Arch Enemy a Zagabria confermano la loro grandezza (2009)

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Autore: Aleš Podbrežnik

Luogo: Boogaloo / Zagabria / Croazia
Data del concerto: 24.05.2009
Pubblico: 500
Prezzo del biglietto: 160,00HRK (prevendita) / 190,00HRK (il giorno del concerto)

Finalmente è capitata l’occasione di vedere dal vivo anche i rappresentanti del death metal melodico, famosi per la perfezione dei loro album in studio e per il fatto che il ruolo del growl lo ricopre una cantante e non un cantante, come invece è prassi in trilioni di band di questo filone del metal. Gli Arch Enemy e i loro colleghi danesi Mercenary l’anno scorso sono passati dal MetalCamp di Tolmino, dove gli Arch Enemy hanno suonato addirittura da headliner della serata. Stavolta siamo riusciti ad aspettarli anche in un tour tutto loro. Dopo aver accumulato chilometri di concerti tra autunno e inverno, a maggio sono sbarcati anche in America del Sud e Centrale, per poi aggiungere come chiusura ancora qualche data in Europa.

MERCENARY: 

I Mercenary, che davanti al pubblico sloveno hanno suonato almeno tre volte (prima dei Brainstorm nel 2004, prima dei Nevermore nel 2005, l’anno scorso al MetalCamp), continuano a crescere come ottimi performer dal vivo. Il sestetto in un set breve ha mostrato un’intesa a dir poco brillante, con un’esecuzione eccellente di tutto il materiale che si è trovato davanti.

Ha sorpreso la risposta piuttosto tiepida del pubblico croato, di solito sempre (fin troppo) caldo, e la solita abitudine, nota anche dai concerti in Slovenia, per cui il giorno del concerto la maggior parte dei presenti evita a lungo la sala, anche se è già arrivata sul posto: preferisce bersi una birra fuori e cercare altro divertimento finché sul palco non sale davvero l’headliner. Non sempre, ma spesso. Sotto il palco, durante i Mercenary, la ressa cresceva di minuto in minuto, ma ti saresti aspettato più follia là sotto. I danesi hanno reso felici i presenti soprattutto con la bellissima Soul Decision dall’album “The Hours That Remain”, visto che in scaletta si sentiva la mancanza di pezzi invidiabili dei dischi più vecchi, che tra l’altro, secondo le recensioni, sono anche valutati meglio del nuovo “Arhitect Of Lies”. Eppure i Mercenary hanno dato priorità assoluta al nuovo disco, tirando fuori da lì un pezzo dopo l’altro. Quello che ha impressionato di più è stato l’incastro tra lo screaming metalcore di Rene Pedersen, su registri medio-bassi, e la voce melodica e pulita di Mikkel Sandager, spinta sulle note più alte. Anche se il recente scambio di ruoli tra growl death e impostazione core in studio porta meno contrasto di colori, dal vivo, sul palco, la cosa funziona alla grande, sia nei duetti sia nel creare un’atmosfera varia e dinamica. I Mercenary sono quel tipo moderno di death metal melodico che porta con sé alcuni stereotipi delle melodie power metal, soprattutto la sinfonicità, grazie a tastiere molto attive, senza dimenticare le deviazioni verso il metal progressivo, che sul palco hanno messo in scena con qualche cambio di ritmo piuttosto complicato.

Dal pubblico, verso la fine, si sono sentiti degli sperduti richiami per 11 Dreams, ma i ragazzi hanno deciso di sparare Firesoul, che nel finale ha rimesso in piedi la folla e ha incoronato un’esibizione compatta e eseguita con sicurezza. Di sicuro non possiamo passare sopra al suono pessimo sul palco. Si sentiva male soprattutto la voce melodica, in particolare sulle note più alte, e anche le due chitarre ogni tanto suonavano ovattate. Con quel suono, a tratti era più difficile distinguere anche gli assoli della chitarra solista di Martin Buus Pedersen.

ARCH ENEMY: 

Gli Arch Enemy, che con questa tappa del “Rise Of The Tyrant” tour, ormai in dirittura d’arrivo, hanno finalmente visitato anche Zagabria, non hanno preparato nessuna pompa scenica particolare. Tutto ciò che ricordava la band, in quei momenti di grande attesa, con i secondi che si contavano troppo lentamente davanti al palco, era un gigantesco telo di sfondo che richiamava l’album attuale. Quando finisce l’intro, la nebbia invade il palco. I ragazzi prendono posizione, il concerto parte con la prevedibile opener del nuovo disco, Blood On Your Hands. All’ultimo momento in mezzo all’azione salta fuori Angela Gossow. Una tipa che nell’aspetto ha preso un po’ le sembianze dell’attrice e modella Peta Wilson, nota dalla serie action “Nikita”, cioè metà soldato e metà puledra selvaggia, e che ovviamente si è presa in un attimo tutta l’attenzione dello show.

