Beyond the Stars
Autore: Rok Klemše
Artista: Metalsteel
Etichetta: On Parole Productions
Uscita: year_month
Durata: 41:34
Voto: 4/5
Non sono molte le band metal di casa nostra a cui si può appioppare senza problemi l’aggettivo «longeve», ma se c’è qualcuno che se lo merita (certo, non sono gli unici, che nessuno si offenda!), sono sicuramente gli heavy metaller di Medvode, i Metalsteel. La band mena fendenti metallici già dal, tieniti forte, 1999, e da allora ha messo in fila cinque album in studio, il live Steel Alive, mille e passa chilometri di concerti ed è diventata la backing band ufficiale di James Rivera (Helstar, Destiny’s End) e del suo tribute project Sabbath Judas Sabbath. Un curriculum davvero impressionante per un gruppo che, pur essendo allora ancora con il latte alla bocca, quasi quindici anni fa si era fatto notare con il video Novi svet. Come se già allora volessero lasciar intendere che sul sesto album in studio si sarebbero messi a giocare con il concetto di transumanesimo e di costruzione di un mondo nuovo, migliore. Per mano di neofeudatari alieni, ovviamente, perché l’umanità, a causa della sua natura egoista, da sola proprio non riesce a liberarsi dalle catene che le impediscono di progredire.
Con il loro primo concept album, Beyond the Stars, i Metalsteel si spingono dunque oltre le stelle, dove varchiamo il portale stellare con l’inquietante intro Lama Rabi Alardi Dini Endavur Esa Kunis Alim (il titolo apparentemente stupido ha un senso: è la trascrizione del messaggio che una voce maschile sconosciuta avrebbe pronunciato, tra rumori e statica, durante la missione Apollo 15 sulla Luna), che la band apre con il primo singolo, Transhuman. I Metalsteel avevano già giocato con le idee del transumanesimo nel predecessore This Is Your Revelation, citando Gandhi (This Is Your Revelation) per accennare al desiderio di crescita spirituale e, più in generale, di miglioramento dell’umanità sotto ogni aspetto. Beyond the Stars porta questa tematica al livello di un concept di fantascienza purosangue. L’idea di un progresso della civiltà umana provocato da un fattore esterno, cioè una razza aliena, non è certo nuova, anzi si legge quasi come un capitolo di Chariots of the Gods, il celebre libro del teorico svizzero degli antichi astronauti Erich von Däniken, ma il concept di Beyond the Stars funziona lo stesso, perché ha un filo rosso e un arco drammaturgico chiaro.
Anche sul piano musicale Beyond the Stars prosegue la strada logica tracciata tre anni fa da This Is Your Revelation. Anche stavolta i Metalsteel hanno deciso di registrare l’album in studio dal vivo, suonando tutti insieme e senza troppe sovraincisioni, ritocchi e abbellimenti. Il risultato è ancora più convincente, perché Beyond the Stars suona pulito, caldo, naturale e organico ed è senza dubbio uno dei dischi metal di casa nostra con il suono più bello. Per fortuna l’album non si ferma qui, perché la band completa la bellezza del suono con materiale vario e ricco di sfumature, che resta ancorato ai canoni dell’heavy metal, ma a tratti, con complessità, dinamica e varietà, si avvicina al progressive metal. Queste tendenze progressive sono evidenti soprattutto in pezzi come Anu, Materialist No More e nella più lunga Astral Traveller, mentre dal punto di vista stilistico i Metalsteel si avvicinano agli Iron Maiden più recenti, ai Judas Priest e anche alla scuola dell’heavy/power metal americano.
La ragazza e i ragazzi dimostrano per tutta la durata dell’album una maturità musicale che si vede soprattutto nelle composizioni ben costruite, con la solida e affidabile sezione ritmica Daša e Matej e, soprattutto, con il diabolico lavoro di chitarre del duo Rok/Benjamin. Con una tavolozza ricchissima di riff, i due garantiscono varietà ai pezzi e mettono carne sullo scheletro della storia che la voce di Beny racconta attraverso i versi. Il suo cantato è per lo più incisivo e acuto; a tratti stona un po’ solo un inglese leggermente rigido, ma una vera marcia in più sono le armonie vocali in cui lo affiancano Rok e Matej. Danno il meglio nei ritornelli superlativi e magistrali, che con la loro maestosità spalancano davanti all’ascoltatore l’intera volta celeste, come dimostra nel modo più bello la splendida Stargods, a metà tra ballad e altro, che con le chitarre acustiche e qualche motivo dal sapore medievale ricorda i momenti migliori dei Blind Guardian. Con il ritornello potente convincono poi soprattutto la title track, più classica, in cui Rok si scatena con la chitarra, Anu, con il suo ritornello orecchiabile e cantabile e le scorribande di basso di Matej, e The Council of 9, con la sua atmosfera sinistra. Materialist No More entusiasma con una scorribanda chitarristica pirotecnica, mentre Astral Traveller, il pezzo più lungo dei Metalsteel finora, suona un po’ vuota e si poteva tagliare di un minuto o due, ma a rimettere le cose a posto ci pensa il pezzo conclusivo The End of the World, in cui i Metalsteel sembrano il monolito dell’Odissea nello spazio di Kubrick, che spinge l’umanità a raggiungere un nuovo livello evolutivo e ad assistere alla nascita del Bambino delle Stelle. Se le intenzioni degli alieni fossero benevole o sinistre potrebbe tranquillamente essere il tema di un seguito, sullo stile dei gemelli Operation Mindcrime e Crimson.
Rispetto al predecessore, soprattutto per la sua subordinazione al concept, Beyond the Stars non è un disco da primo ascolto, perché i pezzi hanno bisogno di un po’ più di tempo per entrare in testa. Ma il viaggio tra le stelle è di nuovo emozionante e pieno di sorprese, e i pezzi funzionano sia come un insieme coeso sia come singoli tasselli di un quadro più grande. I Metalsteel hanno dimostrato ancora una volta di essere dei maestri del mestiere e, in linea con il concept, ci hanno ricordato che anche la loro evoluzione è ancora in corso e che la sua curva punta decisa verso l’alto fin dall’inizio.
Se vi siete persi la presentazione dell’album al Jedro di Medvode, avete una seconda chance il 23 febbraio all’On Parole Vinyl Assault, per l’uscita della versione in vinile dell’album (usciranno in vinile anche i nuovi album di Eruption, Srd e Omega Sun).
Formazione
Matej Sušnik – basso, voce, tastiere
Rok Tomšič – chitarra, voce
Benjamin Kic – chitarra, voce
Daša Trampuš – batteria
Produzione
Benjamin Kic
Tracklist
1. Lama Rabi Alardi Dini Endavur Esa Kunis Alim
2. Transhuman
3. Anu
4. The Council of 9
5. Stargods
6. Beyond the Stars
7. Vrillon
8. Materialist No More
9. Astral Traveller
10. The End of the World