Bluesland 2019 (Secondo giorno) – Richie Kotzen conquista tutti con un’esibizione da urlo

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Luogo: Lubiana / Ljubljanski grad / Slovenia
Data: venerdì, 28.06.2019


Eccolo finalmente, l’ultimo venerdì di giugno 2019. Un’altra giornata rovente, ma anche il cuore di questa prima edizione del festival Bluesland, che ha cambiato nome rispetto a Motorcity e da Tolmin si è trasferito a Lubiana, per la precisione al Ljubljanski grad. A dare il via al secondo giorno ci ha pensato l’artista croato Tomislav Goluban con la sua band! Armonicista e cantante di una bravura e di un’abilità fuori dal comune.

Poco prima delle otto di sera, questo ottimo armonicista di fama internazionale è salito sul palco e, accompagnato dal suo quartetto, ha sfoderato un mix coloratissimo di roots blues, country, diciamo pure musica tradizionale americana, che ogni tanto ha condito in modo curioso persino con un pizzico di melodie etniche delle sue radici del Zagorje. Il tutto con un’ironia continua, tante soluzioni ingegnose e uno slancio a pieno sangue: il suo show ci ha fatto vedere un musicista che sta sviluppando un carattere artistico tutto suo, pur dentro un suono familiare e ben noto, quello dello schema classico della musica blues. Tomislav è uno che si cala subito nella parte e passa con una disinvoltura incredibile dal ruolo centrale di armonicista a quello di ottimo interprete vocale, e intanto il «passo di danza» non gli è certo estraneo: per tutto il tempo batte e martella il piede a terra, dettando il ritmo a se stesso e guidando la band come un vero motore. Parliamo di un musicista stimatissimo, vincitore di numerosi premi, addirittura endorser delle armoniche Hohner, con una ricca discografia alle spalle visto che pubblica album a ripetizione. Quest’anno è uscito l’ultimo, «Chicago Rambler». Decisamente un tipo che con il suo temperamento energico e vulcanico, la passione e il coinvolgimento si guadagna in un attimo simpatia e favore del pubblico. Anche se il secondo giorno prometteva un’affluenza solo un filo più alta del primo, per la sua provata classe sul palco e la sua maestria nell’esibirsi in modo così colorato, Tomislav si meritava molta, molta più attenzione.

Laura Cox! Poi è toccato alla diabolica Laura Cox e al suo trio tutto d’urto! Anzi, quartetto. Laura Cox è prima di tutto una rockettara, una ragazza che ha più in comune con Joan Jett e Lita Ford che con il blues. Lo ha fatto capire subito con un atteggiamento rock’n’roll tagliente e graffiante, che da una parte richiamava i vecchi, cari Judas Priest, Saxon, Thin Lizzy, e dall’altra l’aria sfrontata del southern rock. La «ragazza tutta grinta», fasciata in un giubbotto di pelle, lanciava saette dagli occhi e si sentiva proprio che aveva una fame matta di suonare dal vivo. Purtroppo davanti a un pubblico scarso, ma tant’è. Nessun freno: la band ha sparato un ceffone dopo l’altro, correndo su e giù per il palco e sfruttandone tutto lo spazio con agilità. Oltre che chitarrista, Laura Cox è anche una cantante penetrante e ha quella presenza sfacciata e autorevole che cattura l’attenzione di chi ascolta; allo stesso tempo, da ragazza qual è, è un’ottima solista e una vera acrobata della chitarra, che durante il concerto ha lasciato solo di rado al secondo chitarrista la posizione «davanti», cioè quella degli assoli. Un sound retrò, nostalgico, avvolto da una cortina succosa, graffiante e potente di riff di chitarra e assoli scattanti. Senza tanti fronzoli, ma con una montagna di attitudine audace, ruvida e ad alto numero di ottani, con cui la carismatica musicista ha conquistato il pubblico a pieno sangue e, insieme alla sua squadra, ha servito una vera messa retro-hard-heavy rock. Laura Cox, musicista con radici franco-inglesi, a Bluesland ha presentato il suo debutto in studio «Hard Blues Shot» (2017). E ovviamente ha convinto alla grande! Un’esibizione che avresti continuato ad ascoltare all’infinito!

Sven Hammond è un vecchio amico di queste parti: aveva suonato all’edizione dell’anno scorso del festival Motorcity a Tolmin e già allora aveva convinto in pieno con un approccio eccezionale. Alla prima edizione di Bluesland è arrivato con la stessa band, dove a rubare la scena era ovviamente l’iperattivo e scattante cantante Jared Grant, l’unico volto nuovo del gruppo. Sven Hammond, all’anagrafe Sven Figee, ha aperto lo show con un lungo jam introduttivo, in cui la band ha scaldato braccia e dita, ma l’ottimo e rodato «hammondista» olandese si è preso in fretta il centro della scena, snocciolando una serie di linee di Hammond sfacciatamente piene e golose, nobilitate da assoli pieni di spirito e di sapore. Anche in questo concerto la band ha presentato l’album in studio ancora attuale «Ritual» (2017), da cui hanno trovato posto in scaletta Ceasar e la title track. Il concerto si è aperto con Moet Jit Wete, e poi sono arrivate The Usual Suspect, Hero, la rock’n’roll tutta spine Happy People,… Un ottimo gruppo blues funk fusion, in un equilibrio perfettamente palpabile tra jam e accessibilità musicale, con un fascino ritmico ammiccante. Sven è un maestro del mestiere, la band costruisce un groove eccezionale, suona solida e affiatata, e la chimica tra i musicisti fa pensare a una squadra che si conosce a memoria! Potenza!

Richie Kotzen, il main act del secondo giorno, ha ovviamente regalato anche il momento clou di tutto il festival. Kotzen si esibisce da sempre in trio, con altri due virtuosi accanto a sé. Un bassista e un batterista che però non sono membri fissi e di norma resistono al loro posto solo per qualche tour, perché Kotzen è un cantautore e un artista indipendente che, oltre a essere un ottimo chitarrista e cantante, è diventato piano piano anche un polistrumentista completo e produttore, il che significa che in studio può fare tutto da solo. Con un flusso continuo di idee creative e invenzioni libere, un musicista così ha bisogno di un sacco di spazio e libertà per svilupparsi ed esprimersi senza vincoli. Il nuovo album in studio è in lavorazione, mentre quello attuale, il ventesimo in tutto, «Salting Earth», è uscito due anni fa. Anche in questa visita in Slovenia Kotzen ha di nuovo incantato e stregato a pieno sangue. Certo, nel complesso il concerto è sembrato molto di routine. Semplice. Ma le sue dita e le sue corde vocali hanno parecchi chilometri sulle spalle. E Kotzen, nel suo purismo alla ricerca di vibrazioni organiche e timbri naturali, da un bel po’ è passato a pizzicare le corde a mani nude, eliminando del tutto il plettro, e con gli anni sta diventando un artista così raffinato e morbido, letteralmente di una sensibilità da filigrana, che la chitarra, mentre geme, dà vita a tutte le emozioni dell’artista. Una voce soul che, se chiudi gli occhi, pensi sia di un musicista di colore, matura come il buon vino; e Kotzen, al di là di tutto ciò che sentiamo nelle sue composizioni, è ispirato anche dalle band motown e ama pure la musicalità scolpita di formazioni pop come Hall & Oates. La sua strada non è in primo luogo il blues: la musica ha sì il suo nucleo lì, ma nel crogiolo di questa fusione espressiva troviamo anche un sacco di elementi di hard rock, pop, soul e persino jazz fusion. Richie Kotzen è insomma un’eccentricità musicale assoluta, un pezzo unico. Usa anche una bella dose di sweep picking, che si sposa alla perfezione con il suonare senza plettro e dona al suo stile una nota in più di stranezza, anzi di unicità. I suoi assoli sono un contatto con una magica sfrontatezza, e quando si ritrova davanti al microfono cambia con destrezza ruolo: da chitarrista brillante a cantante non meno brillante. Il virtuoso della chitarra e ottimo vocalist ha suonato in scaletta, tra le altre, Peace Sign, Love Is Blind, Remember, Fear, Bad Situation, Doin’ What The Devil Says to Do, la nuova Venom, dove ha ipnotizzato con un incredibile lavoro di band dentro il riff mentre cantava linee vocali impegnative, poi Stand dai tempi in cui era nei Poison, Go Faster e Fooled Again – queste ultime tre verso la fine.

La cosa curiosa è che Kotzen ha suonato la maggior parte del concerto con una Fender Stratocaster color crema e che ha usato il suo «Tele» di sempre solo all’inizio. Un uomo che ha di nuovo stregato con la sua esibizione e la sua morbidezza di velluto. Erano queste anche le aspettative, che Kotzen ha quindi ripagato con una leggerezza da piuma. Il secondo giorno si è chiuso con un’altra esibizione da urlo dell’inimitabile Kotzen.

testo: Aleš Podbrežnik & Primož Novak
foto: Aleš Podbrežnik


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