Better By Far
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Caravan
Etichetta: Arista Records
Uscita: 1977
Durata: 43:25
Voto: 3/5
I campioni della cosiddetta variante canterburiana del rock progressivo, i Caravan, nella seconda metà dei Settanta, come la maggior parte dei loro colleghi prog, dopo l’invasione punk e disco hanno iniziato a fare i conti con un rapido calo di popolarità. Nonostante le sale da concerto si facessero sempre più piccole e il pubblico sempre più scarso, gli eterni burloni di Canterbury sono rimasti in sostanza fedeli al loro specifico lascito musicale, con la differenza importante che in questo periodo ostico per il prog si sono parecchio ‘semplificati’ e hanno cominciato a lasciar fuori tutti quegli elementi complessi e improvvisativi che nella prima metà dei Settanta gli avevano portato il massimo del successo e del riconoscimento. In quel periodo nasce il loro ottavo album in studio, »Better By Far«, che segnava la ritirata dal mondo dello sperimentalismo sfrenato verso territori, diciamo, decisamente più leggeri, con la precisazione che la maggior parte dei fattori sonori riconoscibili è rimasta perlopiù intatta.
Il chitarrista/cantante e capobanda informale Pye Hastings, grande amante delle melodie orecchiabili e prima voce del gruppo, si è imposto definitivamente come autore principale dei pezzi, quindi non sorprende che il ‘fattore pop’ sia diventato più marcato che mai. Anche per questo su »Better By Far« ci sono un filo più ballad ottimiste che sulla maggior parte degli altri album dei Caravan. Come c’era da aspettarsi, questo cambiamento ha allontanato molti vecchi fan, mentre i Caravan restavano comunque troppo particolari e troppo poco ‘in’ per chi seguiva le mode musicali del momento, e quindi incapaci di rinfrescare o addirittura migliorare il successo commerciale di un tempo. Come sul precedente album, peraltro molto buono, »Blind Dog at St. Dunstans’« (1976), grazie al tastierista Jan Schelhaas i sintetizzatori moderni hanno preso il posto del suono più antiquato dell’organo Hammond, cosa che la maggior parte dei fan non ha accolto con grande entusiasmo.
D’altra parte, oltre al carisma vocale di Pye e alla sua brillante chitarra, a salvare gran parte dei pezzi ci ha pensato la viola dal colore rustico di Geoffrey Richardson, autore anche di uno dei brani migliori dell’album. La maggior parte delle composizioni più interessanti su »Better By Far« è infatti costruita attorno a una melodia centrale con ritornello ottimista e arrangiamenti d’archi rustici. I testi scherzosi ci sono ancora, ma sono diventati molto più misurati e meno conditi di sesso rispetto a un tempo. Sul »Better By Far« i Caravan hanno cambiato di nuovo bassista: Dek Messecar ha preso il posto di Mike Wedgwood, ma il cambio non ha influito in modo significativo sul loro collage sonoro, visto che anche Messecar era un valido costruttore di solide linee di basso.
Qualche pezzo su »Better By Far« è francamente dimenticabile, e vale soprattutto per l’opener »Feelin’ Alright«, un pop rocker piuttosto spento con una bella dose di sintetizzatori e, per i soliti standard dei Caravan, approcci ritmici parecchio elementari. La voce allegrotta e eternamente ottimista di Pye e il riff di chitarra dominante salvano anche la altrettanto mediocre »Behind You«, che in certi passaggi ricorda i ‘bei vecchi tempi’, ma come se qualcuno avesse sforbiciato di brutto gli arrangiamenti un tempo spiritosi e ricchi, tra sinfonico e jazz. Su »Better By Far« si sente eccome la mancanza del sassofono ospite del fratello di Pye, Jimmy, che sugli album precedenti dava ai singoli pezzi una forte impronta jazz. Anche i singoli assoli sono ben lontani dall’essere audaci e avventurosi come una volta.
La title track è un brano sognante, una specie di incrocio tra una ninna nanna per bambini, una ballad d’amore e un canto pastorale sui suoni piacevoli della chitarra acustica e sull’ondeggiare delle trame di sintetizzatore. Per fortuna le armonie vocali di qualità sono ancora ben rifinite, così il tutto non diventa troppo sdolcinato e banale. Il pop rocker melodico »Silver Strings«, scritto dal violista Richardson, con un timbro di voce un po’ diverso e senza gli eccessivi suoni di viola si potrebbe attribuire senza problemi a un Paul McCartney e ai suoi The Wings, che magari ne avrebbero tirato fuori perfino un potenziale hit. Per la maggior parte delle altre rock band sarebbe un complimento, ma per innovatori del calibro dei Caravan testimonia solo la mancanza di idee fresche e una disperata caccia all’ispirazione presso altri artisti popolari dell’epoca.
La prima metà piuttosto debole di »Better By Far« viene un po’ salvata dall’ottimo strumentale »The Last Unicorn«, l’unico brano dell’album che si può dichiarare senza esitazioni un classico dei Caravan, nonché un’altra composizione di Richardson. Quest’ultimo qui lascia un segno forte con meravigliosi arrangiamenti d’archi rustici e arricchisce con il mandolino l’atmosfera possente, quasi epica. Questo porta nel pezzo quel tocco folky e pastorale che si poteva cogliere nei tempi d’oro dei Caravan. Nella seconda parte segue un geniale passaggio a una sezione strumentale complessa, con numerose linee di basso drammatiche, appassionate improvvisazioni di sintetizzatore e stacchi di batteria dal tempo jazz, firmati dal vecchio gattone Richard Coughlan.
»Give Me More«, un’altra ballad d’amore, è un esperimento non troppo sfortunato con una voce femminile soul, quella della special guest Vicki Brown, con cui Pye si lancia più volte in un duetto. Mentre ai Pink Floyd un esperimento simile una volta aveva reso parecchio, questo tentativo dei Caravan di mescolare ‘due mondi diversi’, la soul femminile appassionata e la vocina delicata di Pye, risulta davvero nella media. Še un esperimento ancora più strambo è »Man in the Car«, scritto dal tastierista Schelhaas, un incrocio mal riuscito tra blues, soul, pop e sinfonico, che dal grigiore medio viene tirato un po’ su dai ricchi arrangiamenti sinfonici e dalle belle armonie vocali.
»Let It Shine« si apre con un riff di chitarra blues e con eleganti passaggi di pianoforte che modellano in armonia una melodia seducente e un bel ritornello. Niente di speciale per le norme abituali dei Caravan, ma comunque uno dei risultati migliori di »Better By Far«. Il pezzo di chiusura »Nightmare« è, nonostante il titolo, uno dei momenti più ispirati dell’album, dove si vede di nuovo di cosa erano capaci i membri della band quando rimettevano in moto le loro circonvoluzioni da compositori, e così questo brano marcatamente melodico e avvolto da un’atmosfera malinconica si scioglie sotto il peso di seducenti arrangiamenti sinfonici di viola e tastiere. Qui si potrebbe dire che l’inizio scadente dell’album è stato un po’ raddrizzato da un buon finale.
Su »Better By Far«, che ha un titolo purtroppo del tutto sbagliato, è diventato evidente che ai Caravan stava piano piano mancando il fiato per le grandi avventure musicali e che avevano iniziato a guardarsi intorno in modo esagerato pur di tenersi stretta una popolarità in calo. Per fortuna non si sono ‘guastati’ del tutto come certi colleghi prog, che a fine anni Settanta sono incappati in una bella crisi d’identità, quindi di momenti buoni su »Better By Far« ce ne sono ancora abbastanza da risvegliare il ricordo degli ‘anni di antica gloria’, ma niente più di questo. A salvare il fatto che »Better By Far« sia l’album meno ispirato dei Caravan degli anni Settanta non è riuscito nemmeno il celebre Tony Visconti, che ha curato un’ottima produzione, in realtà una delle migliori nella storia di questa leggendaria band.
Formazione
Pye Hastings – voce, chitarra
Geoff Richardson – viola, chitarra, flauto, sitar, mandolino, cori
Jan Schelhaas – tastiere, cori
Dek Messecar – basso, cori
Richard Coughlan – batteria, percussioni
MUSICISTI OSPITI:
Vicki Brown – voce su “Give Me More”
Fiona Hibbert – arpa su “Man in a Car”
Tony Visconti – flauti dolci su “The Last Unicorn”, contrabbasso elettrico su “Man in a Car”
Produzione
Tony Visconti
Tracklist
1. Feelin’ Alright
2. Behind You
3. Better By Far
4. Silver Strings
5. The Last Unicorn
6. Give Me More
7. Man in a Car
8. Let It Shine
9. Nightmare