A Classic Case
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Jethro Tull
Etichetta: RCA Records
Uscita: 1985
Durata: 41:58
Voto: 3.5/5
“A Classic Case” è un’uscita live speciale che raccoglie alcuni dei più grandi successi dei Jethro Tull, riarrangiati di sana pianta con l’aiuto della London Symphony Orchestra. L’edizione originale era in realtà attribuita alla London Symphony Orchestra, ma visto che, oltre al capo della band, flautista e cantante Ian Anderson, e all’ex membro, tastierista, direttore d’orchestra e arrangiatore David Palmer (oggi noto come Dee Palmer), partecipa quasi l’intera formazione dei Jethro Tull del 1985 (manca solo il batterista Doane Perry, allora fresco di ingresso), l’album può essere inserito senza problemi nella ricca discografia di questa leggendaria band progressive rock.
Le versioni orchestrali dei classici dei Tull, come c’era da aspettarsi, vengono fuori molto riuscite e interessanti, il che non sorprende nessuno, dato che il linguaggio musicale della band si è sempre nutrito anche della tradizione della musica classica. Il flauto di Ian si trova a meraviglia in mezzo agli arrangiamenti orchestrali e sembra fatto apposta per un’orchestra sinfonica. Trattandosi di un album speciale, con un adattamento orchestrale intriso di elementi rock e folk, non si sente la mancanza della sua voce carismatica, che proprio nel 1985 era in grave crisi, quasi ridotta a un filo.
La scelta dei brani riarrangiati per orchestra è azzeccata e regala anche qualche bella sorpresa. Tra tutti spicca soprattutto “Fly By Night”, uscita in origine sul primo album solista di Ian, il fallimento elettronico-rock “Walk into Light” (1983). In versione orchestrale è un pezzo completamente diverso e molto più ascoltabile rispetto all’originale elettronico. In realtà tutte le versioni riarrangiate vengono fuori molto bene. Come previsto, se la cava particolarmente bene lo strumentale barocco “Bourrée”, che è già di base musica classica, trattandosi dell’adattamento di un classico di Johann Sebastian Bach.
Azzeccatissima anche la scelta della malinconica “Elegy”, in origine strumentale di chiusura del “dimenticato” “Stormwatch” (1979), che è un omaggio più che appropriato all’ex bassista John Glascock, scomparso tragicamente, per il quale quell’album fu l’ultima collaborazione con la band. Tra gli arrangiamenti orchestrali di brani che non finiscono (più) nella scaletta dei concerti dei Tull spiccano “War Child” e l’ottimo medley “Teacher/Bungle in the Jungle/Rainbow Blues/Locomotive Breath”. Ian, del resto, si rifiuta con le unghie e con i denti di eseguire entrambi i grandi successi americani appena citati, perché gli sono sempre sembrati troppo commerciali per la sua idea del normale linguaggio musicale dei Tull.
“Too Old to Rock’n’Roll, Too Young to Die” è una scelta in qualche modo logica, visto che già l’omonimo album conteneva una valanga di arrangiamenti orchestrali di Palmer. Per il pubblico più ampio saranno senz’altro più interessanti gli arrangiamenti orchestrali dei loro classici più amati, soprattutto “Locomotive Breath”, basata sull’hard rock, e “Aqualung”, che insieme all’orchestra creano un’atmosfera completamente diversa, mentre “Thick As a Brick” e “Living in the Past” forse risultano addirittura le più convincenti tra tutte le versioni orchestrali dei classici dei Tull.
“A Classic Case” è un album pensato soprattutto per i grandi fan della band e per i collezionisti di ogni uscita di questi indistruttibili patriarchi del folk prog rock. Le versioni orchestrali di classici dei Tull di lunga data, sotto la bacchetta e la penna da arrangiatore di David Palmer, sono un vero balsamo per le orecchie. A causa dell’assenza della voce di Ian e delle ali tarpate della chitarra di Barre, l’album ovviamente non restituisce un’immagine fedele dei Jethro Tull, ma non è nemmeno questo il suo scopo, dato che si tratta di un esperimento divertentissimo di incontro con un’orchestra sinfonica, che è sempre un piacere ascoltare e non solo in occasioni speciali. Tra le uscite speciali pubblicate finora, per dire, è molto meglio dell’album natalizio del 2003 e del live del 2005 che contiene l’esecuzione integrale di “Aqualung”. Un “compagno” adatto a questo prodotto è il doppio live di Ian del 2005, uscito con un titolo molto eloquente: “Ian Anderson Plays the Orchestral Jehro Tull”.
Formazione
David Palmer – arrangiamenti orchestrali, direttore d’orchestra
– London Symphony Orchestra
MUSICISTI OSPITI:
Ian Anderson – flauto, voce
Martin Barre – chitarra elettrica
Dave Pegg – basso
Peter-John Vettese – tastiere
Dave Burgess – batteria
Produzione
David Palmer
Tracklist
1. Locomotive Breath (4:16)
2. Thick As A Brick (4:24)
3. Elegy (3:41)
4. Bourée (3:10)
5. Fly By Night (4:12)
6. Aqualung (6:22)
7. Too Old To Rock ‘n’ Roll; Too Young To Die (3:27)
8. Medley: Teacher/Bungle In The Jungle/ Rainbow Blues/Locomotive Breath (3:58)
9. Living In The Past (3:29)
10. War Child (4:56)