Beyond The Realms of Euphoria

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Galahad
Etichetta: Avalon Records
Uscita: 2012
Durata: 55:52
Voto: 4.5/5

I campioni britannici del neoprog Galahad nel 2012 non hanno pubblicato uno, ma ben due album in studio, una vera rarità al giorno d’oggi anche nel rock progressivo, mentre negli anni Settanta del secolo scorso una cosa del genere non aveva niente di strano. Gli ambiziosi inglesi, che dopo l’album »Empires Never Last« (2007) vivono ancora un vero rinascimento sonoro e un livello d’ispirazione per nulla calato, non si sono accontentati del fatto che »Battle Scars« fosse per molti uno dei migliori dischi progrock del 2012: già a novembre dello stesso anno hanno sfornato il suo successore, intitolato »Beyond The Realms of Euphoria«.

Quest’ultimo è un filo meno ambizioso di »Battle Scars«, ma resta comunque uno dei picchi della loro discografia fin qui, con un bel mucchio di composizioni impressionanti che faranno ‘battere’ di gioia il cuore di tutti i fan fedeli. Va detto che i Galahad, a differenza dei più noti neoprogster degli anni Ottanta, hanno iniziato il loro percorso in studio solo all’inizio dei Novanta, e gli esordi non sono stati proprio brillanti, come invece accadeva di solito ai loro ‘cugini’ più chiacchierati. Solo da »Empires Never Last« in poi, quando hanno rinfrescato il loro stile infilandoci elementi innovativi di prog metal ed elettronica, e così si sono garantiti all’istante una riconoscibilità sonora ben maggiore, hanno cominciato a farsi apprezzare anche fuori dai circoli neo prog. In questo periodo il tastierista Dean Baker, principale sostenitore della svolta più elettronica, è diventato uno dei fattori centrali del nuovo volto sonoro della band.

Dal punto di vista stilistico »Beyond The Realms of Euphoria« è per molti versi vicino al ribelle »Battle Scars« ed è ancora una volta un concept album, anche se nei testi si porta dietro una filosofia molto più semplice, del tipo ‘ascolta il tuo cuore e andrà tutto bene’, che a qualcuno parrà senza dubbio piuttosto ingenua e parecchio logora. Forse anche per questo, a livello d’atmosfera, è sensibilmente meno cupo, e lo si capisce già dal brano d’apertura, lo strumentale »Salvation I – Overture«, con armonie corali dal sapore sacrale e texture trance con un tocco cyberpunk. Queste ultime sono dosate al punto giusto e col tempo lasciano spazio a passaggi sinfonici più raffinati, mentre le fiammate elettriche delle chitarre non farebbero vergognare nessuna band prog metal.

Su »Salvation II – Judgment Day« entra la voce carismatica e inconfondibile di Stuart Nicholson, l’unico membro dei Galahad che è rimasto ininterrottamente fedele al gruppo dal 1985, cioè dagli inizi (anche il chitarrista Roy Keyworth ha fatto una breve ‘pausa’ nel 1998). È una composizione di una forza comunicativa eccezionale, in cui la teatralità vocale di Nicholson si esprime al massimo in un clima melodrammatico. L’epica cupa »Guardian Angel«, che supera i dieci minuti, è un pezzo dal tempismo micidiale: in mezzo a vari motivi trance dominano passaggi di chitarra rabbiosi e rullate di batteria combattive. Questa atmosfera elettrica regna anche dopo l’ingresso di una sezione sottile con armonie ipnotiche e di un ritornello melodico sotto la bacchetta sempre carismatica di Stuart.

»Secret Kingdoms…«, più compatta nell’impostazione, si apre con una chitarra elettrica abbondantemente distorta, poi scoppia un vero cataclisma progmetal con variazioni soliste a tratti infernali, mentre Stuart si trasforma di nuovo in un narratore teatrale di storie drammatiche, particolarmente efficace quando arriva al ritornello melodico. »Beyond The Realms of Euphoria« non ha un pezzo strutturato con tanto gusto e indimenticabile come »Seize The Day«, uscito più tardi anche come EP, ma contiene comunque qualche buon avvicinamento quando c’è da mostrare raffinatezza melodica. »…And Secret Worlds«, stilisticamente un po’ più vicina alla produzione dei primi Galahad, si apre con drammatici arrangiamenti di pianoforte e misteriose armonie vocali, poi, anche grazie a passaggi di chitarra incattiviti, prende il sopravvento un autentico motivo atmosferico vittoriano che piacerà anche agli amanti delle altre (più note) band neo prog più cupe come Arena e IQ.

»All In The Name of Progress«, che si apre con un suono sacrale d’organo e poi lascia per un po’ spazio a texture trance, è la composizione più oscura del disco, cosa che si capisce già dal titolo e dal testo di critica sociale. Eppure, in mezzo a passaggi cupi e selvaggi cambi di tempo, prende forma un ritornello che si alza in volo, mentre Baker al sintetizzatore si concede anche un assolo neoprog tipico, con un tocco retrò. »Guardian Angel – Reprise«, tipico dramma neoprog, contiene una ripresa al pianoforte del motivo principale di »Guardian Angel« e armonie vocali da operetta sullo sfondo, che ogni tanto ricordano davvero un coro celeste di angeli. Queste armonie vocali ‘celesti’ sono presenti anche nella ripresa del ritornello principale, con un arrangiamento sinfonico maestoso.

In chiusura, per un finale nostalgico, c’è la versione rifatta di un classico dei Galahad, »Richeliu’s Prayer«, uscito in origine sul loro debutto »Nothing Is Written« (1991), che per molti versi è un upgrade dell’originale. Stilisticamente questa ottima epica, che nel nuovo vestito produttivo di Karl Groom (Threshold) suona ancora più esplosiva e drammatica, si distingue parecchio dai brani precedenti di »Beyond The Realms of Euphoria«, perché ai tempi in cui fu scritta i Galahad ricordavano ancora molto di più i Marillion dell’era Fish di quanto non facciano oggi, ora che sono una band totalmente personale.

Con »Beyond The Realms of Euphoria«, un altro trionfo neoprog, i Galahad hanno completato la grandezza del predecessore »Battle Scars« e hanno messo in fila due ottimi album in studio in un solo anno, un risultato che oggi si vede e si sente davvero di rado. »Beyond The Realms of Euphoria« è dunque un altro dei gioielli neoprogrock contemporanei, che renderà felici tutti i fedeli seguaci di questa band di culto. Gli album dei Galahad sugli scaffali dei negozi sono (ancora) una vera rarità e si trovano più facilmente direttamente sul sito della band, da tempo legata alla propria etichetta Avalon Records. Il loro nuovo album in studio dovrebbe uscire nell’autunno del 2015 e la maggior parte dei fan si aspetta, ovviamente, un’altra prelibatezza all’altezza dei due predecessori in studio.

Formazione

Stuart Nicholson – voce
Roy Keyworth – chitarra
Spencer Luckman – batteria
Neil Pepper – basso
Dean Baker – tastiere

Produzione

Karl Groom

Tracklist

1. Salvation I – Overture
2. Salvation II – Judgement Day
3. Guardian Angel
4. Secret Kingdoms…
5. ..And Secret Worlds
6. All In The Name Of Progress
7. Guardian Angel – Reprise
8. Richelieu’s Prayer 2012

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