Assalto di brutal death metal all’Orto Bar (2017)
Autore: Primož Novak
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / Orto bar / Slovenia
Data del concerto: 22.02.2017
Numero di spettatori: 50
Prezzo del biglietto: 18€/22€
Ogni tanto tocca anche a quei fan del death metal che sostengono le band meno conosciute, cioè gli amanti dell’underground vero. Di solito si tratta di formazioni brutal death metal che non amano i fronzoli e restano ben salde al proprio stile, intenso e senza compromessi, motivo per cui non riescono ad attirare un pubblico più ampio, come ha confermato il concerto dei Malignancy e delle quattro band di supporto che si sono esibite in un Orto Bar mezzo vuoto. Ma questo non ha intaccato la qualità di chi stava sul palco.
Ad aprire sono stati i brutali californiani Stages of Decomposition. La band ha alle spalle solo un album e un EP. Il trio californiano voleva presentare il proprio materiale con sicurezza, ma il basso ha iniziato presto a fare i capricci, così alla fine il concerto è stato suonato senza basso. Forse questo ha rovinato l’impressione generale, ma anche prima non si notava niente di particolare. La chitarra era tutto fuorché fantasiosa, e il batterista nel tenere il ritmo ha traballato parecchio. Alla band resta quindi ancora molto lavoro da fare per convincere qualcuno in più di una manciata di spettatori.
Poi è toccato agli Embryonic Devourment, che rispetto ai predecessori hanno alzato il livello di tutto quanto, anche se non c’è motivo di parlare di chissà quale exploit. Senza dubbio però gli ED hanno mostrato un po’ più di varietà nei pezzi, più soluzioni tecniche e una sezione ritmica più dinamica. A un certo punto la band ha cominciato a ripetersi piuttosto in fretta, ma l’esibizione è stata portata a casa in modo solido.
Una delle sorprese più grosse sono stati i Nader Sadek. È una formazione guidata dall’egiziano Nader appena citato, che dal vivo è accompagnato da vari musicisti noti nelle acque dell’extreme metal. Stavolta dietro i tamburi sedeva il celebre Hannes Grossmann (Alkaloid, ex-Obscura, ex-Necrophagist), le ottime linee di basso le ha messe Ben Claus dei Gorod, mentre alla chitarra c’era il norvegese Destructhor, che prima si era fatto le ossa con Morbid Angel e Zyklon. Insomma, i Nader Sadek erano tutti musicisti di altissimo livello e il concerto è stato all’altezza. Suonato veloce e preciso. Musicalmente ricordava un buon mix di death e black metal. Qualcosa si è inceppato con la voce di Nader, a tratti fastidiosa e in certi punti anche superflua. L’impressione generale però non ne ha risentito. Con un’esibizione così convincente, i Nader Sadek ci hanno fatto venire voglia di rivederli.
La mattanza brutale non si era ancora placata. Sul palco sono saliti gli spagnoli Carnivore Diprosopus, che il brutal death metal l’hanno presentato nel modo più convincente di tutti. Il suono era sporco al punto giusto, di pezzi veloci non ne mancavano, e c’erano anche alcuni passaggi più lenti per dare più varietà ai brani. La voce era incomprensibile e anche gli strumenti non erano cristallini, come si addice allo stile della band. Con il loro suonare senza compromessi, i Carnivore Diprosopus hanno fatto godere chi giura sul brutal death metal. La band non ha certo inventato l’acqua calda, ma si percepivano le influenze di nomi marcanti del death metal come Suffocation, Dying Fetus, Skinless, Devourment e altri.
Per ultimi hanno preso il palco i Malignancy, che quest’anno festeggiano 25 anni di attività. Nel loro set i Malignancy hanno mostrato di avere un approccio più tecnico, anche se questo valeva soprattutto per la batteria, che ha dominato per tutto il concerto. Dietro i tamburi c’era infatti Mike Heller, che tra l’altro si guadagna il pane anche nei Fear Factory. La chitarra era tecnicamente ferrata, veloce con parti lente, e non mancavano nemmeno inserti grind più semplici. Una lode particolare va al cantante, che ha interagito con il pubblico in modo spiritoso, arricchendo ulteriormente il repertorio della band. La lode più grande va ovviamente al batterista Mike Heller, che nei Fear Factory evidentemente deve trattenersi. Nei Malignancy Heller ha dimostrato di essere velocissimo, e ogni parte sa condirla con i piatti in modo sensato. Nel suo modo di suonare non c’è buco che Heller non sappia riempire. Il suo approccio è progressivo e ci piacerebbe sicuramente sentirlo in qualche progetto ancora più progressive. E qui si conferma che appartiene alla vetta assoluta dei batteristi estremi, insieme a gente come John Longstreth, George Kollias, Flo Mounier e altri. I Malignancy sono stati di sicuro una sorpresa positiva, che dà ancora un po’ di speranza al brutal death metal. Malignancy, Nader Sadek e compagnia, nonostante la scarsa affluenza, all’Orto Bar hanno suonato più che dignitosamente e hanno mostrato quanto può essere spietato il death metal oggi.
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