An Anxious Object
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: Mouse On The Keys
Etichetta: Denovali Records
Uscita: 2010
Durata: 35:27
Voto: 4.5/5
Se prima del 2007 il jazz made in Giappone era più una rarità e una sorpresa clamorosa che una regola scontata, da allora nel tuo subconscio si è stampato almeno un nome della scena jazz lounge del Sol Levante, quello dei Mouse On The Keys. A due anni dall’EP Sezession il trio giapponese di jazz post-rock torna sul luogo del delitto e parte alla conquista del mondo, Europa compresa. L’impulso primordiale e senza forzature è anche stavolta la stella polare, e il motto “non aggiustare quello che non è rotto” è il filo logico di questo primo full-length, che ti scava nel subconscio e ti piace.
Il tema del viaggio è ancora Tokyo, vista con gli occhi dei membri della band. L’espressione di fantasia, sensibilità e amore per la città delle luci al neon e del viavai senza sosta idealizza la vita urbana moderna, e An Anxious Object è un omaggio stilizzato e una colonna sonora per il battito della giungla di cemento. Per cominciare ti fanno una lezioncina di musica su cosa significhi il concetto di satori – il nulla totale, l’annullamento – con il brano Completed Nihilism: dopo un’intro lenta ma veloce ti ritrovi presto sul terreno delle ben note eruzioni musicali selvagge di virtuosismo assoluto. Due pianoforti, la batteria e i dolci inserti di sax soprano e tromba sono una formula già collaudata. Spectres De Mouse è uno dei pezzi più riconoscibili del disco, che però al primo ascolto forse ricorda un po’ troppo Saigo No Bansan del loro celebre EP. Sia chiaro: An Anxious Object, sia come suonato sia come ascoltabilità, è un lavoro bello, delicato e ipnotico, pieno di sorprese per chi non ha ancora sentito il loro ottimo EP d’esordio. Anche a chi sa già cosa aspettarsi, questo ascolto fa un gran piacere. La fusione impura di jazz, inclinazione rock e musicalità post-rock stavolta opta per un leggero suspense nell’assalto ai tuoi sensi, e così il disco risulta molto più ponderato e intellettualizzato che devoto alla sensazione organica dell’EP Sezession . Frugando tra le sequenze polverose e meno note della memoria musicale si trovano alcuni parallelismi con la scena europea e americana. I brani Soil e Unflexible Grids richiamano band che c’è ancora da scoprire, come i Contemporary Noise Quintet. I Mouse On The Keys sono insomma uno di quegli elementi per cui ti butti sulla musica nuova e vuoi sapere sempre di più. Ma torniamo all’anno a spirale che ha seguito questo album davvero eccezionale! Le tonalità tradizionali nell’esecuzione degli standard jazz portano nell’ascolto un innegabile profumo di fiori di ciliegio e un sapore d’Oriente che, dopo appena una mezz’oretta di brillantezza e sottigliezza a stuzzicarti, ti inchioda saldamente a terra, perché l’album è già finito. Un appunto andrebbe fatto sul fatto che il formato più lungo è di nuovo solo un posto dove condensare idee eccezionali, che seguono però sempre lo stesso schema, come se la band non si concedesse esplorazioni musicali più lunghe degli sprint da tre minuti.
Chi nasce tondo non muore quadrato? Forse a prima vista sembra così, oppure il primo contatto è stato così forte e convincente da diventare l’unità di misura per tutte le epopee successive. Eppure non si tratta di una copia, perché il disco è più morbido e più maturo dell’EP Sezession. Ogni dettaglio è intagliato e levigato con cura. Niente spigoli che possano disturbarti o farti perdere l’equilibrio. Di margini di miglioramento ce ne sono ancora parecchi – se non musicali, almeno di produzione, visto che il lavoro è troppo ripulito e per questo in realtà troppo asciutto, il che comunque non spegne la voglia di riascoltarlo e di altri seguiti anche in futuro.
Formazione
Akira Kawasaki – batteria, piano
Atsushi Kiyota – piano, tastiere
Daisuke Niitome – piano, tastiere
Keisuke Ikeda – piano, visual
Daisuke Sasaki – tromba (nel brano Seiren)
Jun Nemoto – sax soprano (nel brano Soil)
Produzione
Takaaki Mino & Mouse On The Keys
Tracklist
1. Completed Nihilism
2. Spectres De Mouse
3. Seiren
4. Dirty Realism
5. Forgotten Children
6. Unflexible Grids
7. Double Bind
8. Soil
9. Ouroboros