Blood Of The Snake
Artista: Sherinian, Derek
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2006
Voto: 3/5
Derek Sherinian ha sfornato il suo quinto album in studio! Bravo ragazzo, non c’è che dire! Un disco interessante da cima a fondo. E ostico da recensire. Aspettarsi Derek come tastierista protagonista assoluto è piuttosto utopistico, perché in sostanza non è un musicista che sia per forza condannato a una pretenziosa tortura solistica dei tasti. In più, il tipo ha chiamato in studio gente come Malmsteen e Petrucci, il che vuol dire che con nomi simili è anche più dura farsi largo fino in primo piano e restare al centro della scena. Da qui in poi tirate pure un sospiro di sollievo tutti quelli a cui girano le scatole per la masturbazione delle tastiere in primo piano nei dischi, ma d’altra parte sorge una domanda provocatoria: Derek Sherinian non è capace di fare altro che il comprimario nei dischi solisti? Sbagliato. Sherinian è un musicista che vuole semplicemente tenere compatti i pezzi e quindi cerca il giusto equilibrio tra gli strumenti nel nuovo disco. Roba tosta, con gli egotrip così potenti di certi ospiti. Insomma, il coraggio a Derek di certo non manca.
Czar Of Steel, che apre il disco, è un tipico pezzo prog metal. Incredibile chi si è messo a spezzare i ritmi qui: nientemeno che l’illustrissimo Simon Phillips (Toto), mentre il grosso delle melodie lo portano Derek e il suo ex compagno ai tempi dei Dream Theater, John Petrucci, alla chitarra. È il brano in cui Derek domina alle tastiere come mai più in tutto il disco. Qualche breve raffica solistica a incrocio ti farà ripensare ai bei vecchi tempi di Derek con i Dream Theater. “Blood Of The Snake” è praticamente un album strumentale. Probabilmente lo sarebbe del tutto, se non fosse sbucato fuori Zakk Wylde con il suo comico ululato da lupo mannaro che abbaia alla luna in Man With No Name, cosa che Derek ha sfruttato a dovere. Qui Zakk con quell’ululato ricorda parecchio il suo capo Ozzy, ma con un accento più vicino ad Axl Rose, mentre ci serve il suo moderno shredding di riff sporco e rauco, ben spostato sullo sfondo, così che gli strumenti mantengano una fraterna parità nell’equilibrio del suono. Un pezzo con una parte centrale atmosferica fuori dal comune: costruita su pochi trucchetti semplici, ma dall’effetto imponente. Segue il proseguimento comico con Phantom Shuffle, un pezzetto progressive di taglio jazzy! La melodia principale è affidata al sax contralto di Brandon Fields. Franklin e Phillips dimostrano la loro maestria, ed è proprio per questo che Phantom Schuffle è un brano ritmicamente morbido e agile, dove a reggere il grosso del peso sonoro sono le tastiere di Sherinian. E visto che si parla di morbidezza, arriviamo alla prima ballad del disco, Been Here Before. Brad Gillis alla chitarra, con qualche spruzzata di rock e di R & B qua e là. I ragazzi tornano con decisione alla ballad d’ispirazione jazzy in On The Moon, dove Sherinian si siede al pianoforte classico, sotto cui è messo un divertente pattern ripetitivo e psichedelico di sintetizzatore, che dà vita a una specie di soggiorno sulla Luna. Torna anche il sax contralto di Fields, che rafforza ancora di più la profondità della morbidezza e della raffinatezza. Altra nota positiva: questo pezzo non ti stufa mai, e non sarebbe stato affatto male se i ragazzi l’avessero tirato per le lunghe con gli assoli per altrettanti minuti rispetto a quelli che occupa su “Blood Of The Snake”. The Monsoon è uno dei punti esplosivi, a ebollizione, del disco, intriso dello “shredding anni Ottanta” di Yngwie e dei “lick” tuonanti e velenosi di Zakk. Incredibile come qui si riconoscano subito entrambi i chitarristi, ancora prima che attacchino con gli assoli. Ovviamente segue la cannonata di assoli dei due maestri, in mezzo ai quali si infila vistosamente anche Sherinian con i suoi scatti pianistici schizoidi. Un salto improvviso nella dinamica che ti picchia dritto in mezzo agli occhi. I picchi esplosivi del disco sono anche la title track e Viking Massacre con Malmsteen alla chitarra.
Proprio Viking Massacre è il degno finale del disco, anche se dopo c’è ancora un brano in scaletta. È chiaro che tra Sherinian e Malmsteen c’è un’ottima chimica di lavoro, e questo pezzo si distingue in particolare per una decisione fuori dal comune e un’aggressività d’urto, unite a una melodicità fluida che ti afferra senza vergogna per le orecchie. Viking Massacre suona il più tipicamente malmsteeniano possibile, ed è la prova che Sherinian conosce benissimo Malmsteen e i suoi capricci musicali, perché la struttura del pezzo sembra scritta su misura per Yngwie! Rompono alla grande il carattere freddo e guerriero del brano, portato dallo scandinavo, il “cowbell” temperamentale della batteria e il caldo suono di Hammond della vecchia e buona scuola americana di edonismo R & B dei Grand Funk Railroad. Insomma, una miscela perfetta tra l’approccio svedese e quello americano alla scuola rock. Nel disco c’è anche la sbbronza di commiato In The Summer Time (orig. Jerry Mungo), dove Derek, Billy Idol e Slash si sono fatti una festa privata in studio.
“Blood Of The Snake” è l’album più maturo di Sherinian nella sua carriera solista. Accontenterà tutti gli amanti dello sminuzzamento solistico, ma anche chi cerca prima di tutto la melodia. Il disco si fa notare per la dinamica di genere e di atmosfera e per un alto tasso di imprevedibilità. Finalmente Sherinian è riuscito a trovare il giusto equilibrio espressivo tra tutti gli ingredienti, con cui ha domato in modo efficace gli egotrip dei grandi ospiti. Sorprendono soprattutto le parti estremamente piacevoli in cui spicca il senso della morbidezza dei musicisti, che affascinerà in particolare chi è allergico al confezionamento istantaneo alla Dream Theater. Insomma, un disco ottimo, che non delude, senza la minima traccia di quella frustrazione che sarebbe frutto della sindrome Dream Theater. Sherinian, a quanto pare, se l’è lasciata alle spalle da un pezzo. “Blood Of The Snake” è un nuovo passo evolutivo in avanti per il tastierista, che nel suo timbro riconoscibile, come compositore, è ben lungi dall’aver detto l’ultima parola.
Formazione
Derek Sherinian – tastiere
MUSICISTI OSPITI:
Billy Idol – voce (10)
Brandon Fields – sax contralto
John Petrucci – chitarra
Zakk Wylde – chitarra, voce (2)
Yngwie J. Malmsteen – chitarra
Slash – chitarra
Brad Gillis – chitarra
Tony Franklin – basso
Simon Phillips – batteria
Brian Tichy – batteria
Produzione
Derek Sherinian, Simon Phillips & Brian Tichy
Tracklist
1. Czar Of Steel (6:01)
2. Man With No Name (6:55)
3. Phantom Shuffle (4:21)
4. Been Here Before (4:30)
5. Blood Of The Snake (6:09)
6. On The Moon (4:34)
7. The Monsoon (6:08)
8. Prelude To Battle (2:55)
9. Viking Massacre (4:58)
10. In The Summertime (3:51)
Durata dell’album: 50:22