Animals

0 10

Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Pink Floyd
Etichetta: EMI Records
Uscita: 1977
Durata: 41:46
Voto: 5/5

Nell’era del regno punk, poco amichevole verso l’innovazione musicale e i funambolici esperimenti sonori, i Pink Floyd restavano una delle ultime superpotenze creative della vecchia guardia progressive, per la quale iniziavano più o meno tempi bui. La loro creatività artistica e la loro popolarità, nonostante la propaganda ostile di certi media alla moda dell’epoca, restavano intatte, anzi erano addirittura in crescita.

“Animals” era la nuova opera d’arte di una serie di capolavori concettuali dall’enorme risonanza e dalle connotazioni di critica sociale, con cui spostavano i confini della musica popolare e sperimentale come se niente fosse. Con l’uscita di questo album un’epoca finiva definitivamente: segna infatti lo sgretolarsi della band come collettivo democratico e l’inizio del dominio dittatoriale del geniale bassista e cantante Roger Waters. Quest’ultimo si imponeva sempre più come compositore principale e ideatore dei concept. Proprio per via di questo predominio compositivo, Waters finiva spesso per scontrarsi con il chitarrista David Gilmour, e tra i due emersero presto divergenze insanabili, che in seguito portarono a una lunga serie di peripezie inutili, per non dire tragiche, legate all’esistenza di questa leggendaria band.

Nonostante il primo di tanti scontri di ego, in studio sono riusciti a ricompattare i ranghi e a creare un altro album magnifico, che figura tra i loro traguardi più grandi e si guadagna a ragione un posto nella lista dei dischi più apprezzati nella storia del progressive rock. “Animals” è un concept album ispirato per lo più al romanzo cult La fattoria degli animali, uscito dalla penna dello scrittore britannico George Orwell, critico della società, diventato celebre tra l’altro anche per il classico della letteratura 1984, un’altra critica affine alla società sorvegliata, in cui presentò il famoso concetto del cosiddetto Grande Fratello.

Il concept di critica sociale di “Animals” si intreccia in modo convincente con i testi misantropi di Waters e con l’atmosfera marcatamente cupa che attraversa tutto l’album. Si tratta di una critica corrosiva, quasi crudelmente realistica ma allo stesso tempo estremamente beffarda, della società capitalista occidentale e della sua divisione gerarchica dei ruoli sociali, rappresentata da tre specie animali. Ci sono i maiali (metafora della casta dominante, cioè politici, imprenditori e clero), i cani (gli organi repressivi) e le pecore (il proletariato timorato di Dio e accecato). La visione di Waters è, a grandi linee, soprattutto una critica al sistema capitalista ingiusto e alla spartizione dei ruoli sociali all’interno di un sistema oppressivo e di sfruttamento, mentre il romanzo di Orwell era nel suo nucleo una satira dei diversi ruoli degli individui dentro l’ordinamento sociale comunista.

Anche stavolta i Pink Floyd sono rimasti fedeli alle loro solite caratteristiche strumentali e, come si addice alla loro tradizione, hanno usato una serie di effetti sonori speciali: abbaiare, grugnire e belare, cioè i versi di tutte e tre le specie animali al centro del concept. Tutti e tre i brani principali hanno strutture complesse con cambi di tempo inaspettati, bruschi cambi di ritmo e assoli da leccarsi i baffi del maestro della chitarra Gilmour e del tastierista Rick Wright, che nel suo arsenale di tastiere ha aggiunto anche il sintetizzatore ARP.

Entrambi, nonostante il ruolo di secondo piano in cui già allora li vedeva Waters, hanno sfoderato alcune delle migliori prove strumentali della loro carriera da membri dei Pink Floyd. Due brani, “Dogs” e “Sheep”, li avevano già in studio, con altri titoli, poco dopo la fine del tour di “Dark Side Of the Moon”, ma col tempo ne hanno riscritto completamente gli arrangiamenti e aggiunto testi modificati. L’atmosfera dell’album, in linea con il tema, è decisamente cupa, malinconica e pessimista, con numerosi colpi di scena drammatici. Il messaggio centrale è catturato benissimo anche dall’ottima copertina di Thorgerson, dove sopra i grattacieli che penetrano il cielo si leva un gigantesco maiale gonfiabile che sovrasta un’enorme centrale elettrica. I “parenti” di quel maiale gonfiabile sono stati usati per anni dopo come parte della scenografia dei concerti.

