Alain, I’m Sorry

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Nikki Louder
Etichetta: ZARŠ Records
Uscita: 2009
Voto: 3/5

Ultimamente l’etichetta Radio Študent ci sta bombardando di brutto con proiettili alternativi che arrivano da venti musicali di ogni tipo. Tutti i progetti hanno però un punto in comune: una particolarità, una diversità, quasi una stranezza, con band che vagano più o meno consapevolmente il più lontano possibile dai territori amici delle orecchie e preferiscono crivellarci con i loro impulsi alternativi. Non fanno eccezione i Nikki Louder, che con Alain, I’m Sorry hanno sfornato il loro primo album in studio “a durata piena”. Proprio come il pilota da cui prendono il nome, questi ragazzi sono soprattutto rumorosi, e se volessi essere un po’ sgarbato direi che, sempre come lui, da più di un punto di vista vanno anche a fuoco.

Dal punto di vista del genere, i Nikki Louder si possono infilare nella casella grunge/noise rock. Si sentono le influenze dei padrini del grunge tipo Pearl Jam, soprattutto nelle melodie vocali. In realtà potremmo dire che stanno a metà strada tra il grunge e il rumore puro, con un uso della distorsione fin troppo in primo piano. Che può nascondere più di un limite della band: la mancanza di idee utilizzabili, la mancanza di basi musicali, oppure semplicemente a questi ragazzi piace fare casino e si divertono a sperimentare con suoni fastidiosi. Scoregge e botti alternativi: tutto bello e giusto, ma ogni cosa ha un suo limite, che c’è chi proprio non riesce a vedere (è successo a nomi molto più illustri dei Nikki Louder, pure a Frank Zappa).

Quando i ragazzi si affidano a soluzioni musicali un po’ più canoniche, il tutto risulta addirittura solido. Anche qui la scarsità di elementi melodici di base è evidente, ma il loro menare primordiale ha un certo fascino, perché ti convincono che tutto questo viene davvero dalle loro viscere e che è la loro espressione artistica. Vale soprattutto per il cantante, che ha uno stile tutto suo, che difficilmente chiameresti canto ma che è senza dubbio interessante, e i suoi ululati ti tolgono il sonno per un bel pezzo.

A evitare che la situazione sia del tutto nera ci pensano i testi. Dal punto di vista lirico i Nikki Louder sono, almeno per me, uno dei vertici della scena musicale slovena che punta sui testi in inglese. Raccontano sia le battaglie interiori delle persone sia i fattori esterni. Come se non bastassero i guai con i nostri demoni, ci toccano pure le forze esterne che continuano a complicarci la vita. Con questo aspetto si riscattano almeno un po’ dalla doppiezza di una musica che finisce troppo spesso nel territorio dell’astratto.

Alla fine si scopre che i Nikki Louder portano degnamente il loro nome. Rumorosi lo sono senza dubbio. Proprio come una gara di formula 1, sanno essere sonoramente un bel supplizio, ma a livello di contenuti ogni tanto sono così sinceri che la fatica dell’ascolto in qualche misura si ripaga. Alain, I’m Sorry non passerà alla storia come l’apice del noise rock/grunge o di qualunque cosa i Nikki Louder vogliano essere, però è un buon trampolino di lancio per una giovane band che sta ancora cercando il proprio apice creativo. Avanti verso nuove vittorie!

autore: Rok Podgrajšek

Formazione

Blaž Sever – chitarra, voce
Peter Cerar – basso, tastiere
Luka Cerar – batteria

Produzione

Nikki Louder

Tracklist

1. Bond addict
2. This town is a wolf
3. A minnow in the web
4. Honey, Im OK
5. The air around
6. No disko (for you, silly dancers)
7. Mirrors, mirrors
8. Sweet are the girls in Beijing
9. Charity, people!
10. She rides the cows
11. Mermaids

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