Alliance: Fire And Grace

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Etichetta: Escape Music Ltd.
Data di uscita: 14.06.2019
Produzione: Robert Berry
Durata dell’album: 54.24 min
Genere: AOR / Hard Rock
Voto: 8.5 / 10


Gli Alliance sono una band che probabilmente conoscono solo quelli che sono davvero fissati con l’AOR e il rock melodico e li vanno a scavare da sempre fin nei minimi dettagli.  Il gruppo è composto da vecchie volpi del rock’n’roll e, anche se questi tizi, nelle loro carriere rumorose e creativamente ricche, sotto il nome Alliance hanno pubblicato pochissimi album, tutto il materiale uscito può vantare due superlativi: qualità eccezionale e perfezione compositiva.

Il retroscena di tutta la storia della band è divertente per come i suoi membri abbiano faticato a trovare la giusta congiunzione astrale per far partire il progetto. Due membri di questa attuale versione «Fire and Grace», cioè del nuovo trio, David Lauser e Gary Pihl, arrivavano dalla band di Sammy Hagar, dopo che nel 1985 Hagar aveva sciolto il gruppo per unirsi ai Van Halen. Gli Alliance erano già in fasce alla fine degli anni Ottanta e quando sembrava che la formazione potesse mettersi finalmente al lavoro sul serio, il cantante, compositore, produttore e bassista Robert Berry è volato a Londra, dopo una chiamata di Steve Howe, per unirsi ai GTR. Poco dopo, anche Gary Pihl è stato chiamato da Tom Scholz, che lo ha convinto a passare ai Boston. Comunque sia, la faccenda è andata un po’ per le lunghe e Berry, nel frattempo, con Keith Emerson e Carl Palmer ha registrato e pubblicato anche l’album «3». Poi, nel 1993, con l’ingresso del tastierista Alan Fitzgerald (che negli anni Settanta aveva suonato per un breve periodo anche con Hagar, ma che in realtà arrivava agli Alliance dai Night Ranger), la macchina si è finalmente messa in moto.

«Fire And Grace» è il sesto album in studio e arriva dopo «Road To Heaven», ben 12 anni dopo, volati via in un lampo. Nella squadra non c’è più Alan Fitzgerald e gli Alliance hanno pubblicato il disco come trio, con Berry che si è occupato delle tastiere. È questa la principale novità del nuovo album. Le tastiere sono un filo meno in primo piano e nel sound dominano le chitarre (la band rinforza il suono anche con l’aggiunta di parti acustiche), mentre le maniere di produzione hanno in pratica mantenuto il carattere dei dischi passati. Berry, come compositore principale, ha di nuovo sfornato una vagonata di pezzi rifinitissimi, che bussano al cuore dei nostalgici dei tempi classici, quando l’arena rock e l’AOR nascente prendevano il vento in poppa, più o meno a metà degli anni Settanta, quando il punk, come un virus, stava spazzando via i dinosauri del prog rock e i «fuggiaschi» prog sopravvissuti, attraverso trasformazioni stilistiche e sonore, hanno dato un enorme contributo allo sviluppo del genere AOR. Insomma, quello che in qualche modo incarna «Fire And Grace» è una riuscita fotografia delle vibrazioni dei vecchi tempi,  da REO Speedwagon, Boston, Journey, Kansas, Styx.  Ma c’è una cosa interessante. Tutti e tre i membri degli Alliance di oggi sono cresciuti a pane e blues e sono rimasti folgorati dagli eroi della chitarra come Clapton e Page e, anche se le composizioni sono dosate con una quantità palpabile di pompa e di ritornelli contagiosi, l’album si porta dentro un feeling rhythm and blues interiorizzato, e anche una traccia southern rock ben riconoscibile, un «tiro» asciutto e compatto, il che non sorprende, visto che Pihl e Lauser, a suo tempo, hanno fatto parte della band di Hagar.

Vibrazioni positive, ottimismo. Per i tempi che corrono suona stranissimo, eppure è così. L’album ti prende fin dall’inizio (Don’t Stop the Wheel Turning, Good Life). Insomma, la band sa esattamente come deve stare in piedi un pezzo per accendersi pieno e compatto. Si sente però, rispetto ai tempi passati e ai dischi precedenti, che stavolta sul piano sonoro prende più spazio l’ammiccamento alla retorica interiorizzata del blues, e anche del southern rock, il che significa che il nuovo album non è così purosangue AOR come l’etica di fondo dei lavori passati degli Alliance, ma questo non ne riduce affatto il fascino .

Una cosa è chiara. Un album come «Fire and Grace» può farlo solo una generazione di vecchie volpi come questa ed è la conferma che gli Alliance restano attraenti anche oggi, per tutti quelli che il revival della nuova generazione non convince né attira in nessun modo.  È interessante come questa band, che sarebbe quasi più corretto definire un progetto occasionale, sia stata più volte completamente messa su un binario morto.  Così registriamo tre ere creative. La prima arriva alla seconda metà degli anni Novanta, la seconda al 2007 e al 2008, quando uscirono due album, e con «Fire And Grace» siamo arrivati anche alla terza era. Il problema è solo che tra un’era e l’altra ci sono pause di dieci anni e più.

Sull’ottima chimica che lega la capacità espressiva di questi tre musicisti non c’è bisogno di dilungarsi. Fitzgerald a volte manca, ma la baracca comunque «tira» ancora. La musica ti afferra all’istante. In tutto ciò che offre, e lo fa in abbondanza, per ben 54 minuti. Tutti voi che conoscete la band e, grazie all’ottima discografia passata, l’avete fatta vostra, non sbaglierete di molto nemmeno con il nuovo album degli Alliance. Esperienza, know-how, mestiere, pelle dura e dodici lunghi anni passati ad accumulare idee e soluzioni compositive di polso. Tutto questo, insomma, è tornato a incastrarsi al posto giusto.

autore: Aleš Podbrežnik


Tracklist:
1. Don’t Stop The Wheel Turning
2. Good Life
3. Uncertain
4. I’ll Have Some Of That
5. Fire And Grace
6. Raise Your Glass
7. Time 8. Real Thing
9. Reason To Walk Away
10. Fast Forward To Last Night
11. Change Of Heart
12. The Same
13. You Are The Heroes

Formazione:
Robert Berry – voce, basso, tastiere
Gary Pihl – chitarra
David Lauser – batteria


Alliance – Raise Your Glass (lyric video ufficiale)
Alliance – Uncertain (lyric video ufficiale)
Alliance – “Fire And Grace” (copertina dell’album)
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