Bantam to Behemoth

0 5

Artista: Birds and Buildings
Etichetta: Emkog Records
Uscita: 2008
Durata: 69:22
Voto: 5/5

Dan Britton non è affatto un nome sconosciuto negli ambienti degli amanti del prog rock. Tastierista geniale, chitarrista e mente di più progetti, tra cui hanno preso davvero vita soprattutto Cerebus Effect, band con inclinazioni jazz fusion, e Deluge Grander, di origine più sinfonico-rock, può probabilmente vantarsi soprattutto di uno dei suoi due progetti più recenti, la band dal nome eloquente Birds and Buildings. La band degli “uccelli e dei loro “predatori innaturali”, gli edifici” è nata nel 2007, mentre l’esordio “Bantam to Behemoth”, che ha raccolto subito un successo enorme, è uscito un anno dopo.

Su “Bantam to Behemoth” i Birds and Buildings mettono insieme il meglio che offrono tutti i possibili sottogeneri del prog rock, strizzando al tempo stesso l’occhio ai generi affini, in particolare, come si addice a Britton, al jazz. Stavolta Britton si fa notare soprattutto con un suonare il mellotron insuperabile, che è sicuramente il centro di tutto l’album. Il suono minaccioso del mellotron rende “Bantam to Behemoth” così cupo e, allo stesso tempo, virtuosamente melodico che in certi momenti all’ascoltatore viene la pelle d’oca. La malinconia di alcuni pezzi, che non fanno comunque un contrasto totale con quelli più audaci ed esplosivi, basta a bilanciare la bilancia tra alta carica e piacevole melodicità.

Scendere nella descrizione dei singoli brani è difficile, perché sono limati alla perfezione, senza esagerare. I compagni di Britton magari non sono i migliori al mondo con i loro strumenti, ma di certo non sono meno che eccellenti. Ma soprattutto sanno ascoltarsi: si sono incastrati fino all’ultimo dettaglio, probabilmente anche grazie al controllo vigile di Britton. Il loro suonare si fonde in un insieme come oggi si sente molto di rado. Anche se non prendono sempre la strada più complicata, quella che scelgono è sempre la più melodica e la più interessante per le orecchie. Una combinazione di suoni che a prima vista non funzionerebbe mai insieme si lega in un rapporto stretto, dove le singole parti è impossibile separarle, perché alla fine formano un mosaico compiuto.

I musicisti dimostrano al tempo stesso che, nonostante non si preoccupino dei confini di genere, se la cavano in qualsiasi situazione. Il risultato sono pezzi in cui ogni amante della musica trova qualcosa per sé. I fan giurati degli eclettici King Crimson godranno con il pezzo d’apertura “Birds Flying into Buildings” e con i brani della seconda metà dell’album, “Chakra Khan” e “Battalion”. In tutti non mancano ottimo mellotron, riff alla Fripp e incredibili assoli di sassofono. Nonostante l’influenza evidente, posso comunque tranquillamente dire che i pezzi non suonano come “ripp-off”. Assolutamente no, anzi, tutt’altro. Suonano freschi, innovativi e, cosa più importante, pazzescamente bene. Voi sinfonici, seguaci di Genesis e Camel, troverete probabilmente il vostro boccone in uno dei brani “Caution Congregates and Forms a Storm”, “Chronicle of the Invisible River of Stone”, “Tunguska” e “Terra Fire”. Qui il ruolo del sassofono è spesso preso dal flauto, che aggiunge quel tocco sinfonico. Anche gli amanti di Yes e Pink Floyd ci trovano facilmente il loro tornaconto: i primi con “Yucatan 65”, i secondi con “Sunken City, Sunny Day”, che è in qualche modo il brano più in contrasto con il resto dell’album, perché si basa su un’atmosfera malinconica alla “floyd”, ed è al tempo stesso l’atto conclusivo di “Bantam to Behemoth”: per un posto così non si sarebbe potuto scegliere un pezzo migliore.

Il titolo dell’album “Bantam to Behemoth” è fuorviante. L’album è da cima a fondo un “behemoth” (creatura mitica) e mai un “bantam” (pollastrello). I musicisti non nascondono i loro assi nella manica e non girano intorno alle cose: danno il meglio di sé e in questo quasi affogano. L’unica critica va alla produzione di alcuni pezzi con voci maschili, spesso troppo basse, ma bisogna ammettere che proprio questo spesso aggiunge una certa aura mistica.

I Birds and Buldings hanno così creato un album senza tempo, che verrà sicuramente ascoltato anche dalle prossime generazioni e farà da modello a parecchi musicisti e band. Se devo riassumere la recensione: procuratevi l’album!

Formazione

Dan Britton – tastiere, chitarre, voce
Malcolm McDuffie – batteria
Brian Falkowski – sassofono, flauto, clarinetto
Brett d’Anon – basso, chitarra elettrica
Megan Wheatley – voce (5)

Produzione

Dan Britton

Tracklist

1. Birds Flying Into Buildings (9:13)
2. Terra Fire (3:36)
3. Tunguska (6:33)
4. Caution Congregates and Forms a Storm (10:53)
5. Chronicle of the Invisible River of Stone (9:19)
6. Yucatan 65: The Agitation of the Mass (10:35)
7. Chakra Khan (5:59)
8. Battalion (9:55)
9. Sunken City, Sunny Day (3:19)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie