A Trick Of The Tail

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Genesis
Etichetta: Virgin Records
Uscita: year
Voto: 5/5

Il geniale Peter Gabriel lasciò la band dopo il tour del 1975, nel pieno del suo periodo creativo più straordinario. Per gli altri membri il futuro del gruppo, a quel punto, non sembrava per niente roseo, perché uno carismatico e creativo come Gabriel semplicemente non si poteva sostituire. Dopo audizioni andate a vuoto per trovare un nuovo cantante (tra cui si presentò anche un bel po’ di svitati di ogni risma, conciati con costumi strampalati, che cercavano senza successo di imitare le performance sceniche di Gabriel, ma non sapevano né cantare né suonare) il gruppo decise che il nuovo cantante sarebbe stato proprio il batterista Phil Collins, che in passato si era già messo in luce cantando le ballate “For Absent Friends” (Nursery Cryme, 1971) e “More Fool Me” (Selling England By The Pound, 1973), oltre che come corista principale.

Ai più, prima dell’uscita di questo album, sembrò una mossa parecchio rischiosa, quasi azzardata da parte del gruppo, visto che nel rock non capitava spesso che il cantante principale (e carismatico come Gabriel, per giunta) venisse sostituito dal batterista di sempre. Ma i Genesis fecero l’impossibile e “A Trick Of the Tail” è per molti versi addirittura il loro disco più maturo. Anche se se n’era andata una bella fetta della magica, a tratti cupa, misteriosa e romantica atmosfera vittoriana di Gabriel, insieme ai suoi vocalizzi e testi sarcastici (per non parlare delle sue esibizioni sul palco), la band guidata da Collins suonava in questo disco in qualche modo più spigliata e ottimista del solito. La voce di Collins, d’altra parte, in alcuni pezzi ricorda in modo curioso quella di Gabriel (per esempio “Squonk”, “Robbery, Assault and Battery”), mentre “Mad Man Moon” è una bella vetrina delle sue qualità vocali specifiche. Collins ha quindi superato ogni aspettativa, dimostrandosi la sostituzione più adatta che si potesse immaginare per Gabriel. Certo, non è mai riuscito a eguagliare il carisma vocale e scenico di Gabriel, ma sia in studio che sul palco si è imposto come cantante estremamente emotivo. Per il romanticismo e la mistica del disco, come al solito, hanno pensato soprattutto il tastierista Tony Banks e il chitarrista Steve Hackett. Proprio qui, tutti e due hanno regalato alcuni dei loro momenti migliori. L’armonia tra i due è davvero straordinaria e spesso i loro strumenti si fondono al punto che a volte è quasi difficile distinguerli. La sezione ritmica è più jazzata che mai, merito soprattutto di Collins che, nonostante il nuovo doppio ruolo, anche stavolta non risparmia il suo drumming dinamico. Rutherford, dal canto suo, suona il basso in modo fluido e creativo.

“Dance On the Volcano” è probabilmente una delle migliori opening track di tutto il rock progressivo. Il momento chiave per tutti i fan arriva esattamente dopo il primo minuto, quando entra la voce di Collins. Canta così bene che sembra quasi che Gabriel non avesse mai lasciato il gruppo. È anche l’unico pezzo in cui Collins canta con una vera rabbia, come sapeva fare Gabriel. Più avanti la sua voce sarebbe diventata più unica e molto diversa da quella di Gabriel, ma all’epoca fece di sicuro felice la maggior parte dei fan, che temevano come se la sarebbe cavata nel ruolo di cantante principale. I passaggi calmi e quelli drammatici si alternano di continuo e in tutto il brano c’è un numero incredibile di cambi di tempo. L’atmosfera è vicina a quel clima pastorale e misterioso che contraddistingue la maggior parte dei capolavori precedenti del gruppo. Anche stavolta non manca il dramma, condito come si deve da ritornelli melodici. Oltre a Collins, anche gli altri tre fanno miracoli. Banks gioca letteralmente con mellotron, organo e pianoforte, mentre il sempre creativo Hackett sforna riff fantasiosi come se piovessero. Spesso è difficile distinguere i contributi di Hackett e Banks sul disco, tanto si incastrano alla perfezione. Anche il drumming di Collins è magistrale. Nonostante il doppio ruolo da cantante, è addirittura migliorato.

“Entangled” ha una melodia centrale delicata, molto fragile, e un’atmosfera estremamente mistica, creata soprattutto da mellotron e splendide armonie vocali. Sono tra le migliori della storia del gruppo. Di mellotron ce n’è a profusione e tutti gli amanti di questo meraviglioso strumento andranno a nozze. Il maestro Banks sciorina infatti alcune delle parti più originali e mozzafiato mai sentite su questo strumento. Il fantastico accompagnamento acustico di Hackett, in totale sintonia con le tastiere di Banks, spacca letteralmente. Qui il gruppo ha mantenuto la sua anima progressiva e classica, aggiungendo qualche classico assolo acustico di Hackett e un ritornello di Collins estremamente melodioso, il tutto in un vero labirinto acustico.

Segue un passaggio diretto in “Squonk”. È uno dei migliori passaggi da un pezzo all’altro che mi sia mai capitato di sentire nel rock. Lo spirito di Gabriel qui rivive di nuovo, sia nella voce di Collins che nel testo. È uno dei pezzi più mistici a tempo medio.. C’è tutto quello che il cuore di ogni fan del gruppo può desiderare. I passaggi di tastiera di Banks, il classico riff di Hackett, il drumming dinamico di Collins, e potrei andare avanti. Un pezzo che lascia senza parole chiunque avesse bollato il gruppo come finito dopo l’addio di Gabriel.

“Mad Man Moon” è la tipica semi-ballata romantica di Banks. È costruita soprattutto sulle sue tastiere. All’inizio Banks fa crescere l’atmosfera al pianoforte, poi si concentra soprattutto sul mellotron e, con l’accompagnamento degli altri membri, dà vita a una composizione meravigliosa. Qui Collins per la prima volta mostra più chiaramente la differenza tra la sua voce e quella di Gabriel. Soprattutto nel ruolo di straordinario interprete di ballate. Una cosa che gli è sempre calzata a pennello.

“Robbery, Assault and Battery” è quella che ricorda di più certi grotteschi vocali di Gabriel (alla “Harold The Barrel”, “Get Em Out By Friday”, ecc.), soprattutto nel modo di cantare di Collins, qui perlopiù sarcastico e burlone e costruito su monologhi, cioè proprio ciò per cui era famoso Gabriel. Ha anche una linea ritmica buffa, ondeggiante. È di gran lunga il pezzo più spiritoso di un album dominato per lo più da epopee romantiche e (semi)ballate.

“Ripples” è una composizione di tutt’altro genere e forse addirittura il brano più bello che la band abbia mai creato nella sua storia, e di pezzi belli ce ne sono parecchi. Una melodia esoterica costruita sulla chitarra acustica di Hackett e sul mellotron di Banks, seguita da un ritornello splendido che non vi uscirà facilmente dalle orecchie. Segue una lunga parte strumentale che contiene uno dei migliori assoli di Banks, accompagnato da un Hackett eccellente. “Ripples” è davvero un pezzo magnifico e mostra nel modo migliore la qualità vocale di Collins come cantante di ballate, oltre a essere uno dei momenti più magici dell’album.

Nella title track, una delle composizioni meno tipiche per il gruppo, si avverte addirittura uno spirito “beatlesiano” (nelle armonie vocali) e un testo estremamente sarcastico, degno dello stesso Gabriel, su una creatura con corna e coda e sul suo sguardo sulle “creature” umane, che la braccano come un mostro dopo che per sbaglio è finita nel loro (nostro) mondo. Nella parte centrale il brano prende per un attimo perfino un ritmo pop “doo-wop”, cosa insolita per il gruppo. Senza dubbio una delle composizioni più semplici del gruppo, che non è il classico epico per cui la band è famosa, ma ha più in comune con il rock classico e persino con il pop. Ha anche un finale splendido, in cui i singoli strumenti si intrecciano tra loro.

Il disco, come ha un inizio splendido, ha anche uno dei migliori finali di un disco dei Genesis in assoluto, con “Los Endos”. Uno strumentale meraviglioso che nella prima parte ha un motivo orientaleggiante al mellotron e capolavori di batteria di Collins, soprattutto su piatti e altre percussioni. Nella seconda parte entra un riff hard rock di Hackett, seguito da un lungo assolo esoterico. Come da tradizione del gruppo, molti elementi dei brani precedenti, già sentiti all’inizio dell’album, riaffiorano verso la fine del pezzo, che poi sale di intensità verso l'”infinito”. Si risente perfino la voce di Collins che si allontana, e questo rende l’atmosfera ancora migliore. Durante il finale canta addirittura due versi della magnifica “Supper’s Ready” (Foxtrot, 1972) – “There’s an angel standing in the sun” e “Free to get back home”, che si possono leggere anche come un simbolico addio a Gabriel.

“A Trick Of the Tail” è uno dei migliori dischi della storia del gruppo, in cui, sorprendentemente, l’addio di Gabriel quasi non si sente. All’uscita l’album sconvolse sia la critica che i fan e fu un successo commerciale sia nel Regno Unito che nel resto del mondo. Dopo la partenza del loro principale visionario, i Genesis entrarono senza scossoni in una nuova fase e realizzarono un altro album splendido, in cui non mancano gli ottimi epici per cui il gruppo era così apprezzato nel periodo con Gabriel. La produzione cristallina è migliore che in tutti i dischi precedenti del gruppo. L’album è anche molto più un lavoro di gruppo di quanto fosse “The Lamb Lies Down On Broadway” (1974). È il primo disco dei Genesis in cui i membri si sono divisi i crediti di scrittura dei singoli brani. Lo si sente anche nella musica stessa, dove si avverte un’affiatamento straordinario tra i vari membri, ovvero i loro strumenti. La qualità dei singoli pezzi è estremamente costante: tutti sono eseguiti a un livello altissimo e allo stesso tempo sono completamente diversi l’uno dall’altro. Mentre le parti strumentali sono di nuovo di altissimo livello. Il gruppo ha mantenuto con successo il proprio suono originale e, dopo un predecessore molto complesso, ha fatto un album che è stato anche il più accessibile commercialmente dopo “Selling England By The Pound” (1973).

È davvero incredibile come Collins sia riuscito a unire il ruolo di cantante e batterista e a portare il gruppo avanti. Il gruppo non si è fatto troppi problemi con l’eredità di Gabriel ed è andato avanti, anche se “A Trick Of the Tail” è un album “classico” in cui lo spirito dell’ex cantante e visionario del gruppo è ancora in qualche modo presente. I Genesis hanno quindi tenuto il meglio di prima, aggiunto un bel po’ di cose nuove e sono entrati con grande successo nella fase successiva.

Formazione

Phil Collins – voce, batteria, percussioni
Steve Hackett – chitarra elettrica, chitarra a 12 corde
Mike Rutherford – basso, chitarra a 12 corde, pedali bass
Tony Banks – pianoforte, sintetizzatore, organo, mellotron, chitarra a 12 corde, cori

Produzione

David Hentschel e Genesis

Tracklist

1. Dance On A Volcano (5:53)
2. Entangled (6:28)
3. Squonk (6:27)
4. Mad Man Moon (7:35)
5. Robbery, Assault & Battery (6:15)
6. Ripples (8:03)
7. A Trick Of The Tail (4:34)
8. Los Endos (5:46)

Durata dell’album: 51:06

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