Arch Enemy al Cvetličarna… Corretto, ma senza guizzi (2017)
Autore: Primož Novak
Foto: Sebastijan Videc
Luogo: Cvetličarna, Lubiana
Data del concerto: 17.09.2017
Prezzo del biglietto: 24€/27€/32€
Gli Arch Enemy, celebre formazione di »death« metal melodico, sono finalmente arrivati in Slovenia con un loro show da headliner. Insomma, finalmente un concerto da club per una band che è già passata più volte dal noto festival di Tolmin, dove ovviamente ha convinto ogni volta.
Senza gruppi spalla non si va da nessuna parte. Ma stavolta in scaletta c’era anche il basket. Nell’area esterna coperta, un proiettore trasmetteva la finale tra Slovenia e Serbia, e l’euforia generale era indescrivibile.
Nonostante la partita, in tanti hanno sostenuto i Jinjer, la band di apertura, che ha suonato il suo set proprio durante il match. Si tratta di giovani metallari ucraini che mischiano groove metal e hardcore, e che a quanto pare simpatizzano anche per il progressive, anche se non si è sentito granché. Niente di nuovo, ma il gruppo ha raccolto un discreto sostegno. La band ha servito pezzi da entrambi gli album, mentre l’attenzione era soprattutto sulla cantante Tatiana Shmailyuk, che con la sua voce ricordava Otep e Guano Apes, quindi non è la solita cantante che si limita a growlare. Nella musica si sentivano influenze di tutto un po’, dal nu metal al metalcore tecnico. Promettenti, ma per ora non ancora abbastanza convincenti.
L’euforia cresceva di minuto in minuto. La Slovenia ha preso il comando nel basket, mentre il palco era già prenotato per gli Arch Enemy, che hanno aspettato fino all’ultimo minuto della partita e, subito dopo la fine, è partita l’intro del nuovo album, con la band che ha attaccato con il fresco singolo The World Is Yours. Agli Arch Enemy non ci è voluto molto per dimostrare la loro forma smagliante, che dura da più di dieci anni nonostante qualche cambio di formazione lungo la strada. Il repertorio, com’era logico, puntava soprattutto sugli ultimi due album, quelli con la nuova cantante Alissa White-Gluz; la band ha toccato anche i dischi precedenti, ma decisamente troppo poco. L’unica sorpresa è stata il ritorno in scaletta di Dead Bury Their Dead dal leggendario Wages of Sin. Il resto, ovviamente, piuttosto prevedibile. Con pezzi come War Eternal, My Apocalypse, The Eagle Flies Alone, No Gods, No Masters , We Will Rise gli Arch Enemy hanno fatto capire che i fan della prima ora possono tranquillamente restare a bocca asciutta. Anche se la band viene spesso etichettata come extreme metal, con i pezzi scelti ha mostrato di non differire poi tanto dalle band metal commerciali, che puntano su ritornelli in evidenza e melodie da cliché. L’unica cosa diversa è la voce, che dovrebbe essere in linea con l’ideologia death metal. Insomma, niente di particolarmente estremo.
Lo show della band merita comunque un plauso. La teatralità è alle stelle, e nessuno dei membri ha dato l’impressione di prendere l’esibizione con le pinze. In primo piano c’era una Alissa scatenata, che ha incitato alla grande il pubblico, anche se tra un discorso e l’altro è sembrata un po’ in affanno, nonostante la band non ne avesse nemmeno bisogno, visto che la gente partecipava in modo evidente. L’affiatamento chitarristico del duo Amott/Loomis è stato eccezionale. Loomis negli assoli ha tirato fuori anche qualche numero interessante, ma lontano da quello che faceva nei Nevermore. La sezione ritmica D’Angelo/Erlandsson forse non spiccava come le chitarre, ma ha tenuto botta fino alla fine. Prima della pausa la band ha suonato ancora Avalanche dall’album War Eternal, un pezzo in cui Alissa usa anche le voci pulite, che dal vivo sono sembrate forzate e superflue. È seguita una pausa, dopo la quale è salito sul palco per primo Jeff Loomis, che ha portato avanti il set con il pezzo strumentale Snowbound, poi si sono uniti anche gli altri membri per portare tutto a casa fino alla fine. Nemesis dall’album Doomsday Machine è dal 2005 una presenza fissa nei concerti degli Arch Enemy. Niente di strano, visto che il pezzo ha una melodia variegata e un ritornello marcato che il pubblico può cantare a squarciagola. Per chiudere, la band ha suonato ancora una parte di Fields of Desolation, in cui Amott e Loomis hanno fatto un ultimo assolo insieme.
Con il loro show affiatato ed epico, che non ha mai avuto il sapore della routine, gli Arch Enemy hanno senza dubbio convinto. Ma l’eccesso di teatralità ha fatto capire che la band non mette più sempre la musica al primo posto. In primo piano ci sono più kitsch e cliché, mentre di novità nemmeno l’ombra.
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