Back In Black

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Artista: AC/DC
Etichetta: Atlantic Records
Uscita: 1980
Durata: 42:11
Voto: 5/5

Questa è la storia di una passione e di un primo amore che non scordi mai. Il nome della band si è sempre scritto, e si scrive ancora, con un fulmine che separa AC da DC, e proprio l’elettricità, questa meravigliosa invenzione del nuovo mondo, è ciò che mi ha ripulito tutti i canali del corpo e mi ha spinto dentro il mondo della musica. Allora ero un adolescente che non sospettava ancora niente di grave, e in un attimo mi sono contagiato con suoni di chitarra dolci in modo mastodontico, testi carichi di testosterone e l’atteggiamento purosangue e ortodosso dell’eterno ribelle con una buona ragione. Il disco che mi ha fatto schiumare la superficie fino a quel momento calma dell’anima era minimalisticamente nero, e all’epoca non mi preoccupavo certo dei tragici retroscena della sua nascita, di un disco che rappresenta una svolta nel mondo della musica. Back In Black è la più bella e la migliore botta di fortuna della mia vita. Come un fulmine a ciel sereno, mi ha strappato nel modo migliore alla mia comoda indifferenza, gettandomi nel mondo dell’organico legame tra palle e bei suoni, così che ho potuto solo desiderare di più e più forte! Occhi, mente e orecchie si sono puntati sul fenomeno australiano e su una band che plasmava l’immagine dell’universo rock moderno già dagli anni Settanta. Il mondo era cambiato e non si poteva più tornare ai tempi dell’innocenza musicale perduta!

Cosa si può ancora dire, dopo tre decenni, su un album che per copie vendute in vinile, CD o sul nastro magnetico di cassetta ormai dimenticato da tempo è superato solo dal re del pop con il mostruoso traguardo del leggendario Thriller, che tu non abbia già letto o davvero capito? A dirla tutta, mi sono avvicinato al territorio sacro di una band per me intoccabile piano piano e con timore reverenziale. Se n’è già detto tanto, ma il motivo per cui stavolta ho pescato dall’angolo d’oro della mia collezione di supporti di suoni stupendi è senza dubbio la passione, l’amore e soprattutto il battito accelerato del cuore e dell’anima che dopo tutto questo tempo, a dispetto del tempo e dell’età, nel mio essere provoca ancora la più grande, la più influente e la migliore hard rock band di questo mondo – signore e signori: vi presento l’epica grandezza degli AC/DC in tutta la loro raffinatezza e bellezza! Lasciate che scriva due righe su un disco che potrei definire senza problemi la colonna sonora della mia infanzia, della mia giovinezza e degli anni attuali, diciamo maturi!

 

https://www.youtube.com/watch?v=BwxJ46HWXbA

Prima di tutto mettiamo in fila qualche fatto nudo e crudo, ma necessario! Quello che mi ha staccato la testa è un carismatico chitarrista alto poco più di un metro, senza il quale il mondo del rock e dei riff pesanti sarebbe vuoto e desolato come la zona intorno a Fukushima dopo il terremoto! Lo zio a cui andrebbero dedicati un obelisco, una statua monumentale e ogni lode è Angus Young! D’altra parte, buona parte dell’ossessione è radicata in tre accordi e nelle palle messe in quelle poche successioni di note. Gli AC/DC sono sempre stati minimalisti, almeno per quanto riguarda il numero di accordi nei pezzi, ma ognuno è piazzato lì con criterio e cura amorevole, e l’asse portante della band è sempre stato costruito attorno a un cantante potente ed eccezionale. Dall’inizio degli anni Settanta, più precisamente dal 1973, quando con lettere d’oro e grandi obiettivi iniziò a scriversi il percorso esplosivo dei fratelli Malcolm e dell’inarrestabile dio degli assoli Angus Young, ne è passato di tempo. Le felici coincidenze a Melbourne riunirono il dinamico duo con il batterista Phil Rudd (ex membro dei Coloured Balls) e il bassista Mark Evans, ma la sbalorditiva ascesa verso le stelle cominciò solo con la prima esibizione sul palco del loro autista di allora, motociclista ribelle e gaudente fuori dal comune – Bon Scott. Una voce inconfondibile, la posa del godereccio selvaggio e del seduttore da palcoscenico e soprattutto una serie di testi eccezionali, sensuali e diretti su belle donne, alcol e anima del rock’n’roll furono la ragione di una scalata ripida e di un’irrefrenabile conquista del mondo. Con i primi dischi High Voltage, Dirty Deeds Done Dirt Cheap, Let There Be Rock, Powerage e con l’asso più rumoroso e più forte della loro discografia fino ad allora, l’album Highway To Hell, sembrava che gli AC/DC non li potesse fermare niente. Le milioni di copie vendute riempiono per la prima volta per bene anche le loro tasche, ma più che il lavoro in studio sono le tournée eccezionali e la dura gavetta sul palco a spianargli la strada tra l’élite musicale, mentre nel backstage l’unico balsamo per anima e corpo, o meglio l’unica finestra di fuga dalla pressione del mondo e dalle domande su cosa potesse portarli ancora più in alto, erano l’alcol e le altre sostanze inebrianti. E in quello, la prima ugola dell’offensiva rock australiana ha decisamente esagerato!Era il 20 febbraio 1980 quando il mondo fu scosso dalla notizia che il giovane talento Bon Scott aveva ballato il suo ultimo ballo con il diavolo e, dopo una sbronza brutale, era annegato nel proprio vomito nell’auto di un amico. Il treno degli AC/DC è deragliato definitivamente? C’è speranza di tornare indietro?

