Against All Odds
Artista: Lizards, The
Etichetta: Hyperspace Records
Uscita: 2006
Voto: 5/5
Qualcuno di voi ha nostalgia degli anni Settanta? “Against All Odds” è il nuovo mostro dei riff. Un megalomane del riff! Retro seventies !?!? Niente di strano, visto che naviga controvento, contro tutti i venti del “mainstream”. Perché ascolto questo disco senza sosta dall’agosto scorso e sono in ritardo con la recensione? Perché, anche se me lo sparassi per un altro anno, farei fatica a mettere nero su bianco tutto questo in modo più chiaro. Come mai? Ci sono dischi che sono solo dischi e dischi che portano davanti alla parola “disco” quell’aggettivo lì: “eterno”!
Si tratta del perfetto upgrade di “Cold Blooded Kings”. In chiave progressive. Di conseguenza i pezzi si dilatano, tra “jam” di prima categoria e cambi di tempo improvvisi, e regalano al disco una qualità di prodotto dall’altissima dinamica! I brani li prenderemo uno per uno, perché sono storie diverse e compiute dentro un’unica grande storia.
1.) I’m No Good può vantare l’istintività dell’erotismo eruttivo alla Zeppelin. Ovviamente si parla di donne. Che riff amaro alla chitarra, e che dolce, il dolore! Dritto al cuore della questione, senza giri di parole!
2.) Segue un racconto tutto di un’altra pasta: Can’t Fool Myself! Immaginate You Fool No One dei Deep Purple suonata con la ruvidezza originale dei Grand Funk Railroad. Ritmo funky spinto, contrasto pazzesco tra la voce e la linea di basso “ingroovata”, ogni tanto Klein che sbrocca con i riff alla Zeppelin, poi entra il cowbell di Bobby Rondinelli. Puro “heavy funk drive”, nudo e crudo! Il pezzo è avvolto nella calda coperta dell’organo Hammond. Un classico pulsare da “seventies hard rock” con l’intelletto di un tocco progressive. Il brano più progressive del disco e di sicuro uno degli apici dell’album! Nel ritmo e nell’atmosfera ha anche rimandi al primo Carlos Santana. Magia! Ti toglie il fiato soprattutto l’atmosfera, che cresce spontanea e gradualmente lungo tutto il pezzo, spinta ancora più in alto da un collage strumentale di altissimo livello, frutto della collaborazione, davvero sentita e vissuta fino in fondo, del quartetto. L’atmosfera ricorda il moto ondoso del mare più in tempesta!
3.) On A Wire è una gita nei paradisi del funk rock bluesy di Trapeze o Free. Fate attenzione al duetto del ritornello. Come cresce la voce, in un attimo. Qui ci sono DiMeo e nessun altro se non l’illustrissimo Glenn Hughes in duetto!
4.) Il jam strumentale funky Planck Time, con l’armonica a bocca al centro della scena, è un ottimo cambio d’atmosfera e mette in luce il lato spiritoso della band!
5.) Dopo arriva la spaventosa ballata tinta di nero Ariel, aperta dal suono sinistro e inquietante del clavicembalo, e anche quando alla fine entrano le armonie vocali di DiMeo, quelle sensazioni agghiaccianti non mollano proprio. Un’ottima costruzione della tensione, una specie di serie di preludi!
6.) Da qui si passa con maestria a My Dark Angel. Ora il contrasto lo crea l’esplosiva linea “alla Bonzo” di Rondinelli, ravvivata dal basso funky, mentre sull’altro fronte sono gli arrangiamenti orchestrali a costruire gran parte dell’atmosfera e delle melodie. In questo pezzo DiMeo conferma semplicemente perché, in un genere come quello dei The Lizards, sia semplicemente il più forte. Il suo approccio, per energia, esecuzione e produzione, è semplicemente senza paragoni, con quello che fa con i Riot. È il momento più malinconico del disco e, sotto molti aspetti, anche il più emotivo. Gli arrangiamenti d’archi a metà strada virgolettano un motivo “alla Zepp – Kashmir”, in cui si riversa un nuovo assolo di chitarra folle di Klein. L’oscuro erotismo dei Zeppelin? Sì. Il paragone ideale!
7.) Bad Luck Is Come To Town è una nuova favola funkoide, atmosfericamente la più vicina a On A Wire.
8.) Segue un altro dei momenti magici del disco, quelli che per musicisti esperti come The Lizards sono semplicemente fatti su misura. È la ballata Revelation No. 9., che poggia sulle linee del piano. Senza zucchero e decisamente matura! Tornano arrangiamenti di violini in contrasto che calzano a pennello! Qui qualche idea l’ha portata di sicuro lo stesso Glenn Hughes, visto che anche il suo ultimo disco in studio, “Music For The Divine” (2006), è condito di orchestrazioni simili. Hughes alza l’atmosfera del brano con le sue magie soul, poi arriva una nuova esplosione elettrica con l’assolo di Klein e un salto di dinamica inatteso, ma tutto gira in perfetta armonia e non potrebbe stare insieme meglio. I veri amanti dei Settanta lo sanno già: vi verranno i brividi lungo tutto il corpo ogni volta che questo pezzo girerà nelle vostre cuffie.
9.) Deviazione funky R & B con Take The Fall: si sente di nuovo il contributo delle idee di Glenn, soprattutto nel ritornello. Una fusione di funk con elementi di heavy metal e hard rock sotto la bacchetta rovente della passione! La parte strumentale è di nuovo qualcosa di speciale! Fate attenzione alla finezza della prima parte strumentale, con l’assolo di chitarra fatto passare attraverso un “sustain” dal suono sottilissimo, collocato in profondità nello sfondo della produzione, mentre in primo piano una delicata melodia di piano inonda il pezzo. Poi un’improvvisa esplosione di crudi tagli di chitarra vestiti di Hammond! Sì, signore e signori, è così che si fa dai The Lizards!
10.) Una storia a parte è Up The Stairs, stilisticamente la più vicina alle linee “disco funk” dei Settanta. Il pezzo l’ha scritto Randy Pratt già negli anni Ottanta. Pratt ha il funk nell’anima!
11.) E non è finita!!! Ed ecco Eleven – la numero undici! Con arrangiamenti di violini “alla Barry White” in pieno stile “seventies disco”! Un brano a tempo medio che, da maestro, scarica il voltaggio carico dell’album, quello che l’atmosfera ha raggiunto fin qui!
12.) The Arrival Of Lyla, invece, è impostata per la chiusura su una linea “maggiore” e ha un pizzico del fascino dei Cheap Trick.
Il tutto, “in breve”. Questo è semplicemente un disco che puoi ascoltare all’infinito e che ti ripaga a ogni singolo ascolto. È pieno di emozioni, erotismo, passione, struggimento. Ovviamente i testi girano attorno alle donne! Quindi un disco per tutti noi che soffriamo/soffriamo d’amore, per consolarci attraverso la rabbia del lutto su “Against All Odds”. Un album che unisce in modo unico una solida componente di riff, la finezza di atmosfere pittoresche (senza dimenticare il soul di Glenn Hughes) e che viene potenziato dall’imprevedibilità di cambi di motivo dinamici inattesi. Al tempo stesso ci sono le migliori prestazioni vocali di Mike DiMeo, e al tempo stesso ti toglie il fiato il suo contributo nella perfezione degli arrangiamenti di tastiere. Il disco ha da cima a fondo il tocco più sincero di spontaneità. Tutto è incastrato in modo tale che meglio non si poteva. È una classica lezione di hard rock anni Settanta. Sembra che The Lizards abbiano fatto un giro con la macchina del tempo e abbraccino nel modo più elegante i grandi giorni del lontano passato del rock. “Against All Odds” è il disco più progressive della band finora, in senso sperimentale, cioè per grado di libertà esplorativa, che è indefinibile (e in un certo senso perciò illimitato). The Lizards pongono una nuova pietra miliare evolutiva nell’immagine musicale complessiva della band, così come nell’immagine del suo spirito, e lo fanno con qualche passo di qualità in avanti. Il volto primordiale di “Cold Blooded Kings” è ora potenziato da un fascino avventuroso e progressive dell’ormai lontano 1974! L’album hard rock (s)esplosivo dell’anno! Un altro, per favore!
Formazione
Mike Di Meo – voce, tastiere
Patrick Klein – chitarra
Randy Pratt – basso, armonica
Bobby Rondinelli – batteria
MUSICISTA OSPITE:
Glenn “Big Poppa” “The Voice Of Rock” Hughes – voce (brani n. #3, #8, #9 e #10)
Produzione
Patrick Klein & Randy Pratt
Tracklist
1. I’m No Good
2. Can’t Fool Myself
3. On a Wire
4. Planck Time
5. Ariel
6. My Dark Angel
7. Bad Luck Is Come to Town
8. Revelation No. 9
9. Take the Fall
10. Up the Stairs
11. Eleven
12. The Arrival of Lyla
Durata dell’album: 67.11