Amorphis – i mille volti della perfezione (2010)

0 11

Autore: Sandi Sadar Šoba

Luogo: Cvetličarna VPK, Lubiana
Data dell’intervista: 20.11.2010

Amorphis: informe, un’idea musicale inafferrabile e sfuggente, o semplicemente un nome che da due decenni porta con costanza un sound granitico, e che accanto a un metal sempre più rifinito e progressivo ci regala anche uno squarcio sulla tradizione finlandese e sull’interpretazione del poema epico Kalevala? Proprio questo nascere continuo di qualcosa di nuovo e fresco, questo guardare indietro ai tempi in cui per il mondo camminavano uomini coraggiosi ed eroi, in cui si gettavano le fondamenta della cultura e nella terra natia del freddo paese dei mille laghi affondavano radici sempre più profonde, può essere il punto di partenza giusto. Per l’ascoltatore o il lettore profano che non è ancora riuscito a farsi entrare nell’anima le loro melodie cantabili, e che in ben vent’anni è riuscito ad ascoltare e a ignorare un nome senza il quale la scena scandinava non sarebbe quella che è, questa può essere l’occasione per conoscere e approfondire la materia Amorphis. Stavolta i veterani e maestri dei suoni morbidi e delle melodie dure sono arrivati in Slovenia insieme ai connazionali stoner Ghost Brigade e agli anticonformisti di Gerusalemme Orphaned Land. Prima del concerto abbiamo attirato davanti al microfono il vecchio e il nuovo asse dell’attuale formazione: il membro fondatore e custode della tradizione, il chitarrista Esa Holopainen, e il carismatico cantante dai lunghi capelli e dalle treccine, Tomi Joutsen, da cinque anni centro indispensabile dell’attenzione sul palco. I camerini nascosti nelle viscere della Cvetličarna di Lubiana erano carichi di attesa e dello spettacolo grandioso che gli Amorphis avevano in mente di offrire ai fan sloveni. Nel calore del backstage si ultimavano gli ultimi preparativi prima della conquista, pedante e curata fino all’ossessione, del palco e dei cuori del pubblico. Nonostante l’agenda fitta fitta, il tempo per un’ultima chiacchierata con i media e per sollevare qualche velo sul mistero c’era giusto giusto.

Questa è la vostra seconda visita in Slovenia: il primo battesimo del fuoco davanti al pubblico sloveno lo avete già superato con successo tempo fa, al confine tra Slovenia e Italia, alla Mostovna. Allora facciamo un salto indietro proprio a quel primo contatto con il pubblico di qui. Che ricordi avete di quel concerto?

Esa Holopainen: In realtà di quel nostro show in Slovenia ci ricordiamo ben poco, è passato un mare di tempo, credo fosse intorno al 2000. Mi ricordo però che l’accoglienza del pubblico è stata pazzesca. Anche qui abbiamo parecchi fan e questo è fantastico. Oggi sarà ancora meglio, ma la cosa di cui siamo davvero felici è che abbiamo finalmente avuto la conferma per il Metal Camp di quest’anno.

In effetti da tanto tempo era solo un nostro pio desiderio vedervi conquistare il palco del Metal Camp già prima. Ma passiamo alle radici e alle cose più sfuggenti, quelle che sono tutto tranne fatti verificabili empiricamente. Come vi concepite come gruppo, come Amorphis, come musicisti? Qual è l’idea che attraversa tutto quanto? Siete arte, una dottrina musicale che seguite dal primo giorno, o qualcosa di totalmente diverso?

Esa: Cosa possiamo dire e aggiungere? (risate) Siamo senza dubbio una band che non è sottomessa né favorevole a nessuna visione politica. Dal punto di vista dei testi abbiamo sempre seguito la ricca tradizione di storie e racconti del nostro folklore finlandese. Si tratta di vecchi miti e il nostro contenuto si potrebbe riassumere nel Kalevala. Per quanto riguarda la parte musicale, ci ispirano mille suoni e moltissime influenze. Non diamo al nostro pubblico nessun messaggio nascosto in particolare. L’importante è solo godersi lo show e la musica.

20 anni sulla scena, a fare musica, e un’evoluzione dal death metal melodico a un sound più morbido e progressivo, prima ancora condito di folk, hanno lasciato un segno profondo sugli Amorphis. Come guardate a questo percorso di sviluppo, fioritura ed evoluzione?

Esa: In due decenni di svolte e cambiamenti musicali ce ne sono stati parecchi, ma negli ultimi tre dischi (Eclipse, Silent Waters e Skyforger, N.d.A.) la linea del suono e dei contenuti è piuttosto costante. Prima c’erano stati parecchi cambi di formazione, poi è arrivato il momento in cui siamo diventati un blocco davvero solido e soprattutto stabile. Prima ogni cambio lasciava il segno, un’interpretazione diversa sia del suono sia di ciò che gli Amorphis sono, o erano. Naturalmente ha pesato molto anche il fatto che abbiamo sempre puntato a provare qualcosa di nuovo e mai usato prima. È una sfida, un mettere alla prova i nostri limiti. Certo, la costanza di cui siete testimoni, e che avete potuto sentire negli ultimi dischi, è solo una condizione temporanea, ma comunque: ora, dopo l’arrivo di Tomi (l’attuale cantante Tomi Joutsen, N.d.A.), suoniamo finalmente come la sintesi di tutto ciò che siamo stati, che siamo e che saremo.

Visto che ci siamo, Tomi, il tuo arrivo è stato decisivo per il nuovo volto e il nuovo suono della band. Il giorno in cui sei salito sul palco davanti al pubblico e, dietro il microfono, sei diventato il volto riconoscibile del gruppo. Che mix di pensieri e sensazioni si prova a far parte di questa band, a creare musica Amorphis e, dopo cinque anni e tre dischi, a calzare alla perfezione nel concetto degli Amorphis? Senza di te, oggi molti faticano a immaginarsi gli Amorphis …

Tomi Joutsen: Finora è stato un viaggio davvero interessante e straordinario. In questi cinque o sei anni da quando ne faccio parte mi sta diventando molto chiaro che i sogni si sono avverati. Ho sempre voluto essere un cantante death metal e gli Amorphis, almeno nel loro primissimo periodo estremo, sono stati un mattone davvero importante della mia identità. Quando nel 2005 siamo entrati in studio per la prima volta avevo un desiderio fortissimo: infilare nel canto pulito qualche growl in più e riportare in vita un po’ della vecchia gloria. Tutti mi hanno sostenuto in questi sforzi e il risultato è che siamo tutti soddisfatti di quello che si sente.

Parte del fascino di guardare al passato lo mostra anche la raccolta di vecchi brani nel disco Magic & Mayhem – Tales From The Early Years, dove ti sei trovato nel ruolo di interprete di materiale scritto prima, uscito dalla penna di Pasi (il cantante precedente Pasi Koskinen è stato nella band dal 1996 e ha lasciato il gruppo nel 2004, N.d.A.). È stato difficile calarsi nella parte e stabilire un contatto personale stretto con i testi di Pasi?

Tomi: Io la vivo come un onore enorme, perché sono stato fan degli Amorphis dal primo giorno. Comunque, parte dell’abitudine è venuta anche dal fatto che la parte del leone di questi pezzi l’avevo già suonata mille volte dal vivo, quindi tutto si è incastrato e messo a posto già da un bel po’. Arrivare in studio e registrare è stata solo la ciliegina sulla torta, di cui siamo stati tutti felici. Così abbiamo potuto chiudere un capitolo del passato, mettergli il nostro timbro e voltare pagina, una pagina completamente nuova e fresca, nella nostra storia.

Una nuova traccia è anche l’uscita del primo DVD ufficiale, Forging The Land Of Thousand Lakes, che documenta tutto il vostro percorso fino a oggi.

Esa: Siamo davvero contentissimi di aver finalmente pubblicato questo DVD tanto atteso. Il rinvio fino a oggi era in sintonia con noi: non volevamo avere fretta e pubblicare qualcosa di fatto a metà e a ogni costo. Adesso il livello estetico del prodotto soddisfa sia le nostre aspettative sia quelle dei fan, ed è fantastico. Prima abbiamo dovuto setacciare un piccolo mare di roba. Volevamo aggiungere un sacco di materiale, arricchirlo e dargli un valore aggiunto sia documentaristico sia di design. Penso che il DVD Forging The Land Of Thousand Lakes rispetti tutte queste aspettative e chiuda bene il nostro percorso fin qui, che però continua ancora. (risate)

Il Kalevala è qualcosa su cui vi appoggiate in modo così intuitivo fin dal primo giorno. Gli ultimi tre album chiudono in qualche modo una parte della storia. E il materiale per il disco in arrivo nel 2011? Qualcosa l’avete già registrato, un’altra parte la registrerete ancora … Puoi dirci qualcosa di più su questo album, che avremo solo a maggio dell’anno prossimo? E la parte di produzione? Svelateci qualcosa anche su questo, per favore.

Tomi: A livello di testi la storia del Kalevala continua e riempie i vuoti degli ultimi tre dischi. Il Kalevala è ancora un fattore importantissimo e il nuovo disco ne racconterà senza dubbio una parte a modo suo.

Esa: In realtà suonerà piuttosto simile a quello che abbiamo fatto negli ultimi tre dischi. La maggior parte degli strumenti l’abbiamo già registrata. Ora restano solo tastiere e voci. Restiamo fedeli ai Sonic Pump Studios di Helsinki, e le voci di Tomi verranno registrate a breve. Pazienza. Ogni cosa a suo tempo, ma non vediamo davvero l’ora di far uscire il nuovo lavoro.

Possiamo avere almeno un indizio sul titolo provvisorio, o su qualcosa di più concreto riguardo a quello che ci aspetta? Dateci qualcosa su cui fantasticare fino a maggio dell’anno prossimo …

Esa: (risate) Tutti i 15 pezzi che abbiamo registrato finora sono molto melodici, risvegliano e traggono fuori tante emozioni diverse. Non posso dire che abbiamo scoperto qualcosa di rivoluzionariamente nuovo: quando sentirete i pezzi, capirete subito che questo è il sound Amorphis! Per gli altri dettagli è ancora presto, perché fino al D-Day siamo vincolati al silenzio da un accordo con l’etichetta …

E ci saranno tanti growl nel disco?

Tomi: Sinceramente? Ancora non lo so! Quando mi chiuderò in studio verrà fuori anche la vera ciliegina sulla torta, che potrebbe essere gutturale oppure no … (risate) Qualche idea di base ce l’ho già, ma è tutto in fase di lavorazione, di forgiatura e di rifinitura, e quando mi troverò davanti al microfono dello studio può succedere qualcosa di completamente inaspettato. Chiamiamolo l’assalto creativo dell’ignoto …

Passiamo a qualcosa di un po’ meno scottante. Ci sono tante band legate a voi per idee e contenuti, che si rifanno al corpus della vostra creazione. Com’è la vostra percezione del metal di oggi e quali sono i nomi che seguite anche voi?

Esa: Di gruppi oggi ce ne sono davvero un’infinità e la situazione di adesso è molto diversa da quella dei nostri esordi. Allora avevamo le demo su cassetta e un pugno di nomi che spingevano più in là i confini di ciò che si ascoltava. Oggi avete internet e siete a un solo clic dalle novità. C’è un’inflazione di band e di esperimenti musicali, e molte buone idee, purtroppo, si perdono nel mare della mediocrità. Più che seguire certe linee guida e comandamenti, o quello che succede nelle band che amate, bisognerebbe cercare ciò che vi ispira, vi carica, vi dà slancio, vi rende felici. Copiare le altre band è … Devo finire la frase? Oggi è difficile trovare qualcosa di nuovo e mai sentito, e anche le band già esistenti lottano per la loro fetta di torta, per il loro posto nel cielo della musica e per la loro fonte d’ispirazione. È dura …

Già gli AC/DC avevano scritto “It’s a long way to the top if you wanna rock’n’roll” …

Esa: Esatto! (risate)

Tomi: Io penso che la scena metal sia piena di fenomeni musicali interessanti e validi. Che si tratti di death metal, avanguardia o qualsiasi altra cosa. Prendete per esempio gli Spiritual Beggars o qualunque altra cosa che non riempia proprio tutti gli scaffali dei supermercati.

Chiudiamo l’intervista con il tradizionale ultimo messaggio, il punchline per i nostri lettori, la summa summarum di questa intervista.

Esa: Siamo molto felici di essere qui e non vediamo l’ora di questo show e del ritorno estivo al Metal Camp. Cercheremo di ripagare la vostra fiducia e il tempo che ci dedicherete.

Tomi: Io sono solo felice di poter far parte di tutta questa storia e di vedere anche il Metal Camp, perché ho sentito tantissime belle storie, una più meravigliosa dell’altra, su questo posto fantastico. Un sacco di belle ragazze e di musica … E intanto vi promettiamo qualcosa di completamente nuovo e di bello potente. Gli Amorphis cercheranno di non deludervi e di conquistarvi con la musica!

intervista di: Sandi Sadar Šoba

testo tradotto e curato da: Sandi Sadar Šoba

L’intervista è nata dalla collaborazione tra RockHard Slovenija e RockLine.

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie