Blackstar
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Bowie, David
Etichetta: Columbia Records
Uscita: 2016
Durata: 41:13
Voto: 5/5
Il 10 gennaio 2016 il mondo è stato scosso all’improvviso dalla notizia che ci aveva lasciati per sempre, appena due giorni dopo l’uscita del suo nuovo album in studio »Blackstar« e due giorni dopo il suo sessantanovesimo compleanno, David Robert Jones, per la maggior parte della sua vita molto più noto con il nome d’arte David Bowie. Per oltre quattro decenni di carriera, intere generazioni hanno conosciuto Bowie anche attraverso i nomi dei suoi alter ego, Ziggy Stardust, Aladdin Sane e Thin White Duke, perché David si ‘rigenerava’ di continuo, sempre con una nuova veste sonora e visiva. Nessuno, all’inizio del 2016, si aspettava davvero l’addio definitivo di uno dei più grandi innovatori musicali e icone artistiche di tutti i tempi, tranne lui stesso e la cerchia familiare più stretta, e così molti fan all’inizio non hanno creduto alla notizia, pensando a un pessimo scherzo. Purtroppo la notizia era vera, e una volta confermata in via definitiva il mondo della musica si è avvolto per un po’ nel buio.
Secondo il suo storico collaboratore, il celebre produttore Tony Visconti, che ha di nuovo contribuito con una produzione splendida, durante la registrazione di »Blackstar« David era ben consapevole della fine ormai vicina, e non sorprende che la maggior parte dei testi dell’album tocchi la consapevolezza e l’accettazione della propria caducità, mentre quasi tutte le composizioni sono accompagnate da un ambient piuttosto cupo e agghiacciante. Con »Blackstar«, uno dei suoi lavori più sperimentali in assoluto, David è tornato almeno in parte, in cerca di ispirazione, alla sua indimenticabile trilogia di album berlinesi intrisa di krautrock ed elettronica, anche se qui non mancano momenti d’avanguardia e di jazz e una pletora di raffinatezze sonore art rock. Si possono tracciare alcuni paralleli anche con l’album »Station to Station« (1976), anch’esso uno dei suoi lavori più sperimentali.
Per struttura dei brani e natura ambientale, »Blackstar« non potrebbe essere più diverso dal suo predecessore »The Next Day« (2013), con cui Bowie, che era salito sul palco per l’ultima volta nel 2006 per un’esibizione di beneficenza, era tornato sulla scena musicale dopo una pausa di dieci anni. La title track, uscita come primo singolo dell’album e usata anche nella serie TV ‘The Last Panthers’, con i suoi quasi dieci minuti è il secondo brano più lungo della carriera di Bowie (il classico »Station to Station« dura poco più di dieci minuti) e allo stesso tempo uno dei più sperimentali. L’atmosfera gelida e tenebrosa, in cui l’icona della musica prende coscienza del proprio imminente addio, ti colpisce dritto nell’anima, poi più o meno a metà si tinge di sfumature ambient un po’ più luminose ed eteree. Ed è bellissimo sentire che i sassofoni, che amava così tanto soprattutto negli anni Settanta, siano tornati nella musica di David verso la fine del suo cammino.
In »Tis a Pity She Was a Whore« regna un’elettronica jazz-rock, rinvigorita da un umorismo nero nel testo che non ha abbandonato Bowie nemmeno negli ultimi giorni. Il risultato finale è un’altra composizione eccellente, in cui la sperimentazione d’avanguardia, con una marea di divertenti inserti improvvisati, si fonde con un messaggio diretto e un ritornello giocoso. »Lazarus«, uscito come ultimo singolo dell’album, è in realtà l’epitaffio personale di Bowie. Qui torna a dominare un’atmosfera inquietante e oscura, con arrangiamenti malinconici, resa ancora più intensa dal canto struggente di David, che nel testo dice addio alla vita ‘terrena’. Particolarmente straziante è stato il video che accompagna il brano, in cui Bowie è ripreso sul letto di morte. »Sue (Or In a Season Of Crime)«, uno sbandamento sperimentale tra avanguardia, elettronica e jazz, include un’orchestra e rappresenta quanto di più avanguardistico David abbia creato dalla fine degli anni Settanta. Il leggermente paranoico »Girl Loves Me« prosegue l’atmosfera cupa del brano precedente, mentre un bell’arrangiamento orchestrale ne attenua la natura prevalentemente avanguardistica.
»Dollar Days« è una ballata bellissima ma estremamente triste, con chitarra acustica, sassofono e pianoforte in primo piano, che ricorda certe ballate di David degli anni Settanta. Torna un’aria malinconica, mentre David ci saluta ancora una volta. L’ultimo brano dell’album, »I Can’t Give Everything Away«, che tra tutti è quello che più si avvicina alla definizione di pezzo pop nel riconoscibile stile di Bowie, è una chiusura splendida per una carriera musicale grandiosa. Qui l’atmosfera non è più triste, ma elevante e liberatoria, grazie a un meraviglioso arrangiamento orchestrale e a un’ultima, ennesima confessione vocale da spezzare il cuore, in cui si sente che David si sta già preparando al viaggio verso ‘l’altra sponda’.
Con «Blackstar» David Bowie ha lasciato ai suoi fan, come ultimo saluto, un capolavoro che può stare tranquillamente accanto ai vertici di una carriera artistica incredibilmente ricca e stratificata. Anche proprio alla fine Bowie è rimasto fedele a se stesso e, per il gran finale, ha confermato la sua fama di eterno visionario del suono e di ‘alieno’ della musica, uno a cui nessuno si è mai avvicinato davvero. Stando a Visconti, l’eterno camaleonte della musica ha sperato fino all’ultimo di avere ancora qualche mese davanti, tanto che nel frattempo era riuscito a registrare un po’ di materiale demo per un possibile album ‘post-Blackstar’. Probabilmente non serve nemmeno chiedersi se, con l’enorme impennata di interesse per la musica di David seguita alla sua morte, prima o poi anche questo materiale vedrà la luce ufficialmente. La leggenda di David Bowie continua.
Formazione
David Bowie – voce, chitarra acustica, produzione, arrangiamenti d’archi, armonica in “I Can’t Give Everything Away”
Donny McCaslin – flauto, sassofono, fiati
Ben Monder – chitarra
Jason Lindner- tastiere
Tim Lefebvre – basso
Mark Guiliana – batteria, percussioni
Erin Tonkon – cori in “Tis a Pity She Was a Whore”
Tony Visconti – produzione, arrangiamenti d’archi, ingegneria del suono
James Murphy – percussioni in “Sue (Or in a Season of Crime)” e “Girl Loves Me”
Produzione
David Bowie e Tony Visconti
Tracklist
1. Blackstar (9:57)
2. Tis a Pity She Was a Whore (4:52)
3. Lazarus (6:22)
4. Sue (Or in a Season of Crime) (4:40)
5. Girl Loves Me (4:51)
6. Dollar Days (4:44)
7. I Can’t Give Everything Away (5:47)