Brit Floyd per la quinta volta portano la magia immortale dei Pink Floyd al pubblico sloveno, senza fare una piega! (2024)

foto: ALEŠ PODBREŽNIK 2024
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Brit Floyd – The Pink Floyd Tribute Show
martedì 5 novembre 2024, dalle 19.30 alle 22.30
Lubiana / Mala dvorana Hale Tivoli / Slovenia


I Brit Floyd sono il miglior tributo planetario alla vita e alle opere dei mitici Pink Floyd! Così bravi che perfino il vecchio brontolone che firma questo pezzo (a quattro mani) e che da sempre ha un rapporto da matrigna con le ‘tribute band’, si è deciso a imbarcarsi in un’avventura fino alla Hala Tivoli di Lubiana. Ed è stato bello anche rivivere quei giorni di gioventù, pieni di innocenza e grandi speranze! Soprattutto quando i ricordi mi hanno riportato indietro alla calda estate del 1994. Per la precisione a Monaco di Baviera, il 4. 8. 1994, quando i Pink Floyd suonarono uno dei loro concerti del tour di «The Division Bell», che poi si rivelò l’ultimo. Un concerto che non dimentichi mai! E 30 anni dopo ecco i Brit Floyd, che non si portano dietro per niente la fama di miglior approssimazione dei Pink Floyd della nostra galassia. Stavolta hanno dedicato il tour al ricordo dell’album «The Division Bell», uscito 30 anni fa. Va detto che un tour a tema del genere lo avevano fatto anche nel 2013, quando passarono pure allora dalla Hala Tivoli; in totale è stata la quinta visita da noi di questa tribute band, molto stimata a livello mondiale. A Lubiana hanno suonato anche nel 2012, nel 2015 e nel 2018. Sempre a novembre.

Il tempo effettivo di esecuzione (del concerto) è stato identico a quello del tour di «The Division Bell» dei Pink Floyd. Due ore e quaranta minuti. Con la pausa di 20 minuti in mezzo, è durato esattamente quanto il concerto dei Pink Floyd del 1994. Cioè tre ore. Solo con una scaletta un po’ rimescolata e qualche sorpresa che si è rivelata un’aggiunta fantastica alla serata.

I Brit Floyd hanno annunciato il concerto alla Hala Tivoli già per le sette e mezza di sera! Un orario incredibilmente presto. La corsa al parcheggio davanti alla Hala Tivoli resta anche nel 2024 parte del classico folklore di ‘Jankostan’. Anche se non ricordo più bene la mia ultima visita alla Hala Tivoli…. Be’, forse era addirittura Morrissey il 10. 10. 2014? Dieci anni fa! Ma sono spariti in un attimo. Come uno schiocco di dita. Tutto sta ancora esattamente dove deve stare. Il palazzetto del basket! Palco montato per il lungo, con vista sulla tribuna ovest. Questo spazio ‘dimezzato’ si è riempito bene. Quindi lì saranno state meno di 3.000 persone? Al massimo. E ce n’era da vedere e da sentire. Senza dubbio.

I Brit Floyd sono guidati da anni dal loro motore, il brillante chitarrista e cantante nonché direttore artistico della band Damian Darlington, affiancato da un altro cantante e chitarrista, Edo Scordo, e da un terzo cantante e bassista, Ian Cattell! Poi ci sono il tastierista, hammondista e corista Matt Riddle, il sassofonista, percussionista, corista e occasionalmente bassista nonché chitarrista Ryan Saranich, il batterista Randy Cooke e tre coriste, Jessie Lee Houiler, Genevieve Little e Chess Galea.

I Brit Floyd, con una dedizione e una tenacia incredibili, fin dal 2011, quando hanno iniziato l’attività, hanno messo da parte i soldi con cura e hanno continuamente potenziato la loro attrezzatura da palco. Insieme a questa è cresciuta anche la portata e l’ambizione artistica dei loro show, che ovviamente puntano all’originale! Oggi non c’è davvero nulla da rimproverargli e i Pink Floyd possono solo essere orgogliosi di avere la tribute band che il loro gigantesco contributo al rock merita davvero. Tutto è studiato al millimetro. C’è il celebre cerchio di fari al centro del palco, con proiezioni che colpiscono nel rafforzare visivamente il messaggio della poesia della band, cioè il valore dei testi! Le luci sono immancabilmente combinate con raffiche di laser che sfrecciano di qua e di là durante lo show.

Anche dal punto di vista dell’esecuzione non c’è una sbavatura. Tutti e tre i cantanti principali hanno ruoli distribuiti in modo incredibilmente compatibile con la natura dei brani originali, o delle parti dei brani in cui devono prendersi la scena. Tutti e tre possono entrare ora nei panni di Waters, ora in quelli di Gilmour, e la voce del bassista Ian Cattell è particolarmente vicina in modo sbalorditivo all’originale di Gilmour. La band ha spinto la perfezione al punto da riproporre sul palco le linee di chitarra aggiuntive sovraincise negli originali da studio e le voci extra che in una formazione a quartetto come erano (o sono stati) i Pink Floyd – a meno di appoggiarsi a tracce preregistrate – sarebbero impossibili. Quando alle voci maschili principali si aggiungono quelle delle tre coriste e del resto degli strumentisti che partecipano ai cori, l’effetto, cioè l’interpretazione, è così riuscito e travolgente che si può addirittura scambiarlo per gli originali.

Prima dell’inizio, nella sala risuonavano suoni identici a quelli che i Pink Floyd usavano nel tour di «The Division Bell». Suoni presi dalla foresta pluviale. Il gracidare delle rane, lo scroscio di gocce di pioggia abbondanti e roba simile. La band ha aperto con Astronomy Domine. Con l’intro hanno fatto una fugace incursione nell’era psichedelica dei Pink Floyd, per poi saltare all’era senza Waters, con la risvegliante Learning To Fly. Esattamente come si svolgeva il tour di The Division Bell 30 anni fa. Ed ecco già quel requiem dei Pink Floyd, commovente da morire, intitolato High Hopes. L’affascinante e imperituro epitaffio che i Pink Floyd si sono messi in coda all’album «The Division Bell» e che, con la sua malinconia struggente e la sua magia, ti ‘stende’ letteralmente.  Già in apertura i Brit Floyd hanno impressionato per l’incredibile elasticità dei tre cantanti principali, per la distribuzione astutissima degli assoli e dei rimandi reciproci tra i due chitarristi, e ovviamente il suo capitolo l’ha scritto l’assolo di ‘steel pedal’ di Damian Darlington nel finale bombastico dell’epica High Hopes. L’affiatamento è al top, si sente che questa band ha suonato insieme un’infinità di volte. Non gli sfugge niente. Anche il suono in sala era superbo, quella sera! Gente in trance, ipnotizzata. Impietrita. E poi, ovviamente, ondate di entusiasmo. I Brit Floyd hanno risvegliato con facilità passioni ed emozioni sostenute da una grande nostalgia, che ci lega ai mitici Pink Floyd. Dei classici di «The Division Bell» suonati nel tour di 30 anni fa, la band ha saltato solo What Do You Want From Me.

Già con l’attrezzatura copiano le chitarre originali di David Gilmour, e l’esecuzione giustifica il tutto. La prima parte è stata di fatto dedicata al periodo dei Pink Floyd senza Waters. Cioè gli ultimi due album (Sorrow ha portato anch’essa uno dei picchi più diabolici). Per la seconda parte, dei brani di «The Division Bell» la band ha tenuto da parte solo A Great Day For Freedom. I minuti volavano come secondi, e il culmine della prima parte è stato decisamente Dogs da «Animals» (superba sorpresa in scaletta), eseguita ‘dalla testa ai piedi’, con i Brit Floyd che in apertura hanno stuzzicato il pubblico con Pigs On The Wing (Pt. 1), come vuole questo fantastico e un po’ trascurato album dei Pink Floyd. Proprio Dogs è stato l’esempio lampante della perfezione che i Brit Floyd inseguono. La maggior parte delle chitarre sovraincise che il profano sente nella versione originale è stata interpretata sul palco con l’aiuto di entrambe le chitarre, e lo stesso vale per le voci, che nell’originale da studio si intrecciano, ovvero si completano. Quello che Darlington e Cattell non riuscivano a fare, lo hanno completato le armonie delle coriste. Magistrale! Maniacale. E naturalmente la reinterpretazione ‘alla Gilmour’, dagli assoli fino al suono stesso, che centra l’originale al millimetro, spesso si prende buona parte dell’attenzione e dello stupore!

Segue una pausa di 20 minuti. La seconda parte si è aperta almeno al livello dell’esaltante finale della prima. Con Shine On Your Crazy Diamond, dove l’assolo di chitarra iniziale è toccato interamente a Edo Scordo. Qui per la prima volta nel concerto ha fatto prendere decisamente aria ai polmoni anche il percussionista Ryan Saranich, che ha combinato sax tenore e sax contralto (senza sassofono questo classico non te lo immagini). Con l’unica eccezione di un salto nella prima era dei Pink Floyd, cioè il classico carico di «Meddle» One Of These Days, nella seconda parte la band ha alternato soprattutto tra gli album «The Wall» e «Dark Side Of The Moon», con in mezzo l’immancabile Wish You Were Here, in cui Darlington ha mostrato ancora una volta tutta la sua classe. La scaletta ricalcava abbondantemente quella dei Pink Floyd di trent’anni fa. Il ruolo centrale della voce femminile in The Great Gig In The Sky è andato a Jessie Lee Houiler, che ha svolto alla grande questo compito difficile, regalando uno dei picchi della serata nella sua seconda parte. Dolcezza e sbalzi d’atmosfera interiorizzati in modo magistrale dentro Us And Them, con armonie vocali nel ritornello studiate alla perfezione! Qui ovviamente Another Brick In The Wall pt. 2 e Money e, per il gran finale, l’immancabile classico di «The Wall» tanto atteso, Comfortably Numb. In questa Cattell si è infilato un camice da medico e ha curato la crescita del dramma teatrale sul palco, cercando in modo teatrale di risvegliare su una sedia il ‘guscio umano circondato da mattoni’ (che incarna il protagonista del concept, cioè Floyd, che la droga ha portato in un altro mondo). Saranich qui ha preso il basso, mentre Darlington ‘ha ammazzato’ con uno degli assoli di Gilmour più potenti di tutta l’era del rock and roll, a cui nel finale teatrale ha aggiunto un po’ di spezie sue. Un finale eccezionale per la parte regolare del concerto.

E per chiudere, nel bis, Run Like Hell, che con la sua esplosività e il supporto di abbondanti effetti luminosi ha spazzato via tutto! Qui non c’è più nulla da aggiungere. Solo che ai concerti dei Brit Floyd noi due da ora in poi torneremo regolarmente! Ogni volta che passano da Lubiana. Una volta che li hai visti, andare ai loro concerti diventa per forza un obbligo! Superbo.

Autori: Edita Klemen & Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta:
Set 1:
1. Astronomy Domine
2. Learning to Fly
3. High Hopes
4. Take It Back
5. Coming Back to Life
6. Sorrow
7. Keep Talking
8. Pigs on the Wing, Part 1
9. Dogs
—pausa di 20 min.—
Set 2:
10. Shine On You Crazy Diamond (Parts I-V)
11. A Great Day for Freedom
12. Time
13. Breathe (Reprise)
14. The Great Gig in the Sky
15. Wish You Were Here
16. One of These Days
17. Another Brick in the Wall, Part 2
18. Us and Them
19. Money
20. Comfortably Numb
—bis—
21. Run Like Hell


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