Anche a Treviso i Sassoni non fanno prigionieri! (2011)

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Autore: Urban Bolta
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Roncade (Treviso) / New Age / Italia
Data del concerto: 23.05.2011
Spettatori: 350
Prezzo del biglietto: 30,00€

È passato un anno ed è arrivato un nuovo tour. I leggendari paladini dell’heavy metal britannico Saxon sono sempre in agguato: anno dopo anno restano fedeli alla tradizione rock’n’roll, partono per nuove tournée e, nonostante siano ormai nell’autunno della carriera, continuano a far felici i fan con regolarità. Dopo appena due anni buoni tornano a fermarsi a Lubiana, cosa che possiamo considerare un grande onore. Ma prima ancora che tremasse Šiška, Rockline si è messo in viaggio verso Treviso, e più precisamente verso il noto locale New Age, per far sembrare meno lunghi i giorni che ci separano dalla festa heavy metal al Kino Šiška.

Ad aprire le date dell’attuale tour dei Saxon sono i giovani olandesi Vanderbuyst. Hanno attaccato in un locale mezzo vuoto, cosa che non li ha disturbati più di tanto. Il trio olandese punta sulla tradizione hard/heavy a cavallo tra la fine dei Settanta e l’inizio degli Ottanta: abbiamo a che fare insomma con altri resuscitatori del buon vecchio movimento NWOBHM. Hanno aperto il concerto con il classico degli UFO Rock Bottom e, lasciando libero sfogo al flusso di idee musicali, quasi jammando, l’hanno stirato fino a una durata doppia rispetto all’originale. Il linguaggio rock semplice non catapulta certo i ragazzi tra i talenti di primissima fascia, ma i Vanderbuyst si fanno voler bene con un approccio sentito e una fede sincera nell’heavy rock. Nei ritornelli infilano spesso cori “alla Heep”, che regalano un tocco leggermente melodico al sound comunque piuttosto grezzo e succoso della band. I Vanderbuyst hanno presentato il loro omonimo debutto uscito l’anno scorso (recensione qui) e se la sono cavata egregiamente nell’ingrato compito di prima band della serata.

Sul palco sono saliti per secondi i Crimson Of Passion, ma gran parte della spedizione slovena a Treviso, quattro persone in tutto, era sgattaiolata in macchina a bere un sorso d’acqua, e siamo rientrati proprio mentre la band lasciava il palco. Pazienza, tanto a Šiška ci aspetta l’esame di riparazione. Piano piano si avvicinava l’ora dell’assalto Saxon e il locale, stranamente, non si è riempito del tutto: a seguire lo show c’erano solo qualche centinaio di teste, la bolgia dei W.A.S.P. di qualche mese fa non si è ripetuta. Ma attenzione, tra i due concerti c’è una differenza importante. I W.A.S.P. hanno suonato nel locale a fine ottobre, quando il clima, con l’inverno ormai alle porte, era molto più clemente rispetto a stavolta. Già durante le band di supporto lì dentro faceva un caldo infernale, un fattore di disturbo che nel corso della serata ha pesato soprattutto sul rapido sfinimento dei Sassoni.

I Saxon pubblicheranno il 3 giugno il loro diciannovesimo album “Call to Arms”, e nelle date del tour attuale hanno già inserito tre-quattro pezzi nuovi. Ricordo che, secondo i piani originali, l’album sarebbe dovuto uscire già il giorno prima del concerto di Treviso, ma è stato posticipato, il che significa che per la maggior parte dei presenti le ultime creature Saxon erano ancora un mistero.

Il palco si è avvolto nella nebbia e, in un’attesa di pura follia generale, il quintetto si è schierato sul palco aprendo lo show con la mazzata Hammer Of The Gods. È un pezzo nuovo che al primo ascolto si avvicina al sound dell’era “Dogs of War”, perché prende le distanze dalle leggere influenze power metal tipiche dei Sassoni degli ultimi album. “Volete sentire qualcosa di vecchio”?, sono state le parole di Biff, prima di sparare uno dopo l’altro Heavy Metal Thunder, la sempreverde Never Surrender e Motorcyle Man. I Saxon sul palco sono in forma smagliante! Nonostante i capelli sempre più grigi, soprattutto sull’asse Byford / Quinn / Glockler, il live anche nel 2011 resta brillante e rodato fino al minimo dettaglio. Senza un solo errore. In tutta questa brillantezza gli anni si fanno sentire solo nella voce di Biff Byford, che da qualche tempo non riesce più a raggiungere tutte le note alte; stavolta ci si è messa di mezzo anche la temperatura soffocante del locale, e di conseguenza non è mancato un esaurimento più rapido del solito di tutto il collettivo sul palco. Gli assoli li hanno sfornati a turno i pilastri della band Paul Quinn e Doug Scarratt, brillando in particolare nei momenti in cui i riflettori li inondavano di luce.

Quando promuovono un nuovo album, i Saxon amano condire la scaletta con una bella dose di materiale fresco. Stavolta non è stato diverso: Back In ’79, la semi-ballad title track Call To Arms, Chasing The Bullets e la già citata Hammer Of The Gods si sono fuse con sicurezza tra i classici old school e sono suonate piene; le braccia al cielo e le grida d’approvazione dal pubblico erano la prova chiara che i fan della band seguono e accettano i Sassoni sulla loro strada ancora oggi – ci sono infatti tante band che vivono di rendita sulla propria leggenda e girano alla larga dalle cose più recenti. Verso la fine dello show i Saxon hanno ammiccato sempre più spesso ai loro classici più riconoscibili, e merita una menzione speciale la perla Rock N’Roll Gypsy (“Innocence Is No Excuse”, 1985), il bocconcino più gustoso di questo incontro. La robusta serata heavy metal si è chiusa con inni d’acciaio, Crusader, Strong Arm Of The Law e Wheels Of Steel, prima che i Saxon, sudati quasi fino al sangue, sparissero dal palco nella notte.

Nonostante l’ottima esecuzione e le buone condizioni sonore garantite dai maestri al mixer, abbiamo cercato l’ago nel pagliaio e l’abbiamo trovato. Di norma in questo tour suonano due bis, stavolta invece ci hanno privato di qualche minuto in più e del consueto pezzo fisso dei loro concerti 747 (Strangers In The Night). Le ragioni possiamo cercarle sia nel caldo infernale sia nell’affluenza sorprendentemente scarsa, con cui i Saxon, dopo la grande partecipazione al tour britannico appena concluso, hanno preso una doccia fredda. Evidentemente quattro concerti tra Milano / Treviso / Lubiana / Bologna in una sola settimana sono comunque troppi. Ci sarebbe anche qualche brontolone che avrebbe voluto un maggior ricambio del repertorio, ma a qualche giorno di distanza dal concerto posso descrivere la nuova esperienza Saxon solo con superlativi. Niente ferma i Sassoni, come un carro armato continueranno evidentemente a travolgere tutto anche nel nuovo decennio, consolidando la loro posizione di leggende immortali. Ed è giusto così, quindi chiudo il report proprio con le parole.. “long live Saxon”!

foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta

SAXON: 1. Hammer Of The Gods 2. Heavy Metal Thunder 3. Never Surrender 4. Motorcyle Man 5. Back In ’79 6. I Got To Rock (To stay alive) 7. Dallas 1 p.m. 8. Call To Arms 9. Rock N’ Roll Gypsy 10. Demon Sweneey Todd 11. And The Bands Played On 12. The Eagle Has Landed 13. Chasing The Bullets 14. Denim & Leather 15. Princess Of The Night —bis— 16. Crusader 17. Strong Arm Of The Law 18. Wheels Of Steel

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