Big Big Train: Goodbye to the Age of Steam

0 143

Data di uscita: 1994
Etichetta: Giant Electric Pea
Produzione: Rob Aubrey, Greg Spawton & Andy Poole
Durata dell’album: 51.33 min
Genere: Progressive Rock / Crossover Prog
Voto: 9.0/10


«Goodbye to the Age of Steam» è stato l’album d’esordio dei Big Big Train, revivalisti prog rock inglesi che oggi, dopo aver conquistato fama mondiale tra gli appassionati di progressive, godono di uno status quasi di culto. I Big Big Train sono stati fondati nel 1990 dal chitarrista/tastierista Greg Spawton e dal bassista/tastierista Andy Poole. Dei due fondatori oggi nella band è ancora attivo solo Spawton. Prima di firmare con l’etichetta indipendente Giant Electric Pea, per cui hanno pubblicato «Goodbye to the Age of Steam», avevano già registrato «in proprio» due album demo, «From the River to the Sea» (1992) e «The Infant Hercules» (1993). 

La Giant Electric Pea, fondata da Mike Holmes, chitarrista degli IQ, aveva riconosciuto fin da subito il talento della giovane band, che nella fase iniziale, oltre a Spawton e Poole, comprendeva il cantante Martin Read, il tastierista Ian Cooper e il batterista Steve Hughes. Cooper lasciò la band poco dopo l’uscita di questo album, dando il via a una serie di formazioni instabili dei Big Big Train che è andata avanti fino alla fine del primo decennio del nuovo millennio, quando finalmente sono riusciti piano piano a ‘stabilizzarsi’. L’ex tastierista degli IQ Martin Orford è stato il nome più in vista tra i musicisti ospiti di «Goodbye to the Age of Steam», uno dei migliori esordi della cosiddetta terza ondata del progressive rock, in cui il ruolo da protagonisti, invece che agli inglesi (come di solito accadeva), è toccato a scandinavi e americani.

«Goodbye to the Age of Steam» non era un concept album, ma Spawton ha dichiarato una volta che il messaggio centrale, il filo conduttore di questo lavoro in studio, è una riflessione su ‘come la maggior parte delle persone, col tempo, lungo il cammino della propria vita’ finisca sul ‘lato oscuro’ o semplicemente si ‘perda’. 

La maggior parte dei brani dell’album è intrisa di un’atmosfera malinconica e nostalgica, come si sente già nell’opener «Wind Distorted Pioneers». Read non è mai stato, di gran lunga, il cantante più carismatico e rappresentativo della storia della band, visto che è stato messo in ombra da tutti i suoi successori, quindi non sorprende che abbia lasciato dopo appena tre album in studio. Va comunque riconosciuto che nella prima fase dei Big Big Train ha svolto benissimo la sua missione, con un approccio teatrale e drammatico. La sua voce malinconica, unita a qualche armonia a più voci, fa salire bene l’atmosfera romantico-nostalgica di gran parte dei pezzi. Già nei primi anni i Big Big Train non erano i tipici neoprogster rivolti al passato, perché erano al passo con alcune influenze art rock più moderne. Certo, nella maggior parte dei brani si sentono comunque parecchie influenze dei leggendari Genesis. 

«Head Hit the Pillow», per esempio, pur con arrangiamenti acustico-sinfonici dal sapore quasi vittoriano, ovvero ‘vecchia Inghilterra’, per impostazione e produzione è più vicina ad alcune formazioni prog più recenti della cosiddetta terza ondata che ai pionieri del prog anni Settanta e alla scena neoprog degli anni Ottanta, capitanata da Marillion e IQ. «Edge of the Known World», con il suo ritornello melodico a più voci e un’atmosfera quasi celtica, è senza dubbio uno dei vertici di questo splendido album. Anche se Poole non è mai stato il miglior chitarrista della storia della band, già allora aveva qualche idea felicissima, e quasi tutti i suoi assoli su questo album sono ancora oggi un piacere da ascoltare.

Sul gioiellino romantico «Landfall» Read si distingue in particolare con una prova vocale drammatica, mentre a fornire una dose extra-large di nostalgia ci pensano le sognanti armonie di chitarre e tastiere. Sullo strumentale acustico di impronta neoclassica «Dragon Bone Hill» si sente chiaramente che la tecnica chitarristica di Poole è stata influenzata soprattutto dai due chitarristi chiave dei Genesis, cioè il leggendario Steve Hackett e il suo predecessore, spesso ingiustamente trascurato, Anthony Phillips (non sorprende che nel 2010 i Big Big Train abbiano registrato una cover dello standard solista di Phillips «Master of Time»). «Blow the House Down» è il primo dei due pezzi più lunghi e di respiro epico, dove colpisce soprattutto la sezione strumentale ambiziosa. «Expecting Snow» è un breve strumentale che fa da ouverture all’epica «Blue Silver Road», dove si può ammirare soprattutto la capacità, già allora straordinariamente sviluppata, della band di creare nostalgiche armonie a più voci, una cifra del loro sound anche negli anni e nei decenni successivi. «Losing Your Way», pervasa da una malinconia e da un romanticismo indescrivibili, è il capolavoro di chiusura, che per qualità e profondità sta alla pari delle successive opere compositive della band, pur se queste erano a un livello vocale e strumentale ancora più alto.

Anche se all’uscita dell’esordio i Big Big Train potevano contare sul generoso sostegno di uno dei gruppi chiave della scena neoprog britannica, «Goodbye to the Age of Steam» non contiene molte influenze neoprog anni Ottanta: la band si era già costruita un proprio ‘volto’ con una produzione dal taglio moderno. Nel prosieguo della carriera i Big Big Train hanno registrato un bel po’ di album migliori di «Goodbye to the Age of Steam», ma il loro esordio resta comunque tra i migliori della storia del progressive rock. Con grande sorpresa dei membri della band, l’album è stato accolto molto bene poco dopo l’uscita e sembrava che i Big Big Train sarebbero diventati già nei primi anni una delle band chiave della terza ondata del prog, ma le cose si sono complicate parecchio dopo l’uscita del secondo album, accolto male, «English Boy Wonders» (1997), che ha quasi causato lo scioglimento. Nel 2011 «Goodbye to the Age of Steam» è stato ripubblicato con tre bonus track e una copertina diversa (peggiore).

Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik


Tracklist:
1. Wind Distorted Pioneers (3:21)
2. Head Hit the Pillow (5:49)
3. Edge of the Known World (4:47)
4. Landfall (4:18)
5. Dragon Bone Hill (3:53)
6. Blow the House Down (9:20)
7. Expecting Snow (2:36)
8. Blue Silver Red (10:04)
9. Losing Your Way (7:29)

Formazione:
Martin Read – voce
Greg Spawton – chitarra, tastiere
Ian Cooper – tastiere
Andy Poole – basso
Steve Hughes – batteria

Musicisti ospiti:
David Longdon – flauto e tastiere nel brano n. 11
Nick D’Virgilio – batteria nel brano n. 11
Steve Christey – percussioni
Martin Orford – arrangiamenti, cori
Gary Chandler – cori
Ken Bundy – cori
Mandy Taylor – cori
Sally French – cori
Stuart Nicholson – cori
Rob Aubrey – cori

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie