Abbuffata di grindcore alla Gromka (2012)

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Luogo: Metelkova, Gromka
Data del concerto: 07.04.2012
Numero di spettatori: 100
Prezzo del biglietto: 8,00€

Dopo il giovedì tutto pogo e cori punk, sabato al club Gromka ci aspettava una serata più tosta. Con un freddo cane e un tempo assurdo per starsene a bighellonare davanti ai locali, nelle viscere del posto si preparavano Vulvathrone, Psychofagist e Fuck the Facts. Il denominatore comune dei tre gruppi è la non convenzionalità. Per esprimere la loro diversità hanno scelto il grind core, che a giudicare dallo show è largo come l’orifizio anale di una pornostar dopo un’orgia di gruppo con dieci stalloni. Onestamente, io sono venuto soprattutto per vedere gli ultimi, i Fuck the Facts. Delle band spalla non mi ero preoccupato più di tanto prima del concerto. Errore mio. I Vulvathrone, comunque, probabilmente li conosce già ogni seguace un po’ più serio della scena. La vera sorpresa per me sono stati invece gli Psychofagist.

I Vulvathrone, probabilmente anche grazie ai chilometri di palco che si portano dietro, sanno creare un’atmosfera rilassatissima. Ci hanno messo del loro anche gli amici in mezzo al pubblico, tanto che a tratti mi sembrava di assistere a una prova allargata della band. Nonostante le cazzate continue, per fortuna l’esecuzione dei pezzi non ne risente. Probabilmente la miglior formazione grind di casa nostra suona tutti i brani in modo crudo e assassino. Durante il set al chitarrista è saltata una corda. Gli altri però non si sono lasciati smontare e sul palco hanno messo in piedi un numero »semi-stand-up« che ci ha intrattenuti, tra le scommesse su dove fosse andato il maestro (a cagare?), fino al ritorno sul palco del membro fondatore. Hanno avuto comunque tempo a sufficienza per sciorinare un repertorio ampio e io me ne sono andato in pausa soddisfatto.

Era davvero dura motivarsi ad ascoltare il gruppo successivo, perché le aspettative erano bassissime. Gli italiani Psychofagist hanno chiaramente un’idea tutta loro di musica. Suonano, boh… jazz grind progressivo? Con la differenza che di momenti grind ortodossi ce ne sono pochissimi, e saltano fuori quando meno te lo aspetti. La struttura dei pezzi oscilla così da passaggi jazz del tutto pacati, dove nell’accompagnamento della batteria spicca il tintinnio dei piatti, fino a esplosioni grind furiose. La voce gli Psychofagist la usano al minimo: in ogni brano ci sono solo poche linee vocali. La musica in sé è difficilissima da ascoltare, ma comunque abbastanza da tenere l’ascoltatore inchiodato sotto il palco. Se qualcuno mi avesse fotografato lì davanti durante il concerto, avrei avuto un’espressione tale che mi avrebbero spedito subito in una scuola per persone con bisogni speciali. Se vuoi sapere com’è il tutto, clicca qui. Un video vale più di mille parole.

Dopo le dure prove intellettuali a cui erano condannati i miei due emisferi cerebrali, dopo l’esibizione degli italiani sono saliti sul palco i canadesi Fuck the Facts. In carriera la band ha già pubblicato otto album completi. Nella loro discografia c’è poi un piccolo mare di »split« (»uscite condivise«, di solito con due gruppi, al massimo tre) ed EP. Comunque abbastanza perché il pubblico si aspetti un set sicuro di sé. E l’abbiamo avuto. Sul palco il gruppo ha due chitarre che evocano l’atmosfera di un temporale con tanto di tuoni. Ed è così che è cominciato il concerto! Sulle note dell’inno slovacco »Za Tatrami se bliska«. E il temporale ha raggiunto in fretta la sala. Le due voci che usano i Fuck The Fact hanno potenziato ulteriormente l’atmosfera convincente. Oltre al bassista, al microfono c’è anche una ragazza dalle dimensioni da hobbit e con una combo infernale di corde vocali e apparato respiratorio. La musica della band è un conglomerato di noise, un po’ di generi core e ovviamente grind. In pezzi brevi e »sparati a mille« trovano abbastanza spazio per infilare momenti »groove« che costringono il pubblico – almeno quello senza pregiudizi – a dondolare. Una chiusura di serata di altissima qualità, insomma.

Stavolta sulla qualità del suono non mi dilungo. Alla Gromka è sempre più o meno su un livello soddisfacente, il che significa che va bene per i generi che di solito passano sul palco di questo club. Alla pioggia abbiamo fatto marameo con il casino in sala, ma poi, almeno alla maggior parte di noi, si è ripresentata sulla strada di casa. Fuck the Facts, Fuck the Rain!

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