Balladero – la nascita di un’attrazione eclettica all’Ortofest (2013)

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Autore: Aleš Podbrežnik

Luogo: Lubiana / Orto bar / Slovenia
Data del concerto: 03.04.2013
Numero di spettatori: 140
Prezzo del biglietto: 7,00€

I Balladero, band guidata dall’ex batterista dei Psycho Path Dominik Bagola, sono un vero e proprio caso a parte sulla scena. Pensaci un attimo: un tizio che è tastierista, cantante e batterista tutto insieme. Tre cose in una sola persona! Suona fuori dal comune, ma è geniale! Fino a oggi la Slovenia non ha ancora riconosciuto il suo valore e la sua qualità, figurarsi se gli ha tributato il riconoscimento che merita. Almeno non nel modo in cui la band si sarebbe meritata per il lavoro fatto sul debutto in studio “Club Deuce” (la recensione di RockLine la trovi QUI). A quanto pare, l’eclettismo di questa formazione viene riscoperto ancora una volta prima all’estero. I Balladero fanno impazzire soprattutto in Germania, dove Dominik e la sua band hanno messo a segno diversi concerti di successo nei club di Berlino – e uno di questi è stato trasmesso persino dalla televisione tedesca Alex TV – il filmato puoi guardarlo per intero QUI.

Si tratta di un approccio eclettico al rock alternativo, costruito perlopiù su una trama sonora organica, che in parole povere potrebbe essere un incrocio riuscito tra la ballata cabaret al piano e l’attitudine rock alternativa. In tutto questo si innesta in modo raffinato un miscuglio di jazz, pop e blues. Il motore principale è senza dubbio l’ideatore Dominik Bagola e la realizzazione della sua visione musicale unica, che dopo lo scioglimento dei Psycho Path porta avanti con successo da artista solista.

Dominik si è scelto accanto una backing band collaudata, con il chitarrista Iztok Rodež in testa, il navigato bassista Robert Jukič, il batterista Jaka Berger e la percussionista Hana Šavel.

In una buona ora e mezza i Balladero hanno suonato per intero l’album »Club Deuce«. La band ha costruito subito e senza fatica la cornice unica del suo paesaggio sonoro con l’apertura Shadow Street, dove a rubare la scena è ovviamente l’approccio vocale particolare e il timbro di Dominik Bagola. Dominik non è uno di quei cantanti che ti fanno scoppiare i vetri con le urla. Ci va con sensualità, si prende cura di un tappeto fitto di sottigliezze e per questo gli basta il falsetto. È interessante, come dicevo, per il suo modo particolare di condurre la melodia e modellare i motivi, ed è proprio questa la carta vincente per quegli stati d’animo speciali che l’interpretazione del linguaggio musicale della band sul palco alimenta. Un linguaggio sempre immerso in una dolce, sensuale nostalgia melanconica, ereditata in origine dalle radici geografiche del Prekmurje.

Più i minuti scorrevano all’Orto bar, più l’aria si caricava di elettricità. Soprattutto dopo l’annuncio di Monsters, il cui testo è stato scritto dalla ex compagna di avventure di Dominik nei Psycho Path, Melee: Bagola l’ha ringraziata e ha invitato i presenti ad andare al concerto dei Werefox, in programma più avanti nel cartellone dell’Ortofest di quest’anno. Monsters la band l’ha tirata per le lunghe di proposito con delle improvvisazioni, e ha impressionato in particolare con la chimica di un’atmosfera ipnotica, sognante – da ballata, come dicevo, ma proprio per questo richiede nell’interpretazione una sensibilità finissima e un senso affinato di ascolto reciproco tra i musicisti sul palco. Il momento in cui, dopo l’intro di Dominik, la formazione entra nella regia eclettica del brano, trascinato sul ritmo di un tango, non può permettersi uno scivolone, quando dopo l’introduzione di Dominik il resto della squadra si inserisce compatto. Lo scivolone non ci deve essere: stavolta a comandare nella sala è l’acustica. Un altro momento eccellente, dove la costruzione dell’atmosfera brillava nel finale improvvisato e dilatato (qui a prendersi la parola è il pianoforte!), è stato catturato in Če bi, purtroppo stavolta privata del duetto con Jadranka Juras.

La forza di Dominik Bagola emerge con grande evidenza nei momenti in cui fa da risvegliatore iniziale della scenografia sonora, nella quale si inseriscono poco a poco gli altri strumenti, e lo stesso vale per le parti conclusive. In questi punti Dominik è estremamente convincente come interprete vocale, che mentre porge i versi con sensualità adatta magistralmente anche il linguaggio del pianoforte – lo strumento gli obbedisce fedelmente dall’inizio alla fine (Prekmurska, Lioness). Dream Come Lie mette in risalto il senso improvvisativo della band nell’avventurismo dell’esperimento musicale, e al centro irrompe anche la chitarra di Iztok Rodež con un tappeto di »soundscapes«.

Il concerto è volato via in un lampo. Ha offerto esattamente quello per cui eravamo venuti: tutta la sostanza eclettica, concreta e palpabile, del linguaggio musicale unico dell’album »Club Deuce«, servita sul piatto del palco nel più genuino stile Balladero! Un’esperienza unica, quella che vivi con un sermone musicale unico. Questa sensazione l’ha amplificata in modo particolarmente intenso, proprio sul finale, l’ottima Prekmurska, una specie di »gita etnica«. Speriamo che le idee per il successore del debutto in studio stiano già maturando.

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