I tre brani principali, che attraverso metafore animali rappresentano le singole caste sociali, sono ciascuno un capitolo a sé, ma l’effetto più forte lo fanno come insieme compatto, insieme alla breve apertura acustica e alla chiusura, rappresentate dalle due parti di “Pigs On the Wing”. Si tratta di due brevi ballate d’amore acustiche, dedicate all’ex amore di Waters, Carolyne. Con la loro atmosfera leggera e il messaggio ottimista, contrastano nettamente con il battito sarcastico e cupo degli altri tre pezzi. Il testo, adagiato su una semplice melodia della chitarra acustica di Waters, suggerisce che amicizia e amore possono superare anche le ingiustizie sociali più dure. Nel verso finale della seconda parte, Waters si rivolge anche a sé stesso come (ex) “cane” che è arrivato a un’importante consapevolezza: come proteggersi dai suoi padroni “maiali”. Nonostante la semplicità generale, sono i due brani di raccordo, se non proprio la chiave di tutto l’album, che tengono insieme le altre tre composizioni centrali.

La prova regina che Waters, in questa fase della sua carriera con i Pink Floyd, praticava ancora una politica di assolutismo illuminato, o benevolo, la trovi nel fenomenale super epic di oltre 17 minuti “Dogs”, che con la sua profondità ambient-strumentale è senza dubbio la portata principale di tutto l’album. Qui Waters lascia a Gilmour la maggior parte delle parti vocali e gli regala qualche vero momento da star, con una serie di indimenticabili assoli di chitarra da spezzare il cuore. La melodia d’apertura comprende la chitarra acustica, i suoni del sintetizzatore di Wright e la voce di Dave dal tono sarcastico, poi costruiscono lentamente l’atmosfera fino al drammatico climax finale. Il momento chiave della composizione, davanti al quale ancora oggi tutti i palati fini della chitarra si schioccano la lingua, si nasconde nell’assolo di chitarra centrale, con un’armonia di chitarre doppie che Gilmour ha creato registrando una chitarra sopra l’altra. In mezzo a tutto questo si nota anche un uso quanto mai ingegnoso di numerosi effetti per chitarra come delay e reverb, che negli anni sarebbero diventati una costante della carriera di Dave.

Gilmour canta la maggior parte delle parti vocali, poi il tagliente Waters nelle ultime due strofe prende il testimone. L’inserimento intermedio di finezze acustiche e di colorate trame di tastiere porta a un’atmosfera marcatamente malinconica, quasi struggente. Durante la sezione con il lungo assolo di sintetizzatore di Wright si sentono voci di cani che abbaiano e latrano. La maggior parte di questi effetti sonori è stata prodotta con un vocoder. I cani qui sono usati in modo eccellente come metafora degli uomini d’affari senz’anima e degli intriganti che con le loro azioni senza scrupoli distruggono il prossimo, i sottoposti e l’ambiente circostante, ma allo stesso tempo sono sotto la vigile sorveglianza dei loro padroni, cioè i maiali.

In “Pigs (Three Different Ones)” Waters, con una metafora vivida, mette in scena tre diversi tipi di maiali (politici, uomini d’affari e clero) che con bugie, intrighi e abusi di potere manipolano i fedeli cani e le docili pecore per conservare potere, ricchezza e influenza. Nel testo di Waters si trovano numerose frecciate ad alcuni politici conservatori britannici dell’epoca, con in testa la “Lady di ferro” Margaret Thatcher. Per lo più prende in giro la loro falsa morale, l’avidità e le fantasie sessuali irrealizzate, cioè i tratti che fin troppo spesso si associano ai rappresentanti dell’estrema destra e del conservatorismo. Questi messaggi velenosi sono confezionati in modo così sottile che quelli non hanno mai potuto riconoscersi e fare causa alla band per caso.

Gilmour qui ha usato sul suo assolo di chitarra un effetto speciale con cui ha ricreato il grugnito dei maiali, e comunque suoni simili compaiono per gran parte della composizione. Alcuni sfiorano il grottesco, ed è facile immaginarsi i vari Bavčar, Šrot, Rupel e i loro amici che si accalcano voracemente davanti allo stesso trogolo. Questo brano spiritoso non rappresenta un apice di complessità strutturale o di slancio ambient, ma riesce a sfiorare la brillantezza con qualche trucco geniale, come i già citati grugniti, il ritornello beffardo e l’uso dei campanacci da mucca da parte di Mason. La fonte principale di malinconia, che attenua il grottesco di tutti questi effetti suini, anche stavolta si nasconde nelle struggenti linee e negli assoli di chitarra e nel motivo centrale, da brividi, delle tastiere.

Delle tre composizioni centrali dell’album “Sheep” è la meno accattivante, perché con l’inserimento di strani intervalli psichedelici è un boccone un po’ più duro da mandare giù, ma questo non vuol dire che non sia un altro pezzo notevole e interessante. All’introduzione pianistica, leggermente psichedelica, si aggiunge una crescita su un basso rumoroso. Poi arriva un passaggio drammatico con il canto camaleontico di Waters, tenuto insieme da numerosi gustosi passaggi di Hammond e da un uso intelligente di finezze chitarristiche. Anche qui non mancano vari effetti sonori, in testa il vocoder, soprattutto durante l’assolo di sintetizzatore, e c’è pure un altro assolo assassino di Gilmour, davanti al quale ancora oggi si leccano i baffi tutti i buongustai della chitarra. A un certo punto il canto di Waters  raggiunge dimensioni quasi paranoiche, mentre il crescendo finale di frasi di chitarra di Dave è una vera favola per le orecchie. Sul finale non sono stati risparmiati nemmeno i belati, che rappresentano la casta più bassa della scala sociale, cioè il proletariato accecato, che resta sfruttato e umiliato sotto la sorveglianza dei cani e sotto il giogo eterno dei padroni maiali. Meno male che segue la chiusura acustica ottimista, che attenua un po’ questo retrogusto fatalista generale.

“Animals” è un altro gioiello della corona nel tesoro dei campioni del progressive rock, che ancora oggi brilla di una luce intatta. Qui hanno unito in modo brillante il manifesto politico di Waters, che contiene lo specchio della nostra società, con un’atmosfera cupa e sconvolgente davanti alla quale nessuno che abbia imparato a ragionare con la propria testa può restare indifferente. Purtroppo il messaggio centrale dell’album anche dopo più di tre decenni resta quanto mai attuale, anzi più che mai. Inutile dire che “Animals” è stato un disco di enorme successo commerciale, che ha assaltato senza fatica le vette delle classifiche di allora. Eppure ha sorpreso parecchi, soprattutto per l’ambiente cupo e la lunghezza non trascurabile dei brani centrali. Waters, sempre più autoritario nelle intenzioni compositive ma anche sempre più solo, intanto aveva già iniziato a cucinare il suo più grande manifesto concettuale e semi-autobiografico, che si sarebbe rivelato il progetto più ambizioso nella storia della band. Il primo mattone tra lui e gli altri membri del gruppo era già stato posato con successo.

Formazione

Roger Waters – voce, basso, chitarra acustica, chitarra ritmica
David Gilmour – voce, chitarra, basso, sintetizzatore
Richard Wright – organo Hammond, piano elettrico Wurlitzer, piano Fender Rhodes, piano Yamaha, sintetizzatore ARP, voci di accompagnamento
Nick Mason – batteria, percussioni

Produzione

Pink Floyd

Tracklist

1. Pigs on the Wing 1
2. Dogs
3. Pigs (Three Different Ones)
4. Sheep
5. Pigs on the Wing 2

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie