Aperion alla rovente ‘Daytona Party 2005’ al Rollbar (2005)
Luogo: Lubiana (Slovenia), Rollbar
Data del concerto: 16.05.2005
Numero di spettatori: 250
Prezzo del biglietto: ingresso gratuito
Era venerdì, e per giunta il tredici! Io e un amico ce ne andiamo in giro per la notte, più o meno a naso, con pochissima navigazione e tanto istinto. Ed ecco che dopo il terzo locale, da qualche parte in mezzo a Trzin, mentre pago un giro di Staropramen mi cade dal portafoglio un flyer tutto stropicciato, di cui mi ero completamente dimenticato, rimediato da una tipa in Čopova la settimana prima: “Daytona Party 2005” al Rollbar. Sul volantino c’era un programma succoso, così abbiamo fatto dietrofront verso Šmartinska, a Lubiana.
Al Rollbar era già un delirio, un alveare in piena attività: una compagnia variopinta aveva già riempito il locale, bello fumoso e saturo di fumo a dovere. Ovviamente c’erano hostess succintamente vestite nei punti strategici, che mescolavano vodka e Bull Dog e sfilavano in giro con un’aria sicurissima e senza il minimo pudore. Me ne sto lì rilassato con il mio bicchierino (o due, forse pure tre), quando all’improvviso parte un casino e io non capivo proprio: “Cosa, musica dal vivo? Eh, ci sarà di nuovo qualche bimba di casa nostra che si dimena e sbraita due pezzi in playback!”, ho liquidato la cosa con un gesto della mano. Però più quel fracasso si diffondeva e mi massaggiava i meccanocettori, più restavo sorpreso da quello che sentivo. Suoni di chitarra distorti nel cuore di un locale tutto trucco e glamour. Bella questa. Vado a dare un’occhiata dal bancone verso il palco. Pazzesco! Nero pelle ovunque, un look curatissimo. Ma dove l’ho già visto, questo? Sette elementi sul palco: un chitarrista (modello Fender Stratocaster), una cantante, una violista (cioè quella che suona la viola), una flautista, un violoncellista e ovviamente la sezione ritmica con batterista e bassista. Ehi, qui non si scherza. Naturalmente mi sono fatto largo in qualche modo attraverso il Rollbar stipato all’inverosimile fino all’altro lato, per avere la band proprio davanti agli occhi. “Gotici”, gothic metal, è stato il mio primo giudizio sommario! Chitarra sul riff, niente assoli, ornamenti celtici fusi in belle armonie di terze tra flauto e viola, e la voce femminile ci stava a meraviglia. Il suono davanti era ottimo, nessuno sbalzo, considerando il localino minuscolo e lo spazio ridottissimo per chi suonava, che quasi si pestavano i piedi ogni volta che volevano spostarsi a destra o a sinistra dalla loro posizione di partenza. Allora mi sono morso il labbro e mi sono detto che durante la pausa avrei cercato di attaccare bottone con loro. Occasione ideale per scrivere qualcosa per RockOnNet e farmi almeno in parte perdonare, visto che ho dovuto saltare il concerto degli Uriah Heep dell’11.05.2005 ad Augsburg (Germania), snif, snif, … per via di inattesi problemi di budget questo mese di maggio.
Il batterista era fenomenale, a tratti spezzava il ritmo con grande ironia e dove meno te lo aspetti, aggiungendo all’espressione della band perfino un pizzico di “progressive roll drive”. Pezzi rifiniti, tutti rigorosamente originali. Le parti introduttive passano attraverso belle “melodie” etno folk celtiche ben agghindate, poi il brano si sviluppa su un gustoso tappeto di riff di chitarra, poggiando su una sezione ritmica fulminea e dinamica, mentre la ciliegina sulla torta l’ha messa la sezione fiati / archi della band, con una viola davvero energica, a cui si aggiunge una bellissima voce femminile principale che ha reso il tutto ancora più atmosferico. Insomma, che il quadro sonoro fosse pienissimo non c’è nemmeno bisogno di dirlo. E delle tastiere non si sentiva proprio la mancanza. Un paio di volte il tutto ha preso una sonorità così finlandese da richiamare all’orecchio perfino i “mitici” Nightwish.
Dopo la pausa sono andato dal chitarrista e mi sono presentato, chi, da dove, perché e così via … insomma, quelle frasette logore ma necessarie formalità. “Avete un manager qui vicino?”, ho chiesto, come se fossi appena sceso da Marte. “Per ora il manager sono io!”, mi risponde con modestia il chitarrista Črt. È finita che (piuttosto logicamente) siamo sciamati a farci una birra guardando le “bambole” in calze a rete che si dimenavano come ossesse e facevano ribollire gli animi al Rollbar. Poco dopo avevo tutte le info giuste. Si tratta degli Aperion di Žalec, dicono di suonare celtic rock e che il batterista suona anche nei The Stroj (ecco perché mi aveva fatto una tale impressione nella prima parte dell’esibizione) e che il violoncellista di mestiere lavora proprio al Rollbar. Črt dice che la sua ispirazione sono le colonne sonore dei film, tipo Gladiator, Il Signore degli Anelli, … e che per il resto adora il perfezionismo di band come i Nightwish. Chissà, con gli obiettivi che si sono posti, non è escluso che un giorno gli Aperion suonino insieme a un’orchestra sinfonica. Tra una chiacchierata e l’altra la pausa è volata e gli Aperion erano di nuovo sul palco per la seconda parte. E ancora una volta si sono presentati sciolti ed energici, senza crampi e senza freni. Il risultato finale è stato un’esibizione sentita e ben rodata, con una presenza scenica davvero convincente. Se gli avessero dato un palco ancora più grande, avrebbero brillato ancora di più. Però si vedeva che la band si trova benissimo al Rollbar. La gente ha partecipato con correttezza e incitato i musicisti, e gli Aperion, su richiesta del pubblico, hanno suonato anche un bis. Io non riuscivo a smettere di sorridere, soprattutto perché ero entrato al Rollbar senza alcuna aspettativa e ho scoperto gli ambiziosi Aperion, con un’immagine eccellente (la professionalità, evidentemente, non è proprio una parola sconosciuta per loro) e una musica che porta freschezza in una scena rock slovena un po’ impoverita; hanno trovato bene la loro nicchia e si vede che nel loro ruolo (quello di band celtic rock) stanno benissimo. Speriamo che anche in futuro per gli Aperion si vada solo verso l’alto.
Il testo che segue sugli Aperion me l’ha passato Črt. Oltre a questo mi ha mandato anche la formazione della band, la scaletta del concerto al Rollbar e alcune ottime foto live, salvandomi in gran parte la pelle nel mettere insieme questo reportage, io che sono solo un conoscitore superficiale di ciò che succede oggi sulla scena rock slovena, e gliene sono immensamente grato.
“Gli Aperion sono nati il 01. 11. 2002 sulle ceneri dei Xanthochroid di Žalec, di cui sono rimasti solo il chitarrista e la flautista. Con questa svolta la musica è passata dal grunge con venature classiche a un rock più incisivo, accompagnato da violino e flauto. La formazione si è assestata piano piano su sei elementi (voce, chitarra, basso, batteria, violino e flauto). Sono cominciati anche i primi concerti, sia in collaborazione con i nomi più grossi della scena musicale slovena, sia alcune serate da soli nei club. Tra queste c’è stato anche il concerto all’Orto bar, dove il nostro genere è stato battezzato ‘keltrock’, cosa su cui eravamo tutti d’accordo e così ci siamo tenuti questo nome. Dopo due anni, per vari problemi e divergenze, ci sono stati grossi cambi di formazione nella band. In due mesi la line-up è cambiata completamente e a dicembre 2004, a parte il chitarrista e il bassista, era composta da gente tutta nuova. Il violino è stato sostituito dalla viola, al basso nelle note gravi si affianca il violoncello, e cambiano anche la flautista, il batterista e la cantante. Questa formazione è rimasta invariata fino a oggi e speriamo che non ci siano più cambiamenti così grandi. Da allora la nostra musica si sviluppa in nuove dimensioni, le dimensioni con cui ora saliamo sul palco – Aperion.”
Cosa aggiungere per concludere? La scelta di una rock band è stata per me una sorpresa di prim’ordine, perché davanti a una “mandria di orecchinati ingellati” tra il pubblico ti aspetti che l’organizzatore gli propini di tutto fuorché questo. Ma la scritta “Bikers welcome” sul flyer giustificava la scelta in pieno, anche se non so se in tutta la serata al Rollbar ho visto più di tre motociclisti. L’importante è che tutti gli ospiti fossero soddisfatti. Chi non era interessato alla musica si è goduto lo spettacolo di ragazze mezze nude che ancheggiavano sfoggiando la loro femminilità e sfilavano instancabili con i breezer in mano tra la folla del Rollbar, quindi erano contenti proprio tutti, anche se le due più coraggiose, quelle “topless”, non hanno mostrato chissà quale abbondanza all’altezza del petto, … eh, e nemmeno più in giù. Dopo gli Aperion c’è stato uno spogliarello, un lesbo show e, e, … ancora un sacco di roba, così la temperatura dopo l’esibizione degli Aperion al Rollbar non è calata per niente. Anzi, tutto il contrario … Quella notte selvaggia sembrava non finire mai.
Scaletta
1. Fe+
2. Raj
3. XYZ
4. Anaksimander
5. Konj
6. Ü
pausa
7. Ocean
8. Izvorno sporočilo
9. Dajte
10. Srh
11. Aper
bis
12. Ü (quella versione tosta)