Back To The Rhythm
Artista: Great White
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2007
Voto: 4/5
Otto anni dopo l’uscita di “Can’t Get There From Here” (1999) sono tornati! In mezzo c’è stata una catastrofe terribile che ha quasi ammazzato la band, e nonostante tutto gli squali hanno incassato pure questa. Senza botte e graffi, ovvio, non è andata. Ma a giudicare da quello che il nuovo album racconta, non ci vuole molto per capire che i Great White sono di nuovo ben saldi in sella e che non hanno nessuna intenzione di scendere da cavallo tanto presto.
Il debito della band verso i fan è bello alto, accumulato negli anni in cui i ragazzi andavano in giro come “Jack Russell’s Great White” senza pubblicare un solo disco. E “Back To The Rhythm” ha ripagato alla grande tutta quest’attesa. I Great White hanno sbattuto sul mercato un fantastico album hard rock, l’esempio da manuale di come centrare quel “magic shot” che lascia intatto il non detto, senza cantarlo fino in fondo.
“Back To The Rhythm” è un tipico album dei Great White. Otto anni di pausa sono una pausa enorme e i ragazzi, in questo tempo, sono maturati. Le idee suonano fresche, la band è compatta nel capirsi e nel tradurre le idee in linguaggio musicale, e tutti i mattoncini stanno insieme con un’efficacia incredibile, esaltandosi a vicenda. Il cantante Jack Russell è decisamente l’elemento chiave che rende questo disco vero e lo trasforma in un autentico monumento classico, la prova che anche in questo secolo il rock n’ roll può essere irresistibilmente affascinante. “Back To The Rhythm” è un album incredibilmente coerente, con figure motiviche di base chiarissime che mettono ogni brano esattamente al suo posto, ognuno con un’atmosfera ben definita e una storia che si chiude come si deve. I Great White aprono il disco con la title track, a ritmo sostenuto, su un riff di chitarra semplice ma di grande forza espressiva. Nel ritornello lascia la scena a Russell che, con la sua voce magica (sulle note alte, fino alle più alte, un filo “alla Plant”), si porta l’ascoltatore dalla sua parte in un attimo. I ragazzi hanno dato all’album una venatura blues più marcata rispetto ai predecessori, quando per lo più pensavano alle acrobazie da letto. Lo dimostra anche Here Goes My Head Again, con un ritornello meraviglioso che, con quell’accento nella melodia, strizza l’occhio (come una spezia impressionante) ai trucchetti di Jagger nei Rolling Stones. Take Me Down, invece, oggi può essere un vero toccasana per chi sente la mancanza dello spirito dei Guns N’ Roses dell’età dell’oro.
Una cosa interessante dell’album è che a metà diventa molto tranquillo e molto “blue”. A creare questa calma sono i brani dal n. 3 al n. 6, personali e confessionali, uno dietro l’altro. Ed è proprio questa calma, costruita in modo tale, a portare il disco ai suoi picchi più alti. Il primo è la ballad power blues Play On, con chitarre acustiche e un’idea azzeccata di pianoforte classico nel ritornello, il tutto mescolato a un soffio di nostalgia southern delle chitarre. Russell dimostra che cantante eccezionale sia: con un’articolazione sofisticata del timbro dà vita a ogni atmosfera e a ogni sensazione. Grazie al canto abile di Russell i brani sono vivi per davvero, anche se si tratta di un album in studio, e carichi di emozioni. Con Was It The Night? i ragazzi restano sulla stessa identica frequenza da power ballad blues, solo che qui il tocco di abbraccio appassionato e di erotismo si accende ancora un po’ più intenso. Neighborhood è un cambio di dinamica dispettoso, un salto sui tacchi dell’hard rock con una bella presa di flirt southern nel ritornello. Che gli anni siano passati in silenzio lo dimostra la nostalgia per i giorni passati dell’innocenza e della pura voglia di prendersi la vita a cucchiaiate, in How Far Is Heaven e nella conclusiva Just Yesterday. Le due si contendono a vicenda il titolo di requiem personale dei Great White, nel caso in cui la band decidesse di appendere la carriera al chiodo per sempre, cosa che ovviamente rimpiangeremmo all’infinito (Buongiorno Toto!).
I versi del ritornello della malinconica e struggente Just Yesterday, dove Russell canta con una delicatezza particolare, tratteggiano in qualche modo il cammino di ognuno di noi:
“Solo ieri, quando eravamo giovani,
il mondo poteva aspettare e il tempo era dalla nostra parte,
la strada non sarebbe mai finita,…”
Questi versi dimostrano che col tempo i cuori dei ragazzi si sono ammorbiditi e che ci troviamo davanti a un album molto sentimentale, che non risparmia nulla quando si tratta di riportare in vita le emozioni in modo convincente. La produzione è viva, il lavoro delle chitarre incredibilmente compatto, con ritocchi lievi e perfettamente minimalisti che buttano benzina sul fuoco (nei passaggi e negli assoli) nel costruire l’atmosfera drammatica e l’erotismo rock n’ roll di cui l’album è pieno.
Le band giovani oggi non sono più capaci di album così, perché oggi non è tempo di hard rock. “Back To The Rhythm” è in realtà un testamento attraversato dallo spirito dei giorni andati, i giorni in cui il rock n’ roll era giovane e innocente, giorni che non torneranno mai più. È un album molto nostalgico, l’album del ritorno in grande stile della band sulla scena, uno dei migliori album hard rock classici del 2007 e un disco che dimostra che gli squali hanno di nuovo preso il passo del ritmo della vita. Ecco, tutto qui. Con “Back To The Rhythm” i ragazzi hanno fatto ai loro fan il regalo più bello possibile, che ha più che ripagato gli anni d’attesa. Un album che diventerà presto, senza dubbio, un classico nella discografia dei Great White. Un album rock pacato, maturo, sofisticato, se lo si confronta con gli sbuffi di testosterone di “Twice Shy” o “Once Bitten”, un album di straordinaria presa di coscienza, di tregua firmata con se stessi, un album in cui si accettano sé stessi e ciò che sta intorno, un album che chiude il cerchio e riafferma la band. I Great White, insomma, tornano a mordere. La dentatura è rimasta intera, i denti per niente scheggiati, solo che lo squalo bianco, per averne di nuovi, sa azzannare con molta più esperienza ed efficacia. L’album, registrato e prodotto in appena 24 giorni, è eclettico sotto ogni punto di vista. Un epitaffio che alla band probabilmente non sarebbe riuscito se la formazione non si fosse concessa una pausa così lunga.
Formazione
Jack Russell – voce
Mark Kendall – chitarra
Michael Lardie – tastiere, chitarra, cori
Sean McNabb – basso
Audie Desbrow – batteria
Produzione
Michael Lardie & Great White
Tracklist
01. Back To The Rhythm
02. Here Goes My Head Again
03. Take Me Down
04. Play On
05. Was It The Night?
06. I’m Alive
07. Still Hungry
08. Standin’ On The Edge
09. How Far Is Heaven?
10. Neighborhood
11. 30 Days In The Hole
12. Just Yesterday
Durata dell’album: 55.02