All In Good Time
Artista: Barenaked Ladies
Etichetta: EMI Records
Uscita: 2010
Durata: 50.08
Voto: 3/5
I Barenaked Ladies sono una storia di successo tutta canadese! Gli indie rocker tirano fuori il nuovo album All In Good Time”, senza il membro fondatore Steven Page! Come, scusa? Eh sì, proprio così! Come sempre, anche stavolta ci servono un mazzetto di canzoncine dalle curve beatlesiane, con un impatto chitarristico ben contrastato, e di fatto ripercorrono le note degli album in studio passati, quelli che in Canada e negli USA gli hanno portato un successo enorme. Stavolta però l’assenza di Page gli gioca un po’ contro: con la sua uscita si è spezzato il legame che teneva insieme il nucleo creativo e propulsivo della band, cioè l’asse del duo fondatore Ed Robertson – Steven Page. I Barenaked Ladies, da sempre apprezzati per quel senso dell’umorismo sofisticato e mai invadente, e per la presa in giro con cui condivano un impianto delle canzoni di per sé banale, con il nuovo album restano questa volta all’ombra dell’energia dei lavori passati. “All In Good Time” è più un manifesto di lutto per il Page scappato che non la prova che la band abbia incassato a testa alta la sua partenza e l’abbia superata, e che possa proseguire il cammino musicale senza di lui.
I Barenaked Ladies non hanno nemmeno provato a cercare un nuovo membro per il posto di cantante dopo l’addio di Page. Le parti vocali che non canta Robertson se le sono spartite gli altri membri. Si è visto che nessuno raggiunge il carisma dell’approccio di Page.
Anche stavolta i Barenaked Ladies restano prudentissimi. Stanno attenti a non superare il limite oltre il quale la massa li prenderebbe per dei ragazzacci che si divertono a fare gli “spinele” ai nobili “verhi” e a scoreggiare a voce alta durante i pasti seduti tutti insieme a tavola. I pezzi, o meglio i pezzettini, grattano dolcemente le orecchie, senza irritanti escursioni rock che possano minimamente puntare a scuotere o a far perdere il controllo a un’identità sonora della band ormai decisa e definita da tempo.
L’album si apre con la lacrimosa You Run Away, che a sorpresa, in modo quasi infantile, spiazza con un pathos alla R.E.M., di cui sono responsabili la melodia dei versi e la voce di Ed Robertson. Un approccio che avvicina la band all’energia delle ballad di moda alla Coldplay e allontana la sensazione di avere davanti un gruppo con una magia e un’essenza inconfondibili. Per fortuna subito dopo rimedia ai peccati l’ottima Summertime, dal rock bello affilato, con il marchio di fabbrica di sempre: motivi portanti ben costruiti e melodicamente rifiniti. E poi però la pacata Another Heartbreak riporta l’album al punto di partenza (all’apertura). Ed è questa la cifra del disco: oscilla tra caldo e freddo. Quindi è tiepido. Ed è proprio qui che si sente l’assenza di Steven Page. Senza di lui i Barenaked Ladies diventano troppo simili a un’infinità di altre band indie rock. La cabarettistica “inciampante” Four Seconds prova ancora una volta a riportare la combinazione di banalità rock mascherata da una patina di autentica voglia di cazzeggio, ma non arriva alla altezza di ciò che evoca un vecchio brano della band come The Old Apartment.
Nonostante la sensazione che con “All In Good Time” la band al momento fatichi a trovare la direzione giusta senza Steven Page, l’album vanta comunque il livello di arrangiamenti che ci si aspetta. On The Lookout o Every Subway Car dimostrano che al quartetto non è ancora passata la voglia di creare ganci rock seducenti, pensati per le orecchie dei più (leggi: i meno esigenti). In entrambe c’è sempre quel filo compositivo che sa di retrò, sulla scia della scuola dei The Beatles.
Per il resto, non si può dire nulla contro la produzione piena e compatta, che genera un ottimo gioco di sfumature nei colori naturali dei collage sonori. Il problema è solo che, nonostante tutto l’impegno della band, resta il retrogusto che con Page tutto sarebbe stato molto più convincente e autentico nel cercare l’energia dei lavori passati. Ostinarsi a restare sulla stessa strada senza Page ha quindi mostrato dove i Barenaked Ladies possono essere vulnerabili. Il “Cheap Trick dell’indie rock” stavolta balla sulle note più morbide di un pedigree di natura cazzara. L’impressione che dà l’album è che i Barenaked Ladies abbiano perso la bussola e che Page sia sempre stato quello che soffiava nella musica il marchio di sincerità e l’essenza artistica ben riconoscibile della band. Stavolta quest’essenza è leggermente appannata, ma non del tutto negata. L’album è di qualità e vale la pena di essere provato da tutti i veri fan dell’indie rock, ma fa fatica a reggere il confronto con la figura e l’opera passata della band. Vedremo cosa porterà il futuro. Tornerà Page, i Barenaked Ladies smetteranno di brancolare nel buio e troveranno la vera via d’uscita dal labirinto, oppure con i prossimi dischi diventeranno sempre più simili alle altre band alternative rock che cerca e ama MTV? Lamentarsi non fa proprio parte del sentimento della band!
Formazione
Ed Robertson – voce, chitarra, basso, percussioni, batteria, sintetizzatore, cori
Kevin Hearn – voce, piano, sintetizzatore, chitarra, mandolino, banjo, armonica, cori
Jim Creeggan – voce, basso, chitarra, violoncello, piano, arrangiamenti per archi, cori
Tyler Stewart – batteria, percussioni, cori
Produzione
Michael Phillip Wojewoda
Tracklist
1. You Run Away (4:22)
2. Summertime (3:51)
3. Another Heartbreak (3:23)
4. Four Seconds (2:44)
5. On The Lookout (3:31)
6. Ordinary (4:09)
7. I Have Learned (3:06)
8. Every Subway Car (3:49)
9. Jerome (3:22)
10. How Long (3:39)
11. Golden Boy (3:13)
12. I Saw It (3:50)
13. The Love We’re In (2:42)
14. Watching The Northern Lights (4:27)
50:08