Anni Ottanta + black metal + grindcore
Due settimane fa all’Orto bar c’è stato probabilmente uno degli ultimi concerti, se non proprio l’ultimo, prima che venissero dichiarati l’epidemia di coronavirus COVID-19 e lo stato di emergenza che ne è seguito. Come se il pubblico sentisse che la vita stava per cambiare per un bel pezzo e che ci saremmo chiusi più o meno tutti tra quattro mura, è accorso in buon numero a questo frullato musicale di grind, black metal, synthwave e anni Ottanta, in apparenza inconciliabili, che dal vivo ha funzionato alla grande!
Ad aprire le danze è stato il duo Otrok osemdesetih, che ha chiuso il pubblico in una macchina del tempo e l’ha spedito negli anni Ottanta del secolo scorso, quando il tempo scorreva più semplice e l’infanzia era più innocente. Tine «Toxsick» Lukač e Matic Jeraj (ex-Eruption) nella loro musica, impacchettata nel suono dei sintetizzatori anni Ottanta, mettono insieme, come dicono loro, lo strapazzamento delle corde di chitarra di Jeraj e la bocca sempre in moto di Lukač. Mentre Matic si occupa di un mix variopinto di chitarre a motosega, che vanno da qualcosa di simile al thrash fino ad assoli eighties alla Whitesnake, Lukač rappa i testi nostalgici dall’inizio alla fine, e dal vivo ha funzionato sorprendentemente bene: sotto il palco Otrok osemdesetih ha richiamato in fretta un bel po’ di gente. Anche se verso la fine il rap di Toxsick, con quella voce profonda e piuttosto monotona e l’accento stiriano, ha cominciato un po’ a ripetersi, i due ragazzi si meritano un grande inchino per innovazione e originalità e un applauso per quello che è assolutamente uno dei testi migliori che abbiamo da noi, la title track del debutto di Otrok osemdesetih, che i presenti (e noi con loro) hanno potuto portarsi a casa addirittura gratis.
Dopo una lunga assenza, sono tornati sui palchi i portabandiera del grind di casa nostra, i Glista di Lubiana. A novembre 2018 i ragazzi hanno pubblicato il loro debutto Death Machinery, per il quale alla batteria li ha aiutati Ivan «Tegla» Cepanec, che ha dato una mano alla Glista anche dal vivo. L’ultimo concerto con la band l’ha suonato l’anno scorso al Metaldays, e la Glista si è ritrovata con il difficile compito di trovare qualcuno che ne riempisse le scarpe, così per un po’ si è ritirata dai palchi. Beh, nel frattempo la Glista ha trovato un nuovo anello (leggi: batterista) ed è tornata sui palchi in grande stile. La lunga assenza si è sentita un pochino, ma hanno comunque messo in piedi un vero caos grind, entusiasmato con il loro più grande hit Disko djevojka e presentato due pezzi nuovi che hanno spaccato di brutto. Il nuovo vermetto dietro la batteria, poi, si è fatto valere alla grande, perché ha pestato sui tamburi senza pietà come Animal dei Muppet.
Un salto di genere totale ha caratterizzato anche gli artisti successivi, il duo synthwave Neuromancer, che il nome l’ha ovviamente preso in prestito dal titolo del romanzo cyberpunk di culto di William Gibson. Anche la loro esibizione ha sparato l’Orto dritto nel cuore della fantascienza di film come Tron, e il duo di Kranj ci è riuscito con tutta l’immagine visiva, luci in sfumature di blu e viola comprese. Neuromancer è uno dei pochissimi esponenti del synthwave retrò dalle nostre parti, un genere che negli ultimi anni ha guadagnato popolarità soprattutto grazie ad artisti come Perturbator, Carpenter Brut, Lazerhawk, e il duo di Kranj fa il suo lavoro con una qualità almeno pari a quella dei nomi citati. Neuromancer riesce infatti a creare un’atmosfera eccellente con melodie contagiose e, ogni tanto, perfino parti di chitarra suonate dal vivo, che davanti alle orecchie dipingono facilmente i suoni dei maestri del genere originale come John Carpenter e Jean Michel Jarre.
La serata si è chiusa con l’ennesima svolta totale di genere, quando sul palco sono saliti i black metaller di Idria Valuk, nascosti sotto i cappucci. La copertina del loro debutto Kri gotove smrti, con il dottore dalla maschera da peste a becco di uccello, è diventata terribilmente attuale per via degli eventi a cui stiamo assistendo, e Valuk sul palco sono testimoni rumorosi della storia e araldi di un futuro incerto e sinistro. I ragazzi di Idria hanno suonato gran parte del debutto e (se non sbaglio) presentato anche un po’ di materiale nuovo, si sono mostrati in forma smagliante e hanno dimostrato ancora una volta che lo sloveno nel black metal funziona alla grande.
A causa dell’epidemia e delle conseguenze che porterà, il futuro per gli organizzatori come per le band non è proprio roseo. Quindi, quando le acque si saranno calmate, sostieni come puoi Dirty Skunks e gli altri organizzatori, le band e il metal in generale!
Foto: Nina Grad


































