Baraka
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Dovč & Krmac & Mureškič
Etichetta: Celinka
Uscita: year
Durata: 70:54
Voto: 5/5
Ogni tanto ti capita tra le mani un album che capisci subito che nessuna perizia da recensore, per quanto rigorosa e dettagliata, riuscirà a domare. La sua forma è semplicemente troppo ricca di contenuto, e la parola scritta, col suo »ratio« acceso, non può tenerle testa con dignità.
»Baraka« è dunque un altro gioiello che trabocca di particolarità musicali e di un’ottima combinazione tra sperimentazione jazz e cinetica contagiosamente dinamica di strutture ritmiche compatte e melodie guida. Davanti a noi c’è la storia di una fusione sublime tra musica etnica e jazz! Sperimentazione e accessibilità melodica sono bilanciate alla perfezione per tutta la durata del disco. Il trio è formato da Janez Dovč, Nino Mureškič e Goran Krmac. Tre strumentisti e compositori di primo livello, a cui non mancano né esperienza né mestiere. Mureškič, tra l’altro ex membro del progetto jazz Quatebriga?, è un uomo dall’arsenale straordinario di soluzioni percussive, e la brillantezza di queste soluzioni è rafforzata dall’implementazione geniale di pattern »sottoritmici«, aggiunti per infittire il quadro sonoro come speciali effetti ritmici di campionamento programmato. Goran Krmac è, per il profano medio, la prova vivente di come si possa dare a uno strumento confinato allo schema dell’uso di qualche nota di base nelle orchestre di ottoni un ruolo e una funzione completamente diversi, quelli di un’esperienza musicale particolare che, per spirito di ricerca, non resta indietro nemmeno di un passo né rispetto alla fisarmonica di Janez Dovč, né rispetto alle strutture ritmiche di Nino Mureškič. La tuba fa da basso elettrico e/o da contrabbasso. Di rado capita che venga sfidata e spinta in una funzione in cui le si chiede di sperimentare. L’album »Baraka« (in ebraico questa parola significa »benedizione) è però il titolo giusto per un esperimento del genere. Krmac e Mureškič esplodono letteralmente nel ritmo della prelibatezza mediterraneo-balcanica Follow Us Again. Goran Krmac è senza dubbio il tubista sloveno più caldo del momento.
Ed ecco il guru musicale visionario Janez Dovč! Il suo contributo all’album si incarna, nelle dosi giuste, in avventurosi inserti improvvisati di fisarmonica conditi di jazz, seguiti da raffinati punti di »quiete« melodica dal carattere etnico genuino. Queste pagine melodiche sono il fattore di calibrazione perfetta del disco e scaricano il »voltaggio« delle parti più impegnative. In tutta la sperimentazione esuberante e libertaria che il trio si concede, non c’è il timore che lo stesso trio possa mai, senza volerlo, perdere la bussola e finire alla deriva ai margini del caos musicale.
11 tracce stipate fino all’orlo di varietà musicale e di idee, senza alcun limite nel mettere alla prova l’»inesplorato«. L’album non si ferma mai nel verificare fin dove arrivi la portata artistica del trio. Per questo entusiasmerà gli ascoltatori più esigenti, mentre la misura calibrata dei singoli brani, con le melodie nitide della fisarmonica di Dovč, gli apre le porte a un pubblico più ampio. E sì. Questo formato a trio va dritto e subito sul palco!
Gli arrangiamenti d’archi aggiunti dal Symbolic String Trio formano un paesaggio di colori straordinariamente complementare al panorama sonoro creato, e nella convivenza che fa sfumare le linee melodiche di fisarmonica e violini non smette di incantare, già dall’apertura con “Ne pozabi, od kod si”. Già questo brano introduttivo svela in un attimo il senso della visione musicale del trio.
Il suono è organico, caldo, vivo. Le tinte naturali del suono funzionano a pieno sangue per tutto il disco, e la copertina, opera del pittore accademico Milan Erič, non potrebbe legarsi meglio ai pastelli caldi della convivenza di armonie sonore nel paesaggio musicale del lavoro.
Sono molte le parti dell’album che puntano sul ritmo, dove a prendersi la scena sono le percussioni e gli effetti ritmici aggiunti (anche programmati) in compagnia della tuba. Un rituale di »richiamo della pioggia« di questo tipo ci aspetta nel brano Vrga vrga vrga. Vrga Vrga!
Il senso di questa unione non convenzionale e fuori dal comune di fisarmonica, tuba e percussioni in un unico corpo musicale ha centrato, con la sua carica di sfida, il bersaglio. Ci ha servito un’esperienza musicale del tutto autonoma, a cui è difficile trovare una vera parentela musicale. Il trio naviga per lo più tra ritmi del mondo che abbracciano il Mediterraneo, l’Africa, l’America Latina e quella del Sud, e spesso dialoga con abilità anche con la già citata integrazione di texture ritmiche programmate, come nella conclusiva Na noge, che verso il quinto minuto salta dall’ondeggiare del »tango« a un ritmo da danza vorticosa, e il brano prende il carattere di un’avventura trip hop che incuriosirà anche gli estimatori dei Gotan Project.
»Tvoja dolžnost je, da si srečen« è il brano che rappresenta il culmine dell’album. È il pezzo più lungo del disco, il che non è la cosa fondamentale, ma è qui che la fusione di elementi jazz con le caratteristiche del suono etnico mondiale, in cui il trio d’archi si trova alla grande, raggiunge la massima varietà di contenuto e, nell’esperimento proposto, anche la massima arguzia espressiva. Il cuore del brano è senza dubbio la costruzione iniziale dell’atmosfera, che poggia su uno straordinario intreccio di percussioni. Queste formano, attraverso molti strati, una piattaforma eccezionale per lo sviluppo successivo del brano., Mureškič ci aggiunge perfino il suono dello strumento africano kalimba! Lo facevano già i King Crimson. Da sempre. Nella parte finale di Moonchild dall’album d’esordio, e ancora nel 2003 in Shoganai. In questo brano la fisarmonica di Dovč funziona da vocoder, il che approfondisce il momento di audacia artistica del disco! È la composizione in cui l’elemento dello sviluppo spontaneo e imprevedibile degli eventi è messo in risalto nel modo più intenso. Contiene perfino sfumature di vere figure jazz d’avanguardia, e possiamo attribuirle l’etichetta di vera leccornia progressive del disco! Il pezzo tocca il vero crescendo nel grande finale, dove gli arrangiamenti d’archi rafforzano i contrasti armonici insieme ai tre elementi di base! Brillante!
»Snebersko dupleška samba« sa incuriosire, come l’apertura «Ne pozabi od kod si«, gli intenditori dei Remember Shakti, soprattutto per l’uso delle voci come strumento aggiuntivo, che comunicano in modo fascinosamente fluido con le linee delle percussioni. Questo dialogo tra improvvisazione vocale e dinamica straordinaria delle percussioni, con una collisione di ritmi latini audacemente intrecciati a molte figure jazz sfrenate, non fa che crescere lungo il brano. La fisarmonica di Dovč, con i suoi passaggi melodici etnici intermedi, viene spinta nel ruolo di ammorbidire la composizione altrimenti più impegnativa del disco. L’atmosfera del brano cavalca la cresta di onde gigantesche, dove l’intensità della passione si agita fino al massimo per poi tornare indietro, fino ai punti di quiete melodiosa assoluta.
I brani »Tvoja dolžnost je, da si srečen« e, subito dopo, »Snebersko-dupleška samba« sono presi dalla presentazione dell’album del 14.10.2013 al castello di Lubiana. Sono quindi registrazioni dal vivo, ulteriore prova dell’eccezionale sicurezza di questi strumentisti navigati! Ma ciò che pesa più di tutto è il fatto che i brani per l’album »Baraka« siano stati suonati »in un colpo solo«, ovvero »di prima botta«. Al primo tentativo (»In one take«, dicono gli inglesi). Sono quindi creazioni irripetibili, che in tutte le reinterpretazioni a venire si rifletteranno nello spazio e nel tempo in forme nuove. Sempre e sempre di nuovo, finché il trio suonerà la musica dell’album »Baraka« in questa formazione. Proprio questo principio di registrare di prima botta, secondo la logica di un’esibizione dal vivo portata in studio, è la più grande forza espressiva dell’album »Baraka«.
L’album »Baraka« ha una carta d’identità musicale così forte e fuori dall’ordinario, con un carattere dominante e marcato, da risucchiare l’ascoltatore nel mondo parallelo della sua atmosfera inconfondibile. Un momento quasi »cerebrale« del disco è per esempio »Mimohod odločnih«.L’album è pieno di spirito di festa e di ottimismo. Mantiene vivi il clima di divertimento e il grande piacere dell’esecuzione. Si sviluppa nel bagliore delle giravolte maliziose di una giostra jazz-etno bizzarra, raggiungendo al contempo un’ascoltabilità eccezionale. L’elementare simbiosi di passaggi jazz e melodiosità delle melodie è la garanzia che il disco sia accessibile a qualsiasi ascoltatore. Nella reciproca chimica e nel legame sensato tra i due approcci, la simbiosi è letteralmente sbalorditiva. Possiamo dire solo una cosa. Un album che, nella sincerità della sua espressione musicale, non conosce limiti di spazio e di tempo. Un album che ti seduce e ti incanta in un attimo nel mondo musicale unico che gli è destinato. Un album di grandi maestri della musica, che godrete a lungo, a lungo, e che vi ripagherà riccamente con sensazioni sempre nuove attraverso un paesaggio musicale dal disegno autonomo, che scoprirete poco a poco. Tra i veli! È un album di straordinaria profondità sfaccettata, a cui dovete semplicemente abbandonarvi per fondervi con la sua eredità.
Speriamo che per il trio la storia non finisca qui e che a questo disco ne segua presto un altro. Anche se su “Baraka” non si sente la mancanza della chitarra, in un ambiente musicale come quello creato dalla formazione unica del trio Dovč, Krmac e Mureškič sarebbe davvero interessante l’integrazione di qualche “alieno”, come ad esempio Miha Petric (Moonlight Sky). La piattaforma per un’ulteriore evoluzione, nel segno dell’inserimento di un “elemento shock” di sorpresa autoriale a pieno sangue, è infatti straordinaria!
Formazione
Janez Dovč – fisarmonica, effetti, elettronica, voce
Goran Krmac – tuba, programmazione nei brani n. 5, 7 e 11, voce nei brani n. 8 e 10, tastiere nei brani n. 5 e 7
Nino Mureškič – percussioni, kalimba, voce
MUSICISTI OSPITI:
Symbolic String Trio
Vasilij Centrih – violino
Barja Drnovšek – violino
Klemen Bračko – violino, viola
Produzione
Janez Dovč & Baraka