Bang Your Head!!! 2013 – primo giorno
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Balingen / Messegelände / Germania
Data del concerto: 12.07.2013
Presenze: 10.000
Prezzo del biglietto: 95,00€
Le mattine al Bang Your Head!!! sono notoriamente le più corte. Dopo la “giornata di riscaldamento” – reportage di RockLine QUI – serve per forza una fase di rigenerazione. E sentirti martellare nel sottotetto della scatola cranica, un quarto d’ora prima delle dieci, dal riff dei thrasher tedeschi di casa Wanted Inc. non è proprio il massimo della vita. A differenza della mia testa »affumicata« e della mia percezione inacidita di tutto quello che mi circondava, sul palco a quell’ora del giorno di certo non la pensavano così il chitarrista Andy Meier, il cantante Frank N. Stoner, il bassista Lukas Semmelbauer e il batterista Hermann Weiss, che presentavano con grande orgoglio la loro musica. Un mix che riassume più o meno l’eredità del thrash metal teutonico tedesco. Da Tankard a Sodom, passando per Inslumber e Paradox, fino ai Purgatory. Se ci aggiungi il nuovo album in studio fresco di stampa »Demons We Created«, uscito proprio a luglio di quest’anno, i ragazzi hanno tutto il diritto di andare fieri della situazione, che per ora si sta mettendo benissimo per loro. Purtroppo però i Wanted Inc. sono soprattutto una band generica, il che vuol dire che in futuro hanno ancora un bel po’ di lavoro da fare.
Il vero feeling retrò, l’omaggio old school al thrash metal europeo, l’hanno portato sul palco i danesi Artillery. I veterani, il cui nucleo è formato dai chitarristi e fratelli Morten e Michael Stützer e dal loro fedele compagno al basso Peter Thorslund, hanno iniziato a falciare senza pietà a colpi di mitragliatrice quando dal palco è esplosa la preistorica The Challenge, presa dal secondo album degli Artillery »Terror Squad«. Così il festival ha cominciato a prendere i primi veri contorni e la vera spinta rumorosa di una genuinità autoriale compatta. Gli Artillery hanno accolto nelle loro fila a fine settembre scorso un nuovo cantante, Michael Bastholm Dahl, e non è passato molto da quando il batterista originale Carsten Nielsen è andato in pensione; al suo posto ora siede Josua Madsen. La scaletta, rifornita a piene mani dai primi due album, ha dato un gran motivo di gioia al parterre già bello pieno davanti alla facciata dell’enorme palco del festival. Purtroppo il nuovo cantante Michael Bastholm Dahl non ha una presenza scenica convincente come quella del suo predecessore Søren Adamsen (che durante lo show usava un elmo), e che si inseriva con gusto in questa compagnia di vecchie volpi che di sicuro stanno vivendo una nuova primavera creativa. La band dovrebbe pubblicare un nuovo album in studio quest’anno. Gli Artillery hanno mantenuto la veemenza dell’intransigenza iniziale anche nel finale, chiudendo il repertorio con un altro classico. Come da copione hanno spedito tra la folla un ultimo proiettile, piazzando il brano The Almighty.
Dal fracasso thrash del mattino a suoni più dolci. Ma non meno rapaci. Se ne sono occupati infatti gli sleaze rocker svedesi Crazy Lixx, con i loro tre quarti d’ora di repertorio vissuti con grande intensità. Con un outfit e una teatralità meno chiacchierati dei connazionali Hardcore Superstar, i ragazzi hanno ribaltato l’umore del festival! Hanno attirato sotto il palco un pubblico del tutto diverso, che si è goduto la regia di un galoppo semplice ma audacemente secco, dettato dal ritmo martellante di marce anthemiche e contagiose. Questa miscela di postura rock potente e orecchiabilità melodica ha ovviamente portato il succo del nuovo album »Riot Avenue« (2012), dall’iniziale Young Blood alla title track fino alla conclusiva Whiskey Tango Foxtrot. La band ha tenuto alta con astuzia la dinamicità dello show anche con una mossa tattica un po’ facile e prevedibile, mettendosi a rifare evergreen di Quiet Riot e Twisted Sister, e ha completato il set con gli apprezzati singoli Heroes Are Forever e Want It. Niente di straordinario, ma molto piacevole.
I Dream Evil sono considerati una band scafata, visto che vanno avanti dal 1992. Nonostante la discografia piuttosto modesta, i ragazzi hanno pubblicato alcuni album di ottima qualità con le caratteristiche tipiche del power metal europeo. Certo, i tempi in cui facevano parte di questo quintetto il batterista Snowy Shaw (XXX, ex-Therion, ex-Mercyful Fate, ex-King Diamond) e il chitarrista solista/ritmico Gus G. (Ozzy Osbourne, Firewind) sono ormai passati. Eppure a tenere le redini del gruppo con intensità immutata c’è il veterano tra i produttori scandinavi Fredrik Nordström, che nella squadra strimpella la chitarra ritmica. Sul palco la squadra appare solida, coesa, inscalfibile e sicura in tutto. Power metal a tutta forza, senza compromessi. Il modello Accept – Priest – Primal Fear di forgiare riff oggi è un fenomeno quasi esotico, eppure i Dream Evil continuano a restarvi fedelmente ed efficacemente aggrappati. Quest’anno la band annuncia un nuovo album in studio. Il cantante Niklas Isfeldt non ha affatto perso la carica da interprete convincente. Il frontman dai capelli corti, che negli anni di resistenza si è beccato qualche capello grigio e un chilo di troppo, ha conquistato subito il pubblico quando la band ha attaccato con Immortal e ha proseguito la sua marcia metallica attraverso gli standard collaudati In the Night, United, Bang Your Head, In Flames You Burn, Children of the Night, The Chosen Ones, Chasing the Dragon e la conclusiva The Book Of Heavy Metal (March Of The Metallians). L’esibizione dei Dream Evil al Bang Your Head!!! era esclusiva. Era infatti appena la quarta della band quest’anno. Probabilmente la prima e unica data estiva di quest’anno.
H.E.A.T. – il caldissimo articolo del glam revival scandinavo ha proseguito l’invasione svedese sul main stage del primo giorno. La band, che l’anno scorso ha pubblicato l’attuale album in studio »Address the Nation«, ha ovviamente sfruttato i concerti estivi per promuoverlo, visto che nel 2014 i ragazzi ne annunciano già il successore. RockLine li aveva visti sui palchi dell’»annacquato« Hi-Rock festival a inizio giugno 2013 ed era rimasto piacevolmente sorpreso dall’intensità della dinamica scenica nell’interpretazione del repertorio, dalla coesione, dall’affiatamento, a cui contribuisce l’innata tendenza svedese alla perfezione. Neanche a questo concerto si è avvertita la minima sbavatura esecutiva. Il motore principale della band sul palco resta l’indomabile cantante Erik Grönwall, che si è calato alla grande nel suo ruolo d’attore e per primo al festival ha sfruttato davvero anche la »cat walk« del palco. Dall’iniziale Breaking the Silence fino alla conclusiva It’s All About Tonight, i ragazzi hanno mantenuto un’energia carismatica simpaticissima e contagiosa, che premiava chi ascoltava con un ottimo suono e un’esecuzione affiatata, rafforzata soprattutto da armonie multivocali riuscitissime. Ovazioni forti e reazioni intense del pubblico hanno confermato che l’ondata scandinava del »glam rock revival« è al momento molto amata e apprezzata. Un’esibizione scatenata da cima a fondo!
I Masterplan sono considerati una band power metal tedesca di generazione più giovane, guidata però dall’esperto veterano della musica e chitarrista Roland Grapow. Dopo che sembrava che l’insostituibile voce di Jorn Lande si sarebbe finalmente stabilizzata nella band con l’uscita dell’album in studio »Time To Be King« (2010), lui, per gli impegni con la sua band e con altri progetti, ha di nuovo lasciato il posto a un altro cantante. Lo ha rilevato il cantante degli At Vance Rick Altzi. I Masterplan sono una delle ultime band comparse “in coda” al boom del power metal (partito con gli HammerFall nella seconda metà degli anni Novanta) e sopravvissute al diluvio di gruppi dello stesso genere. Probabilmente proprio grazie al nome di Roland Grapow. Dopo uno degli album più apprezzati degli Helloween, »The Dark Ride«, nel 2001 lasciò la formazione insieme al batterista Uli Kusch e fondò i Masterplan. Il motivo? La corrente conservatrice degli Helloween non ammetteva cambiamenti nel suono e nello stile della band, il che è un vero peccato, perché »The Dark Ride« rappresentava una deviazione benvenuta dalle figure ormai masticate e consumate del gruppo. Comunque sia, i Masterplan sono una formazione di musicisti scafati che hanno sfruttato alla grande la loro esibizione a Balingen. L’hanno aperta con i due brani più celebri della carriera. Con i singoli Enlighten Me e poi Spirit Never Dies. Contagiosa voracità d’apertura, non c’è che dire! L’anno scorso la formazione è stata completamente rinnovata. Accanto a Grapow, dei membri originali è rimasto solo Axel Mackenrott alle tastiere. Oltre al nuovo cantante Altzi – che con la sua prova ha convinto degnamente di meritarsi il posto lasciatogli da Lande – l’anno scorso la formazione è stata completata dal batterista ceco Martin Skaroupka, che prima suonava per i Cradle of Filth, e da Jari Kanulainen, che per molti anni ha suonato il basso nella formazione classica dell’»era Tolkki« degli Stratovarius. Grapow quindi non lascia nulla al caso. È interessante che la band, dal nuovo album fresco di stampa »Novum Initium« (2013), abbia scelto in concerto solo due brani (Keep Your Dream Alive, Betrayal), subordinando il repertorio all’esecuzione dell’esordio »Masterplan« (2003). Per un veterano dei concerti del mio calibro direi: scelta ideale. »Masterplan« è il punto più luminoso della carriera dei Masterplan! Grapow è consapevole che i Masterplan sono in una fase di nuova calibrazione e rigenerazione (lo conferma il titolo stesso dell’album), perciò ha scelto la mossa collaudata del »tastare con cautela il terreno sotto i piedi«. Per un po’ consoliderà il nome della band sugli allori del passato, e solo con il prossimo album (cioè quello che succederà a »Novum Initium«) avremo la conferma se il gruppo osa ancora evolversi artisticamente o se resterà ancora in cornici generiche e collaudate della composizione musicale. Un’esibizione molto forte, che a Balingen i veterani della musica hanno messo in scena con routine, esperienza e grande competenza!
Leggendari pionieri del death metal scandinavo, che hanno avuto un ruolo decisivo nello sviluppo del suono distintivo del death metal del vecchio continente, a cui si sono ispirate tantissime band, sono senza dubbio gli Entombed. Dopo l’album “Wolverine Blues”, a causa di una pausa piuttosto lunga hanno perso il contatto con la scena, e oggi dei membri originali nel gruppo restano solo il cantante Lars Goran Petrov e il chitarrista Alex Hellid. L’esibizione ha portato una variazione eccezionale al primo giorno del festival, perché fino ad allora, con l’eccezione degli Artilery, a intrattenere il pubblico erano state più che altro band di generazione più giovane che nella proposta musicale non portano particolare acume espressivo autoriale. Per gli Entombed vale tutt’altro discorso. Sono un gruppo dalla forma espressiva musicale rigorosamente riconoscibile. E l’ometto dai capelli arruffati Lars Goran Petrov non è da sottovalutare. Tira ancora fuori un ringhio da spaccare le orecchie, che come qualità non ha minimamente vacillato. Gli Entombed hanno guardato in faccia il caldo più torrido del pomeriggio! La band ha piazzato un gancio dritto in faccia, aprendo lo show con la classica marcia death metal Living Dead (album »Clandestine«, 1991). Mosh! Per la prima volta al festival! La band ha per lo più mescolato il repertorio con classici dei primi tre album (Revel In Flesh, Stranger Aeons, Out Of Hand), e in questo non è calata neppure nella parte finale, quando con Eyemaster, I For An Eye, Left Hand Path e l’attesa Wolverine Blues ha avvertito che possiamo aspettarci un nuovo album in studio, inciso sulle vere radici old school death metal del gruppo. L’esibizione degli Entombed è un mix di chimica eccezionale tra i membri della squadra, che garantisce una precisione esecutiva spiccata. La linea ritmica era struggentemente filigranata, mentre la figura più marcante della band nel 2013 resta senza dubbio in prima fila il cantante Lars. Di stazza più un »goblin di turno« che un tuonante timorato di Dio, come ti aspetteresti da un cantante death metal. Ma questo non è affatto un metro di giudizio. Lars Goran Petrov resta infatti, al di là del suo aspetto buffo, un growler eccellente e convincente in tutto, e un elemento essenziale della stazza e della voce degli Entombed!
Nel frattempo si è animato anche il palco nella sala vicina, la Volksbankmesse, dove i death metaller tedeschi Fleshcrawl hanno cominciato a tuonare senza pietà. Cavalieri dell’apocalisse inferociti, che per suono e per stile si ispirano agli svedesi Dismember, hanno massacrato tutto ciò che si muoveva nella sala! Già l’inizio si è sviluppato con grande intensità, con la band che ha riversato la sua rabbia senza pietà attraverso i brani As Blood Rains From The Sky, l’ottima Soulskinner e il vecchio classico Dark Dimension. La reazione del pubblico era un po’ diversa rispetto alla follia vissuta l’anno scorso al Metal Manie a Komen, sul Carso, il che indica che i tedeschi sono semplicemente un pubblico un po’ più intorpidito, visto che di concerti ne hanno in abbondanza. Eppure già a metà pomeriggio nella sala si spandeva l’odore di eccesso di vapori alcolici, distillati dalle bocche di numerosi bevitori tedeschi, il che ovviamente influiva sui tanti corpi »induriti« che barcollavano per la sala. I »buchi« davanti al palco mostravano un moshing intenso, e i Fleshcrawl hanno coronato il loro show in sala con un’ottima intesa. In particolare ha fatto colpo con la sua figura il carismatico cantante Sven Gross! L’armonia dei riff delle due chitarre e la sezione ritmica elastica e dinamica sono, tirando le somme, una garanzia collaudata di esplosività per questo quintetto death metal scafato. I Fleshcrawl hanno sorpreso proprio nel finale, quando si sono lanciati in una cover, The Day Man Lost, che nell’originale appartiene ai Carnage.
A variare ulteriormente il programma è stata l’esibizione dei leggendari veterani doom metal svedesi Lake Of Tears. Al giorno di riscaldamento prima i Candlemass, poi il giorno dopo i Lake Of Tears. Bello, no? Parliamo di un gruppo che ha qualcosa da dire, perché esiste dall’inizio degli anni Novanta. L’album »Illwill«, uscito l’anno scorso, prosegue la tendenza espressiva del predecessore »Moons And Mushrooms« (2007) e nella nuova era consegna un album doom metal particolarmente carico e cupo, che contiene perfino elementi di death metal. Possiamo quindi dire che in questo senso i Lake of Tears chiudono in qualche modo il loro cerchio evolutivo, avvicinandosi agli spunti di base dell’album »Greater Art« (1994). Allo stesso tempo il nuovo album porta con sé una convincente portata di maturità artistica, perché possiede elementi sia progressivi che psichedelici, oltre ai già citati elementi »doom/gothic« e »death metal«. Non è più una grande novità che i Lake Of Tears siano un esempio di gruppo che nei suoi album ha sviluppato il senso della tradizione metal in varie forme ibride, e l’album »Illwill« mantiene in modo estremamente convincente questo marchio di fabbrica per i tempi nuovi. La band ha attaccato con due brani nuovi ma di impostazione classica dei Lake Of Tears, cioè Taste Of Hell e Illwill. Prosecuzione comunque prevedibile dello show rispetto all’esperienza di novembre, quando abbiamo beccato la band a Vienna (allora aprivano i concerti di Pain e Moonspell). Il repertorio è stato rinfrescato con l’inserimento di Sweetwater, mentre sono risuonate anche The Greymen, Boogie Bubble e Raven Land.
Dopo la »tempesta di calore« degli Entombed, il main stage è passato ai veterani hard rock danesi Pretty Maids. Che i Pretty Maids in Germania restino una band molto stimata e riconosciuta lo dimostrano le reazioni eccezionali del pubblico ai loro concerti. È vero che dopo gli Entombed il pubblico davanti al palco si è rimescolato radicalmente, ma il cerchio interno del parterre era pienissimo. Fino all’esibizione dei Pretty Maids, di sicuro il più pieno. La squadra è salita sul palco con la stessa formazione di due anni fa nello stesso festival. Allora l’organizzatore del Bang Your Head!!! aveva riservato loro un palco più piccolo in sala. I Pretty Maids sono tornati a Balingen con un nuovo album in tasca! La band l’ha servito subito, partendo con la più aggressiva Mother Of All Lies e poi con la melodica I See Ghosts. Già il terzo brano ha portato una sorpresa! Needles in the Dark dal cult album »Future World« – quest’ultimo è stato condito anche in seguito, quando la band ha tirato fuori Yellow Rain e Rodeo, e nel finale ha fatto alzare in piedi il pubblico eseguendo (come previsto) anche la title track (e naturalmente non sono mancate nemmeno le attese Back to Back e Red, Hot & Heavy). Anche l’ottimo album “Pandemonium” (2010) non è stato trascurato, con le melodiche e contagiose I.N.V.U. e la fenomenale Little Drops Of Heaven. I Pretty Maids sono fatti di pasta buona. Ronnie Atkins in pieno caldo ha svolto alla grande i suoi compiti vocali. Il veterano tra i cantanti hard rock non ha più quella freschezza vocale, eppure con la sua preziosa esperienza e la capacità di »guidare« il pubblico durante lo show ha conquistato e convinto in pieno. Mani in aria. Dalla prima fila al mixer. Per quasi 100 metri! È incredibile quanto spazio riesca a coprire con una sola chitarra lo scafato Ken Hammer. I Pretty Maids restano un’attrazione da palco che mantiene impegno e grinta! Dopo quanto goduto al Bang You Head!!! possiamo davvero rallegrarci all’idea di vedere una delle date già confermate del loro tour autunnale in Europa!
I power metaller finlandesi Stratovarius sono entrati nella line-up del Bang Your Head!!! di quest’anno »dalla porta di servizio«! Dopo la rinuncia dei W.A.S.P. Anche loro sono una band che in carriera ne ha viste e superate tante. Dai vertici alle cadute vertiginose. Il nuovo album »Nemesis« (2013) è considerato il migliore album »post Tolkki era« del gruppo. Ha restituito un po’ di freschezza creativa, e soprattutto i brani piacciono per la riuscita orecchiabilità anthemica di ritornelli contagiosi. Rinforzati dal nuovo batterista Rolf Pilve, che l’anno scorso ha sostituito la leggenda dei tamburi ritirata Jörg Michael, gli Stratovarius hanno infilato tra i nuovi brani Abandon, Halcyon Days, Dragons e il singolo Unbreakable i loro classici Speed Of Light, Kiss Of Judas, la sorpresa assoluta del concerto Against The Wind dall’album »Forth Dimension« (1995), l’obbligatoria Black Diamond, e hanno chiuso lo show con il classico di »Infinite« (2000) Hunting High And Low. L’esibizione ha confermato che Timo Kotipelto con gli anni ha perso qualche altezza, e la band ha anche adattato l’accordatura (più bassa, adatta alle attuali caratteristiche vocali del cantante). Ma fa piacere scoprire che il successore di Tolkki, il chitarrista Matias Kupiainen, è una macchina inarrestabile, un vero perpetuum mobile, che entusiasma con la sua straordinaria prova sul palco. È uno dei virtuosi della chitarra più »sclerati« da manuale (se vogliamo) che la Finlandia abbia dato finora, e che entusiasma con la sua brillantezza nel combinare velocità eccezionale, precisione e controllo dello strumento chiamato chitarra elettrica. Gli Stratovarius quindi non mostrano ancora alcun segno di ruggine o di pensionamento! Il fuoco incrociato brillante di escursioni soliste tra Matias Kupiainen e Jens Johansson è stato anche stavolta una delle più grandi attrazioni dello show degli Stratovarius.
Visto che parliamo di finlandesi, ecco i Lordi! Nell’edizione 2011 del Bang Your Head!!! i Lordi avevano chiuso il festival. Si erano esibiti nella sala del secondo giorno, dopo l’headliner del festival – che aveva suonato sul main stage (Accept). Stavolta i Lordi si sono presi il main stage subito prima dell’headliner del primo giorno – i Saxon. I Lordi però, contro ogni aspettativa, purtroppo hanno offerto il suono peggiore del primo giorno. Con questa band ci sono comunque tante basi sonore su cui il gruppo si appoggia nei concerti. Ma stavolta il suono scadente ha mostrato i denti in modo particolare. La chitarra durante lo show non si sentiva quasi. O ronzava impercettibile, sepolta da qualche parte sotto gli strati sonori degli altri strumenti. I Lordi hanno ovviamente compensato con la loro popolarità e il loro celebre shock-show teatrale. Non ha portato nulla di eccezionale, ma già solo il rumoreggiare del quintetto è attrazione numero uno, se i Lordi non li avevi mai visti dal vivo. Del resto del teatro, pieno di rituali zombie, cannibalismo e autopsie, non sprechiamo neanche parole. I Lordi, nello stile della loro celebre satira e parodia, hanno presentato dal nuovo lavoro in studio »To Beast Or Not To Beast« (2013) i brani The Riff, We’re Not Bad for the Kids (We’re Worse) e Sincerely with Love. Hanno presentato anche la formazione rinnovata. Il batterista Mana, che ha sostituito lo scomparso Otus, e la nuova tastierista Hella, che ha rimpiazzato la predecessora Awa. Oltre a tutto l’armamentario scenico, l’altro fattore per cui la band non ha niente da temere, se al concerto non offre un buon suono, è il numero di hit con cui carica il repertorio. I Lordi l’hanno risolta con le esecuzioni previste di Who’s Your Daddy?, They Only Come Oout At Night, Devil Is A Loser, la vincitrice dell’Eurovision Hard Rock Hallelujah e la conclusiva Would You Love A Monsterman. Divertimento corroborante? Senza dubbio. Ma non per i puristi del suono!
E cosa dire dell’esibizione delle star della serata del primo giorno? Quasi niente. Saxon sono i nostri vecchi conoscenti. Se segui le notizie quotidiane nel metal, i Saxon diventano molto in fretta dei »conoscenti di tutti i giorni«. È incredibile infatti che questi veterani, formati nel lontano 1976, non solo siano rimasti sulla scena, ma che in età matura riescano a generare una produttività eccezionale in studio. Vale anche per le loro continue visite ai palchi europei (sugli USA hanno messo una croce da tempo). Ci avevano appena fatto visita a Lubiana nella prima parte del nuovo tour europeo »Sacrifice«, ed eccoli già lanciare l’invasione dei palchi dei festival di quest’estate. La band non ha bisogno di presentazioni, ha comandato i più grandi e importanti palchi dei festival europei, compreso Wacken. I Saxon quindi non conoscono incognite, né nascondigli. Ma i ragazzi hanno sfruttato questa esibizione per allestirla al massimo. Con effetti pirotecnici che comprendevano salve occasionali di cortine di fumo, scintille e fuoco, fino alla visita della celebre aquila e a un palco potenziato con illuminazione scenica aggiuntiva. Nigel Glockler è stato sollevato in alto con tutta la batteria, durante il suo assolo, grazie a un elevatore mobile.
In circostanze simili al leader e cantante Biff Byford il suo indomito cuore metallico batte particolarmente forte. L’uomo durante lo show non faceva che ridere. Il comandante gioviale tra un pezzo e l’altro sparava aneddoti e intratteneva il pubblico a spese dei suoi sudditi nella band. Quella sera la lingua gli correva particolarmente lubrificata. A un certo punto è andato con fare beffardo perfino dal capo organizzatore del festival, Horst, che seduto sull’ultimo monitor a destra guardava il concerto da vicinissimo, e gli ha piazzato il microfono sotto il naso perché cantasse il semplice ritornello »Wheels Of Steel«. Il tipo, abituato a tutto, a quanto pare è rimasto così spiazzato da non riuscire a tirare fuori nemmeno la lettera »W«, anche se è chiaro che il nome Horst E. Franz è un massiccio montuoso roccioso della scena metal tedesca.
Per consolare i fan sloveni che non erano al Bang your Head!!!, ma che il 12.06.2013 hanno visto la band al Kino Šiška! I Saxon al Bang Your Head!!! hanno suonato un concerto della stessa durata. Senza particolari sorprese. Hanno subordinato il repertorio ai classici più vecchi, anzi veri e propri brani di culto, reinseriti in scaletta (To Hell And Back Again, Motorcycle Man, The Eagle Has Landed, And The Bands Played On), mentre è saltato qualche pezzo più recente e anche (purtroppo) qualche caramella, come l’ottima ballad »Forever Free« dall’album Iron Wheels (suonata a Lubiana un mese prima).
Nella situazione in cui si sono trovati quella sera i Saxon – una band con un chilometraggio fuori dal comune, un’esperienza enorme e una strategia rodata con cui tiene testa a qualsiasi palco del mondo – la vittoria era davvero a portata di mano. Con un’esecuzione fantastica del repertorio, che ancora una volta ha regalato qualche indimenticabile riff elementare old school nato ai tempi del movimento N.W.O.B.H.M., la routine da comandante di Biff Byford, che tra l’altro ha sfruttato una bandiera offertagli dai fan del pubblico per infiammare il palco, e come sempre la giacca di jeans piena di toppe, che il decano dei cantanti metal ha indossato con gratitudine nell’ultimo terzo del concerto, fino a tutto il teatro della scenografia dello show! Bombastico! Pronto per una potenziale uscita live su supporto audiovisivo. Né più né meno. Magico. Ipnotico. E ancora una volta in sintonia con la genuinità dell’inconfondibile tradizione heavy metal dei grandi Saxon!
Chi ha visto i Saxon in tutte le incarnazioni e varianti di palco possibili, con il »vantaggio« del ruolo di headliner del primo giorno del BYH!!!, dai Saxon nel 2013 si sarebbe comunque aspettato almeno 15 minuti di repertorio in più e l’inclusione di qualche sorpresa. Invece l’amara constatazione che di eccezionale non c’è stato nulla non l’ha potuta nascondere neppure tutto l’armamentario scenico e la conseguente bombasticità del concerto della band al festival di Balingen. Una cosa che a prima vista e al primo ascolto, sotto l’effetto delle »emozioni sedotte«, nemmeno noti, dopo la sbornia post-concerto diventa la consapevolezza di un’amara verità! Se invece vedevi i Saxon per la seconda o la terza volta nella vita, e ti sei imbattuto nella regia di Balingen, potevi solo applaudire. Senza esitazioni.
Il primo giorno del festival però non si è concluso con il concerto dei Saxon. In sala hanno scatenato il finimondo i Die Apokaliptischen Reiter, un progetto di successo del capo dei Sodom Tom Angelripper. La sala era »sigillata«. Era diventata talmente stipata che non facevano più entrare nessuno. Così ci siamo concessi un altro giro di panini al vicino Subway, e poi a dormire. Il concerto dei veterani britannici Onslaught era annunciato in sala tra l’una e le due di notte, ma le ali sognanti di Morfeo non ci hanno più svegliato dal dolce torpore del sonno fino al mattino.
Scaletta
ARTILLERY:
1. The Challenge
2. In the Trash
3. At War With Science
4. Terror Squad
5. When Death Comes
6. By Inheritance
7. Death Is an Illusion
8. Rise Above It All
9. Khomaniac
10. The Almighty
CRAZY LIXX:
1. Young Blood
2. Lock Up Your Daughter
3. Riot Avenue
4. Cum On Feel The Noize
5. We’re Not Gonna Take It (Twisted Sister)
6. Want It
7. Rock And A Hard Place
8. Road To Babylon
9. 21 Til I Die
10. Heroes Are Forever
11. Whiskey Tango Foxtrot
H.E.A.T.:
1. Breaking the Silence
2. Better Off Alone
3. 1000 Miles
4. Late Night Lady
5. Straight For Your Heart
6. Beg Beg Beg
7. Downtown
8. Falling Down
9. Heartbreaker
10. Danger Road
11. Living on the Run
12. It’s All About Tonight
MASTERPLAN:
1. Enlighten Me
2. Spirit Never Die
3. Lost and Gone
4. Crystal Night
5. Betrayal
6. Crimson Rider
7. Back for My Life
8. Time to Be King
9. Keep Your Dream Alive
10. Heroes
11. Soulburn
12. Kind Hearted Light
13. Crawling From Hell
FLESHCRAWL:
1. As Blood Rains From The Sky
2. Soulskinner
3. Dark Dimension
4. Structures of Death
5. Damned in Fire
6. Into the Fire of Hell
7. Slaughter at Dawn
8. Under the Banner of Death
9. Beneath a Dying Sun
10. Written in Blood
11. From the Dead to the Living
12. Flesh Bloody Flesh
13. Made of Flesh
14. The Day Man Lost
PRETTY MAIDS:
1. Mother of All Lies
2. I See Ghosts
3. Needles in the Dark
4. Rodeo
5. I.N.V.U.
6. Yellow Rain
7. Little Drops of Heaven
8. Future World
9. Back to Back
10. Red, Hot and Heavy
ENTOMBED:
1. Living Dead
2. Like This With the Devil
3. Out of Hand
4. Revel In Flesh
5. To Ride, Shoot Straight and Speak the Truth
6. Stranger Aeons
7. Damn Deal Done
8. I for an Eye
9. Eyemaster
10. Supposed to Rot
11. Left Hand Path
12. Wolverine Blues
STRATOVARIUS:
1. Abandon
2. Speed of Light
3. Halcyon Days
4. The Kiss of Judas
5. Dragons
6. Against the Wind
7. Black Diamond
8. Unbreakable
9. Hunting High and Low
LORDI:
1. Intro (God Of Thunder)
2. We’re Not Bad for the Kids (We’re Worse)
3. Bringing Back the Balls to Rock
4. The Riff
5. Who’s Your Daddy?
6. Blood Red Sandman
7. It Snows in Hell
8. I’m the Best
9. Hard Rock Hallelujah
10. They Only Come Out at Night
11. Devil Is a Loser
—bis—
12. Sincerely With Love
13. Would You Love a Monsterman?
SAXON:
1. Procession (intro)
2. Sacrifice
3. Wheels of Terror
4. Power and the Glory
5. Heavy Metal Thunder
6. Solid Ball of Rock
7. I’ve Got to Rock (To Stay Alive)
8. To Hell and Back Again
9. Night of the Wolf
10. The Eagle Has Landed
11. Conquistador
12. Assolo di batteria (Nigel Glockler)
13. Motorcycle Man
14. Stand Up and Fight
15. Dallas 1 PM
16. And the Bands Played On
17. 747 (Strangers in the Night)
18. Wheels of Steel
—bis—
19. Crusader
20. Strong Arm of the Law
21. Denim and Leather
22. Princess of the Night
ONSLAUGHT:
1. Born for War
2. Killing Peace
3. Let There Be Death
4. Angels of Death
5. Destroyer of Worlds
6. Metal Forces
7. Fight With the Beast
8. Planting Seeds of Hate
9. Demoniac
10. Shellshock
11. Burn
—bis—
12. The Sound of Violence
13. Power From Hell
14. Thermonuclear Devastation
Galleria fotografica






















































































































































































