Bang Your Head!!! festival 2018 (primo giorno) – I leggendari Europe chiudono in bellezza la prima giornata!

ALEŠ PODBREŽNIK
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luogo: Balingen /Messegelände / Germania
data: 12.07.2018


Primo giorno del nuovo Bang Your Head!!! festival. Quello dell’anniversario. Il ventesimo, per la precisione. Vecchie conoscenze nel vecchio posto. In fondo è tutto uguale. Tutto resta com’è. Come ogni anno. Due palchi, uno gigantesco, all’aperto, l’altro nella sala Volksbanksmesse, proprio lì accanto. Alle undici e mezza si è partiti sul serio. Sul palco c’erano gli hard rocker svizzeri Black Diamonds, entrati in scaletta all’ultimo momento al posto dei Kickin’ Valentina. È stata anche l’unica sostituzione in tutto il programma di quest’anno del Bang Your Head!!! festival. Gli svizzeri sono noti per aver sfornato, nella storia, un bel po’ di band interessantissime, dai Celtic Frost ai Coroner, e quando si buttano sull’hard rock non è molto diverso. Anche lì sanno brillare, e l’hanno sempre fatto (Krokus, Gotthard, China,…). I Black Diamonds camminano sulla stessa eredità hard rock, ci mettono un pizzico di glam, ma alla fine quello che conta è la musica. Il quartetto funziona alla grande, forse il palco enorme li ha un po’ «sgranocchiati», visto che il cantante Mich è armato anche di chitarra e deve badare di continuo al ritmo. Comunque sia, il chitarrista Dee e il bassista Andi hanno portato più movimento sul palco, correndo di continuo e incitando il pubblico, e hanno rimediato alla staticità del cantante. La band, in giro da poco, ha in tasca due album in studio e, credeteci o no, anche un album dal vivo. Il repertorio pescava quindi da »Perfect Sin« e dall’attuale »Once Upon A Time«, e dal palco sono partite We Want to Party, Romeo & Juliet, Judgement Day, I’ll Be Ok, Love, Lies, Loneliness, Pieces of a Broken Dream, Thrillride, Vampires of the Night e Hands of Destiny. Per chiudere, i Black Diamonds hanno condito uno show convincentissimo e sicuro di sé con Rock N’ Roll Music di Chuck Berry. Chi aspettava, che so, i Crazy Lixx, con i Black Diamonds ha ricevuto un bellissimo antipasto.

Particolarmente d’impatto è stata la band successiva. Burning Witches da Brugg. Anche loro svizzere. Il quintetto tutto al femminile è attivo dal 2015, l’anno scorso ha pubblicato il debutto omonimo in studio, che ha presentato a più non posso nei suoi tre quarti d’ora di show. Cosa riescono a tirare fuori le donne quando si mettono a suonare heavy metal lo capisci andando a un concerto delle Burning Witches. Spandex, pettinature venefiche e, ovviamente, pose e teatralità sul palco. La cantante Seraina Telli con la sua esplosività ha letteralmente dominato. Sviluppa una potenza vocale pazzesca, con cui comanda in modo autorevole in ogni istante dello show. Il palco era tutto loro. La band quest’anno si è rafforzata con la chitarrista Sonia Nusseldwer, che per aspetto e statura non chiamano «Anubis» per niente. Una ragazza magra e altissima, con dita da ragno e una precisione tecnica incredibile, rifinita alla perfezione. Le Burning Witches hanno suonato: Metal Demons, We Eat Your Children, Creator of Hell, Creatures of the Night, Bloody Rose, Save Me, Black Widow, Holy Diver (orig. DIO) e hanno chiuso il concerto con il brano Burning Witches Affiatamento straordinario, suono eccellente, esecuzione. Tutto. Nell’inverno 2019 le ragazze partiranno per un tour insieme ai Grave Digger. Dopo uno show come quello che ci siamo goduti a Balingen, non è azzardato prevedere che in tour gli ruberanno la scena.

Gli Eclipse sono vecchie conoscenze del Bang Your Head!!! festival. Ci hanno suonato già l’anno scorso. Sono in attività da quasi vent’anni, ma gli ci è voluto un bel po’ per sfondare a livello internazionale. L’album della svolta, »Blead And Scream«, li ha piazzati definitivamente là nel 2012. Hanno fama di grandi perfezionisti e restano fedeli al revival AOR, più precisamente al rock melodico in stile «scandinavo», ma senza risparmiare sui decibel. La maggior parte dei riff è durissima e flirta senza vergogna con l’heavy metal. A guidare la squadra c’è un compositore, produttore, polistrumentista, cantante e, non ultimo, arrangiatore di primo livello, Erik Martensson. Con lui fin dalla fondazione c’è l’ottimo chitarrista Magnus Henrikkson, alla batteria Magnus Ulfstedt, che prima nella band suonava il basso, mentre dal 2015 il basso è nelle mani di Phillip Crusner. Come previsto. Show eccellente. Energia, sicurezza, compattezza. Tutte le redini erano, come previsto, nelle mani del cantante Erik Martensson, che ha di nuovo entusiasmato con il suo carisma penetrante, con il modo in cui sa tirarsi dietro il pubblico facendosi seguire. Insomma, con il suo contagio e, ovviamente, con una voce che convince. La band ha in arsenale pezzi potentissimi, con ritornelli ipnotici e ultra-orecchiabili, e gli Eclipse hanno di nuovo acceso tutto a pieno regime. Si sono concentrati sugli ultimi tre album e hanno infilato in fila questi brani: Never Look Back, Blood Enemies, The Storm, Wake Me Up, Stand On Your Feet, Jaded, Black Rain, Battlegrounds, The Downfall of Eden e I Don’t Wanna Say I’m Sorry.

Festa e buonumore dappertutto. Anche all’arrivo della band successiva sul palco. Dopo gli svedesi, era il turno dei finlandesi. Reckless Love. Ottimi alfieri del revival glam metal e glam rock da Kuopio. Come i connazionali Santa Cruz di Helsinki. Buoni colleghi, hanno fatto un tour insieme, e in quel periodo i Reckless Love avevano pubblicato il loro quarto e, per ora, ultimo album in studio »InVader«. Un quartetto truccato e agghindato a dovere, ma senza scherzi. Affilato. Appuntito. Ancora una volta il ruolo dominante è toccato al cantante. Olli Herman con la sua chioma generosamente cotonata. Strilli velenosi, civetteria continua. Davanti un bel po’ di ragazze urlanti, venute a deliziarsi davanti a quattro fusti snelli. Anche i Reckless Love hanno retto con tutta la loro veemenza l’alto livello dei concerti già visti e hanno giustificato il loro posto in cartellone. Revival perfetto e levigato. Devono molto, per ispirazione, anche ai Def Leppard, e comunque, se siete fan di CrashDiet, H.E.A.T. e simili…, adotterete in fretta anche i Reckless Love. La band ha costruito la scaletta con pezzi da tutti e quattro gli album in studio e ha suonato: Animal Attraction, So Happy I Could Die, We Are the Weekend, Monster, Beautiful Bomb, Edge of Our Dreams, Scandinavian Girls, Badass, Born to Break Your Heart, On the Radio, Night on Fire, e ha chiuso il concerto in modo bollente, cioè con l’hit Hot.

Gli scozzesi Alestorm hanno dato una bella scossa al festival. Hanno una folta schiera di seguaci. Ma non c’è paragone con quello che gli Alestorm tirano fuori dal pubblico ai concerti di Tolmino (Metaldays festival). Qui al Bang Your Head!!! prevale un pubblico un po’ più attempato, quindi niente kamikaze spericolati e, ovviamente, niente gonfiabili, tranne magari qualche spada o ascia,.. Anche se sono stati proprio gli Alestorm, con la papera gonfiabile, a portare un pezzo del folklore di Tolmino nel loro nuovo tour attuale »No Grave But Sea«. In sostanza la band è diventata parecchio autoparodistica, ma la sua goliardia, a tratti ormai davvero bizzarra, accende sempre. E in questo gli Alestorm non si trattengono, perché gli porta seguaci sempre nuovi. Sullo sfondo del palco c’è uno striscione con due banane da cui spuntano due teste d’oca. La loro spedizione «alcolica» a Balingen ha portato stavolta un repertorio con: Keelhauled, Alestorm, Mexico, The Sunk’n Norwegian, Nancy the Tavern Wench, Rumpelkombo, Hangover, Captain Morgan’s Revenge, Drink in Fucked With an Anchor. Power metal da manuale con qualche ornamento folk ogni tanto, che ha fatto lievitare le vendite di birra sul posto. Gli Alestorm sono davvero scatenati. Le porte gli sono aperte ovunque, hanno un chilometraggio enorme e quindi esperienza. Soprattutto quando si tratta di tenere il palco. La figura del leader e cantante Christopher Bowes, che peraltro suona le tastiere nei GloryHammer, resta di per sé il primo motivo per cui ti scappa una risata di gusto. Il tipo ha attirato l’attenzione anche con una maglietta bianca con scritto: »I Got Lost in the Gay Dolphin«, e poi ha continuato a stuzzicare con le tastiere stile »Modern Talking«, che ogni tanto però lo intralciano a tal punto che mentre canta gli capita di steccare qualche nota e a volte scivola fuori dalla linea vocale ideale. Ma non importa. Fa parte del «folklore» della band e deve andare così. Nel 2018 sembra che alla band non possa andare storto niente. Cavalcano onde gigantesche e salgono ancora più in alto. L’hanno confermato dieci giorni dopo, quando hanno suonato al Metaldays festival nella slovena Tolmino.

I toni perlopiù morbidi fino alle cinque del pomeriggio del primo giorno sono stati interrotti definitivamente e senza pietà dalle leggende americane del thrash metal della San Francisco Bay Area, gli Exodus. Con il ritorno di Zetro al microfono, gli Exodus sono finalmente di nuovo quelli veri. Beh, quasi. Manca ovviamente Gary Holt, che come parte degli Slayer ormai da un pezzo non ha più tempo per i vecchi compagni. Comunque sia, la coppia di chitarre Kragen Lum e Lee Altus (con la maglietta degli Scorpions – che «profanazione» per un vero thrash metaller «die hard») fa venire l’acquolina già di per sé. Dopo l’intro Call to Arms, la band è passata in parte a Funeral Hymn, poi ha riversato l’apertura nella nuova Blood In, Blood Out dall’omonimo decimo album in studio, uscito nel 2014. Il tempo vola, ragazzi, quando ne farete uno nuovo? Non è nemmeno importante: la band, fondata nel lontano 1979, negli anni Ottanta ha lasciato un segno indelebile con l’album »Bonded By Blood«, e il repertorio l’ha appesantito proprio con i pezzi di quel disco: A Lesson In Violence, And Then There Were None, Deliver Us To Evil e la schegga finale Strike of the Beast. Aggiungi Parasite da »Pleasures of the Flesh« e lo standard da »Fabulous Disaster« che non manca mai in una vera scaletta degli Exodus, cioè Toxic Waltz, e tutte le risposte sono lì, chiare come il sole. Gli Exodus sono una fortezza inespugnabile della scuola più ortodossa del thrash metal e restano i suoi primi difensori anche nel 2018. Zetro è un comico incredibile, ma sa anche mostrare il suo vero carattere «badass» da monello scatenato. Vocalmente i vecchi pezzi funzionano alla perfezione con Zetro. La gente si scatenava ed era chiaro che era un concerto in cui tra i partecipanti erano possibili anche infortuni seri. Dopo il concerto parecchi cercavano pezzi di vestiti e scarpe, l’autore di questo pezzo non un plettro, ma il suo orologio. Mosh pit dietro mosh pit. Zetro lo pretendeva. Lo pretendeva l’energia di riff eccezionali, di un’aggressività eccezionale, che gli Exodus hanno rovesciato su Balingen per tutto il tempo come bombe a grappolo piene di napalm. La band non ha saltato nemmeno un altro ottimo disco in studio, »Tempo Of The Damned« (2004), con il pezzo Blacklist. Come detto. Leggende che restano grandi leggende anche sul palco. Valzer tossico e consegna espressa, dritti all’inferno! Senza compromessi. Speriamo che tornino presto in Europa. Nei club, ovviamente!

Non è più una novità che il giorno prima ci sia stato qui uno show di warm up. A inaugurarlo con il loro concerto sono stati i Blood God. Il giorno dopo, nella sala Volksbankmesse, gli stessi Bloodgod hanno cambiato costume (look) e stile musicale, trasformandosi nel trio Debauchery. Ai riff vecchia scuola alla AC/DC e Accept è subentrata una specie di variante del death metal, ovviamente con un chiaro sostegno nei ritmi e nei riff vecchia scuola. Death’n’roll. Palco pieno di teschi, trio impiastricciato di rosso, che ovviamente dà la sensazione di essere completamente insanguinati, di necrofilia, zombificazione, puzza di putrefazione . La band, nel suo agghindarsi, prende in prestito in qualche modo anche l’abbigliamento dei Rammstein. Danno un senso di bizzarria. Un trio di Stoccarda, quindi, che ha portato una variazione notevole con un’ottima performance, partita con Warmachines at War, poi Wampire Holocoust, Zombie Blitzkrieg, fino a una distruzione convincentissima e implacabile nella parte conclusiva del concerto, quando si sono susseguite Blood for the Blood God, Thunderbeast e Demonslayer. Il concerto ce lo siamo visti solo in parte, perché si sovrapponeva ai finlandesi Amorphis.

Gli Amorphis quest’anno hanno pubblicato un ottimo nuovo album in studio, »Queen of Time«, e il loro show di un’ora è stato anche un’ottima occasione per promuoverlo. Così ne hanno suonati ben cinque brani. In effetti questo album si merita una bella presentazione. La band sul palco mantiene eccellenza, professionalità e perfezione esecutiva. Non gli va storto niente. Tutto è studiato nei minimi dettagli e rifinito. Esa Holopainen ha attirato non poca attenzione anche con la maglietta dei Rush »2112«, anche se la maggior parte ovviamente puntava lo sguardo sul cantante Tomi Joutsen, che invece indossava una maglietta dei Grave. Forse a dare più fastidio è stato l’atteggiamento da posatore del bassista Oppu, tornato in formazione, ma per il resto, senza mezzi termini, un nuovo show convincentissimo della band. Joutsen ha gestito growl e voce pulita in modo del tutto brillante, la band ha offerto un’intesa eccezionale, un suono super e una percezione e comunicazione sul palco ormai quasi di routine. Gli Amorphis hanno suonato dal vivo questo repertorio: The Bee, The Golden Elk, Sacrifice, Silver Bride, Bad Blood, Wrong Direction, Heart of the Giant, Against Widows, The Castaway, Daughter of Hate, Death of a King e House of Sleep.

Con nomi come Peter “Peavy” Wagner (voce, basso), Manni Schmidt (chitarra), Christos Efthimiadis (batteria), un conoscitore della scena heavy metal tedesca direbbe che sono i Rage dell’epoca tra il 1988 e il 1994. In effetti i Rage non si sono mai sciolti. Suonano da sempre, ma Peavy ha accanto a sé nei Rage una formazione completamente diversa. Però con i suoi vecchi compagni Manni Schmidt e Christos Efthimiadis sale ancora insieme sul palco. Ogni tanto, e comunque. Come Refuge. E questa squadra rispolvera l’eredità dei Rage, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Ma non è tutto. La stessa formazione quest’anno ha pubblicato anche un album di materiale totalmente nuovo, »Solitary Men«. La band ha avuto un bel minutaggio, un’ora e venti. Si sono esibiti nella sala. Soprattutto è stato bello rivedere sul palco l’eccellente chitarrista Manni Schmidt, che ha passato un decennio di carriera anche nei Grave Digger e ha sempre fatto colpo con frasi di chitarra ingegnose e assoli particolarmente ottimi. È stata una delle pochissime apparizioni live della band quest’anno e in assoluto la prima. Quindi un’esclusiva. Sentirli suonare classici dei Rage come Shame on You (in apertura), poi Solitary Man, Invisible Horizons Baby, I’m Your Nightmare Power and Greed Mind Over Matte, che oggi i Rage in realtà non suonano più, e altri pezzi dei Rage, come The Missing Link, Nevermore e ovviamente il più famoso, cioè Don’t Fear the Winter, è per un vero fan dei Rage una mini fantasia. La sala era pienissima. Forse perché la band non suona regolarmente si è sentita qualche sbavatura e qualche stecca, ma per il resto un bellissimo viaggio nei tempi dei vecchi Rage. La band non ha ovviamente lesinato nemmeno sul materiale completamente nuovo e ha incluso i brani: Summer’s Winter, The Man in the Ivory Tower, Hell Freeze Over e From the Ashes, che non portano alcuno scarto stilistico dai giorni classici dei Rage, e così si sono legati alla grande al repertorio dei Rage di ferro.

Purtroppo l’esibizione dei Refuge si sovrapponeva a quella dei Doro, che hanno avuto (curiosamente) addirittura quindici minuti in meno dei Refuge, e bisognava correre verso il palco principale, dove si era ammassato il pubblico. La regina tedesca del metal Doro Pesch, che l’anno scorso con la sua band ha infiammato il Metaldays festival, è comunque ospite fissa. Bang Your Head. Stavolta ha eseguito quasi il 100{3b444c4401662b81bcc31e7c37f77191607db8c9c69c7ad9c1e637a8af67ed0e} di una scaletta di puro materiale Warlock, infilandoci verso metà concerto due brani a nome proprio, cioè All For Metal (dal prossimo nuovo album in studio) e la più vecchia Burn it Up. Per il resto Warlock fino al midollo, dall’apertura Earthshaker Rock., passando per I Rule the Ruins, poi Burning the Witches, True As Steel, East Meets West, Fur Immer, Hellbound, la cover Breaking the Law (Judas Priest) e il culmine finale con All We Are e Metal Tango. Doro è Doro. Carisma senza pari. Con la sua presenza e il suo modo particolare di stare sul palco ha trovato di nuovo un enorme sostegno nel pubblico, che ha collaborato con la band per tutto il tempo, cantando i versi. Il pubblico tedesco crea una sensazione estatica. Sempre. Per questo vale un po’ la regola che le band tedesche si guardano in Germania. È lì che l’atmosfera durante il concerto raggiunge la massima portata. Doro ha sfruttato fino in fondo questo affetto e questo supporto incredibile, e la band ha suonato anche il brano Raise Your Fist in the Air, dall’album a nome proprio Raise Your Fist« (2012). Festa! Doro è a casa a Balingen!

Nella sala un’ora e mezza di minutaggio è toccata agli ottimi death thrash metaller americani Skeletonwitch. Una band che è sulla scena da quindici anni e con sei album in studio in tasca, si è scritta nel cuore degli amanti di riff di prima qualità, ottimi assoli, di cui si occupa il duo di chitarre Scott Hendrick e Nate Garnette, album e concerti di qualità. Da poco hanno cambiato cantante, Chance Garnett al posto di Adam Clemans, e molti pensavano che gli Skeletonwitch non sarebbero stati più quelli veri. Il nuovo album »Devouring Radiant Light«, tra l’altro, è uscito proprio nel frattempo. Cioè nei giorni dopo l’esibizione al Bang Your Head!!! festival e poco prima di quella al Metaldays festival, dove quindi abbiamo beccato la band sui palchi quest’estate ben due volte. La band è quindi già immersa fino al collo nella presentazione del nuovo album, il primo con il nuovo cantante e, cosa più importante, un nuovo album molto buono, che è la continuazione sensata dell’EP »The Apothic Gloom«, con cui hanno aperto il concerto (brano Red Death, White Light). I due prodotti freschi citati hanno coperto la maggior parte dell’intero repertorio, ma la band non ha saltato il predecessore »Serpents Unleashed«, suonando subito all’inizio I Am of Death e chiudendo il concerto con quell’album (i finali This Evil Embrace, Beneath Dead Leaves). Ottima comunicazione, incredibile dentatura, focus, sicurezza e potenza. È stato un piacere vedere finalmente di nuovo in programma una formazione americana che si appoggia con più decisione alle vecchie direttive del thrash metal e lo feconda con sinistre strutture death metal. Una bollitura (e frittura) letale e tossica fino in fondo! La band non ha saltato nemmeno i pezzi più vecchi Beyond the Permafrost, The Horrifying Force (Desire to Kill) e Gorge Upon My Soul e Crushed Beyond Dust.

Gli Europe l’anno scorso hanno pubblicato il fantastico nuovo album in studio »Walk the Earth«, che a chi scrive questo articolo non voleva proprio uscire dal lettore CD. Anche gli Europe sono vecchie conoscenze del Bang Your Head!!! festival. Stavolta ci sono arrivati nel ruolo di headliner del primo giorno. Hanno preparato anche una scaletta da festival. Solo l’inizio è stato dedicato ai due pezzi nuovi di zecca Walk The Earth e The Siege, poi cambio di marcia con il mega hit Rock the Night e la sensazione Scream of Anger, che dopo Last Look At Eden ha fatto compagnia a un altro brano di »Wings Of Tomorrow«, Wasted Time.

Domina nettamente Joey Tempest, che riempie tutto il palco. Anche quando il fascio principale dei riflettori sale su John Norum (durante gli assoli), Tempest si mette subito al fianco di Norum. Una figura saltellante che trabocca di energia. Un siparietto divertente è capitato già all’inizio, quando a Tempest è morto il microfono, e proprio mentre era sulla passerella. A quel punto verso Tempest, che non si era nemmeno accorto che il microfono non funzionava più, è corso un tecnico che gli si è piazzato letteralmente davanti. Quando Tempest ha capito cosa stava succedendo e ha scambiato il microfono con il tecnico, si è preso gioco del poveretto facendo teatro: non l’ha più lasciato tornare dietro le quinte e gli ha sbarrato la strada, così che il tecnico non riusciva a passare oltre Tempest. Un nuovo show eccellente non solo di Tempest, che conquista col suo carisma e il suo fascino contagioso, ma di tutta la squadra di vecchi volponi incredibilmente esperti e protagonisti della versione più raffinata del classico hard rock scandinavo, che ha seguito le orme di Deep Purple, Thin Lizzy e Rainbow. Norum è il re della chitarra hard rock. Ha di nuovo lasciato di stucco con il suo perfezionismo, una sensibilità incredibile nell’esecuzione degli assoli e negli altri piccoli dettagli che adornano il suo modo di suonare e lo mettono in un posto speciale tra i chitarristi del mondo. Gli Europe sono una band che ti tira subito dentro. Oltre a un carisma e una presenza scenica eccezionali, c’è ovviamente un catalogo musicale di hit straordinari, tra i quali stavolta hanno infilato anche la ballata Carrie, a cui hanno fatto compagnia: Superstitious, Cherokee e ovviamente l’indimenticabile e attesissima The Final Countwdown, con cui gli Europe hanno chiuso lo show al Bang Your Head festival!!! Dal famigerato album »The Final Countdown« ha fatto un gran piacere anche l’inserimento del brano »Heart of Stone«. Dai più recenti »Bag Of Bones« e »War Of Kings« si sono susseguite ancora Firebox, poi Hole in My Pocket e War of Kings. La band ha costruito la scaletta con una raffinatezza abilissima. Furbissima. Era piena di mini picchi e ovviamente con un crescendo finale proprio in chiusura, cioè con l’esecuzione di hit clamorosi. Show eccezionale. Spettacolo eccellente. Una band che speriamo regni ancora a lungo sui palchi e che, soprattutto con un’ispirazione come quella dell’attuale »Walk the Earth«, continui anche a registrare nuovi album in studio. Gli Europe hanno quindi giustificato con estrema facilità il ruolo di favoriti del primo giorno del festival.

Ma la serata era ben lontana dalla fine. I festeggiamenti si sono spostati nella sala. Lì sul palco c’erano gli Amaranthe. Una specie di brutto anatroccolo del metal(?), dove senti tutto in uno. Un vero minestrone. Dal metalcore al death metal e (non volete leggerlo) al pop. Con tre cantanti e perfino trucchetti hip-hop. La voce femminile porta un tono operettistico, poi ci sono le due voci maschili. Una pulita, l’altra un nodo. Come mettere un po’ d’olio nel gelato, o dell’alcol nell’insalata. Come detto. Un bel po’ di caos musicale che ha mandato definitivamente in confusione l’autore di questo pezzo, tanto da farlo scappare dalla sala. Uno si stupisce solo di come la massa cada in trucchetti così a buon mercato nella musica.

Molta più sostanza musicale tangibile l’hanno offerta subito dopo i campioni finlandesi del death metal melodico Insomnium, che però sono saliti sul palco solo all’una di notte. Hanno suonato tutto l’attuale album »Winter’s Gate«, e in scaletta hanno aggiunto pezzi più vecchi, cioè: The Primeval Dark, Mortal Share, Revelation, Where the Last Wave Broke, The Killjoy, One for Sorrow e While We Sleep. Gli Insomnium avevano mano libera per suonare fino alle due e mezza di notte. Il giovedì era l’ideale per tutti quelli che amano questa band e sono in vacanza in questi giorni. Cioè studenti e scolari. In pratica la giovane guardia dei metallari. E questa guardia sostiene per lo più la band. Il mio processore cerebrale in quel momento mostrava i primi errori di funzionamento, per cui era necessaria una chirurgia di ripristino a base di sonno ristoratore e ascolto dell’album degli ELP »Brain Salad Surgery«. Credo che agli Insomnium sia stato caldissimo, e ci sdebiteremo con la band con il primo reportage possibile, appena si potrà. Fino ad allora potete consolarvi con quello attuale, di quando gli Insomnium, alla fine di marzo di quest’anno, hanno suonato a Lubiana.

autore: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik


1 commento
  1. Dusica dice

    Mr Tempest ima veliko karizmo, ki te začara in potegne vase, zato so tudi Europe uspeli v svetu Rock and Rolla. Mogoče ima samo Mr Jagger večjo karizmo. Oba sta za vedno zapisana v svetu Glasbe.

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