Bora e i suoi guerrieri conquistano la Cvetličarna col mestiere (2011)
Autore: Urban Bolta
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / Cvetličarna MediaPark / Slovenia
Data del concerto: 16.12.2011
Spettatori: 700
Prezzo del biglietto: 23,00€
Le calate di questa o quella leggenda del rock’n’roll “jugoslavo” a Lubiana e in giro per tutto il nostro vecchio paese sono ormai una costante, che di solito riempie le tasche degli organizzatori e intanto frena un vero sviluppo della scena rock di casa nostra. Però non capita spesso che nella capitale, nella stessa sera, risuonino i suoni di due grandi band dell’ex stato comune, come è successo sabato 17 dicembre. L’Arena Stožice l’ha scaldata a dovere Parni Valjak, mentre la Cvetličarna l’ha conquistata Riblja Čorba.
La Čorba resta la Čorba. Per le convinzioni radicali del suo frontman Bora Đorđević, da anni la band non suona più in Croazia, e così nei parcheggi attorno alla Cvetličarna si notava un mucchio di cavalli d’acciaio con targhe di Zagabria e del resto della Croazia; da Fiume, sulla costa, è arrivato addirittura un minibus pieno di fan. Con gli anni anche le convinzioni più estreme si sono un po’ sgretolate, tanto che durante il concerto Bora ha dedicato due parole di benvenuto a tutti quelli arrivati dalla sponda sud della Kolpa.
Alle nove di sera la sala era ancora quasi deserta, ma una mezz’oretta dopo, all’inizio dello show, si era già riempita alla grande. La Čorba ha aperto il concerto con la sfuriata Radiću šta god hoću, dall’ultimo album “Minut Sa Njom” (2009), e con quella ha acceso nelle prime file un vero incendio, che nel corso della serata si è allargato senza freni in ogni direzione. Al centro del palco c’era nientemeno che il solito sorridente Bora Đorđević, alla sua destra il bassista Miša Aleksić, dietro il batterista Vicko Milatović – tutti e tre fedeli alla Čorba per l’intera carriera, cioè dalla fondazione nel 1978 a oggi. Sull’altro lato Vidoja Božinović brandiva la chitarra, mentre sullo sfondo il tastierista Nikola Zorić cercava il suo angolo di cielo. Con questa formazione i leggendari promotori serbi del rock’n’roll vanno avanti da dieci anni, il loro periodo più lungo senza cambi, e di conseguenza sul palco sembrano un collettivo solido e compatto di musicisti rodatissimi. Effetto collaterale involontario della presenza costante sul mercato musicale è la pura routine, con cui la Čorba, spinta dal vento in poppa del pubblico, ha sbrigato senza fatica anche questo concerto.
Bora e i suoi guerrieri (ricordo che “Bora i ratnici” era uno dei possibili nomi della band, quando nel 1978 cercavano il nome giusto per il gruppo) pescavano senza pensarci un secondo dai più grandi trionfi della loro carriera, infilando un successo dopo l’altro: l’acustica Veter Duva Duva l’hanno suonata abbracciati per le spalle, in scaletta è tornata la vecchissima Rokenrol za kućni savet, e le ovazioni più rumorose se le sono prese Kad Sam Bio Mlad e Pogledaj dom svoj, anđele, che Bora ha presentato come la loro canzone più bella in assoluto. Peccato davvero che le scalette collaudate si aggrappino come l’ubriaco al lampione, e che ai veri fan della band, tra cui mi metto anch’io, non venga regalata qualche perla rara dell’era di Baja – oltre a quelle che suonano sempre, s’intende.
Bora Đorđević è incredibile. Lo zio con gli anni ha messo su qualche chilo, i suoi capelli sono grigi da un pezzo, e quel colore dell’esperienza non fa che aumentare l’incredibile carisma che il frontman più amato possiede in quantità illimitata. Alla sua vecchia maniera anche stavolta ci ha regalato tra un pezzo e l’altro qualche satira sociale di sua produzione, che di solito finiva con una salva di risate e con la birra versata da una massa di presenti del tutto incivile. Tale il sovrano, tale il popolo! Bora, ovviamente, non ha potuto uscire dalla sua pelle e ha introdotto il pezzo Volim volim volim žene con “il lieto annuncio che a Belgrado hanno vietato il parata dei froci”. Gli altri membri della band non hanno manie egocentriche e non amano mettersi in mostra, e così è stata un’altra delle tante serate in cui lo show è passato all’insegna di Bora.
Questa serata di quasi due ore è corsa verso la fine sui binari previsti, con la conclusiva Lutka sa naslovne strane. Riblja čorba resta un’entità enormemente popolare, una macchina da concerti ben oliata che però, per pura routine, lascia a bocca asciutta chi li segue regolarmente. Nemmeno stavolta è andata diversamente.. spero di vivere abbastanza per vedere il giorno in cui questi vecchi legionari sapranno smentirmi.
foto: Aleš Podbrežnik
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