Big Big Train: Welcome To The Planet
Etichetta: English Electric Recordings
Data di uscita: 28/1/2022
Produzione: Big Big Train
Durata dell’album: 47.12 min
Genere: Progressive Rock
Voto: 10/10
Il 20 novembre 2021 i fan della band prog rock inglese Big Big Train sono stati scossi dalla notizia della morte, a soli 56 anni, del cantante di lunga data David Longdon. Con il suo carisma vocale, Longdon ha avuto un ruolo chiave nel portare questa band ambiziosa, che per tanto tempo ha faticato a farsi notare, a conquistarsi nell’ultimo decennio, a colpi di ottimi album in studio e dal vivo, un posto tra le formazioni più rispettate del progressive rock contemporaneo.
La tragica notizia è arrivata per la band e per i suoi fan poco dopo l’annuncio, un po’ a sorpresa, a fine ottobre 2021, del nuovo album in studio «Welcome to the Planet», uscito appena qualche mese dopo il già ottimo predecessore «Common Ground» (2021, RockLine recensione). «Welcome to the Planet» è stato registrato con Longdon ancora in formazione e contiene la sua voce nella maggior parte dei pezzi nuovi. Le altre linee vocali principali se le sono spartite il batterista americano Nick D’Virgilio, il chitarrista/tastierista svedese Rikard Sjöblom e la tastierista ospite Carly Bryant, che canta la parte solista nella title track. D’Virgilio, Sjöblom e il bassista Greg Spawton, ultimo membro fondatore rimasto, sono oggi tutto ciò che resta dei Big Big Train, che fino a poco tempo fa erano addirittura in sette: Bryant, il chitarrista Dave Foster e la violinista Claire Lindley hanno infatti deciso di partecipare all’album solo come ospiti, anche se in futuro le cose potrebbero cambiare.
Capita di rado che una band con una carriera lunga come quella dei Big Big Train, di cui alcuni fan giuravano che avesse toccato il picco creativo già dieci anni fa, riesca a tirare fuori un grande disco così a ridosso del precedente. «Welcome to the Planet» si è rivelato uno dei loro risultati migliori e fa quasi fatica a credere che segni la fine di un’era. Quanto fosse eccellente l’album d’addio di Longdon i fan l’avevano già capito qualche mese prima, con l’uscita dei singoli «The Connection Plan», «Lanterna» e «Made From Sunshine», tutti entusiasmanti e all’altezza delle aspettative per composizione, arrangiamenti e atmosfere.
I Big Big Train, che nonostante la formazione internazionale sono forse la band più tipicamente inglese tra i nomi di spicco del progressive rock di oggi, nei loro ultimi due lavori sono riusciti, dal punto di vista compositivo, a scrollarsi di dosso con una certa abilità i paragoni con i Genesis, che li hanno accompagnati a lungo soprattutto per la somiglianza vocale di Longdon con Peter Gabriel.
L’opener «Made From Sunshine» ha una struttura simile, un’atmosfera positiva, arrangiamenti solari e allegre armonie vocali nel ritornello come «The Strangest Times», il brano d’apertura di «Common Ground». A differenza di quest’ultimo, però, non ha un testo scontato, e così si guadagna subito molte più simpatie. Anche gli arrangiamenti orchestrali sono distribuiti in modo molto più interessante e creativo. «The Connection Plan» è un ibrido riuscitissimo tra il sound tipico dei Big Big Train, che ha segnato l’era Longdon, e alcune idee del tutto nuove, più vicine a ciò che di solito è tipico dei veterani del prog americano Spock’s Beard. Ci pensa D’Virgilio, loro ex membro, che tra passaggi drammatici di archi e armonie variopinte di tastiere e chitarre affianca Longdon alla voce solista in modo davvero azzeccato.
«Lanterna», uno dei picchi dell’album, si apre come una ballata malinconica con un Longdon in splendida forma alla voce solista. Presto si aggiungono armonie vocali eteree e arrangiamenti sinfonici dai toni romantici: una combinazione tipicissima di questa band di culto. «Capitoline Venus» è una ballata dai toni pastorali, con al centro fragili arrangiamenti acustici, ‘distese’ di mellotron e un’interpretazione commovente di uno dei migliori cantanti del prog rock di oggi. Lo splendido strumentale «A Room With No Ceiling» è un esempio lampante di brano strutturato con intelligenza, pieno di sorprese e di improvvisi cambi d’ambiente. È anche grazie a questa etica compositiva rinfrescante e a uno straordinario senso per le atmosfere più varie che questa band, già ‘data per finita’ due decenni fa, si è guadagnata un simile rispetto tra gli appassionati di progressive rock.
«Proper Jack Froster» era uscita in origine come brano ‘di punta’ dell’omonimo EP natalizio, pubblicato a fine 2021 e contenente anche tutti e tre i singoli citati sopra. Questa prelibatezza sinfo-prog, con tanti gustosi elementi folk, un’atmosfera nostalgico-pastorale e un riuscito scambio tra voce solista maschile e femminile, rientra senza ombra di dubbio tra i classici dei Big Big Train. Lo strumentale d’avventura «Bats in the Belfry», uscito come ultimo singolo di «Welcome to the Planet», farà impazzire soprattutto chi mette al primo posto un’eccezionale perizia tecnica, sezioni di fiati impeccabili, il talento solistico dei singoli membri e complesse sfumature ritmiche.
Il capolavoro malinconico «Oak And Stone», segnato soprattutto dall’interpretazione vocale straziante di Longdon, si apre come una ballata incentrata sul piano, per poi passare a una sezione più complessa con elementi jazz, folk e sinfonici. In chiusura i Big Big Train ci sorprendono con la title track, un’opera spiccatamente eterea che riunisce tutti i tratti tipici di arrangiamento e composizione di questa formazione di culto. Anche se qui al posto di Longdon alla voce solista c’è la già citata Bryant, se la cava benissimo con il suo compito. Il grande colpo di scena, del tutto inatteso, arriva nella parte finale di questa composizione solenne ed eterea, che dal prog sinfonico la ‘ridipinge’ quasi di soul.
«Welcome to the Planet», uno dei migliori album dei Big Big Train finora, è il più bell’addio possibile all’indimenticabile Longdon e una chiusura quasi perfetta, ma assolutamente prematura, della sua era. Realizzare un album così splendido, per di più sotto ogni aspetto migliore di un predecessore come «Common Ground», che era tutt’altro che debole, non è davvero un’impresa da poco ed è un fatto piuttosto raro anche nel progressive rock. Il trio dei Big Big Train ha intanto già annunciato che andrà avanti, e che questo non sarà affatto il loro ultimo album, ma sarà dura trovare un nuovo cantante solista adatto alle loro visioni musicali e che non venga continuamente paragonato a Longdon.
Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik
Tracklist:
– Part One:
1. Made from Sunshine (4:04)
2. The Connection Plan (3:55)
3. Lanterna (6:29)
4. Capitoline Venus (2:27)
5. A Room with No Ceiling (4:52)
– Part Two:
6. Proper Jack Froster (6:38)
7. Bats in the Belfry (4:54)
8. Oak and Stone (7:12)
9. Welcome to the Planet (6:41)
Formazione:
David Longdon – voce
Gregory Spawton – basso
Rikard Sjöblom – chitarra, tastiere, voce
Nick D’Virgilio – batteria, voce
Carly Bryant – tastiere, voce nella traccia n. 9
Dave Foster – chitarra
Clare Lindley – violino, voce
