“And Now For Something Completely Different!” (2012)
Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad
Luogo: Lubiana / Orto bar / Slovenia
Data del concerto: 13.12.2012
Spettatori: 90
Prezzo del biglietto: 16,00€ (in prevendita) / 20,00€ (la sera del concerto)
L’anno (e il mondo) è quasi alla fine e questo 2012 ci ha regalato un numero incredibile di concerti eccellenti. Tra i migliori finirà senza dubbio anche quello di giovedì all’Orto bar, con quattro band riunite nel tour intitolato »And now for something completely different 2012.« Non potevano scegliere un nome più azzeccato, perché sul palco si sono ritrovate quattro band metal estreme e avanguardistiche, tutte norvegesi tranne una. Ogni band che saliva dopo la precedente sembrava infatti la colonna sonora di sketch dei Monty Python sempre più fuori di testa.
La prima band a salire sul palco era ancora la più coi piedi per terra e la più classica, visto che gli olandesi Monvolland si muovono in acque più o meno già battute, quelle del folk/black metal. Ma per fortuna qui il folk non è condito da momenti idioti di humppa e polka, su cui ballerebbero volentieri quindicenni austriaci vestiti di pellicce e magliette dei Korpiklaani. No, nei Mondvolland il folk c’è giusto per campione, e per giunta solo nei ritornelli cantati in voce pulita e nei testi che cantano leggende locali e storia. Per il resto la band è saldamente ancorata al black metal classico, eseguito però in modo superbo, soprattutto considerando che era la primissima band di supporto, che nella maggior parte dei casi sono l’equivalente musicale delle tesi di laurea dei nostri cervelloni di Šubičeva. Fino ad agosto di quest’anno dietro le pelli c’era Ask dei giganti norvegesi Kampfar, parenti stretti per genere, che hanno suonato da poco al Channel Zero, e con la band ha registrato anche l’attuale EP Pestvogel. Da lì i Mondvolland hanno sparato la title track e Onzalige Bossen e, davanti a un pubblico di appena una ventina di teste, hanno lasciato una buona impressione; i testi in olandese, poi, sono stati una sorpresa interessante e rara da sentire. E come altrimenti, con un black metal dinamico e vario (che a tratti ricordava i Windir, il che non può che essere un bene), una sezione ritmica rombante (con un basso ruggente ben udibile!), riff epici e pesanti come martelli e le voci varie di Mickeal, che vanno dallo scream black metal ai vocalizzi puliti ed epici dei ritornelli.
Con i successivi protagonisti, i norvegesi Krakow, che vengono dalla culla del black metal, la città di Bergen, ci siamo avvicinati molto più concretamente al titolo del tour. Davanti a un pubblico già ben più numeroso sono sfilati sul palco Troy Sanders (Mastodon), Paul Masvidal (Cynic) e Artur Felicijan (Dekadent)… Scherzo, ma è vero che il bassista e i due chitarristi sembravano sosia perfetti dei sopracitati, e, strano ma vero, i Krakow nel loro calderone sonoro mescolano elementi musicali che si trovano in tutte e tre le band. I Krakow hanno sfruttato il tour per presentare l’ultimo album diin, uscito a settembre, e hanno coperto Lubiana con una coltre di grassi ritmi stoner, escursioni black metal più brutali e mantra ipnotici. Stavolta il buon suono ha dato una mano a tutte le band (il fonico è sceso più volte sotto il palco, davvero), così anche i Krakow ci hanno scosso senza fatica. I due chitarristi sparavano riff seghettati e ripetitivi e linee di chitarra spaziali sostenute da una marea di effetti, mentre a dare un ottimo supporto con il suo basso sferragliante ci ha pensato l’energico e sorridente Frode Kilvik. Lui, con la sua voce cruda e robusta, rappresentava il volto più brutale della band, mentre il chitarrista Rene, con le sue voci ipnotiche e robotiche, ricordava l’eterea atmosfera dei Cynic. Nonostante i Krakow fossero probabilmente, per genere, il salto più grande rispetto agli altri tre, con la loro esibizione sono riusciti a portare l’Orto bar alla temperatura di lavoro.
Dopo due band abbastanza moderate era finalmente arrivato il momento di qualcosa di completamente diverso. A Lubiana, dopo dieci mesi (dal concerto per il decennale dei Dirty Skunks), sono tornati i black metaller avanguardisti norvegesi Vulture Industries. Si capiva benissimo che ci aspettava di nuovo qualcosa di speciale. Una delle band metal più innovative del momento ha confezionato in un’ora buona un’esibizione bizzarra, affilata e spettacolare, in cui hanno attraversato il repertorio dal debutto The Dystopia Journals al successore The Malefactor’s Bloody Register, e in mezzo hanno ripescato anche un pezzetto della suite di 25 minuti Eliogabalus dei leggendari progster italo-sloveni Devil Doll. Al frontman sbarellato Mr. Vulture attribuirei facilmente anche il fatto di essere un grande fan dell’opera e del personaggio di Mr. Doctor, perché la band porta nella sua musica un approccio fortemente teatrale, pieno di orrore e di tastiere programmate diaboliche che suonano come uscite dritte da qualche horror vecchia scuola con Vincent Price protagonista. Stavolta la band ha entusiasmato ancora più che al Kino Šiška lo scorso febbraio! Li ha aiutati soprattutto l’ottimo suono e un approccio infallibile e unico, a cui nel black metal ortodosso non siamo abituati: niente corpse-paint da cliché, al suo posto i Vulture Industries preferiscono togliersi le scarpe, mettersi camicie bianche e sopra bretelle nere. Sotto la guida psicotica del pazzo Bjornar Nilsen, i Vulture Industries hanno entusiasmato con parti black metal brutali e fantastiche parti epiche con linee vocali polifoniche; lo show è stato condito da una gamma di smorfie sbarellate di Nilsen, che ha pensato anche agli oggetti di scena a cui i Vulture Industries ci hanno ormai abituati. Stavolta purtroppo la luce ha ceduto, ma non sono mancati la sedia e Nilsen sotto il palco, che ha spinto tre quarti della sala più vicino al palco. La band ha firmato da poco con la Season of Mist – a braccia aperte e con la corda in mano aspettiamo il nuovo disco!
In chiusura, per il perfetto sfogo musicale, ci hanno pensato altri norvegesi, gli avanguardisti Virus. La band a cui, fra tutte e quattro, possiamo affibbiare più facilmente il monty-pythoniano »And now for something completely different« ha appena pubblicato il nuovo EP, Oblivion Clock, con cui ha debuttato dal vivo anche a Lubiana. I Virus sono formati da membri non così sconosciuti ai nostri palchi, visto che proprio il leader della band, Czral, d’estate al Metal Mania ha suonato come Aggressor con la band black/thrash norvegese Aura Noir. Con i Virus Carl-Michael Eide esplora sfere completamente diverse della sua mente, quelle parti che mentre crea musica per i Virus probabilmente alimenta con l’arsenale di Paura e delirio a Las Vegas di Thompson. In un’ora buona i Virus ci hanno portato a spasso per pianure psichedeliche di linee di basso fatte e super groovose, riff di chitarra ipnotici e ripetitivi, il tutto condito dalla voce unica e confessionale di Czral, che, come la musica, a tratti ricorda la natura sperimentale dei canadesi Voivod. L’immagine musicale dei Virus, a prima vista monotona e semplice, nasconde un’enorme quantità di svolte inattese, che danno alla band un forte tocco di forme jazz »free«, e la sperimentazione insolita è la cosa più normale da aspettarsi da una band che ha scritto il primo disco, Carheart, su cani e automobili. Un po’ come se da un momento all’altro ti calpestasse un gigantesco piede cartoon del Flying Circus dei Monty Python, con le fanfare a fare da base musicale e i sederi di The Holy Grail a soffiarci dentro.
Scaletta
VULTURE INDUSTRIES:
1. Crooks & Sinners (intro)/Race for the Gallows
2. The Bolted Door
3. This Cursed Flesh
4. The Benevolent Pawn
5. Blood Dont’ Flow Streamlined/Eliogabolus
6. A Path of Infamy
VIRUS:
1. The Black Flux
2. Be Elevator
3. Oblivion Clock
4. As Virulent As You
5. Red Desert Sand
6. Road
7. Carheart
8. Chromium Sun
9. Stalkers of the Drift
10. Queen of the Hi-Ace
11. Strange Calm
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