Bigorna

0 7

Artista: Cartoon
Etichetta: Autoprodotto
Uscita: 2003
Durata: 73:13
Voto: 4.7/5

I burloni brasiliani Cartoon, con l’esordio “Martelo” (recensione: clicca qui), hanno dato una bella rinfrescata alla scena progressive rock del loro paese. Si sono costruiti una bella base di fan e, quattro anni dopo, hanno registrato il secondo capitolo della trilogia “dell’orecchio”, “Bigorna” (che in italiano sarebbe l’incudine). Il disco ha avuto un riscontro molto più grande dell’esordio: ha superato i confini del Brasile, ha attraversato gli oceani ed è finito nelle radio dei progsters di tutti gli altri continenti del pianeta. Uno dei motivi di un exploit simile è senz’altro il fatto che è cantato interamente in inglese, e in più si presenta come una rock opera, come ad esempio “Tommy” dei The Who, che è stato il primo album del genere.

“Bigorna” ha un sottotitolo davvero invitante – “The Real Story of King Arthur & The Knights of The Round Table” – che ci fa capire subito che siamo davanti a un concept album. Stavolta i Cartoon si concedono un disco ancora più lungo e con ancora più brani dell’esordio, che già superava la media con una bella ora abbondante di musica. Però, niente pregiudizi sbagliati: i Cartoon non conoscono i brani riempitivi, i cosiddetti filler. Ogni vuoto che si apre nel mosaico del loro concept viene colmato da un’immagine che prima mancava, di cui il mosaico incompleto aveva bisogno per essere intero e unitario. Le 18 tracce chiudono così, con precisione matematica, un’altra idea scherzosa della band, trasformandola in una storia viva a cui non mancano né l’eccellenza dei testi né quella della musica.

La cosa più bella, dopo aver ascoltato l’album, è accorgersi di quanto i brasiliani siano cresciuti rispetto all’esordio. È semplicemente incredibile. Già quello, soprattutto per un debutto, era un viaggio più che solido nell’universo sconosciuto del progressive, ma “Bigorna” non è paragonabile a “Martelo”. I due album iniziano allo stesso modo, almeno a livello di titolo: entrambi si aprono con un brano intitolato “Prologue”. Solo che quello di “Bigorna” gioca in un’altra categoria, in una dimensione tutta sua, ancora inesplorata, mentre il “Prolongue” dell’esordio era poco più di un buon tentativo di prog da luna park. E lo stesso discorso vale per tutti gli altri pezzi, a un livello tale che ti chiedi sul serio se sia la stessa band. Certo, il gusto dell’ascolto di questo secondo disco è ancora più grande, perché grazie all’inglese i testi si capiscono davvero. La storia va più o meno così: i Cartoon ci raccontano (anzi, ci cantano) cos’è successo davvero a Excalibur. Secondo loro era in realtà un martello, arrivato da un piccolo pianeta distrutto (cosa che viene cantata già nell’esordio). Sulla Terra il Martello del Potere l’ha portato il grande mago Pyter Pen, con il desiderio ardente che un cavaliere degno lo impugnasse e portasse la pace su questo pianeta dimenticato. Ma il piano del mago degenera in una battaglia furiosa tra i cavalieri per il dominio sul Martello del Potere, e Pyter Pen resta deluso e furioso. Così prende il Martello e lo pianta in un’incudine, dove i due diventano un unico oggetto. Poi profetizza che chi riuscirà a separare il martello dall’incudine diventerà re. Nella storia si infila anche tutta una serie di personaggi storici (inventati), come ad esempio Robin Hood.

Nella storia il legame è evidente tra l’incudine (l’ossicino dell’orecchio) e l’incudine in cui Pen pianta il Martello. A quest’ultimo era dedicato l’album precedente, “Martelo” (il martelletto). I Cartoon, quindi, con collegamenti pieni di spirito allargano ancora il loro mondo musicale, che creano in modo così splendido. La musica ha infatti un forte sapore di musica medievale e venature folk, ma alla base resta sempre progressive rock. I contenuti umoristici sono tantissimi ed è davvero interessante seguire come i Cartoon abbiano adattato la storia di re Artù ai loro scopi birbanti. I Cartoon si sono così trasformati da semplici musicisti in narratori e maestri della parola, perché la loro musica serve a molte più cose del “nudo” suono. Naturalmente la parte strumentale dell’album resta eccellente, adattata all’essenza e all’idea della band, ma comunque ai massimi livelli. Poesia e ottimo prog rock fusi insieme danno vita a una vera e propria opera d’arte, pensata tanto per gli amanti della musica quanto per gli amanti della parola scritta; anche per la parte grafica si erano già distinti con l’esordio e pure stavolta la copertina non sfigura accanto a musica e testi: anche nei limiti dell’illustrazione e della presentazione visiva i Cartoon sono maestri.

Dovrebbe dispiacere a tutti quelli che questo album non lo ascoltano (e non lo leggono). “Bigorna” dovrebbe diventare un’opera immortale, e invece è purtroppo nascosto nelle sconfinate distese brasiliane. Qualche appassionato di prog lo conosce e lo venera, certo, ma tutti gli altri purtroppo vivono nell’ignoranza. I Cartoon hanno scavalcato le norme imposte dalla scena musicale di oggi e hanno realizzato un prodotto artistico a tutto tondo, che brilla sotto ogni aspetto. Purtroppo oggi questo non basta più per il successo e per il riconoscimento di tutti.