 

 

 

Anche se sotto shock e alle prese con dolore e lutto, i ragazzi rimasti nella band decidono di portare avanti la missione impossibile – continuare a volare verso il cielo, superare l’incredibile plateau di successo del disco Highway To Hell e soprattutto trovare un’alternativa adeguata, se non addirittura migliore, alla grandezza di prima. Che la cosa la prendano più che sul serio lo confermano già un mese dopo la morte di Bon, provando al microfono la voce roca di un ex membro dei Geordie, Brian Johnson. Prendono in mano i pezzi scritti insieme a Bon e nel laboratorio del suono delle Bahamas, nei Compas Point studios, finiscono in incredibili sette settimane il lavoro sull’attesissimo successore! Back In Black mette insieme più hit e granate sonore di quante ne avessero avute i predecessori, e il repertorio di ferro degli AC/DC da lì in poi si arricchisce di classici sempreverdi come Hells Bells, Shoot To Thrill, You Shook Me All Night Long e della cannonata di chitarre e cuore che dà il titolo al disco – il brano Back In Black. E cosa c’è di così eccezionale in questo disco da non riuscire a trattenere fiumi di bava ed entusiasmo nemmeno dopo decenni di ascolti regolari? Si tratta di puro estratto di magia da studio, di palle e senza dubbio della miglior dose di rock da pesi massimi che ti capiterà mai di ascoltare in un unico posto! Se hai dei dubbi, è ora di controllare il battito, di rianimarti, ma prima è arrivato il momento di una breve passeggiata in questo reperto del passato, che alza anche il codino più appassito, a dispetto della gravità decuplicata! Ma attenzione: questa non è musica per gli indecisi, per i piagnoni esitanti o per i moralisti bigotti!

 

https://www.youtube.com/watch?v=9rrqhPmzErc

 

I colpi iniziali di una pesante percussione di ferro sul bordo di una campana di bronzo da chiesa spalancano la strada al primo giro di riff dell’hit Hells Bells, che fanno sentire il dolore, ma anche la voglia elettrizzata di proseguire il cammino lungo la scala dell’evoluzione. La succosa sinergia dei fratelli Young si aggancia saldamente al ritmo minimalista ed efficace di Cliff Williams e al drumming di Phil Rudd, che magari non sarà il batterista più veloce e più bravo di tutto il mondo, ma negli AC/DC ci sta come il cacio sui maccheroni! Il primo incontro del pubblico con la voce chiara e potente di Brian Johnson è convincente fin dalla prima strofa. “I’m rolling thunder, pouring rain / I’m coming on like a hurricane / My lightning’s flashing across the sky / You’re only young but you’re gonna die /  won’t take no prisoners won’t spare no lives / Nobody’s putting up a fight / I got my bell I’m gonna take you to hell / I’m gonna get ya, satan get ya / Hells Bells!” ruggisce Johnson e, del tutto naturalmente, alzi le tue corna diaboliche intrecciate con le dita, il saluto di Satana, e cominci a cedere al ritmo della sottomissione totale all’imperativo dell’elettrificazione. La chitarra di Angus non si è ancora spiegata in tutta la sua inconfondibile pienezza che nelle vene ti rimbomba ancora più dolce il flusso accelerato di sangue e adrenalina con gli accordi di Shoot To Thrill. Sesso e baldoria ti spingono in una marcia più alta ed è difficile resistere: ti ritrovi a razionalizzare inutilmente i motivi per cui gli AC/DC sono la scelta perfetta quando hai voglia di divertirti o solo di buttare fuori e svelare ad alta voce i tuoi pensieri perversi, deliziosamente corrotti!

