Aqua
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Asia
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 1992
Durata: 60:12
Voto: 4/5
Nel 1991 il leggendario bassista e cantante John Wetton (ex-Mogul Thrash, Family, King Crimson, Uriah Heep, UK, Wishbone Ash) decise che ne aveva abbastanza e lasciò gli Asia con l’amaro in bocca, deluso dalla crescente indifferenza del mercato americano. Per la band che negli anni Ottanta aveva riempito gli stadi quasi per gioco e venduto più di 10 milioni di copie del suo indimenticabile esordio sembrava arrivata una triste fine. La maggior parte dei fan non riusciva proprio a immaginarseli senza Wetton alla voce, e ormai ci si stava rassegnando in silenzio, quando il tastierista Geoff Downes (ex-The Buggles, Yes) , che aveva preso in mano il timone del gruppo, decise di colpo di andare avanti e di registrare, con una formazione rinnovata, un nuovo album degli Asia intitolato “Aqua”.
Come nuovo cantante e bassista scelse il promettente John Payne, che in precedenza aveva collaborato con Roger Daltrey (The Who) e su cui si contava seriamente anche negli Electric Light Orchestra Part II, dove era pensato come sostituto alla voce di Jeff Lynne. Payne aveva un timbro parecchio diverso, un po’ più “americano” rispetto al Wetton così riconoscibilmente inglese. Era quindi la scelta giusta anche per eventuali pezzi più hard rock, e se la cavava alla grande pure in tutte le power ballad. Non sorprende che sia riuscito presto a convincere molti fan di lunga data come degno sostituto del carismatico Wetton. Quanto al basso, in quel campo Wetton restava un’autorità indiscussa, anche se pure Payne era un bel talento.
Gli altri cambi di formazione avvenuti prima della registrazione di “Aqua” erano tutt’altro che radicali. Dei membri originali Downes era riuscito a tenere il geniale ma lunatico chitarrista Steve Howe, che proprio allora aveva salutato per un breve periodo gli Yes e così ebbe modo di suonare nella maggior parte dei brani del disco, e il maestro della batteria Carl Palmer (ELP). Quest’ultimo aveva già un piede nei ricostituiti Emerson, Lake & Palmer, per cui lasciò Downes e compagni subito dopo la fine delle registrazioni. Il nuovo chitarrista fu l’americano Al Pitrelli, ottimo musicista da ingaggio, che nella sua carriera aveva lavorato con gente come Savatage, Alice Cooper, Megadeth e Danger Danger. Tra gli ospiti speciali spiccavano il fenomeno della batteria Simon Phillips (Toto) e la leggenda della chitarra Scott Gorham (Thin Lizzy).
Downes e Payne hanno infilato nell’album ben tredici pezzi nuovi, il che non sorprende, visto che dall’uscita del disco precedente “Astra” (1985) erano passati quasi sette anni. “Aqua” in molti sensi portava avanti con successo la loro lunga tradizione sonora di rock melodico, mescolata qua e là con elementi progressive. Parecchi brani del disco negli anni Ottanta sarebbero probabilmente diventati degli hit, ma l’inizio dei Novanta, con l’arrivo del grunge, era del tutto ostile al successo commerciale di questo tipo di musica.
Lo strumentale d’apertura, etereo, “Aqua Part One” contiene il tipico contributo alla chitarra acustica di “mister gufo” Howe. In sostanza è un trucchetto vecchio ma sempre furbo per convincere i fan di lunga data che il disco merita di essere ascoltato fino in fondo e che la band non è cambiata poi così tanto, ma allo stesso tempo è una ventata di freschezza e una svolta rispetto alle aperture dei vecchi album degli Asia. Lo dimostra anche il pezzo successivo, l’ottimo anthem di rock melodico “Who Will Stop the Rain”, in cui Payne si presenta come un sostituto autorevole ed energico dell’amatissimo Wetton. I delicati arrangiamenti sinfonici sullo sfondo creano un equilibrio tra l’interpretazione vocale piena di temperamento e il robusto fraseggio di chitarra in primo piano. Il primo ostacolo viene così superato e si dimostra che i nuovi Asia sono pieni di slancio e voglia di fare e, nella loro filosofia, solo un po’ diversi dalla formazione classica originale. Questo classico dalla coscienza ecologista era in origine pensato per il progetto mai realizzato Rain, e più tardi è comparso anche nell’album solista del cantante Max Bacon (ex-Nightwing, GTR). “Back In Town”, piuttosto nella media, con un fraseggio di chitarra blues in primo piano, suona molto più hard rock dei soliti standard degli Asia, e come qualcosa che Wetton con ogni probabilità non avrebbe mai approvato. Ci ha messo di sicuro del suo l’ospite alla chitarra Scott Gorham, che ha senza dubbio ispirato il verso “the bady boys back in town”.
Con la struggente power ballad “Love Under Fire”, che Downes aveva scritto insieme a Greg Lake (ex-King Crimson, ELP) già nel 1988, la nuova incarnazione della band convince definitivamente di poter stare alla pari con la possente eredità della generazione precedente. Payne, dal canto suo, si conferma cantante di eccezionale profondità emotiva e dall’ampia estensione vocale. “Someday” è un’altra ottima power ballad, carica di atmosfera nostalgica, che unisce alcuni dei migliori elementi sonori dell’AOR e del prog rock, come ad esempio le ramificate tende sinfoniche stese da Downes. Gli Asia hanno sempre avuto la dote innata di evitare l’eccesso di sdolcinatezza che spesso segnava i loro colleghi del rock melodico.
“Little Rich Boy” è un solido riempitivo di energia cinetica indomabile, con in primo piano texture di sintetizzatore ben oliate e la voce di Payne in vena di battaglia. L’epico “The Voice of Reason”, segnato da possenti arrangiamenti orchestrali, è senza dubbio il pezzo più entusiasmante dell’intero album, quello in cui i membri della band mostrano una straordinaria sensibilità sonora, perfezionismo strumentale e il senso per i colpi di scena imprevedibili ma melodici con cui avevano già conquistato il pubblico in passato. Il pacifista “Lay Down Your Arms” è un anthem da risveglio delle coscienze, del tipo con cui gli Asia amavano già in passato far felice il pubblico, e per qualità non gli è affatto inferiore.
Anche la power ballad “Crime Of The Heart” è piena di energia indomabile e di atmosfera trascinante, quella che serve a ogni AOR ballad di qualità. “A Far Cry”, che per struttura ricorda alcuni loro pezzi degli anni Ottanta, contiene tutte le migliori qualità della band e si pavoneggia con ampi arrangiamenti orchestrali e uno struggente assolo di chitarra in apertura. Il drammatico “Don’t Call Me” è una dichiarazione d’amore che, nonostante qualche interessante lampo solistico strumentale, non raggiunge l’effetto emotivo desiderato ed è così uno dei brani meno interessanti del disco. Tanto più esaltante è l’epico “Heaven On Earth”, che si piega sotto il peso di tende sinfoniche ipnotiche e slancio ritmico, con in primo piano, come al solito, un ritornello possente che riempie l’ascoltatore di energia positiva. L’album si chiude con lo strumentale “Aqua Part Two” in uno stile simile a quello con cui si era aperto, solo che stavolta sono le onde di sintetizzatore di Downes a ricordare il mormorio del mare.
“Aqua” non sta proprio ai vertici assoluti della discografia degli Asia, ma dopo una lunga pausa di sei anni è stato comunque un album sorprendentemente riuscito e ispirato, con tanti pezzi che da un pezzo si sono guadagnati lo status di classici. Si potrebbe dire che rappresenti un ponte riuscito tra l’incarnazione originale della band e la nuova versione con Payne e Downes nei ruoli guida. Il sorprendente successo del tour seguito all’album, in cui come ospite speciale compariva anche un Steve Howe molto promosso, spinse il duo ad andare avanti con la storia degli Asia, nonostante qualsiasi successo commerciale simile a quello del passato fosse ormai irraggiungibile e irrealistico.
Formazione
Geoffrey Downes – tastiere, voce
Steve Howe – chitarra nei brani 1,2,3,5,7,10
Carl Palmer – batteria
John Payne – voce, basso
Al Pitrelli – chitarra
MUSICISTI OSPITI:
Simon Phillips – batteria
Scott Gorham – chitarra
Ant Glynne – chitarra
Mats Johanson – assolo di chitarra in “Crime of the Heart”
Produzione
Geoffrey Downes
Tracklist
1. Aqua, Pt. 1
2. Who Will Stop the Rain?
3. Back in Town
4. Love Under Fire
5. Someday
6. Little Rich Boy
7. The Voice of Reason
8. Lay Down Your Arms
9. Crime of the Heart
10. A Far Cry
11. Don’t Call Me
12. Heaven on Earth
13. Aqua, Pt. 2