Beardfish: Songs For Beating Hearts

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Etichetta: Insideout Music
Data di uscita: 1. 11. 2024
Produzione: Beardfish
Durata dell’album: 57.30 min
Genere: Progressive Rock
Voto: 9.5/10


Una versione inglese si trova qui sotto: scorri la pagina verso il basso

Versione slovena:
I Beardfish, revivalisti prog rock svedesi dalle mille virtù musicali e avventurose, dopo nove anni
di ‘ipernazione’ temporanea sono di nuovo tra noi, anche se in tutto questo tempo le loro barbe
da vichinghi saranno sicuramente cresciute parecchio. La notizia del ritorno dei Beardfish ‘dall’oltretomba’ ha spiazzato non pochi fan della band e del suo lavoro, soprattutto perché il capoccia della formazione,
ovvero il chitarrista/tastierista, cantante e compositore principale Rikard Sjöblom, nel frattempo era stato bello impegnato con gli splendidi inglesi Big Big Train
e con il suo progetto solista Gungfly.

Anche su “Songs For Beating Hearts” la formazione resta invariata (e lo è dal 2003),
perché a fare compagnia a Sjöblom c’è ancora l’ottimo chitarrista David Zackrisson, mentre la solita
sezione ritmica eclettica è composta dal bassista Robert Hansen e dal batterista Magnus Östgren. Sjöblom ha scritto di nuovo
tutta la musica del disco e il risultato è una nuova leccornia per tutti gli amanti del prog rock eclettico
secondo la ricetta ‘vecchia scuola’. Vuol dire che anche stavolta si sentono qua e là le influenze di titani del prog come
Genesis, Yes e Camel, mentre i Beardfish aggiungono a ogni brano del disco un fascino tutto loro negli
arrangiamenti e nelle atmosfere. Allo stesso tempo, è curioso che stavolta abbiano quasi del tutto rinunciato ai vari
momenti di eccentricità e goliardia ispirati alla scena di Canterbury, tipici della maggior parte dei loro album passati.

“Ecotone” è un’apertura sorprendentemente serena, malinconica e dai toni acustici. Molto solida, però
“Songs For Beating Hearts” si trasforma davvero in una splendida avventura tra i meandri dell’eclettismo
prog solo dopo i primi quattro minuti. Tutta un’altra pasta rispetto all’intro malinconico è l’epica “Out
in the Open”, ‘spezzettata’ in cinque parti. Messa insieme darebbe un super-epic di oltre venti minuti nella
più pura maniera prog vecchia scuola. Qui i Beardish ‘si danno alla pazza gioia’ con armonie complesse,
arrangiamenti sinfonici pittoreschi e avventurosi cambi di tempo: il disco prende vita e stavolta profuma davvero dei classici Beardfish, quelli che i fan hanno dovuto aspettare ben
nove anni prima che ‘risorgessero dalla tomba’.

Nella sezione “Oblivion”, soprattutto grazie alle voci sovrapposte, si sentono anche alcune influenze hard rock, con in testa gli
Uriah Heep, mentre le ‘orge’ di tastiere di Sjöblom ricordano parecchio i vecchi, cari Emerson,
Lake & Palmer. Va detto che Sjöblom ha iniziato il suo percorso musicale come metallaro, per poi appassionarsi al
rock progressivo, quindi non c’è da stupirsi se ogni tanto nelle composizioni dei Beardfish
‘sgattaiolano’ dentro anche elementi di hard rock. In “Hopes and Dreams”, che ha parecchi punti in comune con lo
sempreverde degli Yes “And You And I”, Zackrisson con le sue malinconiche parti di chitarra acustica si trasforma per un attimo
nello Steve Howe degli anni Settanta. Segue una rilettura ancora più eclettica e interessante
del motivo centrale di “Oblivion”. L’ottima impressione lasciata da questa nuova stoccata epica
viene sigillata dalla sezione finale “Around the Bend”, a tratti quasi solenne.