 

https://www.youtube.com/watch?v=zuOnGqKL4eQ

 

“I’m like evil, I get under your skin / Just like a bomb that’s ready to blow / ‘Cause I’m illegal, I got everything / That all you women might need to know / I’m gonna take you down – yeah, down, down, down / So don’t you fool around / I’m gonna pull it, pull it, pull the trigger / Shoot to thrill, play to kill / Too many women with too many pills / Shoot to thrill, play to kill!” Per non sprecare tempo e spazio con orgasmi verbali multipli, posso dire che non si nota cedimento nemmeno nel seguito. La formula è apparentemente semplice: chitarre, ancora un po’ di assoli di chitarra che puoi davvero ricordarti, decibel avvitati fino in fondo e oltre, una tonnellata di sex appeal, un’epica sequenza di testi su bei corpi femminili, sbronze, abbandono totale al godimento del momento, scopate e irrefrenabile voglia di ancora. Pochi nomi e pochi gruppi scuotono così, e nessuno quanto gli AC/DC! “Back in black / I hit the sack / I’ve been too long I’m glad to be back / Yes I’m, let loose / From the noose / That’s kept me hanging about / I keep looking at the sky / ‘Cause it’s gettin’ me high / Forget the herse ‘cause I’ll never die / I got nine lives / Cat’s eyes / Usin’ every one of them and running wild” tuona dalle casse durante la title track Back In Black. Back In Black prosegue la corsa sfrenata di eccellenze con momenti sì un po’ trascurati, ma niente affatto minori, come Let Me Put My Love Into You, Have A Drink On Me, Shake A Leg o Rock And Roll Ain’t Noise Polution. Niente tentennamenti, niente seghe mentali inutili – nel disco ogni cosa ha uno scopo e la sua piena funzione! Niente impicci con la politica, da nessuna parte c’è Weltschmerz o malinconia, nemmeno un grammo è dedicato al rimpianto di essere qui e ora! Back In Black si congeda e rende omaggio alla memoria della leggenda del rock Bon Scott nel modo che sarebbe piaciuto di più anche a lui. Con primordialità, bevute in allegria, sessualità mai saziata e un sound pieno e succoso, gli AC/DC dimostrano che tra le ceneri di ciò che è stato, sotto spessi strati di cenere, si trova un maledetto sacco di vita. La morte del passato vola sulle ali rinate di una fenice nata in un nuovo decennio, ancora più in alto e più luminosa!

 

https://www.youtube.com/watch?v=oA_ykBPQ9uk

Gli AC/DC ti stringono a sé in un abbraccio d’acciaio fatto di assoli di chitarra eccezionali e di una metrica ritmica semplice ma efficace, e ti appagano nel modo più raffinato: al posto del Kamasutra ti becchi una selvaggia penetrazione dritta al centro del cuore. È del tutto normale prendere in mano la più bella delle chitarre della tua collezione immaginaria, affinare il tuo “duck walk” e immaginarti davanti agli occhi l’atmosfera del tuo strip club preferito oppure di un anfiteatro da stadio.

 

 

 

Nessuno ti rimprovererà o ti spedirà inutilmente a farti controllare la salute mentale, perché “Heavy decibels are playing on my guitar / We got vibrations comin’ up from the floor / We’re just listenin’ to the rock / That’s givin’ too much noise / Are you deaf you wanna hear some more / We’re just talking about the future / Forget about the past / It’ll always be with us / It’s never gonna die / Never gonna die / Rock ‘n’ roll ain’t noise pollution / Rock ‘n’ roll ain’t gonna die / Rock ‘n’ roll ain’t noise pollution / Rock ‘n’ roll it will survive / Yes it will!!!” 

Formazione

Brian Johnson – voce
Angus Young – chitarra solista
Malcolm Young – chitarra ritmica, voce di accompagnamento
Cliff Williams – basso, backing vocals
Phil Rudd – batteria, percussioni

Produzione

Robert John “Mutt” Lange

Tracklist

1. Hells Bells
2. Shoot to Thrill
3. What Do You Do for Money Honey
4. Givin the Dog a Bone
5. Let Me Put My Love into You
6. Back in Black
7. You Shook Me All Night Long
8. Have a Drink on Me
9. Shake a Leg
10. Rock and Roll Ain’t Noise Pollution

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