Aerobat
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Audio Construction Lab
Etichetta: Audio Construction Lab
Uscita: 2018
Durata: 34:09
Voto: 4/5
Se c’è una formazione al mondo che incarna il vero concetto di indipendenza, quella è il duo Audio Construction Lab. Un progetto attivo dal 2014 che ha già in tasca, tieniti forte, sette album in studio. L’ultimo, »Aerobat«, è uscito proprio adesso.
Il succo dell’»indipendenza« è che sei padrone di te stesso e che riesci a difendere le tue azioni e la tua essenza. In questo caso devi quindi essere un mago del »D.I.Y.«. Fai tutto da solo. Non solo scrivi la musica: la registri, la produci e alla fine ti vendi pure il prodotto da solo. Niente distribuzioni, niente etichette e niente di tutti quegli »autoproclamati custodi dell’arte musicale« che ti si attaccano addosso come sanguisughe. Quella che in fondo dovrebbe essere la sana logica di ogni band. Che siano tutte piccole imprese autonome, ma questo è già un ragionamento fin troppo romantico e, per molti, ben inseriti nell’implacabile macchina del business musical-corporativo, perfino »blasfemo«. La particolarità di questo gruppo è anche che metà dei ricavi dalla vendita della sua musica va in beneficenza, il che fa dei suoi membri Dan ed Eric dei Robin Hood dei nuovi tempi.
Comunque sia, Audio Construction Lab, formazione rappresentata da Dan Levine e dal suo compare Eric, di Boston (Massachusetts), non conosce né riconosce ostacoli artistici. Nella loro musica trovi di tutto: dal metal al jazz, dal progressive rock al prog metal, dal funk alla world music, e c’è un sacco di roba sofisticata e quasi meditativa. E quando Dan si attacca al microfono, riesce a trascinare tutto fin dentro le sfere dell’alternative rock. Praticamente non c’è genere che non venga tirato in ballo. Visto il carattere spontaneo di tutti i pezzi, il cui sviluppo non riesci a prevedere nemmeno un secondo prima, e visto che la registrazione ha catturato un’immagine cruda e live di una produzione da »cameretta«, l’album suona davvero il più rudimentale possibile. Non si piega a nessuno standard e non avvolge le sue mosse artistiche nel »cellophane da studio«. Insomma, più genuino di quello che senti su »Aerobat« non si può. E vale per tutta la serie di uscite in studio del gruppo finora.
Gli album di questa formazione sono diversi l’uno dall’altro nel messaggio e, anche se Dan ed Eric ci hanno scaricato addosso salve di raffiche di idee, anche »Aerobat« dimostra che la carica creativa ed espressiva non manca nemmeno sul nuovo disco. L’album raggiunge una grande varietà di idee e quindi un flusso molto dinamico. Nonostante gli Audio Construciton Lab vengano spesso accostati all’aggettivo »progressivo«, la loro musica resta sempre estremamente ascoltabile. Sono infatti esponenti della vecchia scuola, che non si possono paragonare alla nuova ondata progressive, dove la maggior parte delle direttive artistiche punta a raggiungere l’estremo di velocità e rumore in una sfrenata complessità tecnico-strumentale. A differenza del precedente »Allegory« (2017), il nuovo album è quasi interamente strumentale. L’eccezione è la cover del famoso hit True Faith (l’originale appartiene all’attrazione new wave synth art pop New Order), con frasi di chitarra buttate lì con noncuranza e il canto punk di Dan, che a volte manca perfino la linea vocale giusta. In realtà Audo Construction Lab non hanno corretto nulla sull’album. Hanno lasciato i pezzi com’erano al primo tentativo.
I pezzi sono percorsi da fraseggi metal sostenuti da interessanti tempi ritmici che non minano mai la fluidità dei brani. In un solo pezzo i generi possono alternarsi in modo pittoresco, e i passaggi dall’uno all’altro sono estremamente morbidi e compatibili. Il brano Trumped, evidente allegoria del »diavoletto dei nostri tempi al di là dell’oceano«, unisce con grande abilità jazz e metal progressivo, e andando avanti nel disco ci imbattiamo in Panda, dove non è difficile cogliere un’azzeccata combinazione di world music e metal.
Sulla copertina dell’album è raffigurato il panda rosso (Allurus fulgens), un mammifero erbivoro in via di estinzione dell’ordine dei carnivori (cioè un carnivoro che mangia solo vegetali). La specie è notturna e sta scomparendo, perché a causa dell’ingordigia umana perde il suo habitat, che si estende in gran parte sul territorio della Cina (da cui non stupisce che la specie si stia estinguendo). Così il brano Panda porta sul disco lo scontro tra il melos tradizionale cinese e il prog metal. Dan sfrutta con abilità anche campionamenti e programmazione lungo tutto l’album.
Con gli Audio Construction Lab non hai mai la sensazione che Dan ed Eric siano appesantiti da stimoli negativi del mondo esterno quando si tratta di fare musica, anche se sono informatissimi sulla situazione mondiale . Gli stimoli negativi li sanno ribaltare alla grande in presa in giro e avvolgerli in humour nero. Le loro creazioni hanno sempre un tocco di sfottò lucidamente pungente e di malizia . In fondo »Aerobat« è un album che, col suo modesto minimalismo sonoro, il suo sviluppo spontaneo e le sue mosse artistiche inaspettate, sorprende e diverte, anche se, quando si parla di accessibilità musicale in ambito progressivo, si tratta di un approccio musicale estremamente conciliante.
Puoi ascoltare l’album “Aerobat” QUI!
Formazione
Dan Levine – batteria, basso, programmazione
Eric – chitarra
Produzione
Dan Levine
Tracklist
1. Twit Terror (4:08)
2. Trumped (3:58)
3. True Faith (5:09)
4. The Dead Can Speak (2:16)
5. Panda (2:45)
6. Loitering Spy Ship (3:02)
7. Fore (2:27)
8. Don on the Button (4:22)
9. Commute (2:37)
10. Aerobat (3:24)