Anche il mini epic di 11 minuti “Beating Hearts” è una creatura ambiziosa, con un occhio di riguardo per gli arrangiamenti d’archi
e per le sezioni strumentali complesse, in cui si sentono sonorità sinfoniche prog, jazz
e hard rock. Il tutto è condito alla grande dall’eccellente prova vocale di Sjöblom. “In
the Autumn”, uscito come primo singolo dell’album, vede come ospite alla seconda voce la cantante Amanda
Örtenhag. Al contrario di quanto succede spesso con i duetti donna-uomo, non è una sdolcinata
ballata d’amore, ma un altro impressionante ‘giro di giostra’ symphonic prog con tante sfumature ritmiche
eclettiche e lievi sottofondi folk. Allo stesso tempo, grazie alle voci femminili in più, i Beardfish ogni tanto ricordano più che
gli Yes o i Genesis l’eredità di band prog molto più ‘femminili’, con in testa
Renaissance e Curved Air. “Torrential Downpour”, che contiene parecchie parti di chitarra dal sapore blues
e anche qualche lieve elemento di rock alternativo, a tratti suona come se allo stesso tavolo
sedessero The Pineapple Thief, Steven Wilson ovvero Porcupine Tree, Nektar e Deep Purple. Per la bonus
track i Beardfish hanno registrato di nuovo il brano d’apertura “Ecotone”, ma in versione strumentale con
texture elettronico-sintetiche di sintetizzatori e una produzione tipica degli anni Ottanta,
quindi non c’è da stupirsi se suona come registrato nel 1982.

“Songs For Beating Hearts” è un ritorno in grande stile epico per i barbuti pescatori svedesi (al momento
la barba ce l’hanno tutti e quattro i membri della band, mentre su hobby e abitudini alimentari non
sappiamo niente). Sembrava che i Beardfish sulla ‘linea del tempo’ del rock progressivo appartenessero per sempre ai primi due decenni del nuovo millennio, e invece ci hanno fatto una bella sorpresa e registrato un altro album eccellente, degno della loro
discografia per lo più sopraffina. “Songs For Beating Hearts” è senza dubbio tra i migliori risultati prog del 2024, un anno che ci ha regalato parecchie gemme musicali, attese e inattese.
Almeno fino all’uscita del nuovo album dei loro connazionali, i campioni del prog metal Opeth, resterà
anche la sorpresa più bella della scena prog svedese di quest’anno.

Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik


Versione inglese:
I Beardfish, revivalisti prog rock svedesi dalle mille virtù musicali e avventurose, dopo nove anni di ‘ipernazione’ temporanea sono di nuovo tra noi, anche se in tutto questo tempo le loro barbe da vichinghi saranno sicuramente cresciute parecchio. Un ritorno dall’oltretomba che sembrava improbabile, soprattutto perché il capoccia della band, ovvero il chitarrista/tastierista, cantante e compositore principale Rikard Sjöblom, nel frattempo era stato bello impegnato con i grandi del prog rock inglese Big Big Train e con il suo progetto solista Gungfly.

Anche su “Songs For Beating Hearts” la formazione resta invariata (e lo è dal 2003), con Sjöblom ancora una volta affiancato dall’ottimo chitarrista David Zackrisson, mentre la solita sezione ritmica eclettica è composta dal bassista Robert Hansen e dal batterista Magnus Östgren. Sjöblom ha scritto di nuovo tutta la musica del disco e il risultato è una nuova leccornia per tutti gli amanti del prog rock eclettico secondo la ricetta ‘vecchia scuola’. Vuol dire che anche stavolta si sentono qua e là le influenze di titani del prog come Genesis, Yes e Camel, mentre i Beardfish aggiungono a ogni brano del disco un fascino tutto loro negli arrangiamenti e nelle atmosfere. Allo stesso tempo, è curioso che stavolta abbiano quasi del tutto rinunciato ai vari momenti di eccentricità e goliardia ispirati alla scena di Canterbury, tipici della maggior parte dei loro album passati.

“Ecotone” è un’apertura sorprendentemente serena, atmosferica e dai toni acustici. Molto solida, però “Songs For Beating Hearts” si trasforma davvero in una splendida avventura tra i meandri dell’eclettismo prog solo dopo i primi quattro minuti. Tutta un’altra pasta rispetto all’intro malinconico è l’epica “Out in the Open”, ‘spezzettata’ in cinque parti. Messa insieme darebbe un super-epic di oltre venti minuti nella più pura maniera prog vecchia scuola. Qui i Beardish ‘si danno alla pazza gioia’ con armonie complesse, arrangiamenti sinfonici pittoreschi e avventurosi cambi di tempo: il disco prende vita e stavolta profuma davvero dei classici Beardfish, quelli che i fan hanno dovuto aspettare ben nove anni prima che ‘risorgessero dalla tomba’.

Nella sezione “Oblivion”, soprattutto grazie alle voci sovrapposte, si sentono anche alcune influenze hard rock, con in testa gli Uriah Heep, mentre le ‘orge’ di tastiere di Sjöblom ricordano parecchio i vecchi, cari Emerson, Lake & Palmer. Va detto che Sjöblom ha iniziato il suo percorso musicale come metallaro, per poi appassionarsi al rock progressivo, quindi non c’è da stupirsi se ogni tanto nelle composizioni dei Beardfish ‘sgattaiolano’ dentro anche elementi di hard rock. In “Hopes and Dreams”, che ha parecchi punti in comune con lo sempreverde degli Yes “And You And I”, Zackrisson con le sue malinconiche parti di chitarra acustica si trasforma per un attimo nello Steve Howe degli anni Settanta. Segue una rilettura ancora più eclettica e interessante del motivo centrale di “Oblivion”. L’ottima impressione lasciata da questa nuova stoccata epica viene sigillata dalla sezione finale “Around the Bend”, a tratti quasi solenne.

Anche il mini epic di 11 minuti “Beating Hearts” è una creatura ambiziosa, con un occhio di riguardo per gli arrangiamenti d’archi e per le sezioni strumentali complesse, in cui si sentono sonorità symfoprogrock, jazz e hard rock. Il tutto è condito alla grande dall’eccellente prova vocale di Sjöblom. “In the Autumn”, uscito come primo singolo dell’album, vede come ospite alla seconda voce Amanda Örtenhag. Al contrario di quanto succede spesso con i duetti donna-uomo, non è una sdolcinata ballata d’amore, ma un altro impressionante ‘giro di giostra’ symfoprogrock con tante sfumature ritmiche eclettiche e lievi sottofondi folk. Allo stesso tempo, grazie alle voci femminili in più, i Beardfish ogni tanto ricordano più che gli Yes o i Genesis l’eredità di band prog molto più ‘femminili’, con in testa Renaissance e Curved Air. “Torrential Downpour”, che contiene parecchie parti di chitarra dal sapore blues e anche qualche lieve elemento di rock alternativo, a tratti suona come se allo stesso tavolo sedessero The Pineapple Thief, Steven Wilson ovvero Porcupine Tree, Nektar e Deep Purple. Per la bonus track i Beardfish hanno registrato di nuovo il brano d’apertura “Ecotone”, ma in versione strumentale con texture elettronico-sintetiche di sintetizzatori e una produzione tipica degli anni Ottanta, quindi non c’è da stupirsi se suona come registrato nel 1982.

“Songs For Beating Hearts” è un ritorno in grande stile epico per i barbuti pescatori svedesi (al momento la barba ce l’hanno tutti e quattro i membri della band, mentre su hobby e abitudini alimentari non sappiamo ancora niente). Sembrava che i Beardfish sulla ‘linea del tempo’ del rock progressivo appartenessero per sempre ai primi due decenni del nuovo millennio, e invece ci hanno fatto una bella sorpresa e registrato un altro album eccellente, degno della loro discografia per lo più sopraffina. “Songs For Beating Hearts” è senza dubbio tra i migliori risultati prog del 2024, un anno che ci ha regalato parecchie gemme musicali, attese e inattese. Almeno fino all’uscita del nuovo album dei loro connazionali, i campioni del prog metal Opeth, resterà anche la sorpresa più bella della scena prog svedese di quest’anno.

Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik

Tracklist:
1. Ecotone
2. Out In The Open, Pt. 1 – Overture
3. Out In The Open, Pt. 2 – Oblivion
4. Out In The Open, Pt. 3 – Hopes And Dreams
5. Out In The Open, Pt. 4 – Oblivion (Reprise)
6. Out In The Open, Pt. 5 – Around The Bend
7. Beating Hearts
8. In The Autumn
9. Ecotone (Reprise)
10. Torrential Downpour
11. Ecotone – Norrsken 1982

Formazione:
Rikard Sjöblom – voce, tastiere
David Zackrisson – chitarra
Robert Hansen – basso
Magnus Östgren – batteria


Beardfish – “Songs From Beating Hearts” (Insideout Music, 2024)
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