I burloni brasiliani Cartoon hanno fatto un ottimo lavoro nel rinnovare la scena progressive rock del loro paese con l’esordio “Martelo” (recensione: clicca qui). Si sono costruiti una bella base di fan e quattro anni dopo hanno registrato il secondo album della cosiddetta trilogia dell’orecchio, “Bigorna” (in italiano, l’incudine). Il disco ha ricevuto molta più attenzione dell’esordio dei Cartoon: è uscito dal Brasile, ha attraversato gli oceani e alla fine è arrivato nelle radio degli ascoltatori di rock progressivo di ogni continente della Terra. Uno dei motivi principali di un successo simile è senza dubbio che i testi sono in inglese. Allo stesso tempo, “Bigorna” è una rock opera, come ad esempio “Tommy” dei The Who, che è stata in effetti la prima rock opera mai registrata.

“Bigorna” ha un sottotitolo davvero intrigante – “The Real Story of King Arthur & The Knights of The Round Table” – che ci fa capire subito che si tratta di un concept album. Stavolta i Cartoon si concedono un disco ancora più lungo e con più brani di quello d’esordio, che già superava la media con più di un’ora di musica. Ma attenzione: i Cartoon non conoscono i filler, e ogni tassello mancante del mosaico viene riempito con un’immagine che prima non c’era, di cui il mosaico aveva un disperato bisogno per essere completo e unitario. 18 tracce chiudono con precisione matematica un’altra idea scherzosa della band, trasformandola in una storia viva a cui non mancano né la meraviglia dei testi né quella della musica.

Dopo il mio primo ascolto, la cosa più bella è stata proprio vedere quanto i brasiliani siano cresciuti. È semplicemente pazzesco. L’esordio era un ottimo tentativo di unire buon umore e progressive rock, ma non regge il confronto con “Bigorna”. Aprono in modo simile, con un brano intitolato “Prologue”, ma quello di “Bigorna” è semplicemente su un altro livello. E il confronto continuerebbe con lo stesso copione fino alla fine dei due dischi. Ovviamente chi ascolta ha un piacere in più con “Bigorna”, perché le canzoni si capiscono davvero. La trama è più o meno questa: il concept ruota attorno alla vera Excalibur. I Cartoon dicono (o meglio, cantano) che la vera Excalibur è un martello arrivato da un altro pianeta, poi distrutto (cosa che viene raccontata nell’esordio). Questo cosiddetto Martello del Potere è stato portato sulla Terra dal grande mago Pyter Pen, con il desiderio ardente di trovare un cavaliere degno che portasse finalmente la pace su questo pianeta dimenticato da Dio. Ma in realtà i cavalieri della Terra si sono lanciati in battaglie a non finire per il Martello del Potere. Questo ha fatto andare Pyter Pen su tutte le furie al punto da piantare il martello in un’incudine e profetizzare che chi fosse riuscito a estrarlo dall’incudine sarebbe diventato re.

C’è un legame evidente tra l’incudine (l’ossicino dell’orecchio) e l’incudine della storia, con il martello piantato dentro. “Martelo” (il martello, l’ossicino) parlava proprio di questo Martello del Potere. Ed ecco come i Cartoon allargano il loro universo scherzoso, creato in modo così bello. La musica è molto influenzata dalla musica medievale e dal folk, anche se alla base resta progressive rock. Ci sono un sacco di temi divertenti ed è davvero interessante seguire la versione dei Cartoon della leggenda di re Artù. I Cartoon dimostrano di non essere solo ottimi musicisti, ma anche maestri della parola e del racconto. Questa fantastica fusione di poesia e grande musica progressive rock dà vita a una vera opera d’arte, pensata sia per gli amanti della musica sia per i fan della parola scritta.

Chiunque non ascolti (e non legga) questo album dovrebbe dispiacersene. “Bigorna” dovrebbe diventare una pietra miliare nella storia del rock progressivo, ma purtroppo è nascosto nell’immensità del Brasile. Ci sono, certo, parecchi appassionati di prog che lo conoscono, ma la maggior parte degli amanti della musica vive senza sapere nulla dei Cartoon. I brasiliani hanno rotto le norme della scena musicale di oggi e creato un capolavoro a tutto tondo, brillante sotto ogni aspetto. Purtroppo, questo non basta per il successo e il riconoscimento.

Formazione

Khadhu – basso, voce, sitar, armonica, chitarra acustica
Bhydhu – batteria, percussioni, voce
Khykho – chitarra elettrica e acustica, voce
Boxexa – tastiere, voce

Musicisti ospiti:
Lincoln Meirelles – tastiere
Kristoff Silva – chitarra acustica, voce
Robson Fonseca Ferreira – violoncello
Lúcio Gomes – contrabbasso
Antônio Carlos Magalhães – clavicembalo
Chico Amaral – sassofono
Anor Luciano Júnior – tromba

Produzione

Khadhu

Tracklist

1. Prologue (3:29)
2. From The Hands Of God (3:48)
3. Knight’s Nightmare (6:37)
4. King’s Song (3:38)
5. King’s Fugue (1:49)
6. She Smiled (3:43)
7. Guinevere (5:41)
8. Marriage (2:17)
9. Show Me Where Love Lives (2:33)
10. Lily Fears (1:31)
11. The Warning (5:51)
12. March Of Despair – A) She’s Coming B) Cool Down Emily Whith C) Song Of Despair (4:52)
13. Apocalypstic Man (3:56)
14. Alberich’s Blues (3:00)
15. Letter To Marion (5:17)
16. In The Gates Of Hell (1:07)
17. The Last Battle (9:29)
18. The Great Gates Of Freedom (4:35)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie