Opatija si è beccata il suo ‘ultimo taglio’ – e il pubblico è ancora vivo!

foto: DENIS PARADIŽ 2025
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Papa Roach, supporto: Kryn
lunedì, 4. 8. 2025
Opatija / Ljetna pozornica / Croazia


L'”infestazione Papa Roach” del 2025 si è chiaramente concentrata sull’Europa. Il “papà Scarafaggio” è infatti tornato dalle nostre parti appena cinque mesi dopo l’ultimo tour (il report lo trovi qui).

Stavolta ci siamo goduti l’infestazione a Opatija, in Croazia, che ha aggiunto il fascino tutto particolare di un’arena open air e ha reso il concerto in qualche modo ancora più intimo.

Il pubblico è stato scaldato dai “locali” di Fiume, i KRYN, che come gruppo spalla hanno sorpreso davvero, cosa che non capitava da un bel pezzo. Nella maggior parte dei casi, sia il pubblico che i media si divertono di più quando la band di apertura non c’è (quando sei sulla quarantina, soprattutto per colpa della mancanza di Voltaren gel su polpacci e ginocchia, e da giovane per l’impazienza verso l’headliner), ma stavolta i KRYN hanno tirato fuori una vera bomba di energia. Si tratta di una band metal di cinque elementi, appunto di Fiume, che costruisce la propria musica su riff pesanti, melodie oscure e una voce potente intrecciata a un’aggressività controllata. Con il loro sound unico e le esibizioni cariche di energia sono diventati in fretta riconoscibili sulla scena metal europea.

Il primo album Scars Remind Me ha portato loro ascoltatori fedeli e consensi, mentre a dicembre 2024 è uscito il nuovo album Risset per l’etichetta SPV / Install Records. Un disco che mette insieme con forza chitarre incisive, melodie ampie e rapaci e testi che ti entrano sotto pelle in un attimo! Aggressivo, ma pieno di emozioni e passione.
Il cantante ha tenuto il pubblico con sé per tutto il concerto. Non gli ha lasciato un attimo di respiro, e la gente è rimasta attenta e sveglia dall’inizio alla fine! Alcuni colleghi giornalisti (beh, oltre a Rockline ce n’erano solo altri due) a fine show hanno detto che all’inizio sembrava che una band locale croata, con una performance così, potesse addirittura mettere in ombra l’headliner.

Kryn – scaletta:
1. Risset
2. Reminder
3. Waters
4. The Nerve
5. Rewind

Alle 21:30 in punto, però, si è iniziato sul serio. I Papa Roach prendono il palco e sorridono orgogliosi, perché sanno benissimo che nessun “disinfestatore” potrà mai fargli fuori. Sono subito nel loro elemento e lo show è davvero spettacolare. Luci curate come quelle di una grande popstar americana e fuoco quasi più che a un concerto dei Rammstein. L’aria di mare sembra dare al frontman Jacoby Shaddix una spinta in più nell’esplosione di energia. Anche l’ultima volta a Vienna non se ne stava certo fermo come una statua, ma a Opatija rimbalzava come una pallina in un torneo professionistico di ping pong.

Stavolta hanno aperto con un pezzo più recente, Even If It Kills Me, che ha dimostrato ancora una volta che i Papa Roach, nonostante una storia davvero lunga, riescono ancora a conquistare nuovi ascoltatori e a convincere i vecchi fan ad ascoltare i brani nuovi, cosa che spesso non è un compito facile.
I primi tre pezzi sono volati via come un fulmine, poi, quando la band si è avvicinata ancora di più al pubblico, sono partiti piano piano i discorsi più seri tra una canzone e l’altra. Come abbiamo già detto nel report precedente, i Papa Roach già nella parte iniziale del concerto parlano molto volentieri di un tema che allora (nel lontano 1993) era tabù: la salute mentale. Non è un segreto nemmeno che Chester Bennington (Linkin Park) e Jacoby fossero buoni amici nella vita reale. Jacoby ha raccontato in una recente intervista che la sua morte non l’ha dimenticata e non la dimenticherà mai. Per questo i Papa Roach, anche in Croazia, hanno devoluto una parte dell’incasso di biglietti e merch a un’associazione locale che aiuta le persone che soffrono di problemi mentali.

Ovviamente, prima di Falling Apart non poteva mancare la dedica alla leggenda scomparsa Ozzy Osbourne. Jacoby ha cantato a cappella, senza base strumentale, il ritornello di Changes dei Black Sabbath come omaggio al defunto principe delle tenebre. Anche stavolta in Croazia, sui temi più cupi, non sono mancate le battutine. A qualcuno sono sembrate divertenti, ad altri fuori luogo. Dal pubblico, durante il ritornello “going through changes”, alcuni hanno iniziato a urlare “Boli me kur***”. Qualcosa di simile a quello che aveva dato fastidio al nostro Igor anche al concerto dei Dragon Force a Zagabria, quando il pubblico si era messo a gridare “Svirajte pičke”.

Anche durante il momento di silenzio per tutti quelli che abbiamo perso quest’anno, il pubblico croato non ha proprio colto del tutto il gesto e ha continuato a chiacchierare e a gridare (ok, la stragrande maggioranza no, ma quando 2000 persone nello stesso posto si zittiscono, anche le chiacchiere di una manciata di gente si sentono eccome). Poi è partito il pezzo che descrive proprio questi problemi mentali, intitolato Leave a Light On (Talk Away the Dark). Come si può intuire dal titolo, l’arena estiva di Opatija si è illuminata con le luci LED dei cellulari, insieme alla luna e al rumore del mare, creando un’atmosfera emozionantissima: parecchie persone (soprattutto del gentil sesso) sono finite in lacrime.

Si continua con un altro brano molto noto, Scars, e poi con una novità – Braindead, che prima di Opatija era stata suonata dal vivo solo poche volte. Il pubblico ha adorato il pezzo, soprattutto perché contiene un sacco di riff famosi e quella energia cruda tipica dei primi album dei Papa Roach, tanto che anche gli ascoltatori più âgé si sono sentiti a casa.

Jacoby è stato per tutto il concerto scatenato come un bambino che riceve i suoi primi mattoncini Lego. Durante HELP, pur tenendo il pubblico in pugno per tutto il tempo, camminando lungo la transenna che separava le prime file dal palco, gli è venuto in mente di sgranchirsi le gambe! Così si è fatto tutto il perimetro dell’area concerto mentre cantava il pezzo. A molti, tra strette di mano, abbracci, cinque e pacche, ha risvegliato ricordi “core” d’infanzia. Era davvero tenero vedere come la gente viveva la presenza di un cantante che da ragazzini ascoltava solo su MTV e che ora si trovava a pochi centimetri da loro. Jacoby, che potrebbe prendersi il titolo di “short king” dalla leggenda Deryck Whibley, si è perso spesso tra la folla, ma i fan riuscivano a individuarlo come uno squalo nel mare lì vicino – dal ciuffo che spuntava mentre passeggiava.

Dopo il quindicesimo brano, Born for Greatness, la band saluta in fretta il palco – ma tutti sapevano che non era finita, perché i Papa Roach non avevano ancora suonato Last Resort. Stavolta senza “svirajte pičke”, ma con un semplice “we want more”, la band torna sul palco in meno di un minuto. Seguono due pezzi leggendari, Between Angels and Insects e Infest, in mezzo ai quali Jacoby chiede al pubblico quanti di loro fossero nati prima del 1993, quando loro avevano già messo su la band. Sorprendentemente, a giudicare dalle mani alzate, il pubblico è sembrato di nuovo piuttosto vario. Mi sarei aspettato una generazione più millennial, ma nella folla di poco più di duemila persone i millennial erano evidentemente un po’ meno della metà, e tutti gli altri erano più giovani.

È seguito un pezzo che potremmo chiamare semplicemente “grigliata mista” – una specie di mashup, che avevamo già visto a Vienna, di brani famosi di band come Korn, Deftones, Limp Bizkit e System of a Down.

Ci siamo! Siamo alla fine. Gli unici che fanno più festa del pubblico di un concerto sono le zanzare. Dopo qualche secondo di silenzio sul palco si capiva già cosa ci aspettava, e tutti sentono la celebre frase “Cut my life into pieces”. Il pubblico impazzisce, ruggisce e canta il pezzo in modo isterico. I sorrisi stampati sulle facce di tutti i membri della band per la reazione della gente all’attacco del brano spingono band e pubblico come un motore Honda VTEC proprio a fine corsa – fino in fondo. Birre in aria come a un concerto degli Alestorm, e le urla si possono paragonare solo a quelle di chi vince alla lotteria. Il legame tra band e pubblico con i Papa Roach è davvero qualcosa di speciale. Una band che in Europa non ha avuto, ai tempi dell’ascesa del nu metal e del punk rock dei primi anni duemila, la stessa notorietà di altri come i Blink 182 o i Linkin Park, ha evidentemente puntato sulla qualità degli ascoltatori invece che sulla quantità – quelli che venerano i Papa Roach come una religione e che sono grati per ogni singolo concerto.

Il concerto d’esordio dei Papa Roach in Croazia è stato uno dei più riusciti che abbiamo avuto il privilegio di condividere con il pubblico. Le promesse di tornare sono state distribuite come preservativi a un’orgia, ma per vederle mantenute toccherà aspettare il prossimo tour. Se questo era l’‘ultimo taglio’, allora lo vogliamo ancora una volta.

Testo: Helena Medved & Denis Paradiž
Foto: Denis Paradiž

Scaletta:
1. Even If It Kills Me
2. Blood Brothers
3. Dead Cell
4. …To Be Loved
5. Kill the Noise
6. Getting Away With Murder
7. California Love (2Pac cover)
8. Liar
9. Forever
10. Falling Apart
11. Leave a Light On (Talk Away the Dark)
12. Scars
13. BRAINDEAD
14. Help
15. Born for Greatness
—bis—
16. Between Angels and Insects
17. Infest
18. Blind / My Own Summer (Shove It) / Break Stuff / Chop Suey (medley)
19. Last Resort


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