Black Sabbath: Heaven And Hell

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Etichetta: Vertigo
Data di uscita: 25.04.1980
Produzione: Martin Birch
Durata dell’album: 40.04 min.
Genere: Heavy Metal
Voto: 10 / 10


Black Sabbath… un’istituzione musicale. Un culto nel senso più vero del termine. Il primo vero gruppo heavy metal (almeno secondo l’opinione generale, lasciamo da parte per un attimo il mare di influenze). Il loro primo disco, Black Sabbath, è considerato una delle pietre miliari più importanti del rock. Il 13 febbraio 1970 ha cambiato la storia della musica. Chi non conosce i riff cupi e doomy del geniale chitarrista Tony Iommi e la voce così particolare, unica, del padrino dell’heavy metal Ozzy “Madman” Osbourne? Domanda retorica o no, probabilmente non ce ne sono tanti.

I Black Sabbath con Ozzy in prima linea hanno quindi iniziato a scrivere la storia quasi 40 anni fa. Fino a Sabotage, uscito nel 1975, erano all’apice, senza un solo disco sbagliato. Poi però è arrivato un periodo di crisi durato cinque anni, che ha portato all’addio di Ozzy.

In molti hanno visto nell’uscita di Ozzy la morte dei Black Sabbath, ma Iommi ha trovato un sostituto con i fiocchi. Il posto di Ozzy è stato occupato più che bene dall’ex frontman dei Rainbow Ronnie James Dio (“il piccolo re del rock and roll”), che ancora oggi è considerato uno dei migliori cantanti del genere hard rock/heavy metal. Dio ha dato nuova vita alla band. È vero, non c’è più quel sound doomy che aveva definito i primi anni del gruppo e a cui Ozzy aveva contribuito moltissimo, ma Dio aggiunge alla band una dimensione completamente nuova. Heaven and Hell è un vero schiacciasassi heavy metal! Con Heaven and Hell i Black Sabbath hanno abbandonato per la prima volta nella loro carriera le radici blues che dominavano l’era di Ozzy. Beh, in realtà sto mentendo, ma ne parliamo tra poco. Insomma, con Heaven and Hell i Black Sabbath si sono buttati nelle acque del vero heavy metal, e a tratti perfino del rock progressivo. A fare la differenza è stato proprio lo stile di canto fantastico, operistico, di Dio. Eppure il modo di suonare di Iommi, Butler e Ward non è cambiato in modo drastico. Anche se Iommi su questo disco ha probabilmente tirato fuori i migliori riff e assoli della sua carriera, il suono riconoscibile di chitarra, basso e batteria c’è ancora tutto. Ma la band non suonava così fresca e compatta dai tempi di Children of the Grave! A contribuire è stato sicuramente Dio, che ha dato al gruppo una nuova dose di ispirazione e una nuova direzione nella ricerca del post-Sabotage.

Dio non ha spazzato via solo il lato musicale con una ventata d’aria fresca: ha contribuito in modo decisivo anche al nuovo stile dei testi dei Black Sabbath. A differenza di Ozzy, Dio è un vero poeta: per l’album ha scritto della poesia davvero bellissima, ricorrendo a temi di fantasia, romanticismo e lirismo che prima nei testi non c’erano praticamente mai. Ed è proprio qui che i critici dei Black Sabbath post-Ozzy troveranno un osso da rosicchiare. In Heaven and Hell non c’è più infatti quella nota sinistra e cupa per cui i Black Sabbath sono così famosi. Ma i testi sono tutt’altro che brutti, anzi, è solo che trattano temi completamente diversi da quelli dei primi dischi.

L’album si apre con la dinamica e potente Neon Knights: un opener veloce e heavy che ti colpisce subito, ma che resta comunque ottimo. I Black Sabbath nel 1980 erano vivi e vegeti, eccome! Il fantastico lead di Iommi che si ripete per tutto il pezzo e il fenomenale canto di Dio dimostrano già nei primi istanti del disco di avere la ricetta del successo.

In Children of the Sea il disco prende una piega più epica e mistica, a cui contribuisce senza dubbio il bellissimo intro acustico che, per quanto mi riguarda, è ancora oggi uno dei migliori intro del suo genere nel metal! Il pezzo si regge soprattutto sull’incredibile melodia di Dio, e dopo l’intro esplode in una brutale segata di power chord. Iommi si fa notare con i fill melodici e con un assolo insolito per i Black Sabbath, ma ottimo. Uno dei migliori pezzi mai scritti dai Black Sabbath! “It’s never never never coming back, look out!”

All’inizio ho detto che non sono stato del tutto onesto quando ho scritto che i Black Sabbath in Heaven and Hell si erano scrollati di dosso le radici blues, e si sente parecchio nel pezzo bluesy a medio tempo Lady Evil. Un pezzo che offre di nuovo ottimi fill di Iommi e un bellissimo suono groovy del basso di Butler. A sostenere il tutto c’è un ritornello contagioso che ammalia proprio come la perfida signorina di cui parla il testo. La ciliegina sulla torta è un assolo interessante col wah.

La title track Heaven and Hell colpisce con un’epicità nel senso più pieno del termine. Senza dubbio uno dei picchi del disco e allo stesso tempo il pezzo più lungo. Un brano potente e heavy con tanti cambi di tempo e di ritmo, sostenuti da un basso galoppante che ricorda un po’ i galoppi dei Maiden di Harris. Se finora Dio non ti aveva convinto, con questo pezzo ti conquisterà senza problemi: heavy metal davvero nella sua luce migliore. Tutto è al posto giusto, ogni nota è suonata alla perfezione, l’assolo è di nuovo ottimo con l’effetto delay, e Dio con le sue sparate, un verso dopo l’altro dopo l’assolo, fa spaventare parecchi cantanti. Il culmine climatico si placa con un finale di chitarra classica. Magico!
Wishing Well è un altro rocker contagioso “straight-in-the-face”. Lo so, mi ripeto, ma se non c’è altro da dire… Dio è eccezionale 🙂 Anche qui c’è una linea di basso dinamica e ci sono chitarre acustiche, che vengono sovrastate dalla chitarra distorta.

Die Young… personalmente il mio pezzo preferito in assoluto dei Black Sabbath. Nonostante il titolo un po’ morboso, è un brano con un messaggio ottimista, carpe diem. Un pezzo che ogni volta mi riempie di positività e adrenalina. Anche se con l’intro di tastiere è un filo “cheesy”, l’esplosione che segue giustifica più che bene la fama di uno dei pezzi più sottovalutati dei Black Sabbath. Uno dei pochi pezzi che potrei ascoltare all’infinito (proprio in questo momento è in play per la terza volta di fila, eheh). “So live for today, for tomorrow never comes!” Se nemmeno con questo pezzo Dio ti convince… sei di pietra. Eheh.

Walk Away è probabilmente il pezzo “peggiore” del disco, visto che con questo hanno provato a scrivere un singolo pop che avvicinasse il grande pubblico. Eppure è anni luce meglio della logora Changes o di Am I Going Insane?

Lonely is the Word dovrebbe essere uno dei pezzi preferiti di Iommi e come chiusura del disco ci sta bene. Questo pezzo bluesy e sognante, almeno per me, non è al livello dei pezzi iniziali, ma resta comunque un brano molto solido, con linee e inserti di chitarra interessanti.

Quando ho iniziato a scrivere questa recensione non ero ancora del tutto sicuro di come scrivere la conclusione. Ora posso dire senza dubbio che Heaven and Hell è uno dei migliori lavori dei Black Sabbath, per me addirittura il preferito. Ozzy è senza dubbio “the voice of” dei Black Sabbath, così come Bruce Dickinson è sempre stato il primo violino degli Iron Maiden, ma penso di poter dire tranquillamente che Dio lo lascia molto indietro. Anche a livello strumentale questo disco è semplicemente incredibile. Nel lontano 1980 Iommi con le sue acrobazie chitarristiche superiori era avanti rispetto al suo tempo, mentre Butler e Ward formavano una sezione ritmica molto coesa.

Heaven and Hell ha rimesso i Black Sabbath sul trono dei re dell’heavy metal. E tra poco anche noi più giovani potremo finalmente vedere Dio con i Black Sabbath dal vivo. Beh… con gli Heaven and Hell.

autore: Rok Klemše

Tracklist:
1. Neon Knights
2. Children Of The Sea
3. Lady Evil
4. Heaven And Hell
5. Wishing Well
6. Die Young
7. Walk Away
8. Lonely Is The Word

Formazione:
Ronnie James Dio – voce
Tony Iommi – chitarra
Terrance “Geezer” Butler – basso
Bill Ward – batteria

Musicisti ospiti:
Geoff Nicholls – tastiere


Black Sabbath – Neon Knights
Black Sabbath – Heaven and Hell (audio)
Black Sabbath – Children Of the Sea (audio ufficiale)
Black Sabbath – Die Young (audio)
Black Sabbath – Heaven And Hell (copertina)
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