura e il riff portante di Ne grem domov ne sono un esempio. La sezione ritmica è affiatata, il groove è fedele alla tradizione, e qua e là tira fuori qualche colpo da maestro, come la genialata di usare una base ritmica diversa in ciascuno dei tre ritornelli della cupa semi-ballad Za naju dva.

Tutta la lode va alla botta della band nei pezzi più pesanti e alla nobile enfasi dell’interpretazione vocale di Aleš in quelli più delicati. Più di un brano ha il potenziale per diventare un successo di massa, con ritornelli melodici e melodie facili da ricordare (Somrak, Zgrabi me).

La produzione l’ha fatta Aleš in persona, con l’aiuto del vecchio volpone Matjaž Švagelj. Le chitarre ringhiano di brutto, il basso riempie con successo il quadro sonoro e la batteria, nello stile delle buone vecchie leggende d’Australia, tiene il ritmo come la colla Neostik. Non posso non citare le fantastiche voci di accompagnamento, che aggiungono nuove dimensioni nei punti giusti. Un bel numero di ospiti, tra cui il più illustre è Mirko Vuksanović (Avtomobili) nel brano Mrzlo pivo na soncu, completa il suono con gusto.

Se proprio devo trovare un difetto, è la produzione della voce di Aleš, che rispetto al live risulta decisamente più scialba, per non dire fiacca. Il tipo, del resto, è una vera belva vocale, che sul palco regna senza sbagliare una nota e con accenti potenti.

Alla base, l’album è un piccolo, vero classico hard rock locale, che meriterebbe un posto anche nelle radio e sui palchi di tutta la Slovenia. Magari ogni tanto i ragazzi si lasciano trascinare un po’ troppo verso le acque del rock litoraneo (leggi Kocjančič, Mef), o addirittura verso la terrazza sul mare (Priznam), ma questa è questione di gusti personali.

In ogni caso mi aspetto e mi auguro che questo album segni l’inizio di un’attività regolare, in studio e dal vivo, perché sui palchi rock di tutta la Slovenia ci starebbe bene qualcosa di diverso dai fan della filosofia indiana, dai cercatori di creature mitologiche giganti o dai bambini invecchiati senza padre.

Molto bene.

Caramelle: Za naju dva, Narava kaže zobe, Somrak, Na dnu flaše

8/10
Autore: Igorac


Tracklist:
1. Zgrabi me (3:39)
2. Somrak (3:36)
3. Za naju dva (3:37)
4. Ena in edina (3:09)
5. Vsem vse (4:38)
6. Narava kaže zobe (5:13)
7. Mrzlo pivo na soncu (3:23)
8. Priznam (4:53)
9. Na dnu flaše (4:01)
10. Prvi ples (3:12)
11. Ukradem te z neba (4:04)
12. Karavana sedmih zmajev (2:53)
13. Ne grem domov (2:47)

Musicisti:
Aleš Pelhan – voce, chitarra
Matej Likar – basso
Simon Mislej – batteria

Peter Smrdel – tastiere (membro nuovo-vecchio)

Musicisti ospiti:
Un mare di gente, troppi per scriverli tutti…

Team tecnico:
Drago Popović – mix e mastering
Matjaž Švagelj – arrangiamenti per archi, fiati e voci di accompagnamento

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