A Blueprint Of The World
Artista: Enchant
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 1995
Voto: 4.5/5
Gli anni Novanta sono stati la vera età dell’oro del prog moderno. E proprio nel 1995 un bel po’ di band ha colpito con tutta la forza possibile. “A Blueprint Of The World” per parecchi resta ancora oggi una delle cose più positive uscite in questo genere di musica negli anni Novanta! La band di San Francisco ha messo subito sul piatto, già con l’esordio, unicità e riconoscibilità, cosa che alle nuove band oggi riesce sempre con più fatica e, purtroppo, sempre più di rado.
Gli Enchant, fin dal debutto, non coltivano alcun prog metal (tipo Symphony X), quello che all’epoca cresceva, per esempio, nel vecchio continente, anch’esso sotto l’effetto dell’eruzione Dream Theater. Se per esempio certi gruppi europei come Threshold o Vanden Plas allora infilavano davvero elementi progressive dentro le componenti classiche dell’heavy metal, che era la loro base, con gli Enchant l’approccio è un po’ l’opposto. Il rock progressivo è la base, dosato alla perfezione con una varietà di attacchi più taglienti a colpi di riff, che però non trasformano il suono in qualcosa di metal.
L’approccio chitarristico di Douglas A. Ott è particolare. L’imprevedibilità, i motivi musicali tutti loro e l’atmosfera della band ricordano davvero spesso le leggende canadesi Rush (soprattutto nel modo di suonare la batteria di Paul Craddick). Anche il timbro vocale e l’approccio di Ted Leonard sono una specie di mix tra Steve Walsh (Kansas) e Geddy Lee (Rush): parliamo di un cantante con una voce specifica, per estensione e colore, che è una rarità, ma proprio per questo graditissima, visto che è uno dei principali artefici dell’unicità e della riconoscibilità del gruppo.
I ragazzi non nascondono certo i lunghi anni passati a consumare i banchi di scuola, dove si sono messi a limare le scale musicali con impegno da primi della classe, tanto che l’esecuzione dei brani è di una perfezione tecnica fuori dal comune. Però nel disco non c’è traccia di sfoggio sfrenato di note, e così i pezzi restano compatti e con un filo rosso ben chiaro. Già nell’opener Thirst, il motivo d’apertura delle tastiere, a cui si aggiunge un accompagnamento di batteria pieno di spirito, ti colpisce come un fulmine. Catharsis, Oasis, la perfetta At Death’s Door (senza dubbio il picco del disco), Acquaintance e Nighttime Sky: è difficile scegliere, perché gareggiano tra loro a chi impressiona di più l’ascoltatore. Insomma, l’album può vantare anche una dose pazzesca di coerenza. Tutte le composizioni sono costruite come un mosaico, fatto di composizioni più piccole che si fondono l’una nell’altra in modo eccellente. La linea melodica del basso e il suono metallico della batteria giocano di continuo tra loro, dinamici, come se si conoscessero da un’eternità.
Gli sfoghi più aggressivi si incastrano sempre splendidamente con le parti acustiche e più calme (per esempio Nighttime Sky). “Blueprint Of The World” è un album in cui a ogni ascolto puoi trovare, ancora e ancora, qualcosa di nuovo e di emozionante. Un’avventura che ti si pianta nell’orecchio dopo più ascolti, e che potrai lavorare ed esplorare a lungo, venendo sempre ripagato come si deve da vero appassionato di musica. Gli Enchant sono infatti una band che può conquistare subito l’ascoltatore, perché sono estremamente forti e convincenti nell’espressione. Ma “può” vuol dire che non possono conquistare tutti. Sono il classico gruppo da “take it or leave it”. Insomma, la “frequenza” della band ti deve essere vicina, per via della sua identità così riconoscibile e specifica.
Era da un sacco che non rimanevo così scioccato. Quando ti sei ormai arreso, senza più speranza, all’idea che sul mercato musicale non possa più succedere niente di sconvolgente e sei costretto a rifugiarti di nuovo nell’ascolto di creazioni del passato recente, ne scopri una nuova. Nuova davvero? Solo per me. Come se alla InsideOut sapessero di tutti questi miei insopportabili tormenti e, nel nome di un rapporto rispettoso con la musica progressive, avessero deciso di pubblicare un remaster dell’esordio degli Enchant. E per giunta con un CD bonus, che contiene versioni più vecchie dei pezzi del primo disco e, oltre a quelle, alcuni brani mai pubblicati. Il tutto al prezzo di un solo CD. Pensare che una musica così mi sia sfuggita e che la conosca e ci faccia amicizia solo adesso! Una vergogna.
Formazione
Ted Leonard – voce
Douglas A Ott – chitarra
Michael “Benignus” Geimer – tastiere
Ed Platt – basso
Paul Craddick – batteria
MUSICISTA OSPITE:
Steve Rothery – “E-bow” su The Thirst e chitarra su Nighttime Sky
Produzione
Paul A. Schmidt & Douglas Ott
Tracklist
CD 1.:
1.The Thirst
2.Catharsis
3.Oasis
4.Acquaintance
5.Mae Dae
6.At Death’s Door
7.East Of Eden
8.Nighttime Sky
9.Enchanted
10.Open Eyes
11.Enchanted (acoustic) Bonus
Durata dell’album: 67.18
CD 2.:
(incluso nella riedizione del 2002 dell’album)
1.At Death’s Door
2.Open Eyes
3.Mae Dae
4.The Calling
5.Oasis
6.Dollars And Cents
7.Enchanted
8.Nighttime Sky
9.Aquaintance
10.The Thirst