Non vorrei cominciare questo resoconto in modo negativo, ma forse per chiarire alcuni fatti non è nemmeno fuori luogo chiedersi quanto aiuto riceva Angela dal mixer. Un po’ di effetto echo delay non si poteva non sentirlo. In studio ha sicuramente superato il predecessore Liiva negli estremi, ma il suono in sala ha mostrato qualche pecca. Soprattutto il suo canto era spesso molto poco distinguibile, si sentiva peggio, e la potenza vocale espressa sul palco aveva ancora parecchi margini di riserva. Il fatto è che gli Arch Enemy erano un filo troppo alti di volume. Specie le due chitarre, tanto che due volte è arrivato perfino l’effetto “microfonia”. Insomma, il suono non era al livello richiesto.

Ciononostante abbiamo potuto goderci l’ottima intesa sul palco di questa band. Chi riusciva a staccare almeno un occhio da Angela poteva ammirare soprattutto la fantastica taratura dei fratelli Amott, che sembravano in gara a chi suonava l’assolo più virtuoso. Le dita gli volano come indemoniate, e hanno tagliato via tutto il repertorio a tutta forza. Concentrati e incredibilmente coinvolti. In pratica funzionano come uno dei duo di chitarre meglio accordati del pianeta. Sharlee D’Angelo, il celebre ex bassista dei Mercyful Fate, in qualche modo non riusciva a emergere sul palco, nonostante la presenza da gigante, complice il recente accumulo eccessivo di scorte personali di massa sottocutanea. Gli Arch Enemy potevano farsi un baffo senza il fantastico Daniel Erlandsson, che nell’impressione lasciata dai fratelli Amott non è stato da meno in nulla. Preciso come un orologio svizzero, esplosivo gran lavoratore dietro la sua fortezza di batteria, ha fatto in modo che i pezzi prendessero vita sul palco in tutto il loro senso, vomitando rabbia, dolore, disperazione e ribellione! Erlandsson ha dimostrato soprattutto nel suo assolo di essere un musicista eccezionale, perché gli è riuscito esattamente quello che a molti non riesce quando affrontano il momento batteria. Si è preso l’attenzione. Il drumming in quel punto era interessante, mozzafiato, e non nascondeva lo spirito che il talento di questo musicista possiede. Un assolo di batteria di 10 minuti, che in generale può far sbadigliare senza fatica e dare la sensazione negativa di puro furto di tempo e soldi, è passato in un attimo!

La maggior parte del repertorio era composta da pezzi più recenti, cioè dai brani dell’era Angela Gossow degli Arch Enemy, ovviamente con il peso sul nuovo album. I vecchi classici nati nel millennio scorso li abbiamo aspettati fino alla fine, quando gli Arch Enemy hanno reso felici i presenti con Fields Of Desolation. La band, del resto, ignora ostinatamente quei tre album quando si parla delle sue esibizioni dal vivo, e dalla setlist hanno perfino tolto l’ottima Diva Satanica. Probabilmente le ragioni vanno cercate nel risparmio delle corde vocali di Angela Gossow.

Senza particolare comunicazione con il pubblico tra una pausa e l’altra, verso metà il concerto ha perso un po’ di voltaggio e di solida coesione chimica, ma l’esecuzione del materiale ha portato alla band i punti necessari per la vittoria. Nonostante il tempo, durante l’esibizione, sia volato via in un batter d’occhio, e nonostante la sensazione di routine lasciata dal momento finale con un semplice ma bizzarro “Grazie e arrivederci!”, la band dopo il concerto ha sorpreso alcuni irriducibili che aspettavano ostinatamente davanti al tour bus, perché si è fermata a chiacchierare con loro ancora per circa un’ora. Questo dimostra che gli Arch Enemy tengono eccome alla loro base di fan. Soprattutto considerando la popolarità sempre più grande della band, per quanto di popolarità nel death metal ce ne possa essere, anzi diciamo meglio “grandezza” sempre più grande, con questo gesto gli Arch Enemy hanno di certo scacciato ogni pensiero nero sul fatto che la band si stia chiudendo nel suo mondo da rockstar.

Il concerto degli Arch Enemy resta quindi un evento che merita tutta l’attenzione. Visto il continuo upgrade perfezionista della propria macchina, che la band dimostra sia con ottimi album in studio sia con l’offerta live, anche se qui avrei da ridire sulla setlist di parte vista a Zagabria, sarà interessante osservare cosa succederà in futuro agli Arch Enemy. Resteranno “se stessi” o inizieranno la fase di “commercializzazione” del suono, sull’esempio di vari In Flames? Personalmente penso che questa fase per gli Arch Enemy sia già chiusa solo per il fatto che hanno in formazione una Angela Gossow indemoniata. In questo modo creano un ottimo equilibrio tra gli elementi “sincerità” e “show time” e mantengono il proprio interesse sia per i fan fedeli sia per tutti i potenziali nuovi fan che la band la stanno scoprendo adesso.

foto: Robi Lipej

Scaletta

MERCENARY: 1. Black And Hollow 2. Bloodsong 3. Soul Decision 4. The Endless Fall 5. This Black And Endless Never 6. Execution Style 7. Firesoul ARCH ENEMY: 1. Blood On Your Hands 2. Ravenous 3. Taking Back My Soul 4. Dead Eyes See No Future 5. My Apocalypse 6. Revolution Begins 7. Burning Angel 8. Drum Solo 9. I Will Live Again 10. Dead Bury Their Dead 11. We Will Rise —bis— 12. Snow Bound 13. Nemesis 14. Fields Of Desolation

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