Blink Of An Eye
Artista: Enchant
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: year
Voto: 3.5/5
Questa volta gli Enchant si presentano nella versione più compatta e più dura della loro carriera. L’evoluzione verso un sound più pesante, soprattutto per merito dell’autore di tutti i pezzi, il chitarrista Doug Ott, ha provocato i primi attriti seri nel gruppo, e così il membro originale, il batterista Paul Craddick, che col nuovo sound non si trovava, ha lasciato la band. Gli Enchant non sono mai stati una formula ingabbiata: sono una di quelle storie senza fine in cui può succedere davvero di tutto. Al posto di Paul è entrato Sean Flanegan e tranquilli, la sezione ritmica fa il suo lavoro come si deve, anche se né Flanegan né nessun altro riuscirà mai a riempire le scarpe enormi dell’eccellente, versatile e straordinario Paul Craddick. Il tocco più incisivo di Flanegan si sposa bene con la nuova direzione del gruppo, più dura – e più compatta & compatta, in “Blink Of An Eye”. Alle tastiere ha pensato quasi sempre Doug in persona, con l’aiuto di Phil Bennet, che collabora con la band fin dagli esordi. Il gruppo ora è un quartetto. Eppure l’assenza di un tastierista si fa sentire parecchio. Nell’album, stavolta, a dominare il quadro sonoro è la chitarra.
Che la band nei testi scappi spesso in dimensioni altre, al di là della ragione pura e delle emozioni del singolo, è ormai una costante. E anche stavolta ci sono messaggi niente male. L’immensa felicità e bontà che irradi quando dentro il corpo fisico trovi il tuo io “vero” in Ultimate Gift, oppure l’energia universale della pre-informazione, che crea e distrugge e il cui flusso nessun omuncolo può deviare, in Invisible; in Under Fire un monito sull’assurdità dell’esistenza degli eserciti; in Monday la fotografia di una società in fuga, che scarica tutti i guai del quotidiano sul lunedì, come l’ubriaco che sotto il peso delle sostanze alcoliche scappa nel suo mondo. In Seeds Of Hate l’io “vero” è soffocato dalla paura inculcata lungo la strada cieca dell'”essere parte della massa”, che semina odio nella sua eterna intolleranza verso l’io “vero” (leggi: libero) dell’individuo “diverso”. Despicable affronta in modo provocatorio il tema del diritto che i genitori si prendono nell’educare i figli e nel considerarli di loro proprietà.
Stavolta gli Enchant sono più facili da digerire. Le parti centrali dei brani, dove la band si sfoga e di solito vive le sue catarsi progressive, sono più semplici e più brevi. I pezzi hanno così una struttura più netta, con capo e coda. Gli Enchant hanno comunque mantenuto tutta la loro riconoscibilità. I riff di chitarra sono ancora più duri, perché la produzione di Doug li spinge ancora più in primo piano. L’ottima produzione si è presa cura anche della voce di Ted, che anche sulle note alte ha perso quella sfumatura da “sirena solitaria tra le nuvole” che aveva a volte, mantenendo però il contrasto tra il sound della band e il timbro particolare della sua voce.
Chi di voi ha voglia di ancora più botte farebbe bene ad accaparrarsi la versione limited edition con la strumentale Prognosis, dominata in tutto e per tutto dalla chitarra di Doug messa in primo piano. Gli Enchant stavolta sono più semplici, ancora più incisivi e più duri. L’album più accessibile della band finora. Cucito addosso a chi ama la corsa adrenalinica, e meno a chi di voi preferisce una dose maggiore di sperimentazione nel prog rock.
Formazione
Ted Leonard – voce
Douglas A. Ott – chitarra, tastiere
Ed Platt – basso
Sean Flanegan – batteria
Produzione
Douglas A. Ott
Tracklist
1. Under Fire (5:55)
2. Monday (7:08)
3. Seeds Of Hate (6:14)
4. Flatline (5:23)
5. Follow The Sun (6:05)
6. Ultimate Gift (7:57)
7. My Everafter (5:39)
8. Invisible (5:40)
9. Despicalbe (4:13)
10. Prognosis (7:30) (Bonus track)
Durata dell’album: 61.44